BOZZETTI :

1** Siamo e saremo sempre più distanti dalla natura e dai nostri simili: troppe barriere invisibili.

2** Io ? Io; io ?! io! Io !!?!? La solitudine è analoga a questo gioco assurdo. Significa predicare se stessi all’infinito.

3** Italia, scenografia senza sceneggiatura.

4** E’ facile scrivere e cadere nella retorica e nel sentimentalismo. Quante ragazzine lasciate dal bullo belloccio di periferia scrivono le loro lagne e lacrime, facendo del cosmico pessimismo. Meglio aggiungere un sottofondo di ironia, una venatura di umorismo.

**5 Lavavetri magrebini, rumeni, polacchi, scaglionati in bande, si contendono negli ingorghi di traffico le prime file d’auto. Così rapidi nel ripulire i vetri polverosi con cenci imbevuti d’acqua prelevata dai fossi con secchi scalcinati.

6** Mastodontiche nigeriane, costrette a vendersi per non restare vittime di uno scaltro sortilegio; slave, frodate dai loro rapaci fidanzati-protettori; ermafroditi, dai seni turgidi al silicone, dalle reggicalze oscure per celare virili pelurie.

7** Adolescenza in una provincia spenta: un deca speso in Coca-Cola e videogiochi. Noiose spacconate da bar.

8** Dopo aver scardinato le porte della percezione con una pasticca di ectasy, dopo un’ora di paradiso artificiale, digrignarono involontariamente le mascelle a capo chino, masticando il niente.

9** Eravamo così giovani. Ci sentivamo immortali o almeno non pensavamo mai alla morte. Eravamo sordi allo scricchiolio del mondo, eravamo in continuo fermento, in perenne movimento e certe sere i lampioni danzavano al ritmo del vento, ai nostri occhi restava immobile solo il firmamento.

10** Stavamo a fantasticare come saremmo stati se fossimo nati in America, ma non avevamo mai visto un dollaro e l’unica consolazione era che in tempi di guerra soldati americani avevano camminato nelle nostre strade, masticando gomme e regalando sigarette ai passanti.

11** Notte di immigrati, di bag-lady, di barboni, che con gli stracci dei giornali creano la loro coperta e si addormentano con un decubito indifferente, sotto la pensilina della stazione, che li ripara dalle intemperie

12** La normalità ha già chiuso i battenti all’ora del coprifuoco. Gli autobus sono in letargo nel deposito. I treni sostano in un binario morto. Le auto parcheggiate negli spiazzi sono appannate. Nelle stanze d’albergo trasudano sgocciolii di lavandini dalle guarnizioni rotte, dalle tubature arrugginite, e sospiri di piacere. E non si aggirano angeli negli angoli, ragazza che insegui la libertà di Thelma e Louise.

13** Commesse avvenenti in body succinti ed aderenti risvegliano nei negozi del centro incautamente in scapoli e mariti l’istinto di acquisizione anche in periodi di recessione. A.A.A….indispensabile bella presenza !!!

14** Ragazzi hip-hop colorano di fantasia serrande e muri scalcinati, rispettano palazzine e monumenti storici e vengono considerati dei vandali. Legislatori e tutori dell’ordine invece permettono alle holding di riempire ogni angolo di cartelloni pubblicitari per persuadere a comprare cibi surgelati e altre menate varie. E’ solo questione di soldi ?

15** Adolescenza: per raggiungere tre cose vere, devi prima averne cento materiali, con alta probabilità di perdersi nei retaggi di quest’ultime. Giovinezza: ricerca di una meta, infiniti bivi e nessuna indicazione.

16** L’autopompa lava le strade. Gli spazzini svuotano i cassonetti. Qualcuno affigge dei manifesti. Gli ubriachi rasentano i muri o finiscono il fiasco in un fosso. Le vie deserte. Poliziotti e guardie di vigilanza nell’abitacolo della volante controllano le pulsazioni del pachiderma sonnambulo della città. I tagliaborse, di giorno sull’autobus, la notte su qualche treno espresso cercano di borseggiare viaggiatori che dormono. I senza tetto cercano un letto sotto qualche portico o nei vagoni di un treno fermo su un binario morto. Turnisti disfatti in fabbrica aspettano il nuovo giorno, il riposo. Banchettari, porchettari aspettano giovani discotecari. Anche fornai, taxisti, puttane, impiegati dei caselli autostradali, cubiste, buttafuori, ballerine di night sono al lavoro. E la notte è ancora giovane………….

17** Le prime luci dell’alba su abbaini, lucernari, attici. I lampioni si spengono. Le prime sirene delle fabbriche. Gli itinerari degli autobus riprendono. Le prime persiane aperte. Le prime saracinesche alzate. I primi rombi di motori, i primi echi di clacson, i primi scarichi dei tubi di scappamento. Gente assonnata che si avvia frettolosa verso l’officina o l’ufficio. Gente assonnata, inscatolata nell’abitacolo della propria macchina, fagocitata dal traffico. Sguardi catatonici, sorrisi falsi, tic nervosi, mani sudaticce, cuori ansiosi, che sognano carriera, ferie o pensione.

18** Si fraintende il comodo con il necessario. Si corre per arrivare e chi si ferma sul lato oscuro della strada diventa invisibile.

19** Anche lui ha sognato porti e velieri. Ha immaginato gambe affusolate negli scompartimenti del suo viaggio. Adesso in sala d’attesa si spulcia, rigetta parole nell’aria e parla di figli che non ha. La gente attorno finge di leggere il giornale e di non sentire. Alla fine chiude gli occhi e si assopisce. Io penso alle favole, che non vengono inghiottite dalle fauci dell’oscurità e restano a consolarci.

