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INTERVISTA DI DAVIDE MORELLI A GISELA SCERMAN:


Gisela Scerman ha lavorato come modella con il fotografo ed artista Denni Lugli. Successivamente ha collaborato a livello fotografico con maestri del fumetto come Roberto Baldazzini, Franco Saudelli e Giovanna Casotto. Nel 2001 ha lavorato come modella di pose classiche in Accademia di Belle Arti a Bologna. Ma oltre ad essere bella, è anche una persona creativa ed i suoi interessi spaziano dalla genetica, alla chimica, alla letteratura. Non solo, ma riesce a trovare il tempo anche per scrivere aforismi pungenti e riflessioni profonde, che potete trovare nel SUO SITO UFFICIALE.
Ora ha pubblicato un bel libro, che si intitola "Piero Ciampi una vita a precipizio (il cantautore livornese raccontato dagli amici)"[Gisela Scerman-Coniglio Editore- 14,50 euro]. Il libro raccoglie le interviste ad amici come Pino Pavone, Ezio Vendrame, Marcello Micci, Aryele Serra e Gabriella Fanali ( seconda compagna di Piero) e collaboratori quali Gianfranco Reverberi, cantautori tra i quali Claudio Lolli, Ricky Gianco e Johnson Righeira vincitore del Premio Ciampi di Livorno nel '99 con il brano "Il lavoro".
Il libro comprende anche un saggio critico riguardo la musica leggera e nello specifico riguardo la musica di Piero Ciampi a cura del musicologo Marco Lenzi. Il libro inizia con una prefazione di Fernanda Pivano e finisce con la sbobinatura di un Live spettacolare dello stesso Piero a Castiglioncello nel “76. Ma ora è venuto il momento di lasciarla parlare della sua opera.......


1) Quando ti sei imbattuta per la prima volta nel mondo poetico di Piero Ciampi ?

La folgorazione iniziale è stata tramite le canzoni, poi le poesie (edite in “Tutta l’opera” ed. Arcana nel 1992 a cura di Enrico De Angelis.) poco conosciute tra l’altro. Dico sempre di aver avuto la fortuna di conoscere prima il binomio Ciampi-Marchetti, perché è un binomio imprescindibile per l’alchimia di Piero Ciampi e lì davvero riesce ad essere sé stesso al cento per cento, con una musica che lo valorizza al massimo; non credo sarebbe stato lo stesso impatto se mi fossi scontrata con Piero Litaliano per primo, poi ho apprezzato anche quello, ma solo in seguito. Era il ’99 e quando me l’ha fatto ascoltare per primo un amico che si occupano di musica (sapendo che amavo moltissimo Tenco, e altri francesi come Brel). Quando ho sentito “Tu no” e “L’incontro” sono rimasta compitissima. Da quel momento in poi l’ho ascoltato e riascoltato, ogni dettaglio tutto quello che diceva, era così fragile, ma anche così divertente e profondo, non ho più avuto scampo, non sono più andata via, e da lì in poi è nata sempre più la necessità di conoscere a fondo questo autore; volevo capire da dove derivava questa sua poesia, questa evocazione cantata, da dove nascevano certe sue visione, volevo conoscere luoghi e persone che lo avevano vissuto e incontrato. Quando mi son resa conto che c’era pochissima bibliografia riguardo(nonostante non avessi nessun contatto editoriale), ho deciso di scrivere un libro su di lui. Se non per lui, per chi - mi son detta ?

2) Hai avuto difficoltà a trovare una casa editrice per pubblicare un libro su un personaggio così scomodo ?

Meno del previsto, anche se dal primo momento che ho cominciato a lavorare su questo libro, non ho mai pensato nemmeno un istante di non pubblicare. Forse incoscienza, forse ingenuità, non lo so, ma sapevo che stavo facendo una cosa giusta, perché era una necessità; e quando ci si scontra con la verità che è strettamente legata all’esigenza, nessuno ti può abbattere. Questo credo arrivi alla gente: “che non stai fingendo”; cioè a volte la gente la si può ingannare, ma solo gli scemi possono fraintendere perché non hanno “gli strumenti dell’animo”; magari questi sono anche intelligentissimi, ma non hanno la capacità di guardare oltre il loro naso, dunque non stanno capendo chi e cosa hanno davanti realmente, il suo valore. Vari editori inizialmente mi dicevano di essere interessati e poi non si facevano più sentire, o erano molto vaghi; poi un giorno dopo qualche mese succede che lo stesso Francesco Coniglio venuto a conoscenza del libro scritto, mi chiese se volevo pubblicare con lui, mi ha detto: “Se vieni a Roma ne parliamo , se ti va facciamo il contratto, io ho molta stima di Piero Ciampi”. Ha letto il libro in una sera, gli è piaciuto come era strutturato e scritto e a quel punto ho scartato gli altri precari. Trovo fondamentale che l’editore (oltre l’autore) creda in quello che pubblica; in caso contrario "No grazie", la carità si può fare con i soldi, ma non con i libri, con le idee, vale a dire con i sentimenti.

