|
Ricorso contro le modalità di votazione nei congressi delle unità di base
Sassari 26 Ottobre 2001
Al Presidente della Commissione Federale per il Congresso
Al Presidente della Commissione Regionale per il Congresso
Al Presidente della Commissione Nazionale per il Congresso
Venuto a conoscenza che in data 24 Ottobre 2001 la commissione Federale per il congresso a maggioranza ha approvato le modalità di voto di alcune Unità di Base che prevedono le votazioni delle mozioni prima che sia terminato il dibattito delle mozioni stesse e proseguendo le votazioni nel giorno successivo. Ritengo che tale possibilità sia totalmente in contrasto con il regolamento congressuale che sulle modalità di voto recita:
Articolo 12 (Votazione delle mozioni politiche)1. Il voto sulle mozioni politiche è espresso in forma palese come previsto dallo statuto.2. Le operazioni di voto si svolgono tassativamente nel seguente ordine: · voto sulle mozioni politiche, ai sensi dell’art. 3, nei modi indicati dagli articoli successivi;· elezione dei delegati (così come previsto dagli articoli 13 o 15), degli organi dirigenti, degli organi di garanzia e del segretario politico (così come previsto dagli statuti e dai regolamenti vigenti e con le modalità previste dal successivo articolo 16);· votazione di eventuali altri documenti.3. Il voto sulle mozioni politiche avviene esclusivamente nei congressi delle Unità di base e nelle assemblee congressuali ad essi equiparate, le quali votano i propri delegati in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna delle mozioni.4. Al termine del dibattito nei congressi delle Unità di base si procede subito al voto. Ogni iscritto può votare per una sola mozione.5. Nei congressi di Federazione, delle Unioni regionali e Nazionale, a ciascuna mozione politica è attribuita la somma dei voti ottenuti nei congressi delle relative Unità di base.6. Per assicurare la più ampia trasparenza e correttezza nelle votazioni sulle mozioni politiche, ciascun iscritto ai DS, deve mostrare la tessera. Pertanto chiedo che tali procedure non siano autorizzate, anche perché norme o circolari diverse o in contrasto con il regolamento congressuale non sono state comunicate alla nostra Unità di Base ne per iscritto ne personalmente, nonostante io abbia avuto due incontri con il presidente della Commissione Federale Giovanni Vargiu per concordare le modalità di svolgimento del nostro congresso.
Al nostro congresso 34 compagni iscritti, e molti di questi presenti nei vari momenti congressuali non hanno potuto esprimere il loro voto per le mozioni perché assenti al momento del voto (Voto svolto al termine del dibattito come da regolamento).
Inoltre ritengo non valide tali modalità perché in contrasto con l’art.7 del regolamento che prevede piena parità di diritti alle mozioni politiche e io aggiungo a tutti gli iscritti al di la delle mozioni. (Se esistono norme, circolari o indicazioni volte a coinvolgere il maggior numero di iscritti alle votazioni tali norme andavano messe a conoscenza di tutte le strutture di base prima dell’inizio dei congressi). Distinti saluti.
Per l’Unità di Base“Enrico Berlinguer”
Gianpaolo Mameli

Relazione di Alba Canu
ai lavori del 2° congresso cittadino dei democratici di sinistra di Sassari.
1° dicembre 2001.
Questo è il mio partito, ed anche io, al pari di altri, ho contribuito a fondarlo e ad iniziare a costruirlo: ne accetto le regole, e non farò, né faremo, come altri in altri momenti, rotture o esodi, né rovesceremo “il tavolo”, come ora è di moda dire. Qui dentro mi sento a casa mia, non ho nemici, né avversari da criminalizzare: solo compagne e compagni che possono pensarla in modo diverso dal mio ma che so essere impegnati nella mia stessa causa.
Il mio impegno è, e sarà anche per il futuro, indirizzato alla costruzione di un partito pluralista della sinistra, capace di utilizzare tutte le sue forze migliori senza tentazioni di egemonismo o di “pensiero unico”: a nessuno dovrà essere chiesto di stare dalla “parte numericamente giusta” per poter dare il proprio contributo e lavorare per il Partito. Per affermare questo è necessario, oggi, un atto visibile, forse anche simbolico, che sottolinei, in qualche modo, una discontinuità con gli unanimismi di facciata e metta ognuno di noi di fronte alla propria responsabilità individuale di militante e dirigente di questo Partito quando affronta, ad esempio nei Congressi, la complessità di una decisione.
Quando si decide si matura e si cresce.
Siamo tutti dentro questo Partito e dobbiamo imparare, tutti insieme, a partecipare con nuovi modi di confronto, assumendo consapevolmente il senso ed il significato di ogni nostra azione, anche quando questo è difficile o scomodo e appare, ai più, fastidioso.
Se il modello che si consoliderà sarà quello dell’appartenenza al gruppo, sarà incrinata profondamente la capacità dei singoli dirigenti di fare sintesi politica e di rappresentare un coeso punto di riferimento di fronte ai gravi problemi esistenti. Sono convinta che nel nostro partito ci siano le forze e le sensibilità, le competenze per scongiurare questo rischio, dobbiamo solo avere il coraggio individuale di farle emergere e prevalere rispetto ad altre logiche.
