“DOPPIO SOGNO” DI A. SCHNITZLER:
Questo piccolo capolavoro narra del rapporto complesso tra un medico e sua moglie. Sono una coppia
giovane e felice, però al ritorno da una festa in maschera iniziano a raccontarsi l’un l’altra fantasie
e segreti, che prima di allora avevano tenuto per sé. All’inizio viene descritta una scena, simbolo di un atmosfera borghese e rassicurante: la loro figlia piccola, a cui
viene letta una fiaba dai genitori, viene poi messa a letto dalla governante. Ma il giovane medico Fridolin deve
uscire quella sera per recarsi da un paziente, che versa in gravi condizioni. Una volta giunto a destinazione
trova l’uomo già morto e viene sedotto dalla figlia del defunto davanti alla salma. Dovrebbe tornare a casa,
ma finisce per vagare tutta la notte. Si fa sedurre da una passeggiatrice, che lo porta nella sua casa, ma
con cui non conclude niente. Entra in un caffè notturno e qui incontra un suo vecchio compagno di
università, che ora fa il pianista. Quest’ultimo gli racconta che quella stessa notte dovrà suonare
ad una festa da ballo con gli occhi bendati, anzi riesce a guardare “nello specchio attraverso il fazzoletto
di seta nera che mi copre gli occhi”. Non conosce i partecipanti della festa mascherata, né il proprietario.
Fridolin rimane affascinato dalla strana storia ed esprime il desiderio di voler entrare nella villa dei misteri.
Il pianista gli risponde che deve procurarsi un saio scuro ed una mascherina nera. Il medico allora si
reca dal mascheraio, dove ha modo di imbattersi nella piccola Pierette, forse una pazza, che viene
sorpresa con due signori nel negozio.
Fridolin riesce ad entrare nella villa, ma viene smascherato. Sapeva la parola d’ingresso, ma non la parola
d’ordine della casa. L’attende una punizione estremamente severa, forse dovrà pagare con la vita stessa,
ma una donna lo riscatta e si dichiara di tutti. Successivamente scopre che la donna che si è sacrificata
per lui ha pagato con la vita. Nonostante il medico viva queste esperienze al limite da solo, va detto che nelle donne che incontra ricerca sempre ossessivamente la moglie.
Questo romanzo breve è stato reso famoso dalla trasposizione cinematografica di Kubrick dal titolo
“eyes wide shut”. Il film però non è totalmente fedele al libro. Kubrick infatti ambienta la vicenda
nella New York dei nostri giorni, mentre invece nell’opera originale ci imbattiamo nella Vienna di fine
secolo. L’alta società di Vienna in quel periodo si dedicava all’edonismo sfrenato con frequenti feste di ballo,
perché non voleva affrontare direttamente i grandi cambiamenti culturali, sociali e politici di quell’epoca
di transizione. Schnitzler prende spunto da questo atteggiamento mentale, assai diffuso al tempo, per
indagare sulla natura umana e sui meandri della psiche, riuscendo ad esplorare zone d’ombra che
nessun altro scrittore era mai riuscito a cogliere pienamente.
Il tema principale dell’opera è la necessità di guardarsi dentro da parte del protagonista
ed il bisogno di conoscere più approfonditamente la consorte.
L’interrogativo di fondo è se sia opportuno dirsi tutto tra coniugi, rivelarsi anche
le fantasie più inconfessabili o se sia meglio far prevalere il non detto.
