BIOGRAFIA DEL POETA DOMENICO TURCO:

Domenico Turco è nato il 9 Agosto a Canicattì(AG), dove attualmente risiede. E’ affetto da distrofia muscolare, ma nonostante ciò è sempre riuscito a mantenere una grande vitalità, che gli ha permesso di conseguire notevoli risultati in ambito culturale. Si è laureato in filosofia con il massimo dei voti, discutendo la tesi “L’ermeneutica e la questione del testo filosofico”.
Ha pubblicato cinque libri: Sottovoce(Venilia Editrice, Padova, 1994), Numi del sortilegio, non mi dite…(Venilia Editrice, Padova, 1996), I limiti e l’immenso(EraNova-Bancheri Editrice, Caltanissetta, 2000), Acque lustrali(Venilia Editrice, Padova, 2003), Il mondo eterno. Spiritualità, Esoterismo, New Age- il ritorno di Atlantide(Elvetica Edizioni, Chiasso, Svizzera, 2006). Le sue liriche sono state inserite in molte antologie, tra cui L’altro novecento(curata dal prof. Vittoriano Esposito), Elemento fuoco(Bastoni Editrice, Foggia, 1995/1998), Poeti dal mondo per Giacomo Leopardi(Centro Nazionale di Studi Leopardiani, Recanati, 2001). Domenico Turco ha ottenuto molti consensi, vittorie e riconoscimenti in premi letterari prestigiosi(Laurum “Enzo Tricoli Sezione Poesia”, Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”, Premio Internazionale “L’artigiano poeta”, Premio “Saturo d’argento”, Concorso Letterario “Franco Delpino”, Premio “Faro d’argento”, Concorso “Poeti e scrittori siciliani”, Premio Internazionale “Città di Marineo”, Premio di poesia “Città di Prizzi”, Premio Internazionale “Nicholas Green”, Concorso nazionale di poesia “L’amaro miele”, XIX Premio Montale). Grandi critici letterari e molte personalità del mondo culturale si sono occupati della sua produzione poetica e della sua attività saggistica, tra cui Giorgio Albertazzi, Giovanni Amodio, Mario Ancona, Elio Andriuoli, Giorgio Barberi Squarotti, Maurizio Cucchi, Mario Luzi, Roberto Sanesi, Ghanshyam Singh.
Inoltre è redattore dell’enciclopedia multimediale di Canicattì Cultura, realizzata insieme al fratello Calogero Turco, artista figurativo e webmaster. Collabora con riviste e quotidiani e i suoi lavori sono presenti in vari manuali universitari. Il professore di psicologia Lucio Ragazzo ha tradotto in inglese alcune sue liriche nella monografia Adulti che tacciono, pubblicata in Inghilterra sul prestigioso Journal of the Society for Existential Analysis. Alcune sue poesie sono state tradotte in sloveno dalla scrittrice Jolka Milic e pubblicate sulla rivista Vitrum di Lubiana.
Per cenni biografici e per il curriculum letterario completo di Domenico Turco vi invito a visitare il suo sito(www.mondo3.it), da cui potete comprendere pienamente quanto sia un artista poliedrico ed un intellettuale versatile ed eclettico. Nel suo sito potrete farvi un’idea della vastità della cultura del nostro poeta, che è anche saggista, giornalista, ermeneuta ed esperto di esoterismo.
Il nostro non è provvisto soltanto di grande talento poetico, ma possiede un’altra rara qualità: ciò che colpisce maggiormente nella sua attività saggistica è la chiarezza espositiva con cui trasmette cultura, la sua capacità di insegnare senza essere mai didascalico e nozionista. Nei suoi saggi e nei suoi articoli il suo stile non è mai troppo complesso per i neofiti ed allo stesso tempo non è mai semplicistico per gli studiosi. Altra qualità di Domenico Turco- difficilmente riscontrabile in molti intellettuali italiani- è l’obiettività con cui riesce ad analizzare e studiare filosofi ed artisti. Essendo lontano anni luce da logiche di partito ha il coraggio di scrivere di filosofi, di cui molti accademici si guardano bene di occuparsene per una sorta di pregiudizio ideologico. Il nostro si occupa anche di Evola e di Heidegger ad esempio e nello studio di essi e nell’interpretazione dei loro testi non è mai un sostenitore accanito e fazioso delle loro tesi, ma dimostra di possedere distanza e moderatezza. A mio modesto avviso Domenico Turco meriterebbe senza ombra di dubbio di essere conosciuto dal grande pubblico, che avrebbero bisogno - oggi più che mai- della sua intelligenza creativa, del suo senso critico e del suo talento artistico.