E io non voglio sottrarmi all’assunzione delle mie responsabilità sia per le scelte di cui sono convinta sia per le azioni che credo giuste. La relazione di apertura dei nostri congressi territoriali prevede che il segretario uscente abbia l’opportunità di porre in discussione la sintesi del lavoro svolto e dei risultati ottenuti negli anni del suo mandato nonché le prospettive future. Nel nostro caso si tratta di 12 mesi e qualche giorno di attività che, benché pochi, sono stati densi di appuntamenti e di fasi cruciali per l’insieme della nostra organizzazione, della coalizione, della città e del Paese. Fatto non trascurabile, si sono svolte le elezioni politiche, dopo cinque anni di governo, e abbiamo registrato una pesante sconfitta nostra e della coalizione dell’Ulivo. Ma di questo abbiamo discusso nelle analisi del voto, nei recenti congressi e non voglio qui ripetermi, - e non intendo proporvi una relazione liturgica sui temi congressuali o sugli argomenti di attualità, che pure sono di grande rilievo per tutti noi. Avrei dovuto, e l’avevo anche predisposto, parlarvi e proporvi delle prospettive politiche per la nostra città e per il nostro territorio: quali le emergenze aggravate da un quadro politico locale e regionale particolarmente pesante per l’immobilismo che lo caratterizza.Avrei dovuto!
Ma questo non è, per me, un congresso ordinario, né straordinario nei termini intesi dalle decisioni nazionali
Le cose che vi dirò, laicamente, sono le mie riflessioni sulle scelte che andrete a fare, o meglio, che avete già fatto.
Anche perché, ritengo prioritario chiarire che la politica ha bisogno di strumenti- i partiti- per agire e per rapportarsi con la società e con i cittadini.
Questi ultimi, che sono i cittadini elettori, ci chiedono chiarezza, di essere comprensibili, e trasparenti.
Pertanto dobbiamo essere coscienti che le nostre discussioni, anche quelle più interne, sono utili e, spesso consentono di chiarire ai nostri cittadini elettori, la credibilità e la concretezza dello strumento partito, molto più dei soliti bla bla bla o dei proclami.
Nei congressi svolti in città è stato da tutti i responsabili politici delle varie strutture cittadine (11), apprezzato e riconosciuto il lavoro politico svolto dalle strutture dell’unione comunale di questa città. Il giudizio è stato positivo e da questo voglio partire per alcune considerazioni. Il mandato unanime ricevuto nel novembre dello scorso anno voleva significare la volontà di chiudere una difficile e lacerante fase della nostra vita politica interna, che aveva avuto pesanti conseguenze sul piano elettorale e politico nella nostra città, con la vittoria del centro destra che oggi governa Sassari.
Il mandato esigeva inoltre una gestione in grado di superare le asprezze e le rigidità interne che avevano causato forti criticità, e di rafforzare il senso unitario della coalizione di centro sinistra e sardista che, con noi, aveva subito la pesante sconfitta di maggio del 2000 e che, in qualche misura, ce ne addebitava le responsabilità.
Significava quindi, che andava recuperato prioritariamente un clima di fiducia nei nostri confronti da parte dell’insieme della città, dei nostri alleati alle elezioni amministrative del 2000 e, nel contempo, creare le condizioni perché la collaborazione e la fiducia si realizzasse tra le forze politiche delle due coalizioni organizzate dalle liste civiche locali e dal centro sinistra -
sardista. Si chiedeva per questo, una più forte collegialità, propria di un partito neo costituito, i ds-sinistra federalista sarda, che individuava nel pluralismo interno un valore fondante e che impegnava i suoi dirigenti alla sintesi unitaria nella gestione del partito in tutte le fasi di proposta e di iniziativa.
L’aver raggiunto un primo livello di realizzazione del mandato è certamente alla base del senso e del motivo dei giudizi positivi che sono stati espressi, pur nell’impegnativo dibattito congressuale di queste ultime settimane, dalle varie assemblee congressuali svoltesi nella nostra città. Ho apprezzato personalmente queste valutazioni e come me tutti i compagni e le compagne, della segreteria, del direttivo, della direzione, i consiglieri comunali e circoscrizionali che sono stati attori attivi di questo processo, sicuramente delicato, magari lento, ma fruttuoso di costruzione di un partito in grado, con la sua unità interna, di parlare alla città ed ai suoi protagonisti: i cittadini, le loro organizzazioni, partendo dai problemi concreti del loro vivere quotidiano messi apertamente in discussione dal centro destra: dai nomadi,, al sert, alla denuncia della mancata tutela della salute delle donne, dalla censura ai libri di testo e la difesa della libertà di insegnamento, al bilancio comunale, dal problema dei trasporti alla viabilità e ai parcheggi, al ricordo della resistenza dimenticato dal nuovo governo della città, ai temi del lavoro e delle regole e dei diritti dei nuovi e vecchi lavori, dal dramma della violenza sulle donne e delle strutture cittadine di accoglienza-protetta, alla battaglia contro le nuove schiavitù in città.
All’azione negativa di una giunta di centro destra, che sa dire solo di no, e peggiorare la qualità della vita in città, abbiamo cercato di contrapporre, con i nostri alleati, iniziative e proposte proprie di chi, pur all’opposizione, voleva contribuire alla soluzione dei problemi della città e creare le condizioni per essere punto di riferimento per il futuro governo cittadino.Abbiamo cercato di costruire, pur nelle difficoltà della bruciante sconfitta alle amministrative, le ragioni di uno “stare assieme” nella coalizione con l’esigenza di capire e analizzare una città che aveva fatto altre scelte politiche e amministrative, nella consapevolezza che l’alleanza di centro sinistra e sardista fosse strategica e irrinunciabile, come l’ultimo voto di maggio ci ha, credo, insegnato e come ribadito nel congresso regionale.Questo è stato da tutti noi deciso e praticato.