3) Hai mai avuto ripensamenti e se sì di quale tipo quando stavi scrivendo il libro ?

No, assolutamente. Non sul fare il libro; magari mi spiace di non aver fatto un lavoro più ampio, perché non tutti quelli che avrei voluto si sono concessi subito; Nada per esempio inaspettatamente non ha voluto rilasciarmi l’intervista. Spero per un’eventuale riedizione cambi idea…poi mi sarebbe piaciuto il live a Castiglioncello in cd come allegato anche se c’è la sbobinatura trascritta, ma sentire la sua voce è un’altra cosa. Ci sarebbe anche un bel documentario su Ciampi “la morte mi fa ridere la vita no” su Ciampi girato da Claudio Di Mambro, un’insieme di interviste e spezzoni in cui Piero appare… ma è sempre un casino con i diritti…

4) Non ti fa rabbia che un’artista come lui non sia stato riconosciuto in vita e non è ancora sufficientemente conosciuto al grande pubblico oggi ?

Più che rabbia mi dispiace per lui, perché alla fine nonostante il suo menefreghismo, i suoi vaffanculo, gli avrebbe fatto sicuramente piacere trovare un consenso rilevante. Ma lui era brusco, era uno che non assecondava mai nessuno, tanto meno un eventuale pubblico; forse un flebile tentativo iniziale con Reverberi c’è stato, ma anche lì era già troppo spostato comunque per i gusti medi, se non con la musica e l’atteggiamento con i testi...
Come dice Ricky Gianco nell’intervista (e cito a memoria) “il pubblico può accettarti o meno; a volte dipende da come una stessa cosa viene data…”; è anche il modo in cui dài che puoi farti ben volere o meno, non solo la cosa in sé, e forse, se avesse avuto modi diversi, le cose sarebbero andate in modo differente. Ma poi a volte hai certi ingredienti li butti nella folla e non sai mai cosa ci salta fuori…certo lui non cercava il consenso, ma se le cose gli fossero andate bene, sarebbe stato felice per lui e per i suoi cari. Come dice Ezio Vendrame “Scriveva alla sua Gabriellina, “Mandami mille lire; stavolta vedrai faccio un pezzo che vendo migliaia di copie, perché ho scritto delle cose bellissime”. E poi invece non successe mai nulla. Quindi mi dispiace, tantissimo. Per Piero se si potesse tornare indietro e fare…magari! Però è andata così; capisco anche il pubblico che si sentiva insultare. Chi lo conosceva lo seguiva sapeva cosa trovava e lo seguiva per quello, ma per chi non lo conosceva era duro e amaro come impatto.

5) Che cosa è che ti fa sentire particolarmente vicino questo geniale cantautore ?

Tante cose. La vicinanza prima che si sente è innanzitutto un sentimento che non ha spiegazioni, un’alchimia, un innamoramento. Se non fosse così non sarebbe una vicinanza autentica. Poi certo, uno possono trovare anche 1000 motivi razionali perché ti “trovi” vicino ad un autore, ma il primo e quello più forte è inconscio. È un percorso induttivo che dal particolare ti fa risalire all’analisi, ti colpisce una cosa e poi, ma solo poi ne ricerchi i perché. In analisi mi sento vicina nel suo modo di sentire e vivere la sofferenza e la dislocazione. Le sue poesie sono come confessioni a sé stesso scritte su dei tovaglioli su cui magari pulirsi la bocca. Mi ha colpito molto questo suo amore per il dettaglio, il fatto di nominare le vie, i luoghi dove ha vissuto “Via Microbio”, “Corso Vercelli”… lo sforzo della quotidianità “Dovrò lavarmi fino la morte, i denti…”, ma nonostante tutto “La mano non deve tremare, costi quel che costi…”. Dunque detiene una sovrana autorevolezza della sconfitta, la sconfitta dell’esistere in sé, del tempo inesorabile, un equilibrio e un’armonia totale sostenuta da evidenti contraddizioni in equilibrio. In due parole mi sento unita nel suo modo di intendere il malessere e l’amore. “Vive male la sua vita, ma lo fa con grande amore”. E non è da tutti, né nel dichiararlo, tanto meno nel viverlo.