20** E’ là, oltre quel ponte celeste, in un mondo di vetrine e di luci, che le donne nascondono le rughe con fondotinta, belletto, rimmel. E là in centro, che si scelgono sguardi, che si uniscono solitudini, che si incrociano vite.

21** Quel treno immobile, su quel binario morto, quante vite, quanti amori ha trasportato.

22** Questa sera non si poserà mai più sulle venature azzurre dei nostri polsi. E ora noi gonfi, con più vino che sangue nelle vene, saremo satiri e giullari senza corte. e sollevati da angosce e dubbi, senza fronti pensose, senza mani tremanti, ci perderemo in qualche locale, nella noia dell’effimero.

23** Un corpo inerme sul margine della strada. I passanti raccolti nei loro cappotti se ne sono accorti, ma non sono accorsi. Un finimondo di fari sui viali, dove sbrecciano a velocità elevata prossime auto pirata. Domani i giornalisti scriveranno un trafiletto in cronaca locale su questa morte illacrimata.

24** Signori, che sotto l’egida di Sodoma, si addentrano nei labirinti di Cnosso dei cinema a luci rosse; guardoni appostati vicino a vespasiani ed orinali alla stazione per osservare la minzione di un glande o tra le fratte rigogliose dei colli fiorentini a gustarsi mani nerborute, che nascondono le stelle all’amata.

25** E’ un tempo in cui gli imbonitori camminano per la strada con lo sguardo altero ed il portafogli gonfio, mentre gli assidui lettori, appena varcata la soglia della libreria, furtivi acquistano e poi nascondono nelle tasche i libri di poesia, dato che con la razionalità tecnologica che avanza, la poesia viene considerata alla stessa stregua della pornografia.

26** Un ragazzo trasandato con un cappello di paglia, che suona la fisarmonica; un gruppo di turisti inglesi, seduti sulle scalinate, che si passano una bottiglia di vino; frammenti di discorso di un ubriaco; ombre di voli di piccione; luci languide di lampioni, smorzata di un tono nell’Arno; un gruppo di militari che schiamazzano da una macchina in corsa; Firenze…….miseria, mistero, meraviglia.

27** Ragazze fiorentine…le ho viste arrossire ed abbassare gli occhi agli sguardi tristi ed accattivanti di pittori e poveri questuanti. le ho viste nelle Domeniche d’Estate prendere il treno da pendolari per riprendere sulle spiagge i loro amori estivi passati.

28** Là a ridosso dell’argine fu massacrato un uomo. Crivellato da colpi d’arma da fuoco. Le sue labbra invocarono perdono. Ma nessuno sentì quel sordido tonfo quando stramazzò al suolo. Aveva un lavoro. Aveva una donna, che dopo si sposò con un altro. D’altro canto anche le fanciulle che credono nell’amore eterno che cosa avrebbero fatto ? Il paese spiegò la sua morte ritenendo che avesse una doppia vita, che fosse un diverso, perché uno normale secondo le comari muore al capezzale non si fa ammazzare. Allora non c’erano case, solo distese sconfinate di grano. C’era solo il vento quella sera. Solo il vento, che ricamava una macabra danza di spighe. solo il vento abbracciò l’assassino, ma non ebbe la forza necessaria per stringerlo nella morsa del suo respiro.

29** Fallo. Fallo!!!??? Fallo!?! Fallo!!?! Fallo. Fallo, perché attorno alle tue Scarne mani gelide c’è il niente. Fallo, perché non hai un lavoro….perché Hai una lesione….perché hai un male inguaribile…. Ma poi non è detto che sia incurabile…. Fallo, perché sei in carcere ingiustamente… Se innocente e non c’entri niente…..perché sei Incatenato su una sedia a rotelle….perché sei Impotente…un eunuco tra gente sessualmente Attiva….da pronipoti di Priapo……Fallo, perché sei Timido, impacciato, calunniato e diffamato…. Fallo…perché le ragazze ti vogliono solo come Loro amico e si scandalizzano se le sfiori con un dito… Fallo, perché sei un Totò Merumeni senza villa, né cuoca Diciottenne consenziente…..fallo, perché a causa dell’edonismo Dilagante le ragazze vogliono solo tipi con fisico scultoreo e palestrato da body-building e anabolizzzanti e beta-bloccanti…. Fallo, perché c’è poco amore nelle volte che hai fatto l’amore…. Dai…tagliati la gola…oppure impiccati…oppure gas di scarico… O barbiturici…oppure sotto un treno….da ribelle come Iacopo Ortis Oppure da borghese come il giovane Werther…insomma scegli tra Pistola o coltello….però…non sai ne se c’è qualcosa dopo, né quale Oltretomba ti toccherà per tutta l’eternità….abbiamo mille metafisiche ed escatologie, ma in questi casi nessuna certezza assoluta. Credi nella reincarnazione ? Ti daranno una sorte migliore ? Non hai paura di perderti nei meandri del Nulla ?

30** Un calciatore professionista si allena per ore ed ore durante la settimana. La Domenica durante la partita tiene in suo possesso il pallone per tre minuti circa. E’ simile a quello che accade nella vita: ogni incontro è una partita.

31** La maturità ha il volto scavato, è un bagaglio di cocci e di frantumi smerigliati, ma per pura evasione ed eufemismo gli affibbiano l’epiteto di esperienza.