Se oggi si vuole cambiare questa linea politica bisogna dirlo con chiarezza e assumersene le responsabilità.
Abbiamo anche affrontato una difficile campagna elettorale, contribuendo ad una ricomposizione di tutte le forze dell’ulivo sassarese superando criticità e oggettive difficoltà.Abbiamo garantito, come struttura cittadina, ogni possibile supporto logistico e politico ai candidati dell’Ulivo che, in diverse occasioni, lo hanno riconosciuto pubblicamente. Il partito cittadino ha lavorato con le sue strutture e con i suoi rappresentanti nelle istituzioni in una sinergia di funzioni e responsabilità che ha migliorato la nostra azione complessiva e collegiale in città.
Per passare quindi ad una fase più matura e più esterna della nostra iniziativa politica. Ad una fase, dove il nuovo soggetto politico unitario della sinistra federalista sarda, potesse parlare con le altre forze politiche e i vari movimenti cittadini per costruire, finalmente, un solido punto di riferimento della politica in città.
Avevamo perciò deciso che tutto questo lavoro ( di sei mesi) dovesse essere rielaborato e approfondito in una conferenza programmatica per lanciare la nostra idea di città, per costruire, con i programmi, le iniziative necessarie a realizzare un confronto politico ampio per la costruzione di una coalizione in grado, nel lavoro e nelle proposte concrete, di candidarsi alla guida della città.
Una più ampia coalizione politica che, nella reciproca fiducia e correttezza, superasse le rotture e che presentasse ai sassaresi un soggetto politico credibile, e forte di un progetto, costruito dai partiti e dai movimenti del centro, della sinistra e dei sardisti, per il governo della città.
Di questo lavoro e impegno ci sono stati atti formali in consiglio comunale, con posizioni unitarie del centro sinistra e sardista, e nelle stesse circoscrizioni dove abbiamo iniziato a ricomporre, non senza difficoltà, un quadro unitario e di governo di un’ampia area del centro sinistra.
La necessità di allargare l’area dell’azione del partito, a nuovi soggetti sociali e politici doveva e deve tener conto, quindi, contemporaneamente del quadro delle alleanze strategiche non solo per la città ma per tutto il territorio locale e regionale. Sul piano dell’agibilità politica interna, è stata garantita ad ogni socio fondatore presenza e responsabilità., compresa la passata mozione Bandoli. Tutti abbiamo condiviso la creazione di un partito in città fondato sulle unità di base territoriali e costituite da cittadini, giovani, donne e uomini dei vari orientamenti che il partito vuol organizzare.
Questo sino all’annuncio del congresso straordinario di giugno. La convocazione dei congressi ha avviato un processo preoccupante.
La libera adesione alla varie proposte elaborate dal partito ha evidenziato fenomeni che tutti, a parole, volevamo scongiurare..
Ho rilevato che la nostra forza organizzativa era enormemente cresciuta, (fatto che valuto estremamente positivo) ma era cresciuta in un modo diverso da quell’idea di partito unitario, con le sue strutture territoriali, che avevamo tutti condiviso e concordato. Pensavamo che l’integrazione tra tutti i soci cofondatori fosse solo un problema da risolvere con i tempi della politica e non rappresentasse invece una scelta non condivisa e non praticata perché consentiva altro. Pur in questa situazione congressuale, di confronto tra le tre mozioni e nel dibattito che si è sviluppato, l’attività del partito in città è stata da tutti giudicata positiva. Non a caso, nel regolamento congressuale nazionale, il congresso delle strutture delle Unioni Comunali non è stato inserito nel processo congressuale del partito: ovvero questa assise non è chiamata ad eleggere i delegati ad altre fasi congressuali: termina con l’elezione del gruppo dirigente e del segretario politico. Il senso ed il significato politico e organizzativo di questa scelta temporale è quello di mantenere le soluzioni di conduzione del Partito nelle realtà strettamente locali, entro ambiti di valutazione e di organizzazione coerenti con la necessità di ricercare i segretari politici e le segreterie tra i compagni e le compagne più adatti a tale ruolo e non in esclusiva funzione delle scelte individuali di mozione, di fatto già concluse con il congresso nazionale.
A dire il vero, avevo proposto, a settembre, nella discussione della direzione, una convocazione congressuale coerente con l’impostazione del regolamento nazionale, e per poter organizzare il dibattito su una piattaforma politico- programmatica, inerente le questioni della nostra città. Questa proposta è stata respinta ed ha prevalso la convocazione del congresso immediatamente dopo quello nazionale.
Una posizione che, oggi, non solo manifesta tutti i suoi limiti ma dimostra che c’era una riserva mentale, ostile a qualunque iniziativa programmatica e di contenuti. La città, gli iscritti sanno che abbiamo votato e deciso la linea nazionale del partito, che abbiamo eletto un segretario nazionale.
I nostri iscritti, la città, non hanno valutato opzioni o posizioni politiche diverse, relativamente alle questioni della città di Sassari e ai suoi problemi, hanno invece ancora come patrimonio di elaborazione le proposte e gli interventi che i gruppi dirigenti dell’unione comunale hanno in questi mesi condotto con soddisfazione di tutti. Traslare meccanicamente la valutazione espressa sulle mozioni nazionali anche nella scelta di cambiare una conduzione concreta della nostra città, con le difficoltà che tutti conosciamo, mi sembra francamente incomprensibile e, allo stesso tempo, una forzatura.
Oggi, chi vuole cambiare il gruppo dirigente, quali proposte programmatiche diverse da quelle costruite in questi mesi intende avanzare per la città?