INTERVISTA AL POETA DOMENICO TURCO:

1)Scrivi per mettere ordine nel tuo mondo o per creare un nuovo mondo ?

Se scrivo per portare ordine nel mio mondo? Non direi, in quanto alla scrittura delego piuttosto la funzione di movimentarlo, introducendo appunto l’elemento caos in una vita troppo lineare, dai ritmi eccessivamente lenti e “pausati”. Quanto al fatto di voler creare un nuovo mondo, lo scrittore è in primo luogo un sognatore, e i sogni non sono altro che mondi differenti o dimensioni altre, tracce di un universo parallelo, interiore e spirituale, che è il solo in cui l’autore si trova a suo agio. Il poeta che crea, crea sempre un nuovo mondo, che lo voglia consapevolmente o meno.

2)Quali sono i tuoi modelli letterari ?

Mi piace molto questa domanda, principalmente perché oggi molti presunti scrittori o poeti alla moda quasi si vantano di poter fare a meno di modelli, di maestri. Invece i modelli letterari sono importantissimi, ritengo che sia impossibile scrivere in maniera seria senza l’esempio di quelli che Yeats chiama “maestri di canto dell’anima” in una delle sue più belle poesie, Verso Bisanzio. Volendo entrare nello specifico, per quanto mi riguarda credo di aver avuto moltissimi modelli letterari, tutti enormemente diversi tra di loro. Io sono stato influenzato da classici antichi, medievali, moderni e contemporanei. In primis Omero, poi Mimnermo, Pindaro, Archiloco, Saffo, Ovidio, Orazio e Properzio. Tutti autori caratterizzati da una grande predilezione per gli aspetti visivi, per le immagini vigorosamente espressive. Passando ai classici medievali, ho attinto parecchio da tutti i poeti provenzali, che conosco bene avendo studiato Filologia romanza all’Università, oltre che dai nostri Dante, Cavalcanti, Guinizzelli. Però preferisco gli autori moderni e contemporanei. La mia poetica genericamente simbolista si basa su alcune espressioni più significative della letteratura dell’Ottocento e del Novecento, sia di quella italiana, come D’Annunzio, Gozzano, Montale, Ungaretti e Quasimodo, fino ai più recenti Pasolini, Luzi e Sanguineti, che straniera, da Edgar Allan Poe a Emily Dickinson, da Rimbaud e Baudelaire a Valery, senza dimenticare narratori come Proust, Joyce e Tolkien. Per quest’ultimo ho una vera venerazione, risalente all’età di undici anni, quando lessi i suoi lavori migliori: la trilogia Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e Il Silmarillion. Ma i poeti che mi hanno formato sono certamente i modernisti: oltre al già citato Yeats, che considero un maestro di poesia e pensiero, vorrei aggiungere i nomi di altri due modernisti: T.S. Eliot ed Ezra Pound. A quattordici anni la lettura della Terra Desolata di Eliot mi ha letteralmente rivelato un mondo poetico totalmente nuovo. Inizialmente mi colpì il suo linguaggio poetico attuale, del tutto privo di aulismi o classicismi, vivo e conciso, e l’attenzione al quotidiano, alla realtà più sordida, senza rinunciare all’immaginazione, ai simboli e agli archetipi. La poesia eliotiana presuppone poi l’idea di Tradizione come qualcosa di eternamente contemporaneo, basti pensare agli episodi della storia o della mitologia evocati e riattualizzati non solo nella Terra desolata, ma anche in Coriolano e in altri lavori poetici. Contemporaneamente a Eliot nella prima adolescenza subii l’influsso determinante di Pound, un autore che apprezzo stranamente per le sue cose meno celebrate, dalle poesie giovanili al poemetto Hugh Selwyn Mauberley, fino alle opere saggistiche, come l’eccezionale Lo Spirito romanzo, lavoro che ne rivela la grandezza di critico. Ma trovo ad esempio I Cantos un’opera geniale ma per niente efficace sul piano della poesia, del Bello estetico, solo un grande esempio di letteratura sperimentale. Con gli anni ho sempre più abbandonato la passione per la poesia sperimentale, abbandonando ad es. il citazionismo e le allusioni colte, etc… ciò non significa che mi sia convertito ad una poetica più facile, anzi, per certi versi la mia scrittura poetica si è fatta più visionaria, metafisica, e quindi decisamente ermetica. Acque lustrali è un po’ il manifesto di questa svolta, che devo appunto all’influenza del bardo postmoderno Dylan Thomas. Difficile comunque rivelare dei modelli, Tornando alla poesia, credo di essere stato letteralmente posseduto da due poeti di grande fascino, come il greco Giorgio Seferis e l’antillano Derek Walcott, che ritengo il maggiore poeta vivente, ex-aequo con Seamus Heaney.

