K, come kazzata. Io la scrivo, tu la leggi
Presa una battuta A divertente a piacere, esiste sempre un numero di ripetizioni N assai piccolo dopo il quale la gente ti evita


Sul Barbiere della Sera un articolo annunciava di recente la probabile dipartita della satira.
Questo mi ha riportato indietro nel tempo [ suono gorgogliante da flashback ] al 2 agosto 1980, strage alla stazione di Bologna. Io sono a Parigi, partito proprio da Bologna un paio di giorni prima. Nei giorni successivi compero Charlie Hebdo - titolo di copertina: "La bandiera italiana: verde di rabbia, bianca di paura, rossa di sangue". Seguono varie vignette, ad es. sul ripieno dei panini al bar della stazione o su "miracolo a Bologna: a un paralitico volano tra le braccia due nuove gambe".
Qualche anno prima (direi, non ho un ricordo preciso): la moglie del proprietario di un noto salumificio muore in modo orribile in una macchina per la macellazione dei maiali. Commento de 'Il Male': "E' morta Della". Di questa rivista ricordo tra le altre le vignette sulla morte di Amendola e della moglie (avvenute a breve distanza l'una dall'altra).
Sospendete per un attimo l'eventuale disgusto e considerate la 'leggerezza' di queste operazioni. Sembrano semplicemente superare d'un balzo qualsiasi obiezione, carpiare sul vostro eventuale disgusto, per tuffarsi sprezzanti in un mare di assoluta libertà - e mi ricordano [ occhio, qui la sparo grossa - che Calvino mi perdoni ] Cavalcanti nella nota novella del Boccaccio.

Difficile trovare in giro qualcosa di tanto radicale e anche divertente come 'Il Male'. Insomma, scopro che mi manca e decido di farmi qualche giro - indubbiamente non esaustivo - sul Web.
Il quadro è sconfortante. Anche qui Berlusconi è in testa: non si contano le vignette, le storielle, le animazioni e in generale le valanghe di bytes (la materia di cui oggi sono fatti i sogni) che lo riguardano. Concorderete che è un'impresa alla portata di chiunque: l'uomo sembra andarsene in giro con un bersaglio disegnato sulla schiena distribuendo bamboline a chi fa centro.
E' opinione generale che non siamo nell'ambito della satira ma del più banale sfottò, politicamente non impegnativo e destinato a unire più che a dividere. Trovo molti siti fiacchi, che vivacchiano e se c'è qualcosa di più triste di un sito di satira è un sito di satira che vivacchia. La satira - si sostiene - si sarebbe trasformata. Esempio tipico il fenomeno che va sotto il nome di "clonazione di Zorro": da Striscia alle Iene si moltiplicano i vendicatori dell'italiano ingastrito. Ma a lungo andare la sensazione è che si tratti di appendici di qualche programma di customer relationship management aziendale.
Il lavoro duro lo svolge il customer, segnalando l'ennesima sòla, per il resto, di solito, l'ironia smorza tutto. Consegnare un tapiro al vecchio padrone delle ferriere, con cilindro, monocolo e panciotto, quelli erano cazzi. A volte l'impavido e fazioso cronista rischia davvero ? Mah: chi di fazio colpisce di Fazio perisce, diremmo se in possesso di regolare licenza poetica. E, devo confessare, a volte irreprimibile è un moto di sympathy for the devil.

Un secondo e fecondo spunto di riflessione mi viene dalla mail di un collega di Barbiere, che scrive "come avrai notato, spesso è più divertente scrivere cazzate che leggerle" frase che - realizzo ora - può suonare sinistra in un sito di giornalisti.
"Perché questa regola funziona?" mi chiedo, sempre propenso a fare dell'oziosa teoria. La domanda fa il paio con la dimostrazione del teorema "Presa una battuta A divertente a piacere esiste sempre un numero di ripetizioni N assai piccolo dopo il quale la gente ti evita" e anche (non fa più il paio ma ormai è troppo tardi) con il quesito "Da dove vengono le barzellette ?". [ Se non ricordo male una risposta convincente la dava Asimov: le introducono sulla Terra extraterrestri a scopo di manipolazione degli umani.
Ho accuratamente evitato di rispondermi, anche perché il poco di serio che ho letto sull'umorismo si è rivelato penosamente ossimorico, in altri termini alla fine bambino e acqua sporca erano indistinguibili e di valore analogo. Mi brucia ancora l'incauto acquisto di "Amica ironia" di Almansi, libro che con immutato godimento vedo invenduto sulle bancarelle dei remainders. Al termine della lettura di quel testo non so se l'operazione sull'ironia fosse riuscita, ma all'obitorio avevano dovuto sospendere di sicuro la partita a tressette.
Per evitare futili distinzioni parlerò nel seguito genericamente di "cazzate" (d'ora in poi K, che fa mitteleuropeo). Lo so, si può sostenere che la satira si distinguerebbe dalla K "tout court" per il fatto di puntare su un preciso obbiettivo, ma qui andiamo su un terreno scivoloso. Un giorno mia moglie lanciò un sasso per aria (i laghetti montani sembrano calamitare questo genere di attività) mancandomi il cranio per un pelo. Le discussioni sull'intenzionalità di quel gesto apparentemente gratuito sono tuttora in corso.