Chi unitariamente le avanza? Chi fa la sintesi politica del partito in città? e su che cosa? Una maggioranza congressuale, per quanto ampia, rimane sempre una maggioranza e non un partito unitario.
Utilizzare il “vincolo” di mozione per operazioni politiche non comprensibili, non credo sia condivisibile né accettabile né utile per il nostro Partito. E’ stato autorevolmente detto da Cabras, nell’intervento di chiusura del congresso federale, che a Sassari serve operare con metodi e volontà unitarie: metodi non utilizzati in quell’occasione; volontà che sono platealmente mancate in quel congresso e che hanno prodotto un clima di divisione e non di sintesi unitaria. Un metodo unitario è, in politica, anche sostanza; non praticarlo significa che chi ha il livello di direzione più alto, ed è garante dell’unità del partito, si assume la responsabilità politica degli effetti e delle conseguenze di una pratica che diventa da un lato l’esposizione “muscolare” delle maggioranze e dall’altro produce effetti di divisione. In altri momenti congressuali (ad esempio quello Regionale), pur nella diversità di posizioni, abbiamo contribuito, perché coinvolti, alla chiarezza politica costringendo tutti ad assumersi le proprie responsabilità anche nel segreto dell’urna. Era, pur nella diversità del voto, una posizione unitaria come ci è stata pubblicamente riconosciuta!
Un metodo corretto aiuta a creare un “clima” adatto al confronto e alla partecipazione dove, io, voi, i nostri iscritti, i nostri elettori, ritrovino un partito capace di costruire unità e non divisioni.Le divisioni, l’abbiamo detto tutti sono un errore. Per non ripetere questo ennesimo errore e recuperare un dialogo compromesso dal congresso di federazione, abbiamo, con altre compagne e compagni, cercato di capire, anche in questi ultimi giorni, le ragioni di chi, pur ritenendo positivo il lavoro fatto, sostiene che, in questa fase, la città di sassari (ma non solo) necessiti di altre sintesi politiche (ovvero di un altro segretario politico) purchè non sia espresso dalla mozione congressule a cui ho liberamente aderito assieme a tante compagne e compagni.
Abbiamo chiesto un incontro per capire gli orientamenti e concordare un itinerario comune, a partire dal giudizio unanime di positività dell’esperienza sin qui fatta in città. All’incontro, avvenuto giovedì scorso, ci è stato comunicato un nome e chiesto un gradimento della proposta, ma non ci è stato proposto un percorso unitario. Abbiamo anche formulato l’ipotesi di una comune conduzione di una conferenza programmatica e organizzativa, da tenersi a Gennaio/febbraio, cui giungere con un percorso trasparente e unitario anche con proposte di segreteria politica nuove ma condivise. Abbiamo tolto dal “tavolo” ogni nostra candidatura per favorire una soluzione unitaria, ma anche questa nostra disponibilità è stata inutile. Non condividiamo una gestione del partito fatta a colpi di maggioranza.
Credo che nel nostro partito stia prevalendo il motto berlusconiano “ non faremo prigionieri”. E dico questo perché nessuna alternativa alla “prova di forza” è stata accettata. La proposta del nuovo segretario era da prendere o lasciare.
Mi chiedo se domani, sulle questioni più politiche e di contenuto, lo stile e il metodo sarà appunto quello del “prendere o lasciare”. Voglio sottolineare che, al di là dei risultati numerici, non abbiamo alcuna intenzione di estraniarci o di mollare e neppure di limitarci, dopo aver assunto precise responsabilità, a giocare di rimessa.
Dobbiamo essere consapevoli che, agli iscritti, che hanno partecipato ai congressi di base e hanno discusso le tre mozioni, non abbiamo posto alcuna candidatura per le segreterie territoriali, e, nonostante questo, le si fanno discendere dai voti delle mozioni nazionali a prescindere dalla situazione politica reale: questo è un limite del nostro processo democratico che non possiamo subire passivamente, al di là delle mozioni e dei segretari votati.
Perché o cambiamo il meccanismo congressuale e ad ogni livello ci si articola, coniugando le linee di fondo del Partito, su programmi e impostazioni che tengano conto della realtà locale e territoriale, e anche su questo gli iscritti votano, oppure rischiamo di costruire, per l’assunzione delle responsabilità negli esecutivi, vincoli di appartenenza che prescindono da ciascun contributo personale e che, alla lunga, selezionano i dirigenti al ribasso, sull’affidabilità o sull’appartenenza ad un gruppo, piuttosto che sulla competenza e sul pluralismo. Abbiamo avanzato, come ho detto prima, le nostre riflessioni in modo chiaro a tutti i livelli del partito.
A livello locale quindi non abbiamo ricevuto risposte coerenti con i giudizi più sopra richiamati sul lavoro fatto, né conseguenti alla proclamata dichiarazione di superare le mozioni congressuali all’indomani del congresso nazionale, né rispetto ad ecumenici appelli all’unità fatti alla conclusione del congresso federale.Se questo congresso è, nella logica della maggioranza, un mero seggio elettorale, per quanto ci riguarda non parteciperemo in alcun modo ad una liturgia che ha il significato di una grave lacerazione del partito, e della quale non vogliamo in alcun modo essere responsabili.
Il segretario nazionale del Partito ha più volte detto che “o si cambia o si muore”, condivido la risposta che gli hanno suggerito (dopo Palermo) e cioè che il nostro
Partito“stà un po’ cambiando e un po’ morendo”.
Vi ringrazio per l’attenzione.
