DIALOGO PSEUDO-AMOROSO:

“Guardati. Da un lato l’eterno divenire
del mondo e tu invece che sei così statico, così fortemente
ancorato alle tue posizioni. Ti sei arroccato inutilmente.
Ma non sarai tu a cambiare il mondo,
cerca piuttosto di adattarti, di accettare le regole.
Basta poco alle volte per vivere insieme agli altri.
Lascia stare i maestri di pensiero: gli altri non sono l’inferno.
Elucubri. Rifletti. Ma non vedi che ti affanni interiormente
senza sosta ? La tua ricerca a che cosa porta alla fine ?
A negare Dio e l’umano ? A contrastare sempre la mentalità comune ?
Ma forse sei soltanto negato alla benché minima felicità.
La tua solitudine tanto vagheggiata che cosa è se non una fuga dal mondo ?
Questo tuo vivere distratto, sospeso a che cosa ti porterà ?
Questo tuo modo di essere ? Questo tuo fare
e nel frattempo pensare continuamente ad altro ?
Ma tu non fai altro che sostenere che l’uomo moderno
fa e pensa sempre ad altro. Le tue astrazioni
-non ti accorgi- che ti conducono inesorabilmente all’autodistruzione ?
Non ti accorgi che i tuoi fallimenti sono frutto di un tuo sabotaggio inconsapevole ?
Non puoi pretendere altro che sopravvivere,
ma non potrai mai vivere pienamente.”
Così sentenzia in tono perentorio e categorico,
mentre si riassetta la chioma con un gesto rapido.
Continua a fissarmi, a guardarmi dritta negli occhi,
quasi a voler riprendere un gioco finito anni fa,
perché conosce perfettamente che un tempo i suoi sguardi
esercitavano potere su di me.
La luce di un sole incerto guizza a tratti
tra i rami fioriti dei giardini.
Le comitive studentesche si disperdono in cento rivoli
tra le piazze, le osterie, le strade.
Da alcune finestre aperte giunge l'acciottolio di stoviglie.
Penso alle generazioni che si avvicendano in questa città,
poi mi smarrisco nel flusso di pensieri.
Non so nemmeno quanto sia cambiata questa città nel corso del tempo,
perchè una città è sempre soggetta allo specchio deformante
dei propri umori e tormenti.
“Per quel che riguarda la fede preferisco sospendere ogni
giudizio su Dio.
Ma non mi parlare del vostro cattolicesimo !!!
Le vostre verità di seconda mano e le vostre regolette immutabili.
Le vostre fedi all'acqua di rose. Il vostro credo per comprendere
e mai il comprendere per credere. Guarda il tuo cattolicesimo !!!
Per i più è una mistura di perbenismo ed ignoranza,
solo per pochi è elevazione dello spirito.
E riguardo all'esistenza preferisco celarmi alla discontinuità degli istanti. Il rischio è quello di farsi
travolgere dal fiume in piena delle sensazioni immediate.
Ma tu in fondo critichi il mio atteggiamento esistenziale per attaccare
la mia persona” abbozzo io per difendermi cautamente più che per affermare.
Lei scruta un pulviscolo. Stormi volano bassi, ma per lei le loro geometrie
non sembrano avere segreti. Continua imperterrita a osservare
minuziosamente il vento e il sole che giocano con la polvere.
Ritorna in sé, placa il suo animo, la sua voce è sommessa e mi dice:
“il motivo per cui ti dico ciò è che voglio spronarti,
non voglio vederti affievolire lentamente.
Rinnova i moti del tuo animo. Rinnova il desiderio, che ancora ti arde
dentro. Un tempo tra noi ci fu qualcosa. Cercammo l’uno di lasciare
una traccia nell’altro. Non puoi dimenticare tutto questo,
anche se gli eventi della vita ci hanno allontanati.”
Continuiamo a camminare nel dedalo di vie, sotto quei portici,
che ci hanno visto più giovani ed assieme.
Cerco tra i passanti volti che mi furono familiari.
La grafia delle nubi scrive nel cielo segnali decifrabili
solo al volo delle rondini.
Il suono delle sue parole si alterna all'eco dei nostri passi nell'aria.
Distolgo lo sguardo dalle sue pupille e dai battiti delle sue palpebre e dico:
“Per un lasso di tempo abbiamo condiviso gesti, segni, simboli e perfino miti
assieme. Era un nostro segreto. Ma abbiamo scelto percorsi diversi,
diametralmente opposti ed è inutile recriminare. Quel che è stato è stato.
Adesso abbiamo due vite diverse, forse addirittura inconciliabili. I nostri destini
si sono forse già intrecciati a sufficienza” concludo io
come se fossi veramente e definitivamente convinto di ciò che dico,
come se non fossi contento di rivederla,
come se sapessi realmente se la fine fu perdita
o rinuncia da parte di entrambi,
mentre Padova si ripresenta ancora come una linea di confine
tra autoironia e disillusione, tra memoria e oblio, tra passato e presente.








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