"IL SOGNO DELLA RAGIONE" DI ANTONIO PADOVANO:

Lo scrittore Antonio Padovano con la sua opera “Il sogno della ragione” scardina molti luoghi comuni. Con deduzioni e provocazioni mette alla berlina le ovvietà culturali, che dominano questa epoca. Svela la pochezza di quelli che Bacone definiva “gli idoli del teatro”. In tutta la sua opera ragiona a rigor di logica e si dimostra un intellettuale libero da pastoie di ogni fattezza. Criticando tutti i sistemi di pensiero dominanti ha rischiato molto con questo libro. Ha rischiato di essere vago e fuorviante. Ha rischiato di fare confusione tra idee e parole. Ha rischiato di ricondurre tutta la sua critica ad un unico paradigma filosofico o ad un unico comune denominatore ideologico. Ha rischiato di apparire retrogrado, di ergersi a fustigatore di costumi, di essere catastrofista, di improvvisarsi futurologo, di perdersi in questioni filologiche, di fare l’agiografia di qualche filosofo, di risultare un intellettuale da salotto, che godendo delle comodità di questa epoca rimpiange il natio borgo selvaggio dei secoli scorsi. Questi infatti sono i rischi più comuni in cui si incorre, quando si tenta un’operazione intellettuale di questo genere. E invece è riuscito nell’impresa. Sicuramente è stata un’impresa ardua. E’ un’opera che non ha uguali e che si discosta inequivocabilmente da ogni libro, che avevo letto in precedenza. Solitamente nell’editoria italiana avviene una sorta di catalogazione netta: esistono i romanzi letterari, i gialli, i libri dei comici, i saggi. Questo libro invece è difficile definirlo. Fortunatamente per chi avrà il piacere di leggerla questa opera è frutto di un autore “non collocabile”. Mi trovo in difficoltà a tentare una definizione. Forse è un romanzo saggio, forse è un saggio romanzato. Particolarmente originale è l’espediente che l’autore utilizza per esporre le sue idee: un lungo dialogo sapienziale tra il protagonista ed una signora in un lungo e snervante viaggio in treno. La donna parlerà delle sue vicissitudini. Il protagonista contesterà tutti i modelli del mondo odierno. Entrambi si svuoteranno. Di conseguenza questa fitta ed ininterrotta conversazione sarà per entrambi sia un atto di liberazione, pur nei limiti delle pratiche discorsive, che una specie di annientamento. L'uomo riuscirà a fare chiarezza nel cuore e nella mente della donna, ma allo stesso tempo nessuno riuscirà a spezzare la propria solitudine. Il tutto avviene naturalmente in un non-luogo come quello di uno scompartimento di treno, in uno spazio neutro dominato spesso da indifferenza reciproca, mutismo o conversazioni banali. Ma veniamo al dunque. Padovano ci ricorda che le attività cognitive umane sono fondate su credenze, costruzioni logiche e schemi mentali, che divengono teorie culturalmente condivise. Tuttavia ogni teoria, per quanto storicamente considerata plausibile ed appropriata, ha le sue contraddizioni e i suoi paradossi. Non solo Padovano dimostra anche che alcune teorie scientifiche non sono altro che tautologie ricercate ed elaborate. E’ opinione diffusa che la scienza sia una ricerca incessante e disinteressata ed una mirabile attività di problem solving. Molti inoltre pensano che i risultati conseguiti dalla ricerca scientifica siano verità definitive. In realtà lo scrittore dimostra che non sono definitive, ma provvisorie e perfettibili. Ciò che oggi sembra un postulato, in futuro potrebbe rivelare delle antinomie. Ci spiega i lati oscuri della scienza in modo più chiaro e diretto di un trattato di epistemologia. Se ognuno di noi prende in esame un manuale di fisica avrà modo di constatare- per utilizzare un'espressione di Kuhn- "la ripulitura" dei paradigmi scientifici vincenti, ovvero le forzature della sistematizzazione delle teorie. Ma Padovano ci insegna che la comunità scientifica adotta questi schemi precostituiti per incasellare la natura e non vi riesce mai pienamente. Non solo ma sostiene che le verità scientifiche non possono essere considerate valori. La tecnica, la scienza, l’economia non possono svolgere questa funzione, ma sono i valori che devono porre dei limiti alla ricerca. Padovano ci svela i retroscena della scienza e ci avvisa che la molteplicità dell’esperienza umana non può essere ridotta a un fatto puramente scientifico e l’esistenza non può allo stesso tempo essere irreggimentata nell’ambito della razionalità scientifica. L'essenza intima delle cose è quindi impenetrabile all'intellettualismo scientista. Wittgenstein a questo riguardo scrisse che anche se tutti i problemi scientifici fossero risolti le questioni cruciali della nostra vita non sarebbero minimamente toccate. La scienza da sola non potrà mai spiegare “l’ineffabile”, il mistico che alberga nell’uomo. L’autore vuole stupire il lettore per ricordargli che l’uomo moderno non si salverà certamente con l’accettazione acritica delle dottrine scientifiche o con la disinformazione propinata dalle oligarchie economiche, politiche e tecnocratiche. Ma l'autore non mostra un atteggiamento critico solo con le discipline scientifiche, ma più in generale anche con il logocentrismo della tradizione culturale occidentale. Uno gnosticismo moderno pervade totalmente questa opera. Padovano non considera il sapere come una pura speculazione intellettuale o come uno sfoggio di erudizione. Per capire questo libro pienamente a mio avviso bisogna tener presente che per l’autore il dolore conduce alla conoscenza e che questa può essere salvifica per l’individuo e può aiutarlo a decifrare le regole imperfette ed approssimative degli arconti. “Il sogno della ragione crea mostri” è naturalmente il titolo di un’incisione del famoso pittore F.Goya. Padovano in questo libro ci descrive i mostri del nostro tempo: la scienza, la tecnica, l'economia e la politica orfani della religione e dell'etica; la stessa filosofia che si dimentica di avere in eredità la metafisica per occuparsi interamente di epistemologia e di analisi del linguaggio. Un tempo in cui la ragione sembra essere assente, considerata la scarsa considerazione dell’umanesimo, la perdita della sacralità, l’eclissi delle idee, la scomparsa del soggetto, la crisi di identità della coscienza occidentale, la mancanza di un'idea del limite.








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