NOT IN MY
NAME
Documento di presentazione del
dibattito sulla guerra in Afghanistan
20 novembre 2001
Abbiamo deciso di organizzare questo incontro perché riteniamo gravissima la decisione del Parlamento Italiano di entrare in guerra, e riprendendo la parola d’ordine della grande manifestazione contro la guerra del 10 novembre a Roma abbiamo scritto l’Italia va in guerra, ma non nel mio nome. Quest’incontro, viste le numerose adesioni, doveva svolgersi in una sede più adeguata ma la difficoltà di avere sedi pubbliche disponibili ci ha costretto a utilizzare la nostra sede. Oltre ai promotori, la sezione Berlinguer dei Ds , la Federazione di Sassari di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani numerose sono state le adesioni di movimenti e associazioni Amici del Manifesto, ARCI servizio civile, Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, centro Culturale ARCI “Link”, Circolo ARCI “Borderline”, Circolo Arci “Sa Ena” di Ozieri, Circolo Progetto Progressista, Lega Ambiente di Sassari, M.O.S., Unità di Base DS “A. Gramsci”, Unità di Base DS “S. Pertini”, Unità di Base DS “Lenin-Trasporti”. Ma anche adesioni di singoli come quella degli aderenti all’associazione ATTAC o a Città Mia. Questi partiti, associazioni e movimenti insieme ad altri soggetti (penso agli studenti) che hanno già fatto delle riunioni sulla guerra possono diventare il nucleo di un comitato contro la guerra a Sassari.
Per quanto riguarda le posizioni espresse dal partito nel quale milito la maggioranza si è espressa per il sostegno alla guerra Americana, ma al nostro interno il dibattito è molto forte e a tratti lacerante.
Questa sezione è sempre stata attenta ai temi della pace noi siamo scesi in piazza con le nostre bandiere anche quando a prendere la decisione di partecipare ad un’azione bellica era il presidente del nostro partito come nel caso della guerra in Iugoslavia. La posizione di contrarietà alla guerra attraversa partiti, mozioni o gruppi e ad esempio il fatto che a questa iniziativa hanno dato l’adesione non solo sezioni dei ds dove ha prevalso la mozione Berlinguer (molto critico con l’ingresso in guerra) ma anche sezioni che nel dibattito congressuale si sono schierate totalmente con le posizioni del Segretario Nazionale come la sezione Pertini di Sassari. La cosa che vogliamo ribadire è che il voto in parlamento non rispecchia la volontà popolare e se prendiamo i sondaggi (per quello che valgono) il 50% degli Italiani è contro la guerra a fronte di un voto parlamentare di oltre il 90%.
Noi non siamo veteropacifisti nè antiamericani, siamo scesi in piazza (in pochi per la verità) gia il 12 Settembre per condannare il gravissimo atto terroristico che ha disintegrato le torri gemelle e fatto migliaia di vittime. Di fronte ad un tale sterminio la condanna è stata unanime, ferma, chiarissima.
Non è vero che i pacifisti non hanno proposto nulla, ma la risposta doveva e deve essere giusta, non poteva essere una rappresaglia o una vendetta.
Le cose da fare per sconfiggere il terrorismo (a meno che l’obiettivo non sia il petrolio) erano e sono: Tagliare la rete del terrore e i suoi finanziatori, armi, droga, che sono in occidente e che fanno affari con società occidentali.
Bonificare i giacimenti di odio, in Palestina, in Irak, risolvere la questione curda, coordinare il lavoro dell’Intelligence, Intervenire con operazioni di polizia internazionale, mirate e circoscritte, che non colpissero i civili.
L’evoluzione di questi giorni ci dice che i Talebani non erano una potenza militare irresistibile, isolati politicamente da coloro che li hanno protetti per anni, sono diventati deboli. Anche un uso proporzionato della forza li avrebbe fatti cadere. E invece ci siamo arresi subito alla guerra come unica soluzione, con bombardamenti spesso indiscriminati.
Il governo talebano è caduto ma resta la guerra civile, e il terrorismo non è sconfitto.
Ora i nostri soldati con i Tornado, gli elicotteri d’assalto e le loro bombe dove vanno? Non in Afganistan (non vogliono stranieri) o come alcuni dicono ora “a fare interventi di tipo umanitario”, non penso che si vada con questi mezzi e poi in questo campo siamo presenti da tempo, basta pensare ad Emergency. La liberazione di Kabul è stata rappresentata con grande enfasi ma la liberazione non interessa per il momento le donne (forse prima di dare l’appoggio alle varie alleanze del nord qualche garanzie sui diritti civili bisognava concordarla. Molti a sinistra per giustificare l’intervento armato hanno citato la guerra partigiana, la guerra di Spagna, la lotta di liberazione del popolo palestinese ecc. E' vero non tutte le guerre sono uguali, ma mi è difficile ora stabilire se esiste una guerra è giusta o meno ebbene io condivido l’analisi di uno scrittore pacifista Israeliano che dice la guerra giusta è quella più vicina ai nostri interessi, l’altra è terrorismo.

II° Congresso Nazionale
dei Democratici di Sinistra
INIZIATIVE DELLA SEZIONE
Voglio partire citando una frase contenuta nelle
mozioni congressuali e che io condivido e che dice: “restituire
agli iscritti il potere di partecipare, decidere, verificare linea e
modo di fare del partito, di selezionare candidature in modo democratico
e di promuovere gruppi dirigenti rinnovati e aperti alla società, la
cui agenda non sia fatta solo di elezioni e impegni istituzionali”.
