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ECCESSO DI REALTA’:



L’11 Settembre del 2001 il terrorismo ha colpito al cuore il simbolo economico americano per eccellenza, le torri gemelle, ed il simbolo del potere militare, il Pentagono. Secondo l’Associated Press il numero dei morti effettivo sarebbe di 2843. Tutto il mondo ha potuto vedere quella scena apocalittica. Le torri colpite dagli aerei. I grattacieli altissimi accartocciarsi poi su se stessi e creare una valanga di detriti e polvere. Tutto il mondo ha visto scene agghiaccianti, come alcune persone che si gettavano dai grattacieli, perché si sentivano perduti, perché non intravedevano una via di fuga. L’invulnerabilità degli Stati Uniti è finita quel giorno. Improvvisamente negli americani è scattata una reazione emotiva di smarrimento alternata ad un forte sentimento di patriottismo. Successivamente ha prevalso la rabbia nei confronti di queste azioni terroristiche. Da allora gli americani si sono sentiti per la prima volta nella loro storia minacciati. Baudrillard in “Lo spirito del terrorismo” ha scritto che “la tattica del modello terroristico consiste nel provocare un eccesso di realtà e nel far crollare il sistema sotto tale eccesso”. L’eccesso di realtà in questo caso è dovuto al fatto che le telecamere di tutte le reti televisive hanno ripreso in diretta l’evento. L’atto terroristico quindi è stato amplificato dai mass-media per il fatto stesso che potenzialmente ad ogni cittadino del mondo non solo è stata data la notizia della strage, ma anche la possibilità di esserne spettatore in diretta. Quale è in fondo il modo più efficace per catturare l’attenzione dei telespettatori se non quello di fornire notizie ed immagini in tempo reale ? Spesso però l’informazione giornalistica utilizza gli eventi come strumenti per fare più audience. In questo caso l’azione terrorista era talmente inaspettata e nuova, che l’informazione giornalistica ed i mass-media sono diventati un’ingenua e gigantesca cassa di risonanza dell’evento terroristico stesso. Sono divenuti essi stessi mezzi. Questo è accaduto, perché il crollo delle torri gemelle e l’attacco al pentagono erano eventi talmente inaspettati, che non rientravano ancora nei codici telegiornalistici e nelle griglie di interpretazione di nessun cronista. Nessuno avrebbe mai pensato che dei terroristi, armati soltanto di taglierini, potessero pilotare e dirottare degli aerei sulle torri gemelle e sul pentagono. Nessuno in seguito avrebbe mai potuto pensare quanto sarebbe stato difficile per le polizie ed i servizi di tutto il mondo debellare questo terrorismo islamico. Il governo americano per difendersi dai nemici aveva pensato allo scudo antimissili ed invece l’11 Settembre si sono accorti che questo dispositivo sarebbe risultato inefficace per difenderli. Solo dopo gli attentati in Spagna e a Londra siamo a conoscenza che l’organizzazione di Bin Laden è una rete orizzontale priva di strutture gerarchiche definite. Una volta che sono stati catturati gli esponenti di una cellula è arduo risalire ad altre cellule. Diciannove uomini l’11 Settembre hanno dirottato gli aerei ed hanno raso al suolo le due torri ed hanno sommerso le strade vicine di calcinacci, detriti e resti di cadaveri.