3)Quanto è importante leggere per chi scrive ?

Lo scrittore è prima di tutto un lettore, la molla che lo spinge a scrivere è anzi proprio l’amore per i libri che ha letto, e il desiderio di emulare gli autori che più ammira. O almeno di provarci…

4) Hai ricevuto molti premi letterari e consensi critici, hai pubblicato giovanissimo sillogi poetiche. Quale è stata la soddisfazione letteraria più grande ?

La soddisfazione letteraria più grande è legata, senza dubbio, alla pubblicazione del mio primo libro, SOTTOVOCE, nel 1994, all’età di 18 anni. La silloge, che avrebbe dovuto uscire un anno prima, fu pubblicata a spese dell’editore, ed ebbe un enorme successo grazie alla mobilitazione della mia insegnante di Lettere, prof.ssa Silvana Candido, e dei miei compagni di classe, che si occuparono di vendere il libro “porta a porta”. Tanta fu la richiesta, che l’Editore fece subito ristampare la raccolta, con cui ottenni fra l’altro diversi riconoscimenti.

5)Ci potresti riassumere la tua poetica ?

La mia poetica si ispira sostanzialmente alla corrente metafisica, che storicamente ha fatto capo a Dante, Shakespeare, John Donne, e, nel Novecento, a T.S. Eliot, al gallese Dylan Thomas, al libanese Kahlil Gibran, e al nostro Montale. La poesia metafisica privilegia la poetica delle cose alla poetica delle parole, però considera le cose come tracce simboliche di una realtà ulteriore, che può coincidere con la dimensione spirituale, fornendo comunque dell’aggettivo spirituale l’accezione più vasta e neutra possibile. Ci sono molte forme di spiritualità, di carattere immanente, legate all’identificazione io-mondo, o di carattere trascendente, legate all’idea di un Dio personale. Quanto detto riguarda soprattutto gli aspetti contenutistici, ma in poesia conta moltissimo la musicalità. Io evito le rime, cerco una musicalità spontanea basata su assonanze, consonanze, giochi di parole, etc… sull’esempio di Montale.

6)Nella tua tesi di laurea scrivi : “Da sempre in disaccordo con chi intende separare in compartimenti stagni filosofia e letteratura, anzi convintissimo della necessità di un dialogo tra queste due esperienze fondamentali della realtà umana…….”. A tuo avviso quali sono i filosofi più “poetici” e i letterati più “filosofici” ?