Questo vuol dire che sbagliano coloro che ipotizzano
un partito come un’organizzazione leggera senza la presenza delle Unità
di Base come momento di discussione ed elaborazione politica ma utili
solo in determinati momenti (in campagna elettorale).Il ruolo delle
Sezioni è argomento di questo congresso ed io spero che passi l’idea
del Partito del NOI e non del solo Leader.La nostra sezione è una delle poche rimaste in
federazione aperte e che svolgono un’attività politica non sporadica
o riferita solo a momenti elettorali.
Gli iscritti ad oggi sono 118
22 in più rispetto al congresso precedente, (tenendo presente
che nel frattempo un gruppo di compagni ha abbandonato il partito come
conseguenza della frattura in occasione delle elezioni comunali) abbiamo
raggiunto gli iscritti che questa sezione aveva come PCI.
Un aspetto importante dell’Attività politica è
quello dell’auto finanziamento e a questo proposito devo dire che gli
obiettivi raggiunti sono molto positivi
La quota tessera è stata di quasi 70.000.Il problema della quota tessera è un problema
importante sensibilizza gli iscritti al fatto che fare attività
politica costa e deve essere pagata da noi, una quota decente impedisce
tesseramenti poco chiari, e voglio ricordare che molti operai e
pensionati hanno fatto la tessera da 100.000 lire in qualche caso
pagandola anche a rate.
Il contributo finanziario non è stato solo quello di
un impegno particolare sul tesseramento ma in questi due anni dallo
scorso congresso ad oggi abbiamo dovuto aprire una sottoscrizione
straordinaria per l’acquisto dei locali della sezione perché a causa
della cattiva gestione del patrimonio del partito nel recente passato
(si sono perse sezioni come quella di Li Punti e di Sennori) noi
nonostante il pagamento puntuale del mutuo, due anni fa ci siamo trovati
ad avere ancora quasi 20 milioni di debiti col Banco di Sardegna.
Quindi grazie ad una sottoscrizione straordinaria e
alle quote delle tessere (alcuni compagni hanno versato la
sottoscrizione sotto forma di quote tessere altri come contributo
separato) abbiamo pagato il debito con la banca. Ora la sezione è di
proprietà del partito.
E’ doveroso ringraziare tutti i compagni che in
questi anni hanno permesso di raggiungere questo obiettivo.Ora possiamo
destinare le nuove entrate sia alla sistemazione dei locali per renderli
più idonei e sia all’attività politica.La Sezione ha svolto
un’attività politica in maniera continuata
DATE
14 Settembre 2000
Assemblea degli iscritti per iniziative atte a
contrastare la giunta comunale di centro destra.In preparazione del congresso cittadino presente
Silvio Lai
25 Gennaio 2001
Iniziativa in preparazione delle elezioni con Alba
Canu
02 Marzo 2001
Festa del Tesseramento discussine su Programmi e
Candidature con Antonio Attili e Silvio Lai
19 Aprile 2001
Iniziativa Elettorale con Bruno Dettori e Giovanni
Meloni
31 Maggio 2001
Risultato elettorale discussione alla quale hanno
partecipato anche non iscritti con Alba Canu e Silvio Lai
Ricordo inoltre le altre iniziative sia di carattere
locale come le discussioni sulla:
1) Sanità a Sassari
2) Situazione Energetica (Fiume Santo) Asinara e
discariche nella Nurra
3) Comunismo e Libertà
Presenza nelle campagne elettorali
a)
Distribuzione del materiale porta-porta sia nel nostro quartiere
Luna e Sole-Capuccini e parte di Monte Rosello e Carbonizzi
b)
Attacchinaggio dei manifesti elettorali (nel referendum per il
federalismo i tabelloni sarebbero rimasti vuoti senza i manifesti messi
dalla sezione
c)
Spicheraggio.
Abbiamo aderito e partecipato alle manifestazioni per
la pace sia in occasione della Ex-Iugoslavia che oggi in Afghanistan.
Si1amo stati tra i promotori del movimento antiglobal
in previsione di Genova.
Ruolo importante abbiamo avuto della Sezione Per la
costruzione di un gruppo dirigente del Partito in città, iniziativa che
ha portato all’elezione di Alba Canu a Segretaria cittadina.
Soluzione che ha portato alla rinascita del partito
in città dopo la traumatica frattura dovuta alle elezioni comunali.
Dobbiamo ringraziare questo gruppo dirigente eletto
da poco per aver saputo in breve tempo creare una serie di iniziative
politiche molto importanti.
Un lavoro unitario e coordinato tra gruppo consiliare
e circoscrizioni e sezioni.
Un patrimonio
politico che al di là del risultato congressuale spero che sia
valorizzato.
Non va tutto bene
Dobbiamo fare di più, avere il contributo di più
compagni e mettere in campo iniziative sia nel quartiere che a livello
cittadino.
Farci promotori della costruzione di un momento di
discussione nel quartiere fra tutte le forze dell’Ulivo e di
Rifondazione.
Iniziare un
dialogo con i giovani per dar vita in questa sezione ad un circolo della
sinistra giovanile.
Problema della
Pace
Nessun dubbio
sulla lotta al Terrorismo anche con tutte le armi possibili e non contro
i popoli
Non allevare
fanatici di questo stampo solo perché ci sono utili.
Bloccare i
capitali sporchi (droga armi ecc).
Isolare tutti
i governi non democratici e non embarghi che affamano la gente.
Prima
dell’11 Settembre pochi inorridivano quando questo gruppo di fanatici
aveva cancellato dal loro paese un intero genere.
