Un'inquietante scoperta
Una scoperta getta nuova luce sulla catastrofe che nei primi anni del XXI secolo trasformò l'Italia da potenza economica e politica di primo livello (tanto da inviare campioni del proprio popolo alla scoperta di remote isole dei Caraibi) in oscuro aggregato di piccole comunità rurali e montane spesso tra loro rivali.
Com'è noto, lo studio della cultura italiota si è sviluppato impetuosamente dopo la scoperta della "Stele di Pontida", presumibilmente un editto emanato in bergamasco, vicentino ed italiota. Partendo dalle prime due lingue, ben conosciute dagli studiosi, si è potuto iniziare ad interpretare correttamente l'italiota, idioma fino ad allora resistente ad ogni tentativo di interpretazione.
Con geniale intuizione il brillante linguista Ampollion tradusse l'espressione "Va' via negher" nell'italiota "Allontanati, uomo/donna di colore diverso" e proseguire fu un gioco da ragazzi.
Ma torniamo all'inizio del XXI secolo. Un nuovo Rinascimento investiva allora l'Italia, guidata da un sovrano nobile ed illuminato, protettore delle arti e delle scienze, di cui ci rimane solo il titolo onorifico di "cavaliere" e la sontuosa Villa Arcoriensis, splendido esempio di arte tardoitaliota.
Purtroppo molto è andato perduto, ma molto è stato recuperato dal paziente lavoro degli studiosi. Citiamo gli esempi di paleoletteratura italiota ancora rozza come la "Divina Commedia" (di autore ignoto) o i luminosi testi di poderosi pensatori come il Ferrara, il D'Alema, l'Adornato o il Belpietro. I cinefili ricorderanno almeno due titoli recentemente restaurati: il commovente "Umberto B.", in cui un anziano lombardo viene derubato della prima pensione ottenuta dopo quasi mezzo secolo di duro lavoro da uno sfaccendato albanese mentre entrambi si recano a votare, e il drammatico "Buonanotte, Mike", ricostruzione del rapimento di un noto presentatore televisivo ad opera di un nucleo di teleterroristi.
Non dimentichiamo la stupenda installazione "Patto fra generazioni", 240 pannolini per nenonati alternati ad altrettanti pannoloni per incontinenti, tutti incollati ad una lastra di plexiglas. Un' opera pervenutaci quasi intatta grazie all'intelligente scelta dei materiali, pensata per essere testimonianza nei secoli così come accade per le enigmatiche Gocce di Piazza Re Enzo a Bologna, di cui ancora non si è potuto decifrare il senso.
Una civiltà solare, in piena e contraddittoria espansione (come testimonia la dolente ballad "Too Old to Work, Too Young to Retire"), pervasa da un'intensa voglia di vivere e da un libero e innocente rapporto con l'eros, esaltato nelle preziose serie de "I calendari" e nella stessa silhouette itifallica di guerriero raffigurata nella "Stele". E forse anche da pratiche più oscure e incestuose, a cui "Il patto" sembra alludere e che secondo taluni avrebbero contribuito a portare il paese alla decadenza. Altri, invece, propendono per un'ipotesi diversa: la concessione del voto ai cittadini stranieri avrebbe rapidamente condotto l'Italia all'imbarbarimento, alla guerra civile e alla dissoluzione.
Rimane il fatto che una catastrofe di origini ignote si abbatté un giorno sul paese: agghiaccianti i reperti di cadaveri contorti - apparentemente a causa di convulsioni - rinvenuti nelle abitazioni o sulla soglia di casa, negli uffici e nelle piazze. Che cosa accadde ? Si è pensato a meteoriti, esplosioni nucleari, ma nessuna ipotesi è mai parsa del tutto in grado di spiegare un disastro così diffuso.
Da tempo un ricercatore, S. Dust, lavorava ad un'interpretazione diversa. Rifacendosi ad uno spezzone di filmato inglese in cui si racconta in modo surreale la morte di persone prese da convulsi nel leggere la barzelletta più divertente del mondo, suggerì che questo potesse rappresentare, seppure in modo grottesco e distorto, proprio la fine degli italioti. La sua teoria subì un duro colpo quando si dimostrò che il film, accreditato ad un gruppo di comici inglesi noti come "Monty Python", era di vari anni precedente alla catastrofe.
La casuale scoperta di un cumulo di lettere custodite in un caveau della Villa Arcoriensis, accanto ai resti di un uomo di piccola statura anch'egli piegato da un convulso e con una lettera fra le ossa della mano, ha ridato fiato alla teoria di Dust: gli italioti - egli sostiene - sarebbero morti per le risate leggendo quella lettera, di cui si sta ora tentando di decifrare (con ovvia cautela) il significato. La teoria ha anche il pregio di suggerire le cause della sopravvivenza di alcune piccole comunità apparentemente immuni dalla catastrofe: i disservizi postali oggetto di tante satire italiote o la morte del postino, incauto lettore della missiva.
Copyright Dust 2003
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