Difficile, difficilissimo rispondere a questa domanda. Cercherò di rispondere, al di fuori dei luoghi comuni. Il primo filosofo poetico che mi viene in mente è Eraclito, questo geniale cantore del Divenire. Basterebbe il verso “il fulmine governa ogni cosa” a laurearlo come poeta! Ma presentano un alto grado di poeticità anche altri presocratici, quali Parmenide ed Empedocle, che era di Akragas, l’odierna Agrigento, praticamente un mio compaesano… Il più poetico dei filosofi è indubbiamente Platone, sia per le sue grandi capacità di narratore ispirato e visionario, che per i temi del suo pensiero, spirituale e profondo, che suscita emozioni così intense, che solo la poesia può generosamente elargire. Filosofo-poeta è anche, inaspettatamente, Hegel, specialmente nella Fenomenologia dello Spirito, che è un vero e proprio poema filosofico, specialmente quando rilegge la storia alla luce di sfolgoranti metafore, delle cosiddette figure, come la figura della coscienza infelice, del servo-padrone o del dio-uomo, etc… Ma filosofi-poeti sono i vari Bruno, Campanella, Vico, Michelstaedter, Kierkegaard, Nietzsche, autori in cui l’ispirazione prevale spesso sulla fredda razionalizzazione. I poeti più filosofici? Eliot e Montale, poeti che hanno costruito la loro poetica sulle idee e i concetti, però ricorrendo alle risorse della poesia autentica, fatta non solo di pensieri e concetti, ma anche se non soprattutto di immagini.

7)Ci potresti raccontare il tuo rapporto con il mondo dell’editoria ?

Ho avuto a che fare con pochi editori, piccoli ma se non altro molto onesti e competenti. Praticamente sono stato ignorato dall’editoria che conta, mondo che non mi sembra neanche dominata dal business, come spesso è stato scritto, perché l’editoria di livello dovrebbe tentare di fare nuovi buoni affari scovando dei poeti nell’ombra, ma capaci di sfondare a livello internazionale o addirittura mondiale. Un po’ come accade nella narrativa, dove si pubblicano autori di qualità maggiore, accanto a qualche libro di barzellette et similia, al fine di fare cassetta, più che altro. Invece in ambito poetico prevalgono i soliti raccomandati. Come Franco Loi, Valerio Magrelli, o Patrizia Valduga, poetessa di nome ma non di fatto, autrice di filastrocche rimate che non hanno neanche la dignità dei testi delle canzoni dello Zecchino d’oro, o l’osannatissima Alda Merini, creata a tavolino per un caso mediatico, bravina, sicuramente, ma non più di migliaia e migliaia di poeti sparsi per la penisola. Per la mia attività di critico ed editor scopro continuamente autori di livello decisamente superiore alla datatissima Merini, perché Mondadori non punta su nuovi talenti? Semplice, perché deve dare spazio ai soliti noti, privi di qualità ma con potenti santi in paradiso. Per dirla con Shakespeare, “c’è qualcosa di marcio in Danimarca”, anzi, in Italia… E’ una cosa evidente, lo sanno anche i bambini. La cosiddetta crisi della poesia è una sorta di mito delle origini, che serve a mascherare la stupidità di critici compiacenti e di poeti laureati, ma da chi e come rimane un mistero… Qui c’è il sospetto di una generalizzata compravendita di falsi titoli accademici! “Il livello medio della poesia è basso”, dicono i critici al soldo di Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, Guanda, etc… ciò autorizza a pubblicare di tutto, anche insulsa poesia sulla nutella o la carta igienica. Non è un caso se il mio ultimo libro, Il Mondo Eterno, sia stato rifiutato da 66 editori italiani, prima di essere pubblicato da una casa editrice straniera. In Italia l’editoria è venduta, altrove è una cosa seria!

8)Ci potresti descrivere le emozioni, che provi ogni volta che –durante una tua conferenza- vede le aule gremite di persone ?

Francamente non mi dà nessuna emozione, sia che siano 10 o 100 persone, quello che mi emoziona è di poter essere utile a qualcuno, di trasmettere positività, idee e passione per quel sogno infinito che è la poesia.

9) Hai avuto modo di incontrare personalmente molti scrittori e poeti. Ci potresti raccontare qualche aneddoto ?