32** Desideriamo miraggi irreprensibili, pietre filosofali, chimere e fuochi fatui, arabe fenici, ma siamo tutti immensamente contenti, quando appollaiati, accovacciati sul coperchio del w-c sappiamo di avere un intero rotolo di carta igienica a nostra disposizione!!!

33** Angolo metropolitano, dove pusher spacciano maria ed eroina, borseggiatori e taglieggiatori e usurai si aggirano spavaldi negli angoli ed i viados in crisi d’astinenza lo fanno senza cappuccio per alzare la parcella.

34** Saremo anime che si intrecciano nel vuoto multimediale. I nostri simulacri virtuali spiccheranno si congiungeranno in voli immaginifici. I nostri avi videro altre terre, altri cieli solo incasellati in uniforme da soldato. I nostri posteri vedranno altri paesi navigando su Internet, dialogheranno con altri distanti mille miglia tramite videoconferenze. Non serviranno più i viaggi per fare delle esperienze.

35** Mia generazione, onda di volti senza nome, di ismi senza idee, di mode ripescate, di sterili battaglie senza vere guerre. Senza miti propri, né linguaggio, con lo sguardo allucinato in una discoteca, dove ogni parola è un miracolo, dove i decibel soffocano sul nascere il dialogo. Mia generazione, alla ricerca di scariche di adrenalina, di bungee-jumping per pura evasione, senza più fosforo né testosterone. Mia generazione, che rinchiudi la giovinezza in una stanza; immersa nella noia, nella nevrosi dello zapping, con la fobia del contagio, con la psicosi dell’omologazione; mia generazione, figlia schizoide della bambagia e dell’ovatta della borghesia, amante del circolo vizioso benessere, emarginazione, follia.

36** Uomo moderno con il karma del robot, con le stimmate dello stress e dell’ansia, a Carnevale un’altra maschera ti coprirà il volto.

37** Svegliarsi ed accorgersi che il cinguettio dell’alba ormai è stato sommerso dal rombo dei motori, dall’andirivieni caotico continuo del traffico.

38** Nei rantoli dei pazzi, nelle andature claudicanti dei mendicanti, nei bisbigli degli amanti, nel caos dei locali, nell’oceano di vino delle osterie, nella sepoltura delle ideologie, nell’entropia delle metropoli, nel brulichio quieto di luci di periferie, nelle chiazze alogene dei lampioni, nell’interpretazione dei sogni, nella lettura delle mani, nella ruggine di cimiteri d’auto, nelle lapidi dagli epitaffi scalfiti ed illeggibili, nel pallore degli anziani, nel rossore degli adolescenti, nell’enciclopedia dei ricordi, ho cercato invano il senso della vita.

39** Taxisti, che fanno il turno notturno, attendono in silenzio nell’abitacolo, affastellando cassette sul cruscotto. Fino a quando non arriva la chiamata…. Dal finestrino socchiuso annusano l’aria, mentre muri, davanzali, tettoie si accavallano e si susseguono. Ascoltano storie inverosimili, ma vere: eccezioni che annullano le regole. Per mestiere incarnano le veci di Caronte, diventano traghettatori di anime. Depositano alle loro postazioni trans e puttane sui viali della circonvallazione. Quindi come condottieri salvifici sorreggono sino alle soglie dei loro portoni ragazzi fatti e vacillanti. Trascorrono le ore, finisce la veglia, i notturni cedono la guida a colleghi cispiosi ed assonnati, che porteranno a destinazione gente perbene e rispettabile senza voglia di parlare, senza storie private da raccontare.

40** Le città di notte morte. Tolte le panchine nei parchi. Chiuse le osterie di un tempo. Distrutte statue e monumenti storici. Società tecno-tribale. Giovani cresciuti a forza di omogenizzati e omicidi perpetrati da mamma tv. Ci si scanna in discoteca o al volante per il motivo più futile, per l’equivoco più banale. Sassi-killer piovono dai cavalcavi sulle chiome Dei tettucci di macchine assassinate. Società tecno-tribale. Tutti Sileni rovesciati: belli fuori, vuoti dentro. Indispensabile bella presenza. Anche con l’aiuto di lifting, liposuzione, bodybuilding, anabolizzanti, creatina, betabloccanti. Sempre in linea, anche a costo di rischiare anoressia, disfunzioni ormonali, bulimia. Società tecno-tribale.

41** Quando cerchi con le reti della ragione di passare dal particolare all’universale, di carpire tramite l’induzione interamente il reale, ricordati che compiendo questo sforzo immane si creano evidenti smagliature, da cui il senso, lo spirito del mondo evade. La nostra mappa è sempre approssimativa rispetto al territorio della realtà.

42** Lui e lei: sospiri, sguardi innamorati, sciocchezze, tenere effusioni e l’ombra dell’amore, che li culla. Venti anni dopo, sotto le coperte del talamo nuziale, nella logora routine del letto matrimoniale, tra la buonanotte ed il prendere sonno, ognuno si chiede: ma chi è quell’essere che mi dorme accanto ? Ne posso fare a meno oramai con due figli a carico ?

43** I ragazzi seduti a cavalcioni sui muretti o sulle spalline parlano, parlano, parlano. Ma non dicono mai ciò che sentono per non rovinarsi la reputazione. I pensionati al bar parlano, parlano, parlano di calcio, di ciclismo, di sottane e di tempo. Gli uomini parlano sempre a vuoto, ma mai del loro vuoto. La scelta è tra il rumore di chiacchere impersonali ed il silenzio della solitudine.