6) Nei suoi testi d’amore io noto una grande sensibilità dignitosa, che non scade mai nelle sdolcinature. Non trovi che ciò gli faccia raggiungere vertici di poesia inaudita nell’ambito della musica leggera, se paragonata alle migliaia di canzonette amore/cuore ?

Una persona geniale, non può essere banale neanche sforzandosi di esserlo, e viceversa. Ci sono autori che si sforzano di fare grandi discorsi e scadono subito in una banalità e in un ovvio tremendo; viceversa argomenti comuni se vengono da una verticalità che Ciampi aveva in pieno, possono essere di altissimo livello; come i suoi vaffanculo che non sono mai volgari, e non hanno per fortuna niente a che spartire con Masini. E’ questione di spirito, dunque non di lessico, poi che si capisse l’evocazione poetica, quella sì, fortissima. Paolo Conte diceva “Qualunque cosa dicesse, era già un fatto, a prescindere da quello che dicesse”. Ed Ezio Vendrame “Sarebbe stato un poeta anche se non avesse scritto un solo verso, perché viveva da poeta. Poi ha scritto anche delle cose bellissime, ma quelle sono cose in più, sono una conseguenza”. Dice tutto no?

7) Sono passati decenni dalla Livorno e dall’Italia in cui ha vissuto Piero Ciampi, eppure il suo disagio esistenziale è a mio avviso sempre attuale. Ha un modo così diretto e comunicativo di porre le sue inquietudini e le sue sofferenze che potrebbe essere attuale anche tra un secolo. Sei d’accordo ?

Certo. Il fatto che lui non sia mai stato legato ad un’ideologia “di parte” legata alle mode, agli standard, alle rivoluzioni, involuzioni ideologiche del momento, lo fa sempre essere attuale, perché quello che trasmette è un modo di sentire, di interpretare la vita. E’ cosmico in questo perché sono stati d’animo in cui ci si potrà sempre riconoscere . Lui ha il coraggio di dichiararsi anche nel disagio, e in questo è dignitoso “sono disteso sul letto, ma qualcosa non va…”, in quanti siamo distesi sul letto e qualcosa non va?…magari non si dice, si vive il malessere con molto pudore. Ma attenzione quello di Piero Ciampi non è un piangersi addosso… perché non si auto-commisera, nella sofferenza usa l’ironia e l’auto-ironia; in altri autori invece c’è l’effetto l’opposto a forza di fare pressione sul proprio disagio manifestano una sorta di sovrastima nei propri confronti. Ed è comunque un eccesso.

8) scrivere un libro che raccoglie le interviste su personaggi che hanno conosciuto Piero Ciampi e che allo stesso tempo è un saggio sul cantautore livornese è più un atto analitico ed organico , un processo creativo o entrambi ? Quale è stato il metodo di lavoro utilizzato ?

Sono partita dall’idea che per conoscere una persona o un personaggio sia fondamentale venire a contatto con chi c’è stato vicino, dunque più che le opinioni o le critiche dei “letterati”, sia più importante sentire chi l’ha vissuto dal vero, in diretta, chi lo ha avuto sulla pelle, solo così si può capire veramente da come nasce e vive l’artista; l’artista però inteso come persona, perché il suo essere personaggio non può in Ciampi essere slegato dal suo essere artista, dalla sua produzione poetica e musicale. Ho pensato sia più interessante dare rilievo al personaggio, che tante chiacchiere sulle sue opere, quelle piacciono o non piacciono, in entrambi i casi non è necessario spiegarlo; invece sapere da dove gli deriva questa sua verticalità che poi le determina, da dove nasce e come Piero ha vissuto sì, questo trovo che possa esserlo. Anche se poi ci sono alcuni interventi critici, che sono importanti come quelli di Fernanda Pivano e Marco Lenzi, ma quello che volevo è dare al libro un’impressione quasi narrativa, una biografia raccontata, partendo dagli amici di Livorno a quelli di Roma, alcuni cantautori e poi tutti i collaboratori, Ennio Melis, Lilli Greco, Gianfranco Reverberi, Gianni Marchetti…

9) Nelle sue canzoni la donna non è mai idealizzata ed a mio avviso è considerata da un duplice punto di vista: sia come portatrice di salvezza, che come portatrice di sofferenza. Tu cosa ne pensi ? Sei d’accordo ?