Di aneddoti su scrittori e poeti ne potrei raccontare molti. Stranamente ricordo però più gli aneddoti che mi sono stati raccontati, per es. dal compianto prof. Sanesi, riguardanti il serissimo, più che accademico Eliot, che tuttavia nel suo studio riceveva in bermuda e a dorso nudo, qualcosa che non mi sarei mai aspettato da chi passa per essere stato un tipo alquanto stereotipato…

10)Quali consigli daresti a chi vuole diventare poeta ?

Siamo tutti poeti, come affermava il filosofo Benedetto Croce, tuttavia il problema più grande è diventare ciò che si è! Molti iniziano direttamente a scrivere, senza nessuna preparazione. Il risultato è disastroso. Un poeta deve studiare, leggendo moltissimo e apprendendo le basi della metrica, della musicalità, ma senza esagerare. È finito infatti il tempo della tirannia dell’endecasillabo e della rima, solo che, mentre l’uso del metro può essere facoltativo ma non è in sé dannoso, la rima è da scartare. Invece tanti scrivono come se fossimo ancora nell’Ottocento…

11)Che relazione intercorre –secondo te- tra psicologia e poesia ?

La poesia è forse l’arte più psicologica, in quanto fa uso delle parole, esattamente come la psicanalisi che agisce attraverso il linguaggio per scoprire i linguaggi nascosti del pensiero umano. Leggendo un poeta entriamo nella sua mente e ci rispecchiamo nelle sue idee ed emozioni.

12)Visitando il tuo sito e leggendo i tuoi scritti sembra che ti sia incamminato verso la via dell’ascetismo positivo. E’ così ?

Se per ascetismo positivo intendiamo quel tipo di fede che non colpevolizza le energie vitali dell’uomo, allora sì, ritengo di essermi incamminato in quella direzione. Specifico, comunque, che non sono o non mi sento un asceta tradizionale, un eremita che rinuncia a sé, per citare il verso di una canzone di Franco Battiato, il mio cantautore preferito. Per me l’ascesi è sinonimo di ricerca spirituale, non di annichilimento.

13)Come è possibile migliorare la politica sociale nel nostro Paese ?

La politica sociale nel nostro Paese potrebbe migliorare molto, a patto di voler operare una rivoluzione del cuore, che riconosca finalmente la priorità dell’etica sull’economia. Qualcosa di utopico, pensando alla deriva liberistica a cui assistiamo sia a destra che a sinistra, all’eccessivo rilievo che assumono le lobby palesi ed occulte, le banche, etc… L’idolatria del Libero Mercato annebbia le menti dei nostri politici, incapaci di concepire un sistema diverso, fondato sulla solidarietà nei riguardi dei più deboli, su un modello di stato mediatore tra istanze di libertà ed esigenze di giustizia sociale ed economica. In questo senso è necessario superare il dualismo destra-sinistra, verso un nuovo comunitarismo finalizzato a creare ponti tra le diverse parti invece che muri. L’esempio tedesco della Grande Coalizione dimostra che ci avviamo lentamente oltre la democrazia dei partiti e delle contrapposizioni frontali. Solo il dialogo potrebbe salvarci dai miti giacobini o reazionari, e restituire alla politica la sua funzione di servizio, di missione socialmente connotata. Come poeta, non posso non essere bipartisan, vicino agli uomini in quanto uomini, ignorando del tutto colori e bandiere che hanno solo valore per chi vede solo la superficie, e non sa andare oltre. Personalmente ho molti amici sia di destra che di sinistra, e vado d’accordo con entrambi proprio perché il mio credo politico è inclusivo e non esclusivo, radicandosi su un rispetto religioso per la persona, a prescindere dalla tessera che ha in tasca.

14)Potresti spiegare in termini semplici il termine esoterismo?

L’esoterismo è l’espressione del contenuto occulto delle prospettive spirituali di ogni tempo e paese, che si contrappone spesso alle religioni ufficiali costituendo in qualche modo una religione parallela. Personalmente non ho niente contro l’esoterismo, è una via di ricerca legittima come le altre, a patto di voler rimuovere quegli aspetti collegati alla New Age o alla magia intesa in senso deteriore. L’esoterismo vero è un’altra cosa

15) Secondo te la poesia può cambiare la realtà e se sì in che modo ?