44** Amanti segreti, clandestini, che prendono una camera ad ore senza registrare il nome. Imbarazzati, paonazzi aspettano Con trepidazione la chiave dal portiere. Salgono le scale a testa bassa ed in grande fretta, quindi devono girare tre volte la chiave nella serratura per aprire, tanta è l’emozione della scappatella, della trasgressione.

45** Non c’è niente da fare. Nessun luogo della terra o della mente dove andare. Nessun amore o utopia da trovare. Il fanciullino è morto o forse mai nato. Hanno ucciso l’albatros e l’aureola è stata perduta per sempre. Su….su….Astolfo non pretende mica Pegaso, gli occorre solo un comune ippogrifo per andare sulla luna a riprendere il senno perduto di Orlando…..no…certo….hai ragione…..altro che poesia…è meglio essere un Esteves senza metafisica con un negozio di tabaccheria….chi scrive ormai lo fa solo per narcisismo o per nevrosi: perché gli manca qualcuno o qualcosa….assenza dell’amata o della ragione…..ed ogni sera da secoli e secoli Orfeo si volta e lascia agli inferi la sua Euridice.

46** Adepti di sette sataniche scavalcano il cancello dei cimiteri incustoditi. Scoperchiano cripte e sepolcri, infieriscono su corpi smembrati, carni corrose, per fare un giaciglio di ossa in nome di chissà quale perverso rituale. La luna effonde i suoi raggi sulle macabre sagome. Dallo scempio si salvano solo fiori di campo e crisantemi. Esterrefatte osservano le cime affilate dei cipressi. Ombre delle vostre ombre, siete più morti dei morti. Se non credete lasciare almeno giocare in pace nel giorno dei morti i bambini annoiati tra le tombe.

47** Rassicurata dalle quattro mura della sua abitazione ora può scegliere a testa o croce se addormentarsi di fronte alla televisione o stonare una canzone, che irretisca la solitudine e la tramuti in evasione.

48** Ragazza quando calano le prime ombre, coloro a cui potresti chiedere aiuto si rifugiano, chiudendo i loro portoni. Quando si fa buio scompaiono rapidamente gli angeli perbene della porta accanto. Si riversano invece in vicoli e strade maniaci impotenti, esibizionisti, pervertiti latenti, rapaci avvoltoi, che desiderano la primizia della tua innocenza. Vuoi per il sipario dell’oscurità già calato, vuoi per la moltitudine di arterie che dal centro si diramano, è sempre troppo tardi quando giunge la polizia a sirene spiegate. I ragazzi passano incolumi da quell’inferno terreno, ma tu ragazza è meglio se corri per non perdere quell’ultima corriera, quell’ultimo treno.

49** Veneri pallide, eburnee, passanti padane sotto antiche volte si ravvivano i capelli scarmigliati. Oppure in bicicletta si apprestano verso la facoltà con abiti dimessi senza orpelli, bardate di sciarpe passano il gelo e la coltre, la foschia che rendono Padova spettrale.

50** Io giovinastro illetterato autodidatta e senza talento non accampo pretese artistiche, scrivo solo per sfogo o per diletto. Quando ho di meglio fare mi astengo dallo scombiccherare ghirigori e geroglifici, lascio volentieri la pagina bianca, così pura, incontaminata, candida. Ma lasciate pure fare !!! E’ anche catartico e terapeutico !!!! Che i Baudelaire e gli H. Miller di periferia scrivano pure i loro fiorucci del male ed i loro tropici della bambagia nelle loro stanze d’ovatta !!! Dopo l’avvento della Repubblica di Licurgo allora scriverò sulla carta igienica e poi mi detterò il deretano, per non farmi tagliare la mano o non essere esiliato. Io grafomane scapestrato !!!! Ma per ora scrivere non è reato !!!!

51** Sulla sopraelevata una ragazza stringe il laccio emostatico, quindi si accascia al suolo. Supina stringe nel pugno un limone già spremuto. I capelli come chiodi confitti nel turbine di pioggia, le trecce flagellate dalla bufera infernale. Poi giunge un ragazzo che l’alza da terra e l’abbraccia. Nonostante le sferzate impetuose del vento il suo ragazzo è forte come il giunco. Nonostante la bufera il volo leggero dei loro passi. Guardo i loro corpi affannati, poi chino il viso.

52** Un giorno bambina maledicevi la polvere. Un altro dicevi di abitare una stella. Io non potevo portarti tutti i mattini del mondo. ed allora tutti i mattini mi parlavano dei tuoi capelli. Quel cercarti e perdersi nel profumo dei tuoi capelli.

53** Nuovi alberi. Nuove case nel tuo viale. Nessun zampillo. La nostra fontana disseccata. Il primo bacio. L’ultimo abbraccio. Non ti sogno più da tempo. La notte profonda. La strada infinita. Tremano le tue dita. Nel mio bicchiere di vino riflessa la luce di un’altra stella. Finirà la stagione dei turbamenti. Finirà l’incanto e lo smarrimento. La pace si poserà sul tuo volto, sul tuo petto.

54** Ma dove sono finiti i freak, i beatnik, i punk, gli hippy ??? Dove sono finite le anime belle eternamente in rivolta ? Magari erano innamorati solo delle idee e disancorati ai fatti, ma i giovani Neuromanti perfettini, precisini, omologati ed indifferenti non escono di casa se hanno un capello fuori posto !!!

