UNA CITTA’ IN CUI VIVERE: RACCONTO BREVE
Entrarono in cucina. Una cucina per niente mediterranea, anzi dai tratti piuttosto nordici. Una cucina italiana con un rivestimento della pavimentazione insolita: il parquet. C’era molto disordine. Nel lavello c’era un marasma di stoviglie accatastate: c’erano scodelle sporche di sugo di ragù, mestoli e posate sporche, una teglia incrostata. Giorgio aprì l’anta dello scolapiatti per prendere un piattino. Il rubinetto sgocciolava. Era da più di una settimana che sgocciolava, probabilmente perché si era rotta la guarnizione. Poi prese dal cassetto un tagliere ed estrasse dal frigorifero il salame. Partì quattro fette di salame per sé e per Tommaso. Accese la macchinetta del caffè. Dal ripiano della credenza prese i chicchi da macinare. Il ticchettio dell'orologio appeso al muro scandiva l'incedere del tempo.
Fuori la natura era dipinta dai colori smorti autunnali. Potevano guardare fuori dalla finestra ed osservare i profili dei monti ed i ritagli di cielo, disegnati dai rami di quel tiglio maestoso, che occupava gran parte del campo visivo. Da quegli squarci di azzurro potevano intuire le striature del cielo ed i passaggi delle nuvole. Sentirono una macchina, che rallentava davanti casa. Pensarono che fosse Matteo. Si sporsero dal davanzale della finestra, ma non era lui.
Giorgio era di nuovo disoccupato, dopo aver provato per un mese a lavorare part-time nel telemarketing. Il fisso era poca cosa, la maggior parte del guadagno era tutta basata sulle provvigioni, però lui non ci riusciva proprio in quel tipo di lavoro. Bisognava essere innanzitutto spigliati, e lui invece era un tipo a cui non piaceva parlare, se non con i familiari ed i pochi amici fidati. Poi bisognava credere nel prodotto che si promuoveva e lui non ci credeva nella qualità di quel prodotto. Come se non bastasse inoltre erano in dieci in una stanza a telefonare e le voci si sovrapponevano. Dopo qualche ora di quel caos aveva voglia di immergersi per tutto il resto della giornata nel silenzio più completo.
Tommaso invece stava provando a vendere strani aspirapolvere. Però non riusciva a venderli, perché c’era crisi e poi gli aspirapolvere costavano cari. Entrava nelle case delle persone dicendo che avevano vinto la pulizia dei tappeti e dei materassi. In realtà quella era solo una dimostrazione per cercare di vendere. Tommaso era stanco di quel lavoro di rappresentante.
Dovevano aspettare una diecina di minuti, prima di poter fare il caffè. E per ammazzare la noia decisero di mettersi a parlare.
“sono andato a Milano una di queste sere. Saranno due settimane.”
“Da solo ?”
“Si, da solo.”
“Come mai ?”
“Avevo voglia di fare un giro da solo. Niente di più. Niente altro che questo.”
“Ti sei divertito ?”
“E’ stata una serata strana. Per certi aspetti originale.”
“In che senso ?”
“Bè, già sul treno ero nello scompartimento con una vecchina ottantenne, che fumava Marlboro.”
“Ottantenne ?”
“Certo ottantenne.”
“Poi una volta arrivato che hai fatto ?”
“Ho cercato in tutti i modi di divertirmi. Ho girato diversi pub. Ho fatto chilometri a piedi. Ma Milano la conosco bene. Avevo amici là un tempo e qualche anno fa andavo spesso a trovarli.”
“Insomma com’è finita la serata ?”
“Ero lontanissimo dalla stazione. Non passavano autobus, perché era notte fonda. Non c’erano taxi e poi anche se ci fossero stati non avevo che pochi spiccioli. Ho cercato di farmi dare un passaggio, ma nessuno mi voleva dare un passaggio. Poi alla fine due ragazze mi hanno dato un passaggio.”
“E hai combinato qualcosa con qualcuna di loro ? Ti sei fatto dare il loro numero di telefono ?”
“No, non è successo niente. Mi hanno dato il passaggio e basta. Finito tutto lì.”
“Certo però è strano !!! Chi abita a Milano vorrebbe vivere dalle nostre parti, perché non c’è traffico, c’è meno smog, la gente è meno fredda e formale. Invece tu fai l’esatto contrario.”
“Ma Milano ti offre più opportunità di divertirti se sei giovane. La gente si fa gli affari suoi. Giri l’angolo e nessuno sa niente di te. Qui invece in un paese sanno quasi quante volte vai in bagno.”
“Però a Milano ci sono funerali con sole dieci persone, che seguono il feretro al camposanto. Qui invece anche nelle disgrazie hai il calore della gente. Ai funerali qui ci sono centinaia di persone.”
“Allora mettiamola così: Milano va bene per divertirsi, il nostro paese va bene per morire.”
“Resta però un interrogativo a cui rispondere: quale è la città in cui vivere tutti i giorni ?”
Giorgio si mise a fare il caffè.
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