La poesia è un’arte, e le arti hanno il potere di trasformare la realtà, anzi, questa trasformazione della realtà è lo scopo immediato dell’artista, di ogni artista. Il poeta scrivendo trasfigura ciò che lo circonda, elevando in molti casi a emblema le cose di tutti i giorni, come le tamerici virgiliane o gli ossi di seppia montaliani. Ma esiste la possibilità che il poeta riesca utilmente a cambiare il mondo intorno a lui, con la forza paradossale che nasce dalla sua debolezza di bardo, di semplice “parolaio”. Il poeta è l’ultimo alfiere della verità in un mondo di illusioni e menzogne, e come tale il suo messaggio giunge in profondità, cambiando profondamente l’uomo, e, in maniera indiretta, il mondo, che è dominio dell’uomo.

16) L’attività di saggista e di divulgatore culturale ti fa scaturire delle idee per la creazione di nuove poesie ?

Direi che è piuttosto il contrario, è la mia poesia ad alimentare la mia filosofia, in quanto mentre scrivo sorgono spontaneamente in me visioni di una dimensione spirituale, immagini di un sovramondo che si alimentano della bellezza di questo mondo, bellezza che appunto ne acclama l’origine soprannaturale, postulando un intervento del Divino, un’essenza, un quid difficile da definire, e di cui l’unica possibile definizione è l’espressione greca logos alogos, discorso muto. Non possiamo descrivere il cielo, ma solo cercare le vie per raggiungerlo.

17) Nel tuo sito “Mondo 3” si trovano molti tuoi articoli e saggi. Non hai paura che qualcuno si appropri indebitamente dei tuoi scritti ? In che modo ti tuteli ?

Non ho paura che qualcuno si appropri indebitamente dei miei scritti, preferisco correre il rischio invece che lasciare tutto nel cassetto, senza che nessuno possa attingere alle mie idee e alle mie intuizioni. Non mi tutelo in nessun modo, convinto che in futuro potrei agire legalmente, dal momento che il plagio non dipende dall’iscrizione alla S.I.A.E. Ma spero che non si verifichi mai una cosa del genere.

18) Molti poeti oggi sentono la necessità di unirsi in gruppo, però talvolta si vengono a creare delle cricche elitarie e chiuse. Che cosa ne pensi ? Hai mai sentito il bisogno di far parte di un movimento poetico ?

Ritengo che sia giusto unirsi in un gruppo, è una maniera per uscire dalla torre d’avorio, è positivo, sempre che si eviti il rischio del settarismo. Personalmente ho sentito spesso il desiderio di partecipare a un movimento poetico, sentendo la mancanza di un dialogo, di un confronto con altri autori.

19) Secondo te la sofferenza è il modo più potente per conoscere e conoscersi oppure è lo stato mentale (e non lo stato d’animo) ad essere prioritario per indagare la realtà ?

Propendo per la seconda ipotesi, anche perché la sofferenza, pur essendo una modalità comprendente, è comunque una lente deformante che punta sull’emotività, e la modalità è sempre una cattiva consigliera.

20)Quali sono i tuoi progetti per il futuro ?

Quali progetti ho per il futuro? Direi parecchi. Come progetto immediato, devo organizzare diversi incontri culturali dedicati a promuovere il mio ultimo libro, IL MONDO ETERNO, pubblicato per i tipi Elvetica di Chiasso (Svizzera). Poi devo revisionare alcune opere inedite e completare diversi saggi riguardanti il Pensiero della Tradizione nei suoi vari aspetti. Le mie ricerche multidisciplinari sono volte a rivalutare la spiritualità, proponendo un dialogo tra le varie religioni, che pur nelle grandi differenze, derivano da una stessa fonte: la Tradizione primordiale.

21)Nel tuo ultimo libro tratti anche della New Age. Quali sono a tuo avviso i limiti e le potenzialità della New Age ?