55** Parcheggia la fuoriserie del padre, che per poterla pagare a rate non ha fatto le ferie e nemmeno un giorno da pendolare. La parcheggia davanti all’ingresso, sperando che qualche sciroccata qualche svampita gli venga appresso. Poi sulla pista fa quattro salti allo specchio da una settimana già studiati.

56** In pubblico scocca anatemi contro Sodoma e Gomorra. Ma nella penombra della stanza di suo figlio non parla, né lacrima. Con la sua cintola e le sue mani grandi e callose ordina e minaccia nuovi giochi sporchi. Infanzia violentata…… Il fiero pasto non lo rattrista, è accecato solo dal desiderio perverso della sua giovane carne. Nessun rimorso postumo lo attanaglia. Nessuna colpa, solo un vago senso di vergogna ed allora schiaffeggia il bambino e lo minaccia di non fare parola alla madre ignara.

57** E la compagna di viaggio si alzò per sempre dalla corriera. perduta per sempre. In un frammento d’eterno, in una zona morta del passato prossimo.

58** Mi aggiro nei gironi dei locali notturni, nell’Ade degli angoli nascosti. Dopo i fumi dei superalcolici un cerchio alla testa. Mi siedo sulle poltroncine. Inseguo e carezzo con la coda degli occhi, di sbieco e di sguincio, seni prosperosi ed acerbi, che danzano nella pista, baci di passione morti su altre labbra; cerco di decifrare uno sguardo, forse a me indirizzato, ma poi lei se ne va mano nella mano con un altro. Allora cerco conforto in un tiro, che diviene anello di fumo. Sul mio colle del Calvario giace esangue la speranza, se la vita dalle innumerevoli porte girevoli, dalla moltitudine di facciate, a me si presenta come una trafila di incontri mancati, di due di picche, di sorrisi appena accennati. Poi un lampo abbacinante di ironia sul mio volto butterato si disvela.

59** Gli uomini giudicano le donne in base all’apparenza e viceversa. Quanto sforzo di parole, quale lavoro di immaginazione per chiamarlo amore !!! Non è altro che materialismo e mercificazione !!!! E non c’è altra soluzione: chi vorrebbe essere preso per ciò che è, mi dica esattamente cosa è e come è !!!!!!!

60** Ragazze diciottenni evolute e moderne, in topless o in tanga, lanciano occhiate furtive verso il gonfiore degli slip o dei boxer del ragazzo imbarazzato dell’ombrellone accanto. Poi giudicano l’erezione, commentano, ridendo a crepapelle.

61** L’antipatia è viscerale. L’odio è reciproco. E non pensate che finisca a tarallucci e vino. Quando sarò carne per i vermi, quando il mio cranio diverrà un teschio fangoso, esigo coerenza. Nessuna pietà, nessuna indulgenza. Non li voglio i vostri crisantemi. Amate la mia morte piuttosto come io amerò la vostra.

62** Passeggiate notturne, in cui vai oltre i palazzi, che racchiudono vite inscatolate, inquietudini sottili, amori consunti, ascelle maleodoranti, segretarie miopi col mal di schiena, mogli brontolone, canottiere unte, figli che mangiano con gli occhi nel piatto e non parlano. E poi ritorni ai tuoi pensieri e facendo mentalmente un rapido resoconto intuisci che quel che ti ricordi di quel giorno sono solo le musiche degli spot, volti e gesti e slogan della pubblicità.

63** Storia sempre uguale. Stessi discorsi, stesse labbra da baciare….così di comune accordo hanno deciso di prendersi una pausa di riflessione, anticamera della separazione……. Ma se Giocasta si impiccò con i lacci delle sue vesti, se Edipo si accecò con gli spilli dell’amata, a loro in definitiva non è andata male: triste epilogo di una storia sempre uguale.

64** Nella camminata ragazze fanno le sciantose, si atteggiano a reginette. Ascoltano Adami adolescenti dare i primi nomi a quel mondo di sensazioni, esplosioni ormonali, erezioni. Alle ninfette basta un sorriso, occhi ridenti e seni acerbi, per dimostrare la grazia della loro intelligenza. Ma quando il velo di Afrodite si discosterà dai loro corpi, per posarsi brevemente su altri più giovani, allora senza il trucco di quella parvenza di grazia, senza l’inganno della maschera, tu ragazzo, che te ne stai timido in disparte, potrai scrutare il loro vero volto e sorridere in virtù del tuo pensiero.

65** Ti chiesi dov’era via del Campo. Volevo vedere se era cambiata dai tempi in cui la cantava il poeta De Andrè. Nei tuoi occhi allora si accese un lampo. Un lampo d’ironia per quel vicolo malfamato. Poi il sorriso si spense, ebbe il sopravvento il velo della tristezza pensando alla sua scomparsa. Per qualche attimo mi inebriai di sciami di luci e di girandole di colori, guardando Genova nei tuoi occhi, mentre il lepago si attaccava sulle nostre vesti. Ti salutai ringraziandoti per le informazioni e poi mi congedai dicendoti: "l’uomo muore, ma il poeta resta." E mentre mi incamminavo verso la mia meta pensavo che anche noi moriremo e senza sapere niente l’uno dell’altra, l’altra dell’uno: ignari perfino delle nostre stesse esistenze. E non ci ritroveremo mai più, o forse se ci ritrovassimo di nuovo non sapremmo nemmeno riconoscerci: sono già mutate irreversibilmente gli sciami di luci e le girandole di colori.

