CATTIVA MAESTRA TELEVISIONE:

La televisione in Italia è stata senz'altro un agente catalizzatore dell'unificazione linguistica. Prima di allora solo le persone istruite e colte parlavano e scrivevano nel fiorentino di Dante, Petrarca, Boccaccio(successivamente ripreso ne "I promessi sposi" da Manzoni, che andò "a sciacquarsi i panni in Arno"). Quando la televisione invece entrò nella maggior parte delle case italiane ecco che quell'italiano di Dante divenne popolare. Prima di allora la maggior parte degli italiani pensava e parlava nel dialetto locale. Successivamente però la televisione secondo Pasolini è diventata la causa primaria dell'omologazione. Già nei primi anni'70 Pasolini, acuto osservatore delle borgate romane, aveva già intuito i cambiamenti sociali e culturali prodotti dalla massificazione televisiva. Pasolini iniziò ad accorgersi che tutti i giovani di borgata avevano iniziato a vestire, comportarsi, pensare in modo analogo. Se prima di allora per Pasolini si poteva distinguere un proletario da un borghese, oppure un comunista da un fascista, già agli inizi degli anni'70 non era più possibile: la società italiana si stava già omologando a macchia d'olio. Pasolini prese a prestito la sua MUTAZIONE ANTROPOLOGICA dalla biologia. La mutazione genetica in biologia è determinata dalla variazione prima e dalla fissazione poi. Nel caso della "mutazione antropologica" quindi la variazione delle mode e dei desideri della collettività è decisa prima nei consigli d'amministrazione delle reti televisive nazionali e poi viene fissata nelle menti dei telespettatori con messaggi subliminali e pubblicità. Ma questo non accade solo con la televisione, ma con qualsiasi mezzo dei mass-media(anche giornali e rotocalchi). Ma il più grave problema causato dalla televisione moderna è senz'ombra di dubbio la violenza, che propina ai bambini. K.Popper in "CATTIVA MAESTRA TELEVISIONE" , analizzando i contenuti dei programmi e gli effetti sugli spettatori televisivi, giunge alla conclusione che il piccolo schermo sia diventato ormai un potere incontrollato, capace di immettere ingenti dosi di violenza nella società: per il filosofo austriaco occorre quindi una censura attenta e lungimirante da parte di garanti ed organismi di controllo, così come occorre una patente per fare televisione. Il rischio in cui si incorre a non attuare questi provvedimenti- secondo Popper- è quello di avere giovani sempre più deumanizzati, violenti ed indifferenti. Non va dimenticato infatti che la famiglia patriarcale è scomparsa ed è stata sostituita dalla famiglia moderna, composta nella maggior parte da padre, madre e figlio. Il problema è che le madri lavorano e spesso è proprio la televisione a fare da baby-sitter sadica ai bambini. Non va dimenticato che il tempo trascorso dai bambini davanti allo schermo è di circa 40 ore settimanali. Secondo la psicologia moderna, per una mente ancora in fase di formazione come quella del bambino, assistere continuamente a spettacoli violenti causa 4 effetti: 1) la difficoltà permanente a distinguere la verità dalla finzione(visto che spesso nessun adulto è presente e fa da mediatore e chiarificatore); 2) deumanizzazione orientata sul soggetto: di fronte a tanta violenza il bambino può acquisire una vera mancanza di empatia nella sofferenza altrui. 3) deumanizzazione orientata sull'oggetto: il bambino può iniziare a ritenere che in fondo gli altri sono oggetti, reificando quindi il prossimo, che diventa ai suoi occhi una cosa e non una persona; 4) la televisione violenta potrebbe di conseguenza diventare istigatrice a sua volta di azioni aggressive . Per gli adulti capaci di intender e di volere invece assistere a spettacoli violenti potrebbe non determinare nessun effetto negativo. Bertrand Russell aveva a suo tempo ipotizzato che alcuni film gialli o di guerra potessero diventare una valvola di sfogo per le frustrazioni e le rabbie represse dei cittadini adulti, riuscendo quindi a sublimare l'aggressività dell'uomo moderno. Lo stesso filosofo inglese aveva infatti confessato in un'intervista che spesso guardava film gialli e si immedesimava nel detective che catturava l'assassino. Ma i bambini da soli di fronte alla televisione non sono ancora capaci di distinguere la verità dalla finzione. Se i direttori dei palinsesti ed i consiglieri delle reti televisive ritengono di poter continuare a trasmettere programmi ad alto tasso di violenza e a basso contenuto pedagogico ed informativo, motivando ciò dicendo di dare alla gente quello che la gente vuole, si dimenticano che dovrebbero mettere da parte la logica dell'audience e far valere i principi della democrazia democratica. Secondo Popper infatti nella democrazia non c'è nessuna regola sancita, che vieti a persone, che dispongono di maggiori conoscenze, di offrirne a chi ne ha di meno. La democrazia infatti- almeno teoricamente- dovrebbe dare a tutti indistintamente uguaglianza di possibilità, uguaglianza nel permettere a tutti lo sviluppo della propria unicità e diversità. Il rischio è quello di uno scadimento collettivo delle coscienze critiche di un paese: come si sa poi il sonno della ragione genera mostri. La televisione italiana inoltre è stata caratterizzata negli ultimi anni dalla televisione del dolore e dal cretinismo. Per quanto riguarda la televisione del dolore mi riferisco all'incessante ricerca di speculare e spettacolarizzare "casi umani": programmi strappalacrime a forza di calci negli stinchi sotto il tavolo dei conduttori agli ospiti. I problemi però non vengono mai risolti dalla televisione del dolore. L'importante è utilizzare il buonismo ipocrita per aumentare l'audience. L'altro problema è quello che io chiamo cretinismo. Programmi televisivi costruiti su storie quotidiane, i cui protagonisti non sono persone autentiche, ma bensì pseudo-attori, a cui viene pagato l'albergo, la discoteca, la cena, gli svaghi per andare davanti le telecamere a recitare una parte, che potrebbe recitare chiunque.






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