Ho iniziato a interrogarmi sulla New Age scrivendo una recensione a L’OPERA AL ROSSO, meraviglioso libro della scrittrice e saggista Giovanna Pandozy di Roma. Un’opera che affrontava la spiritualità da un punto di vista esoterico serio, e che come tale si contrapponeva alla New Age, capace al più di una sorta di spezzatino metafisico, composto da astrologia, cartomanzia, alchimia, occultismo, etc… niente a che fare con il pensiero delle tradizioni, la mistica, l’ascesi come momento di elevazione alla misteriosa realtà rappresentata dal Divino, e altri orientamenti spirituali. La New Age, come scrivo nel libro, intercetta un giusto e sacrosanto anelito al Trascendente, ma lo fa in maniera sbagliata, non radicandosi sulle Vie della Tradizione, Vie che forniscono le risposte adeguate alle fondamentali domande relative al senso della vita.

22)Sempre nella tua ultima opera intendi affermare/riaffermare la Tradizione. Ci potresti dire qualcosa in più ?

In realtà circolano numerosi equivoci in merito al concetto di Tradizione. Per la maggior parte delle persone esso è sinonimo di passatismo, nostalgia del buon tempo antico, e cose del genere. Ultimamente si parla spesso di tradizione e di tradizioni, con riferimento a usanze alimentari, ad aspetti del costume, etc… Ma la Tradizione autentica è quella spirituale, tradizione che non vive di apparenze esteriori, di esperienze banali, o che almeno risultano tali a confronto con la spiritualità originaria, la quale è in grado di dare le coordinate giuste all’individuo indifferente ai valori del bello, del bene e del vero, individuo definito dal filosofo spagnolo Ortega y Gasset “uomo-massa”. L’uomo-massa contemporaneo è perfettamente a suo agio nel mondo dove Dio è morto, e con Dio i valori e le utopie spirituali che fanno parte dell’essenza stessa dell’umanità, il suo DNA, in qualche modo. Tornare alla Tradizione significa far ritorno a noi stessi, affermare ex-novo un’identità remota e rimossa, soffocata nella morsa del materialismo, del nichilismo, del minimalismo, che è poi quel placido crogiolarsi nel quotidiano, nel vivere alla giornata, senza porsi più degli interrogativi in merito alle mete eterne del vero essere e della vera conoscenza. Nel mio libro tornare alla Tradizione significa: risalire alle sorgenti della spiritualità, una spiritualità libera dalle pastoie dell’integralismo, del dogmatismo, del confessionalismo, una spiritualità universale, che attinge a tutte le religioni e a tutte le prospettive esoteriche, accomunate dall’essere vie diverse di accesso alla Verità. La Tradizione non va presa così com’è, ma va interpretata e in qualche misura adattata alla nostra non riconosciuta vocazione di liberi ricercatori dello spirito, è questa la grande lezione che proviene dal pensiero tradizionale di Guènon, Evola, Zolla e Schuon, che ha prodotto un nuovo modo di guardare agli insegnamenti spirituali di un passato sempre attuale perché atemporale.

23)Hai dichiarato che il tuo ultimo libro è “un viaggio intorno al mistero”. Hai elaborato e rielaborato molto le tue idee per compiere questo viaggio ?

Sì, praticamente si è trattato di un percorso lungo, impervio, impegnativo. Inizialmente intendevo scrivere un saggio divulgativo, di carattere giornalistico, ma poi è emersa la mia grande passione per la filosofia. Il risultato è stato IL MONDO ETERNO, una mostruosa o geniale, a seconda dei punti di vista, sintesi di più generi, dal trattato filosofico al saggio letterario con frequenti sforamenti in territori poetici o fanta-archeologici, come il capitolo su Atlantide, metafora di quella Età dell’Oro che costituì storicamente il primo esempio di civiltà fondata prevalentemente sui valori ascetici e sapienziali.

24)Che cosa significa “Mondo eterno”?

Il Mondo Eterno è ovviamente il Mondo della Tradizione esoterica e mistica, un abito per tutte le stagioni, forza di rigenerazione spirituale che bisogna cercare nella nostra coscienza e non fuori di essa.












1