La lotta al
terrorismo deve essere costante e non vanno bene le scorciatoie (i
bombardamenti che ammazzano civili).
Voglio sperare
che qualche sciacallo non approfitti della tragedia delle torri per
creare un dominio su una parte del mondo.
No alla guerra
e i giovani erano ad Assisi
Problemi
ambientali
Le questioni
del lavoro (contro la modifica dell’art. 18 dello statuto dei
lavoratori)
E il rilancio
di una struttura del partito il Consiglio dei lavoratori
Commissione
femminile
II° Congresso Nazionale dei Democratici di Sinistra
Unità di Base Enrico Berlinguer
Il
prossimo Congresso di novembre dovrà segnare una radicale discontinuità
di indirizzi e di comportamenti politici da parte dei Ds. Questa
consapevolezza è oggi largamente condivisa nel partito. Ma la
discontinuità con il passato non può essere un mero espediente tattico e
verbale, bensì il frutto di un’analisi severa e rigorosa delle cause
della sconfitta dell’Ulivo, del nostro partito, della sinistra nel suo
complesso. A nostro avviso, discontinuità vuol dire anzitutto superare
alcuni seri limiti rispetto all’identità dei Ds come forza di sinistra,
convinta delle proprie ragioni e profondamente radicata nel socialismo
europeo, sulla capacità di rappresentare il mondo dei lavori, i diritti
sociali e individuali, di misurarsi con le sfide della globalizzazione e
dello sviluppo sostenibile. Dopo la vittoria del ’96 è stato troppo
debole il sostegno all’Ulivo. E, in particolare, la seconda fase
dell’azione di governo – quella sociale e riformatrice – ha preso
corpo con molte timidezze e ritardi, rese confuse dai ripetuti mutamenti
di premiership e dalle continue divisioni e conflittualità interne al
campo del centrosinistra che offuscavano il conflitto con la destra e che
non sono state superate nemmeno nell’imminenza della consultazione
elettorale del 13 maggio. Gravi sono state le responsabilità di
Rifondazione comunista, benché abbia influito anche un nostro deficit di
iniziativa politica.
Non possiamo più oscillare su tutti i piani. Assai significativi sono
stati, dopo il voto, i veri e propri sbandamenti di orientamento politico
sulle vicende del G8 e di Genova.
E’
fallito il modello di direzione leaderistica, di una “democrazia di
mandato” fondata su deleghe in bianco a ristretti gruppi di comando e
deboli sistemi collettivi di formazione delle idee e delle decisioni.La
qualità della vita, la salute, la sostenibilità ambientale, la
conservazione dell’energia sono parametri essenziali per entrare senza
rischi nel futuro.
La
scelta strategica per governare l’Italia è l’alleanza dell’Ulivo. I
fatti dimostrano tanto che non si tratta di una provvisoria alleanza
elettorale, quanto che non può trasformarsi in un partito unico.
Coesistono identità distinte, tutte vitali e necessarie.
L’Ulivo, per rappresentare un punto di riferimento unitario e
strategico, deve crescere e radicarsi nel confronto tra le diverse culture
ed espressioni politiche che lo animano.
Con la Margherita, che ha avuto un buon successo elettorale, intendiamo
rafforzare e intensificare rapporti di collaborazione.
.
Tornare a vincere: il partito dei noi, non dell’io
Contro la personalizzazione della politica, per un partito
organizzato nel Paese, democratico, aperto alla società.
In
questi ultimi anni la sinistra ha governato pressoché tutto, dai livelli
locali a quelli nazionali, dando prova di onestà, di competenza, di
efficienza. Abbiamo riversato sulle esperienze amministrative e di governo
non solo migliaia di quadri ma soprattutto la grande maggioranza delle
nostre energie intellettuali e politiche.
Il nostro rapporto con la società si è affievolito. Da partito di
governo, quale siamo e vogliamo essere, siamo divenuti agli occhi di
molti, un partito di potere distante, supponente, votato alla propria
autoconservazione.
Per tornare a vincere, è necessario ridare al partito sedi di
decisione più democratiche e collegiali e agli iscritti maggiore
centralità e occasioni di partecipazione
Si risale la china se si parte da qui: restituire agli iscritti il potere
di partecipare, decidere, verificare linea e modo di fare del partito, di
selezionare candidature in modo democratico e di promuovere gruppi
dirigenti rinnovati e aperti alla società, la cui agenda non sia fatta
solo di elezioni e impegni istituzionali.
Serve un partito federale, che rompa ogni gabbia centralistica al suo
interno.
Un partito di donne e di uomini ogni giorno e non solo quando lo Statuto
lo ricorda a un gruppo dirigente insensibile.
Un partito come momento associativo e aperto per tanti giovani che
vogliono crescere insieme ai valori della sinistra.
Un partito che tiene un forte collegamento con i cittadini e i lavoratori
italiani all’estero.
Un partito che raccolga il pluralismo sociale e culturale della sinistra
italiana: di quella storica e di quelle ispirate alla libertà femminile,
all’ambientalismo, ai valori del cristianesimo sociale, dei diritti
civili e democratici.
Un partito pluralista, dove non c’è un centro democratico con le ali
dissidenti, ma si è tutti “partito”, senza correntismo esasperato.
Un partito in cui si conti non per la fedeltà a un capo ma per le capacità,
il consenso e il prestigio politico e personale.