La scelta cruciale è tra l’incomunicabilità all’interno della coppia e quella che lo psicologo Bergler definiva
“la delusione rispetto all’ideale dell’io”. Quest’ultima espressione significa che una persona può
subire una ferita nell’animo, constatando lo scarto significativo tra l’idealizzazione del partner e l’effettivo modo
di essere della persona amata. Come se non bastasse la rivelazione di fantasie sessuali può far scaturire
la gelosia da parte di entrambi. Nell’opera di Schnitzler il protagonista Fridolin, dopo aver ascoltato
le fantasie ed i sogni della compagna, subisce uno smacco notevole, sia perché capisce la complessità
delle dinamiche del desiderio femminile, sia perché implicitamente ritiene scontato un monopolio
sessuale nei confronti della moglie, ritiene di avere un diritto di proprietà su di essa. Lo stesso sentimento
di gelosia che prova è difficile da decifrare: è un impasto, una commistione tra desiderio di possesso
esclusivo e angoscia per una possibile separazione dal proprio oggetto di amore. Ma quando una coppia inizia un percorso di conoscenza e di autoanalisi così intimo il rischio è che uno dei due scambi le fantasie dell'altra metà per tradimenti effettivamente avvenuti e mascherati sotto forma di desideri mai messi in pratica. Schnitzler è geniale ad evidenziare le contraddizioni insanabili all'interno della coppia.
Questa opera di Schnitzler potrebbe essere interpretata secondo certi criteri freudiani. Ma è altrettanto
vero che Schnitzler non fu mai debitore di Freud. Entrambi giunsero alle solite conclusioni, però
tramite mezzi diversi: Freud con l’analisi, l’artista con “l’autopercezione”.
Freud nei “Tre saggi sulla teoria sessuale” sostiene che “l’occhio è come il corrispondente di una
zona erogena”. Il piacere di guardare non è altro che una pulsione parziale secondo Freud, che può avere
come antagonista solo la vergogna ed il pudore. Il protagonista di "Doppio sogno" è preso dal piacere di guardare tutte le donne nude alla festa mascherata, però questo voyeurismo sconfina e si sublima nell’epistemofilia(nel desiderio di conoscere
e di indagare la realtà). Il medico Fridolin infatti vuole conoscere i propri recessi psichici, le fantasie
erotiche della moglie e vuole sapere chi sono le persone che hanno partecipato alla festa. Non a caso
l’ultima parte del libro tratta proprio dell’investigazione privata del medico per smascherare i
responsabili di quell’orgia.
Da notare inoltre il conflitto intrapsichico del protagonista maschile tra erotismo e pulsione di morte: da una parte questa forza
primaria che dovrebbe unire e legare e dall’altra una tempesta che dissolve le relazioni
e distrugge i legami.
Infine un’ultima considerazione: Schnitzler con questo libro sembra volerci dire che fare un’analisi dei desideri all’interno di una coppia non è detto che sia un requisito
indispensabile per due sposi, anzi talvolta può rivelarsi controproducente ed inquietante.
Lo stesso Adler, fondatore della Società di psicologia individuale, riteneva che la cooperazione
fosse un presupposto fondamentale per il benessere della coppia piuttosto
che il soddisfacimento della pulsione sessuale o lo scandagliare i desideri repressi dell'altra metà. Ognuno dei due
partner secondo lo psicologo austriaco deve sentirsi parte di un tutto, deve imparare
a fare le cose in due, nonostante che la società educhi al lavoro individuale e raramente
al lavoro di gruppo, ma mai al lavoro di coppia. I matrimoni infelici nascono quando
uno dei due vuole sempre ricevere qualcosa, senza dare niente in cambio. Per Adler
quindi il matrimonio è un compito comune. Emblematica a questo riguardo la singolare
tradizione in una regione della Germania, che ci narra Adler. Per testare se dei fidanzati possono
realizzare un matrimonio felice devono segare insieme un tronco d’albero con una
sega con due manici. Per realizzare efficacemente questo lavoro ci vogliono coesione ed affiatamento,
infatti se i due non si agiscono in modo sincronico e complementare non concludono niente.
Per Adler quindi è fondamentale la cooperazione, piuttosto che il sesso ed i desideri sessuali.
E non è assolutamente detto che ricercare la cooperazione sia più difficile che trovare la fiducia
reciproca per svelare le proprie fantasie.