Testa o croce/2
contributo a un dibattito sul Barbiere della Sera
Nel dibattito è uscito un bel mazzo di parole chiave e qualche album di ricordi, così apro anch'io il mio, un po' seccato dal notare che molte figurine sono uguali a quelle degli altri e quindi pochi scambi in vista.
Prima parola chiave: tradizione. Com'è usata oggi ricorda l'operetta, un genere così vertiginosamente autoreferenziale (è esso stesso "da operetta") da mandare in crisi lo stesso Russell.Ma di solito il termine "tradizione" mi ricorda la vecchia pubblicità di una grappa: scartata la testa e la coda resta "il cuore". Amputate allo stesso modo la tradizione e vi rimangono ampolle di Po, l'"Antica Hostaria" aperta ierilaltro sotto casa vostra, patetici pubs pseudoirlandesi e improbabili avi celtici, not to mention Apicella. Penserete a tutto tranne che al cuore (nonostante le prime due lettere siano le stesse).
Seconda parola chiave: religione. Nell'album c'è la figurina di un chierichetto che legge (apprezzatissimo.. sto arrossendo) epistole e Vangelo in una chiesa di periferia. Passano gli anni e dopo un profondo e doloroso travaglio personale (no, non era qui che dovevate ridere) non ti diventa ateo per l'infelicità di tutta la famiglia ?
Ho dei parenti friulani, famiglie di origine contadina come per metà la mia, che definirei sinceramente e anzi strutturalmente cattolici. Gli ho sempre voluto un gran bene e non mi sono mai sognato, anche nei momenti di massima durezza-e-purezza, di scioccarli con la mia dio-diversità o di offenderli segnalando a mo' di monopoli di stato i dannosi effetti sul popolo di noti derivati del papavero. Da parte loro niente predicozzi. Quando hanno dovuto affrontare un caso di omosessualità in famiglia (un problemino da niente, in un paesozzo del Friuli e non solo lì) lo hanno fatto con una delicatezza e una responsabilità che amerei ritrovare in parecchie famiglie di illuminati laici.
Ma lo vedo, l'arcadia non è il vostro forte e allora cito il caso di amici e colleghi credenti immersi nel mio stesso brodo metropolitano e di cui ho sempre rispettato il difficile confronto quotidiano con una fede senz'altro convinta e profonda. Per dire, non bestemmio nemmeno in loro presenza, o lo faccio in modo così involuto da ingannare almeno loro, se non i destinatari finali.
A me, però, non è andata altrettanto bene: non si contano i problemi con quella buffa appendice della chiesa nota come Stato Italiano. Dalle giustificazioni scolastiche (prima firmate per me e oggi da me) alla raccolta di firme alle manifestazioni di piazza. Fanfani che tuona contro il divorzio facendo le corna, in un teatro di Bologna: il Bagaglino, al confronto, pare uno scabro esempio di reportage.
Altra figurina: prima lezione di religione. Il sacerdote vuole spianarsi il terreno con abile mossa ontologica ma attacca partendo da lontano, sornionamente empirico: "Voglio fare con voi un ragionamento e comicio chiedendovi: chi ha fatto questa cattedra?". L'intera classe, arguta, o semplicemente scafata e un po' stufa, lo manda in corto con un compatto "Dio!". Tradotto in adultese "Questa è robetta da dilettanti e tu lo sai. Non perdiamo tempo e vieni al punto". Situazionismo naif del migliore.
E vi prego non venite adesso a chiedermi se mi piacciono gli integralisti islamici. Personalmente chiuderei tutti gli integralisti religiosi in uno stadio a massacrarsi a colpi di sure, versetti, epistole e testi sacri in genere.
Tutto questo in definitiva spiega perché l'espressione "il primato di Pietro" mi ricorda un solo uomo amato da tanti italiani, e quest'uomo è Mennea.
Naaah, tutte cazzate..La verità è che ADORO molestare i cattolici. Così seri e permalosi. Mi attizzano appena meno delle liceali con gonna scozzese e calzette bianche. Non posso farci nulla, è più forte di me.
E nel caso abbia preso una sonora cantonata in tutti questi anni mi consolo pensando che berrò caffé Segafredo in compagnia di tanta gente simpatica, mentre altri si accontenteranno di un Lavazza dei-caffeinato con Bonolis. Per l'eternità.
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