Non è che non sia idealizzata perché a suo modo salta fuori un’ideale; lui è stato innanzitutto segnato da una donna : sua madre. Una donna distrutta dall’alcolismo, che poi perde la ragione e viene portata a Volterra in una casa di cura. Piero Ciampi questa madre se la porterà sempre nel cuore come un Cristo, ne soffre immensamente, ma è irrecuperabile e tantissimi sensi di colpa anche ingiustificati nei suoi confronti non li risolverà mai. Forti anche le molti poesie che le ha dedicato, e quel bellissimo brano che è “Viso di primavera”. Vero è il fatto che da una parte c’è l’idea che “la madre” o una donna possa salvarlo, ma questa possibilità è come se fosse sempre troncata dai reali problemi che poi intercorrono tra lui e queste donne, sia per quanto riguarda la madre che le altre.

10) Che rapporto intercorreva a tuo avviso tra la sua autodistruzione e la sua creatività artistica ?

Io non vedo Ciampi come un autodistruttivo, nel senso “del volersi distruggere”. Lui “si dava addosso”, ma avrebbe voluto stare bene, però non faceva nulla per cambiare, avrebbe voluto, ma senza sforzo. Di sicuro non permetteva gli altri di distruggerlo, sapeva di valere e il suo territorio era di pochi. Esiste un rapporto tra l’equilibrio della sua incoerenza e la creatività artistica, tra la distruzione non autodistruzione e creatività. Le sue travagliate vicende famigliari hanno dato senz’altro un grande slancio per fare in modo che Ciampi fosse Ciampi; il modo di vivere che ne conseguì anche. Il fatto di non sentire delle radici famigliari, di non avere posti fissi, di fregarsene di tutto e di tutti, di non avere regole, di bere come una spugna dalla mattina alla sera (Ezio Vendrame si ricorda di averlo trovato una sera che lo cercavano su di un marciapiede a bere dell’alcool denaturato in mezzo ai topi), non poteva permettergli una vita comune né da solo, tanto meno con una donna . Ma non è tutto, perché poi uno nasce con quel quid in più che fa la differenza, Piero c’aveva anche altri due fratelli, tutti finiti male, uno (Roberto) con il quale collaborava, ma non basta ad avere le stesse vicende per dare “gli stessi risultati”. Così come i vizi non sono sempre indicativi per un talento. C’è un sacco di gente con solo vizi e nulla talento…ma lo credono.

11) Alcuni vogliono vedere in Piero Ciampi un’icona della Livorno di sinistra. Non credi che un poeta ed un cantautore come lui, per quanto livornese, anarchico e comunista, trascendesse l’ideologia ?

Piero Ciampi non ha nulla a che vedere con la politica. Era uno fuori da tutto, scollegato da tutto. Per questo è uno autentico. Che poi oggi il suo nome torni comodo a questo o a quello è una altro discorso; lui sarebbe il primo a sputarci sopra a questi atteggiati.

12) Nelle canzoni di Piero Ciampi viene descritto il rapporto conflittuale tra uomo e donna. Non pensi che, trattando questa tematica, abbia anticipato i tempi di almeno un trentennio ?

Non tanto per il discorso, perché credo che sia un problema che c’è sempre stato e sempre ci sarà, ma nel modo in cui lo fa assolutamente sì. Se si pensa a “Palazzo di Giustizia”, viene raccontato un divorzio con un sentimento e una dolcezza, sconfinata, non si può non pensare alla poesia, così come “A mia moglie”. Ci sono DESCRIZIONi bellissime, le valige rosse…il tassì che arriva e la moglie che se ne va, il licenziamento per telefono e lui che se ne frega e riattacca la cornetta. Poi che dopo un anno si sente prendere la mano di spalle mentre guarda una vetrina dalla stessa moglie che chiede di riaccompagnarlo a casa. E’ fantastico, lui ce le fa vedere le immagini, non è come l’80 per cento della musica italiana che ci vuole dare delle spiegazioni, lui ce le racconta con gli occhi, non ce le spiega, come altri tentano quando non si limitano alla banalità più assoluta; la vita è una cosa che si spiega da sé se uno ha la fortuna-sfortuna di viverla.









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