66** Dopo i tempi della lotta armata, adesso è l’ora di fare qualche nome, di pentirsi o fingere di pentirsi, di diventare un onesto collaboratore. Con il privilegio degli arresti domiciliari, può conferire con i suoi compagni e raggranellare denari per nuovi attentati. Grazie alla fame della sua ignoranza colta e della sua ideologia contorta, tristemente salita alla cronaca, può andare anche a trovare ragazze, che gli hanno inviato lettere d’amore, dopo aver visto il suo volto d’eroe negativo alla televisione.

67** Le loro navi non hanno porti in cui sostare, né salpare. Le loro madri sgranano il rosario, ma non trovano più la forza di pregare, loro che sognavano un figlio "normale". Chissà perché hanno iniziato a bucarsi ? Noia, vuoto o trasgressione ? Dopo un’endovena allucinazioni, visioni e tremore. E quel piacere assurdo, che porta all’autodistruzione !!! Il lascito è un segno conficcato nella pelle: marchio indelebile per la gente "perbene". Combattuti tra quell’oasi di piacere e quell’apatia viscerale, quell’insana voglia di seppellire il proprio cervello in un luogo senza tempo. Quindi crisi d’astinenza, naloxone e metadone. E intanto gli spacciatori dicono ai giovanissimi consumatori di droghe leggere di non avere la maria e di essere costretti a regalargli una dose eroina. Noia, vuoto o trasgressione ?

68** Scialle di madreperla, gonna nera, capelli di seta raccolti da una raggiera. Diceva che non le piacevano quelli belli. Si concedeva solo a mutilati, invalidi, depressi. Parlava sempre per lasciare una traccia. Ma era come scrivere il proprio nome nell’acqua. Quando nei suoi occhi si spegneva l’ultima luce era tempo di andarsene senza far rumore. Il giorno dopo aveva già messo un servofreno al cuore. Era meglio di un’assistente sociale, ma era così lontana dal rispetto della gente normale. Era come un’ala di farfalla gettata in una pozzanghera.

69** Dopo aver intonato durante il concerto motivi lacrimosi e strappalacrime, dopo aver raccontato ogni colpo basso che la vita gli ha inferto, si ritira nel camerino, dove viene assalito da una Lolita minorenne, che ha eluso le guardie del corpo e varcato le transenne.

70** Mettono annunci sui quotidiani, dove si proclamano cartomanti, chiromanti, maghi, pranoterapeuti e veggenti. Alla gente spaesata e credulona vendono filtri d’amore, pozioni, amuleti, unguenti, per sconfiggere malocchi e sortilegi. Ma Tiresia non azzecca più nessun vaticinio, scombussolato da tutte le sue metamorfosi ormonali, per non dire di Calcante che sempre ubriaco non riesce più in nessun oracolo. Ma l’importante è essere opportunisti scaltri che sappiano cavalcare la moda di arcano e mistero di questa fine di millennio.

71** E quella volta ho capito che tutto era finito, perché quando il mio treno è partito, tu ti sei incamminata senza voltarti indietro.

72** Adesso non cerco più le parole in rima e le pesco a caso dal mio campionario. E non cerco più di quadrare un cerchio. E non cerco più di dare un senso a tutto. E contemplando il soffitto penso che anche l’universo debba avere vaste aree di non senso.

73** Corse pazze sui treni. Notti insonni e giorni sonnambuli. Ma chi ce lo faceva fare ? E passavamo notti insonni a pensare con chi sarebbe uscita l’indomani la nostra Ophelia di periferia, la nostra Dulcinea del quartiere. Non erano altro che ragazzotte superbe, eppure allora tanto trasognate.

74** Adesso ammainiamo bandiere, spegniamo fuochi fatui, uccidiamo chimere. Adesso ciascuno per conto proprio combatta le Erinni della sua malinconia. Mille giorni fa ridevamo assieme. Adesso ogni dialogo è un inferno. Adesso infiniti silenzi d’incomprensione.

75** Dal treno in corsa ammiro gli scorci parziali della campagna toscana. Colline che nell’arsura ti tolgono il respiro. Eppure al tramonto ti cullano, ti riposano. Simbolo di freschezza gli idranti che irrigano i campi coltivati.

76** La luce della mia stella si è inabissata in un pozzo senza fondo. Proprio in un giorno che ero arrabbiato col mondo. Ho preso una fune per poterla ritrovare, ma non c’è stato niente da fare. Poi la disattenzione generale. Gli altri hanno detto che non aveva niente di particolare: non era né una stella marina, né una stella polare. Un tempo quando camminavo mi dimenticavo della luna, ma pensavo che se fossero cadute le stelle, le avrei raccolte ad una ad una.

77** Senza preavviso è giunta la signora con la falce a togliergli le rughe dalla fronte, le ombre dal cuore. Un universo inenarrabile di parole, atti, gesti dissolto in un secondo dalla morte. Ora il commiato del corteo. Ora una vita archiviata in un feretro. Sigillata in un feretro. C’è chi versa lacrime. Chi invece consola chi resta. Ciascuno comunque raduna nel ventre della mente immagini care. Per tutto il sudore versato, per il colore di quelle notti Tra Biella e Pontedera a pierdifiato, per quella figlia nel limbo dei non nati, per quella trafila di travagli, per questo soffio ineffabile che mi sfiora il viso, per l’arcana commistione tra presente ed eterno. Per il sudario livido di questa sera ho scritto questa misera laica preghiera.

