UN BREVE CENNO SULL’ANTIROMANZO:
La letteratura del’900 ha come protagonista l’inetto. Ma il romanzo non esiste più. I critici letterari
lo chiameranno antiromanzo: un’opera d’arte così innovativa da trascendere sia la logica del mercato
editoriale che quella del classico. Gli studiosi scriveranno che i romanzieri vanno a caccia di epifanie
delle epifanie, di “infra della psiche”. Scopriranno che le intermittenze del cuore di Proust si fermano
molto più in superficie delle rivelazioni microscopiche di Joyce, Musil, Svevo e Pirandello. Mai gli
scrittori hanno scandagliato così a fondo nell’animo umano. Mai come nel’900 hanno scavato così
in profondità. Giacomo De Benedetti illuminerà tutti con il suo saggio sul personaggio-uomo, in cui
riuscirà a conciliare Freud e principio di indeterminazione, inconscio e microfisica.
L’io nelle pagine memorabili della letteratura del’900 non si ripiega su se stesso, ma addirittura si
Frantuma. Le categorie d’analisi e la logica ordinaria scompaiono, si eclissano. E’ il congedo del
“penso, dunque sono”. Scompare il soggetto, ma non la soggettività. Quel che resta comunque è
il vuoto al centro e mille schegge di interiorità nelle immediate vicinanze, che tramite sensazioni e
percezioni distorte e pensieri di pensieri sconnessi rivelano non più il volto dell’uomo, ma un uomo
contemporaneo ormai senza più volto.
La tesi di Ortega y Gasset, esposta nel suo saggio “La disumanizzazione dell’arte”, trova più di una
conferma. La nuova letteratura è impopolare, la grande massa è distante dalle opere letterarie, non
le ama, perché queste fanno una radiografia dell’uomo moderno. Molti romanzi moderni si presentano
spesso al primo colpo d’occhio ed alla prima lettura superficiale come una semplice finzione, come
la pura e semplice rappresentazione di un gioco. In realtà svelano il malessere dell’uomo contemporaneo.
Quel che poteva sembrare inverosimile e grottesco, in ultima analisi non è altro che la nuda e cruda verità
umana. Ed il lettore si trova disarmato di fronte ad una descrizione così puntigliosa ed esatta delle sue
conversazioni e di ciò che pensa tra sé e sé, in definitiva di se stesso.
