PENDOLARI L'alba snebbiando apriva ampi rossori negli occhi appesi al sonno e la stazione, grigia di treni e di giubbotti in fila, sgomitolava i passi pendolari appena ravvivata dalla gioia di quello che con l'ultima rincorsa conquistava il traguardo in movimento. Era il tran tran di chi, nato fra i campi, preferiva la fabbrica sicura, o inseguiva una laurea in medicina. Gli sguardi ancora spenti si parlava un po' di calcio e un poco di politica mentre l'unica nota di colore era la bocca accesa di Milena. La città c'inghiottiva fino a sera riannebbiandoci i passi del ritorno. Tutti in lista per un appartamento nei blocchi delle case popolari ad uno ad uno abbandonammo il branco. Di quanti fummo adesso solo Mario continua il suo tran tran di pendolare aspettando che arrivi la pensione. Si è comprato la casa di suo padre, però di quel podere tutt'intorno gli restano soltanto quattro zolle per coltivare ortaggi e qualche fiore. Eppure nonostante gli occhi rossi è l'unico che sappia ancora il rosso di quei primi papaveri di Marzo… E sogni sempre il tempo del raccolto. (Dalmazio Masini)