Una domanda più intrigante del "perché" di cui sopra è: posto che la regola funziona a livello soggettivo, è anche valida per l'intera comunità ? Supponiamo che tutti possano scrivere K e leggere quelle degli altri. Introduciamo il vincolo per cui ciascuno si diverte esclusivamente leggendo le proprie K. In questo caso saremmo al pareggio divertimento a scrivere = divertimento a leggere. Per rendere falsa l'affermazione di cui sopra basterebbe un unico lettore che si diverte alle K altrui.

Il modello di produzione/consumo della K si sta avvicinando in realtà alla situazione descritta: da Gutenberg in poi la K scritta o disegnata è alla portata di fasce crescenti di popolazione in modalità read/write. Non so anticamente, ma immagino occorresse una certa determinazione per miniarla o inciderla sulla pietra. Sul Web è banale crearla e farla circolare, grazie a sempre nuove forme di diffusione come il blog (ma tra poco come niente utilizzerete Wiki, fantastico per realizzare "K collaborative" e ipertestuali).

Nel corso degli anni sono nate nuove forme di assemblaggio / distribuzione, come le compilations di K, famose o anonime (antenati analogici: Gino&Michele e Murphy), con cui il burlone dell'ufficio ci intasa la già bulimica mailbox, nella convinzione che le leggiamo. E noi spesso le leggiamo. Gli argomenti sono quelli lì, dai che lo sai: quasi tutto quello che comincia con sess {ismo, uofobia, uofilia,..}, ma soprattutto frasi sagaci e furbette da fini uomini di mondo. Ipnotiche e implacabili: centinaia di citazioni di Wilde e Groucho Marx, migliaia di battute ripescate dalle memorie più buie dell'umanità (si direbbe che debba bere per dimenticarle). Domani il tuo capo le ripeterà, sbagliando autore, e cosa dirai ai bambini per giustificare quei segni di morsi sulle dita?

Un altro angolo del buonumore ormai presente nel PC di tutti noi si chiama SPAM. Analizziamo il contenuto medio del mio trash: "Wish You Had a Bigger P@n.i.s? We Can Help you Safely" (imperdibile anche il P@n.i.s Patch, dal retrogusto informatico)
"You’ve got a good poker face"
"Take advantage of low cost drugs in Canada"
"Serious about losing weight? Order diet pills online"
"Is your wallet empty? Best Mortgage Rates - Get Yours Now"
"Last Chance - Sildenafil Citrate inventory blowout!"
Ne emerge il profilo di un grasso umano di sesso maschile con serie paranoie da prestazione che cerca di pagare il mutuo sulla casa giocando (passabilmente) a poker e affronta lo stress ingozzandosi di medicinali a basso costo, primo fra tutti un sostituto del Viagra (e invariabilmente mi domando: ma come cazzo fanno a saperlo?).

Conseguenza inevitabile di questa era di sovraesposizione è naturalmente la massiccia diffusione dell'umorismo involontario, forse la più antica forma di outsourcing: io continuo a fare le cose che ho sempre fatto, dal presidente del consiglio all'intellettuale impegnato, la comicità la fornisci tu.
Fulgido esempio di u.i. è il paginone di Repubblica recentemente dedicato dal ministro Tremaglia (ma forse in realtà da Corrado Guzzanti) agli imprenditori italiani nel mondo: apre con la scritta cubitale "M i r k o T r e m a g l i a" e chiude con "ONORE ALL'ALTRA ITALIA". Ma so di persone che per farsi una bella risata leggono i prezzi nella vetrina di Hermès, pratica che sconfina nello zen.

Ridere sta insomma diventando un lavoro pervasivo, demanding e in definitiva usurante: il tasso di ironia, sarcasmo e miasmi pecorecci è ormai intollerabilmente alto. Si moltiplicano i laughaholics e insostenibile è la pressione sociale esercitata per impedirci di apparire quelle persone serie e forse depresse (in pratica i villains del villaggio) che siamo nel chiuso dei nostri bagni la mattina presto.
Per evitare questo marchio sociale ho visto le menti migliori della mia generazione commentare positivamente (pur se da sicura posizione "meta") programmi tv assimilabili alla bevuta di interi lobi cerebrali, quando davvero liberatorio sarebbe stato sparare alla tv con una 44 e cavarsela sostenendo che era una citazione.

Ma il futuro riserva - azzarderei - una migliore personalizzazione: algoritmi di filtraggio e profilazione sempre più sofisticati ci faranno pervenire solo K adatte al nostro stile di vita e magari all'umore del momento.
E alla fine di ogni K apparirà la scritta "Chi ha riso di questa K si è anche spanciato con questa e quest'altra".

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