Ma questo non è tutto. E’ al di fuori della logica di qualsiasi occidentale il movente per cui i terroristi si sono immolati, così come trascende dalla comprensione di qualsiasi cittadino americano la certezza assoluta di andare in paradiso da parte degli attentatori. Un occidentale al massimo può arrivare a capire chi muore per delle idee, intese come ideologie. Ma qui non ci si trova di fronte a delle ideologie. Le concause che determinano questo terrorismo possono essere molte. C’è chi sostiene il legame tra terrorismo e fanatismo religioso. Allora viene da chiedersi da dove nasca il fanatismo religioso ed i sostenitori di questa tesi ci diranno che scaturisce da un interpretazione letterale del Corano, però si dimenticano che al mondo c’è una moltitudine di musulmani che interpreta letteralmente il Corano, ma non uccide nessuno. C’è chi sostiene il rapporto tra terrorismo e povertà, però si dimentica che nella maggior parte dei casi i terroristi appartengono a famiglie borghesi e benestanti(così era per i 19 kamikaze dell’11 Settembre ad esempio). Se esistono dei problemi a spiegare tuttora le motivazioni dei terroristi, subito dopo l’11 Settembre era arduo anche ravvisare il fine ultimo del terrorismo. Non solo, ma tutti si sono chiesti se con quella strage cercassero solo una vendetta nei confronti della società americana o anche la ricerca di un consenso(e soprattutto il consenso di chi ?). Oggi sappiamo che Bin Laden vuole la guerra santa e lo scontro di civiltà e spera di fare sempre nuovi adepti e di suscitare simpatie nella popolazione musulmana con questi pretesti. Ma in quel preciso momento ne sapevamo tutti ben poco. Ecco allora che oltre allo sbigottimento per la strage si poteva intravedere negli americani una sorta di cortocircuito mentale per l’insensatezza e l’incomprensione di questo gesto. Successivamente si saprà che Bin Laden non è mosso solo dalla religione, ma sosterrà di aver colpito per reazione ai crimini degli occidentali nei paesi arabi. Ma in quei giorni tutti cercavano una spiegazione dell’attentato e gli opininionisti, i tuttologi e gli esperti arrancavano nel fornire chiavi di lettura convincenti. Gli americani si sono sentiti per la prima volta nella loro storia indifesi. Non voglio essere paternalista, né dimostrare bonaria indulgenza per quello che ha fatto dopo l’America al popolo agfano ed iracheno. Non voglio giustificare la politica estera americana, che ha commesso nel dopoguerra anche crimini. Non mi dimentico del Vietnam; né che hanno bombardato paesi come il Libano; né che hanno appoggiato dittature come quelle di Pinochet e Marcos; né che Reagan ha sostenuto i contras in Nicaragua, causando migliaia di morti; né di fatti più recenti e più documentati come la guerra del Golfo e l’intervento in Kosovo. Non voglio nemmeno dimenticare le contraddizioni pantagrueliche dell’America, che si proclama il paese della libertà ed allo stesso tempo attua la pena di morte; un paese che vende armi a tutti e poi fa crociate antifumo, perché tutti hanno paura di morire di fumo passivo; un paese dove si tiene sul comodino la bibbia e sul lavoro si coniuga felicemente etica protestante ed ultracapitalismo; un paese in cui l’economia ha il sopravvento sulla politica, perché il presidente di turno subisce sempre forti pressioni delle multinazionali e delle compagnie petrolifere, di cui deve tenere conto ed agire di conseguenza, perché queste lo hanno sostenuto e finanziato in campagna elettorale. Un paese pieno di contraddizioni immani. Una colonia, che attualmente ha colonizzato con il cinema, la musica e le paninoteche tutto il resto del mondo, senza riflettere un momento se ciò potesse essere traumatico per società non americane, né eurocentriche; una superpotenza che da sola ormai, dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989, si arroga il diritto di stabilire quali sono gli stati canaglia. Però ritengo che i governanti americani si sentono gendarmi del mondo e pensano sia giusto violare il diritto internazionale(non consultando l’onu) ed i diritti umani(con le bombe intelligenti negli “stati-canaglia”) non solo per il petrolio e gli oleodotti, ma perché il loro orizzonte storico e culturale è molto più limitato di quello di noi europei. Noi europei siamo come dei nani sulle spalle dei giganti rispetto agli americani. Prendiamo noi italiani: sui libri di storia dalle elementari alle superiori non fanno altro che ripeterci tutte le dominazioni straniere che si sono avvicendate nella nostra penisola nel corso dei secoli. Fin da bambini ci insegnano le stragi e i bombardamenti che hanno vissuto gli italiani nei tempi di guerra. Gli americani non possiedono questa prospettiva storica e culturale. Se l’avessero avuta avrebbero forse scelto l’attività di intelligence invece di guerre, che hanno prodotto morte e miseria e che non hanno determinato la cattura di Bin Laden. Per queste ragioni io ritengo che chi è antiamericano deve distinguere nettamente tra la politica estera degli States e la popolazione americana, tra il governo degli Stati Uniti ed i cittadini americani. Non dimentichiamoci dell'ingenuità della maggior parte dei cittadini americani, che purtroppo spesso non sono sufficientemente informati delle malefatte del loro governo. Da questo punto di vista ha ragione lo storico Franco Cardini, quando scrive che in quest'epoca a forza di sovrainformazione si rischia costantemente la disinformazione. Non dimenitchiamoci che i cittadini americani fino allo scandalo Watergate, in cui fu coinvolto Nixon, credevano ciecamente nell'onestà dei propri politici. Noi italiani conosciamo le astuzie, gli inganni ed il dispotismo dei vari principi dai tempi di Machiavelli. Chi sostiene che il governo americano si comporti in questo modo solo e soltanto per interessi economici a mio avviso dice una parte della verità o addittura scambia la causa con l'effetto. In fondo perchè l'economia ha il sopravvento sulla politica in America se non per i suddetti limiti storici e culturali di tutti gli americani ?
