NEI CARRUGGI, PER CASO (una cartolina da Genova) di FABIANO BRACCINI di Milano Mi ci perdo -perché forse è ciò che voglio- in questi vicoli che sanno di tempo, stretti quasi da non vedere il sole se non per qualche striscia improvvisa che abbaglia. Sentore di umidità di mare impastata nelle pietre e nei muri; un disordine che subito si risolve in macchia ordinata da pastello del primo ottocento. Realtà di vera vita vissuta, di tante struggenti attese e di rari ritorni, del canto di tutti anche quando è solo uno a cantare. Rumore di porte e di scale discese da tacchi di donna. Gocce stillate da grondaie sgangherate, finestre pitturate da poco e con pochi sbiaditi colori. Odori, profumi, scie da seguire. Qui -da turista curioso- sono entrato per caso ma ora mi ci trovo totalmente immerso, fuso e confuso nel tanto e nel nulla, come se da bambino vi avessi sempre corso allegro e sudato, inebriato dai richiami di anfratti, covi segreti e dal fascinoso gioco d'ombre e di luci. Abitante per sempre di questo paese nascosto in città che pare inventato a mia giusta misura.