Vanno rivisti i meccanismi di selezione delle candidature, di scelta
delle rappresentanze e di elezione del segretario
Vanno, per tutte queste ragioni, profondamente ripensati e riformati i
meccanismi di selezione delle candidature, di scelta delle rappresentanze
nelle istituzioni, di elezione del segretario. Riteniamo in particolare
sbagliata, alla luce dell’esperienza, l’elezione diretta del
segretario, che è cosa diversa dall’assunzione anche personale della
responsabilità di una linea politica e programmatica da parte del gruppo
dirigente. Per questo chiederemo al Congresso una modifica dello Statuto.
Vogliamo più diritti e più poteri degli iscritti, più rapporti con gli
elettori, più democrazia e più verifiche sull’operato dei dirigenti.
Vogliamo più partecipazione.
Vogliamo sentire più il noi che non l’io.
Per tornare a vincere.
INIZIATIVE
DELLA SEZIONE
Voglio
partire citando una frase contenuta nelle mozioni congressuali e che io
condivido e che dice:“restituire agli iscritti il potere di
partecipare, decidere, verificare linea e modo di fare del partito, di
selezionare candidature in modo democratico e di promuovere gruppi
dirigenti rinnovati e aperti alla società, la cui agenda non sia fatta
solo di elezioni e impegni istituzionali”.
Questo
vuol dire che chi aveva ipotizzato un partito con un’organizzazione
leggera senza la presenza delle Unità di Base come momento di discussione
ed elaborazione politica ma solo come servizio si sbagliava.
Il
ruolo delle Sezioni è argomento di questo congresso ed io spero che passi
l’idea del Partito del NOI e non del solo Leader.
La
nostra sezione è una delle poche rimaste in federazione aperte e che
svolgono un’attività politica non sporadica o riferita solo a momenti
elettorali.
Gli
iscritti ad oggi sono 120 22 in più rispetto al congresso precedente,
siamo arrivati ai livelli massimi che questa sezione aveva come PCI.
La
quota tessera è stata di quasi 70.000
Il
problema della quota tessera è un problema importante sensibilizza gli
iscritti al fatto che fare attività politica costa e deve essere pagata
da noi, una quota discreta impedisce tesseramenti poco chiari, e voglio
ricordare che molti operai e pensionati hanno fatto la tessera da 100.000
lire in qualche caso pagandola anche a rate.
A
causa della cattiva gestione del patrimonio del partito nel recente
passato (si sono perse sezioni come quella di Li Punti e di Sennori) noi
nonostante il pagamento puntuale del mutuo, due anni fa ci siamo trovati
ad avere ancora quasi 20 milioni di debiti col Banco di Sardegna.
Grazie
ad una sottoscrizione straordinaria e alle quote delle tessere (alcuni
compagni hanno versato la sottoscrizione sotto forma di quote tessere
altri come contributo separato) abbiamo estinto il mutuo. Ora la sezione
è di proprietà del partito.
E’
doveroso ringraziare tutti i compagni che in questi anni hanno permesso di
raggiungere questo obiettivo.
Ora
possiamo destinare le nuove entrate sia alla sistemazione dei locali per
renderli più idonei e sia all’attività politica.
DATE
14
Settembre 2000
Assemblea
degli iscritti per iniziative atte a contrastare la giunta comunale di
centro destra
In
preparazione del congresso cittadino presente Silvio Lai
25
Gennaio 2001
Iniziativa
in preparazione delle elezioni con Alba Canu
02
Marzo 2001
Festa
del Tesseramento discussine su Programmi e Candidature con Antonio Attili
e Silvio Lai
19
Aprile 2001
Iniziativa
Elettorale con Bruno Dettori e Giovanni Meloni
31
Maggio 2001
Risultato
elettorale discussione alla quale hanno partecipato anche non iscritti con
Alba Canu e Silvio Lai
Ricordo
inoltre le altre iniziative sia di carattere locale come le discussioni
sulla:
1)
Sanità a Sassari
2)
Situazione Energetica (fiume Santo) Asinara e discariche nella Nurra
3)
Comunismo e Libertà
Presenza
nelle campagne elettorali
a)
Distribuzione del materiale porta-porta sia nel nostro quartiere
Luna e Sole-Capuccini e parte di Monte Rosello e Carbonazzi
.
b)
Attacchinaggio dei manifesti elettorali (nel referendum per il
federalismo i tabelloni sarebbero rimasti vuoti senza i manifesti messi
dalla sezione
c)
Spicheraggio .
Abbiamo
aderito e partecipato alle manifestazioni per la pace sia in occasione
della Ex-Iugoslavia che oggi in Afganistan
Siamo
stati tra i promotori del movimento antiglobal in previsione di Genova.
Ruolo
importante della Sezione Per la costruzione di un gruppo dirigente del
Partito in città, iniziativa che ha portato all’elezione di Alba Canu a
Segretaria cittadina.
Soluzione
che ha portato alla rinascita del partito in città dopo la traumatica
frattura dovuta alle elezioni comunali.
Dobbiamo
ringraziare questo gruppo dirigente da poco eletto per aver saputo in
breve tempo creare una serie di iniziative politiche
Un
lavoro unitario e coordinato tra gruppo consiliare e circoscrizioni e
sezioni.
Il segretario
Gianpaolo Mameli
|
Ricorso
contro le modalità di votazione nei congressi delle unità di base Dicembre
2001: relaz.di Alba Canu al Congresso cittadino di Sassari
Locandina
del convegno "Not in my name" organizzato dalla
sezione.
Not
in my name novembre 2001
relazione
al congresso del segretario g.mameli relazione
precongressuale convocazione
al .congresso ottobre 2001
elezioni
politiche di maggio 2001 incontro con i candidati Invito
alla festa per il tesseramento 2001
|