78** Si sdraia sulla panchina del parco. Si stende al sole. Un ragazzo carezza le corde della sua chitarra. La melodia si diffonde nell’aria. Socchiude gli occhi, abbagliata dal sole. E non gli importa più niente della migrazione delle rondini, dello scorrere delle stagioni. Non crede più alla magia di un incontro. Nessuna meraviglia di fronte a nessuna alba, a nessun tramonto. Vuole solo una pausa di riflessione e non vuole più ascoltare nessuna canzone d’amore. Ripensa alle voci dei cortili, alla gola riarsa dalla sete, a quando inseguiva con gli occhi scie di comete. Ripensa alle mani di suo padre, a quando guardava correre i treni verso il mare. Due pensionati giocano a carte. Alcuni mendicanti raccolgono elemosina. Gatti raggomitolati e indifferenti alla sua desolazione. E lei vuole solo una pausa di riflessione e non vuole più ascoltare nessuna canzone d’amore.

79* Mi fa pena la tua stupida vanità femminile, il fardello del tuo post-femminismo, la lama spuntata della tua emancipazione. Non capisci che i complimenti degli avvoltoi sono solo il mezzuccio più comune per portarti nei prati o nei loro letti ? E’ solo una captatio benevolentiae finalizzata, strumentale, dovuta all’eccitazione che causa la repressione. Tu invece ingenua a quei complimenti ci credi. Chi pensi che abbia ragione ? Vai a fare un qualsiasi concorso di bellezza e poi fammi sapere !!!! Sei solo una narcisista egocentrica. Fingi di essere semplice, ma cerchi sempre uno specchio che ti rimanda. Invii ai ragazzi appena conosciuti segnali, che fanno ben sperare. Dispensi baci sulle guance, prendi per mano gli sventurati e quando loro ci provano tu dici che loro hanno frainteso tutto, che tu sei solo espansiva e al massimo loro amica. Prima fai di tutto per farti rimorchiare e poi trovi anche il coraggio di negare !!!! Per il momento l’unico sfogo è scrivere questa misera catilinaria, questa invettiva da poco……

80** Come ti chiami ? Quanti anni hai ? Sei una ragazza immagine ? Sei una cubista ? Nella vita cosa fai ? E’ la prima volta che viene qui ? Ti piace la musica ? E l’ambiente ? Vuoi una sigaretta ? Ma è aumentato il costo dell’ingresso ? Sei con gli amici, con il tuo gruppo ? Ci siamo già visti ? Credi nell’amore a prima vista ? Sei per il sesso sicuro ? Leggi l’oroscopo ? Vuoi che ti legga le linee della mano ? Hai già bevuto ? Vieni a ballare con me ? Non stai bene ? Hai le mestruazioni ? Perché non ci scambiamo i numeri di telefono ? Ti dispiace se ci intratteniamo brevemente sui divanetti ?

81** Ma dove sono andati gli arlecchini, i pulcinella, che coloravano di fantasia le vie, le piazze ? E dove sono andati i cantastorie e i menestrelli, i ragazzi con i capelli lunghi che suonavano con la chitarra ? La fantasia forse non è morta, è solo moribonda. La collettività è inesistente. L’io in frantumi. Ma dove sono gli artisti di strada ?

82** Mia Lesbia repressa, assediata ed assediante, contraddittoria e contraddetta, infischiatene del rumore delle stoviglie, di questo ronzio di mosche e regalami ancora un altro sguardo d’intesa e poi nella violenza dell’abbraccio non parlare. Vorrei farti sentire i brividi sulla schiena con il luccichio argenteo di un coltello. Vorrei ucciderti, seppellirti, portarti fiori spetalati sulla tomba e poi riesumarti e resuscitarti. Dimmi ora se si può amare senza essere innamorati ? Se si può dare ed avere tenerezza senza passione ? E’ impossibile ? E’ solo un’illusione evitare paroline affettuose, i mai, i sempre, i giuramenti per l’eternità, le lacrime e i sospiri ? E’ solo un’illusione ? Che magra consolazione !!!!

83** Se un uomo di terra e di vuoto con sillabe di fuoco nell’antica Mesopotamia scandisce il mio vero nome, quello eterno, io sarò nella polvere o diverrò di croco. Se un uomo annusa gli stessi odori, che cullarono la mia nascita si cancellerà il mio volto, scomparirò a poco a poco. C’è un uomo, che scrive i versi che non scrissi ed un altro in un solaio di Parigi che brucia nel fuoco le mie parole dette e scritte. C’è un uomo che scrive nella mia sabbia e nell’acqua il libro dei miei attimi dimenticati. C’è un reduce della quinta guerra mondiale, che scrive il libro intonso del mio futuro. C’è un uomo del sesto millennio, che con un pallottoliere d’oro, conta le albe che vedrò. C’è un uomo che col mio sangue crea un nuovo Lete ed uno che con lo stillicidio delle mie lacrime crea una sinfonia ed uno che beve il mio pianto nel deserto. C’è un uomo che col mio scheletro forgia un armatura, destinata ad un elfo guerriero. C’è un uomo che cammina per le strade del mondo e racconta in una smorfia ed in due pantomime la mia storia. Se questi uomini di carne e sangue e foglie e onde marine, dispersi in tempi e in luoghi tra loro lontani, si incontrano per un istante solo diverranno un uomo di terra e di vuoto, che con sillabe di fuoco scandirà il mio vero nome, quello eterno, io sarò nella polvere o diverrò di croco.

84** Così triste e depresso che dicevo a me stesso: "Nulla. Nessuno. Niente. Fino a quando morte non mi separi o mi unisca a loro eternamente."