Però allo stesso tempo anche i governanti americani dovrebbero ricordarsi della loro prospettiva storica limitata. Dovrebbero ascoltare più attentamente l'Europa e l'Europa dovrebbe alzare alta la voce. Addirittura a mio avviso dovrebbe essere l'Europa a guidare gli Stati Uniti e non gli Stati Uniti a guidare l'Europa.
Però questo non giustifica certi atteggiamenti antiamericani, a mio avviso fuori luogo. Le bandiere bruciate alle manifestazioni per la pace mi sembrano un atto di inciviltà, perchè la bandiera a stelle e strisce non rappresenta solo e soltanto il governo americano, ma sopratutto i milioni di cittadini americani succubi del governo americano. Rappresenta anche quei soldati, che ci hanno liberato da Mussolini e da Hitler. Rappresenta anche quei politici che hanno deciso di finanziarci nel dopoguerra con il piano Marshall. Nient’altro che questo.
Ma ritorniamo al legame tra conoscenza della storia e violenza nel popolo americano. Gli americani forse hanno una maggiore esperienza diretta della violenza interpersonale di noi europei. Forse a causa dell’anomia e delle contraddizioni della società americana chi vive negli states ha più probabilità rispetto ad un europeo di essere vittima di furti e rapine; forse ha più probabilità di essere ucciso camminando per la strada rispetto a noi; ha sicuramente più probabilità di leggere sul giornale una maggiore quantità di fatti orridi di cronaca nera. Però si tratta di violenza individuale, in molti casi di violenza domestica. Non di terrorismo, non di guerra. Gli americani nel corso di tutta la loro storia per la prima volta l’11 Settembre hanno subito un attacco umano a cittadini americani innocenti. A Pearl Harbour morirono dei militari. Erano dei soldati e quando si è soldati in tempo di guerra si è ben consapevoli dei rischi in cui si incorre. Ma l’11 Settembre gli americani pensavano di vivere in un’epoca di pace. E a questo tragico evento il popolo americano ha assistito da spettatore impotente, seguendo la diretta televisiva. E’ avvenuta la globalizzazione e la spettacolarizzazione del terrorismo l’11 Settembre. Quel giorno inoltre il pluralismo è stato azzerato. Tutti i giornalisti parlavano dello stesso tragico evento allo stesso modo. Le poche voci fuori dal coro furono subito zittite, oscurate e licenziate. E forse a ragione sono state zitte, oscurate e licenziate, perché istintivamente subito dopo quell’ecatombe la pietà avrebbe dovuto avere la meglio sull’analisi critica e su qualsiasi tipo di argomentazione, anche quella più organica ed articolata. In quei giorni il popolo americano stava vivendo una sorta di disturbo post-traumatico collettivo. In questo senso ha perfettamente ragione Baudrillard quando scrive di “eccesso di realtà”. Mi ricorda un verso di Eliot: “il genere umano non può sopportare troppa realtà”. Una strage ripresa in diretta da tutte le reti televisive è come elevata all’ennesima potenza. Il telespettatore rimane come ipnotizzato dalle immagini. Fa zapping con il telecomando e vede in ogni canale la stessa tragedia. E se tutti i canali di tutto il mondo danno la stessa notizia e le stesse immagini, significa che il mondo si è fermato, che l’effetto sorpresa diventa stupore e lo stupore si tramuta presto in paura, perché questo forse potrebbe anche accadere a tutti i cittadini del mondo e nessuno è al sicuro.










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