85** Scafisti, che traversano l’Adriatico con gommoni e motoscafi della guardia costiera tesi all’inseguimento; guerre e contese tra contrabbandieri e scafisti…… passatori che nelle terre di frontiera, sempre più terre di nessuno, si inerpicano su rocce, indicano sentieri scoscesi ai clandestini…..dopo aver intascato gruzzoli consistenti di denaro…..

86** I loro amori sono segreti, non sono costellati di baci tra la gente, di baci sotto i lampioni. Di giorno sono derise, evitate, indicate. Nessun datore di lavoro ha un’occupazione per loro. La notte sono grandi burattinaie, che con i loro fili manovrano nuvoli di maschi di ogni classe sociale: camionisti in viaggio, lontani dalla moglie, avvocati e stuoli di altri liberi professionisti, imprenditori, operai, impiegati, insegnanti, persino preti. I loro familiari, per l’offesa a loro recata, si scordano per tutta la vita di loro; solo se vengono ammazzate da un maniaco, allora si ricordano dei proventi cospicui di quell’attività, che tanto disprezzavano.

87** Gli zingari danno ai loro figli nomi stravaganti, anche nomi di macchine di lusso. Gli accampamenti dei nomadi, dei rom si distinguono dai giostrai non per le roulette, ma perché tra di loro fanno più gruppo. Li puoi vedere bere assieme dopocena, scaldati da un falò. Già ad otto anni i loro pargoli li mandano a chiedere elemosina. Qua a mio modesto avviso si dovrebbero fermare, ma poi purtroppo gli insegnano anche a rubare. Loro rubano nelle case, dopo svariati appostamenti e perlustrazioni. Di solito scelgono le zone più ricche della città. Quindi scassinano le porte da maestri. I bambini vanno sempre a piedi e lavorano nei giorni feriali. I grandi invece vanno sempre in macchina e lavorano solo la Domenica. Nessuno di loro si droga, al massimo fumano spinelli. Nessuno di loro si suicida. Altra visione del mondo, altra vita !!!

88** I portoni delle chiese sono chiusi. I portinai degli alberghi sonnecchiano. Gli sportelli delle biglietterie chiusi alla stazione. I giardinetti pubblici chiusi. Gli ultimi ansiti negli anditi degli innamorati. Il mondo degenera e nessuno si fida più di nessuno. E gli autostoppisti restano col pollice alzato per ore. Solo a Siena dormono tranquilli con la porta aperta.

89** Immigrati clandestini, che creano giacigli in case diroccate, fatiscenti, in vecchi casolari abbandonati, oppure in edifici ancora in costruzione. Sempre con gli orecchi tesi a captare passi nemici, l’unica loro forza è l’istinto di conservazione.

90** Hanno la carnagione chiara. Spesso sono più belle, più graziose di quelle italiane altezzose e scostanti, che se la tirano tanto nelle discoteche nostrane. Sono sprovviste di documenti. Sono schiave di clan albanesi, i cui capobanda e gregari venderebbero anche le loro madri e sorelle. Hanno la carnagione chiara e conoscono solo tre parole d’Italiano, quelle indispensabili per parlare coi clienti. E l’ipocrisia è che nessuno fa niente. Istituzioni e polizia non fanno niente. L’unico modo è quello di far diventare capri espiatori i clienti, multandoli. E gli scapoli insoddisfatti pagano le pene dell’inferno !!

91** La sua anima un deserto. La sua mente un labirinto. Il suo cuore un cimitero. Così camminò tutta la notte cercando di rompere la sua solitudine. Alla fine la rinascita dell’alba, Che rischiarò il lato oscuro della sua strada.

92** Ragazzi teledipendenti rincoglioniti da falsi bisogni, giochi di ruolo, e play-station….che poi crescono e navigano in rete e chattano sclerati tra le chiacchere stile cocktail party…che poi invecchieranno consumando lavorando, lavorando consumando…….e si divertiranno nel tempo libero da veri pendolari dello shopping……e parleranno inglese, e si dimenticheranno l’italiano, ormai povero dimenticato morto dialetto che parlarono i loro avi.

93** Ad ognuno non resta che piantare un albero per far diminuire l’effetto serra. Ad ognuno non resta che lasciare la propria macchina in garage per far diminuire le polveri e gli idrocarburi nell’aria. Poi la vita scorrerà consumando lavorando, lavorando consumando……….

94** L’arte oggi è rappresentata da certi soprammobili kitsch, da artisti post-moderni che con i loro eclettismi ed i loro giochi combinatori sperimentano l’infinità dei possibili con un ipertesto…….ma ogni opera è stata, è, e sarà sempre aperta…anche senza l’arte delle combinazioni….. una poesia, un quadro, un romanzo riletti la seconda volta sono già un opera diversa dalla prima….l’opera non è una consumabile… ma noncuranti continuano a sfondare con l’ariete una porta già aperta…………l’opera già aperta……

95** Dicono che ogni uomo è triste dopo il coito. Ma le ragazze della notte, illuminate da luci soffuse, nei locali intrisi di fumo, o sotto lampioni di strade secondarie, parlano ancora sommessamente, sfrontatamente, incautamente d’amore.



CITAZIONI POSTMODERNE:
"Nel ventre della mente", espressione di Sant'Agostino
"Linfa dell'anima", espressione di Eliot
"Esteves senza metafisica", espressione di Fernando Pessoa
ci sono anche alcune citazioni dantesche(Paolo e Francesca,conte Ugolino, Belacqua).






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