Non voglio fare assolutamente una descrizione dei tratti distintivi del carattere nazionale degli italiani. Illustri pensatori lo hanno già fatto. Giacomo Leopardi scrisse un saggio a riguardo, che si intitola “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”. Secondo Leopardi l’Italia, pur avendo le stesse cognizioni delle altre nazioni civili(Francia, Inghilterra, Germania) non ha una “società stretta”, “una società buona”, caratterizzata dall’opinione pubblica, dal “buon tuono”, dall’onore. Secondo il grande poeta il cinismo degli italiani determina un’immoralità diffusa. Prezzolini nel 1921 scrisse il “Codice della vita italiana”, in cui suddivise gli italiani in due categorie: i furbi e i fessi. Riguardo ai fessi scrisse: “non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso”. Ma non bisogna dimenticare nemmeno il lavoro di Luigi Barzini jr. e i recenti libri di Montanelli riguardo allo studio degli italiani. In questa sede non voglio trattare dei valori in cui credono gli italiani. Sarebbe un’impresa non ardua, ma addirittura improponibile in quest’epoca di soggettivismo dei valori. Probabilmente sono i difetti e i vizi piuttosto che le pubbliche virtù ad accomunare gli italiani: il trasformismo, la ricerca sempre più vana di individualismo, l’arte del compromesso, l’abilità di rendere complicate anche le cose più semplici, il pressappochismo, il disfattismo, la mancanza di amor patrio, l’assenza di civismo, la tendenza all’anarchia(non dal punto di vista politico, ma organizzativo), l’insofferenza nei confronti dell’autorità, la scarsa fiducia nelle istituzioni, il predominio costante dei diritti sui doveri. Orson Welles a proposito del nostro paese ebbe modo di dire: “In Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, avevano cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto ? L’orologio a cucù”. Gli italiani nonostante mille problemi riescono sempre ad arrangiarsi e a creare. Un popolo di santi, poeti e navigatori dunque, come si diceva un tempo. Nonostante il nostro machiavellismo, perché da noi il fine giustifica sempre i mezzi. Nonostante mille crimini e delitti, spesso senza castighi. Questo infatti è ancora il paese della mafia, della camorra, dell’andrangheta, della sacra corona unita. Ma è anche uno dei paesi più industrializzati del mondo malgrado la scarsità di materie prime come ferro, rame, carbone, cotone. Comunque è facile incorrere nel rischio di fare delle generalizzazioni indebite e di cadere nel qualunquismo. Vorrei però fare una serie di osservazioni tra il serio e il faceto su alcuni comportamenti collettivi degli italiani di oggi, anche se le mode cambiano ogni stagione e ciò che al momento può sembrare un’abitudine immutabile, in futuro potrebbe rivelarsi come un fenomeno transitorio. L’Italia cambia continuamente. Anche il clima è mutato radicalmente. Se anni fa esistevano stagioni e mezze stagioni, oggi il clima è diventato totalmente instabile. In Estate non è più un clima mediterraneo, ma addirittura torrido con alte percentuali di umidità. Gli esperti ci dicono che dipende dall’innalzamento delle temperature in tutto il globo terrestre. L’accelerazione storica di questi ultimi decenni è stata impressionante. Le indagini demoscopiche ci aiutano, in quanto ci forniscono delle istantanee dell’Italia. Ma non ci dicono le cause di certi comportamenti. Questa società è in continua trasformazione, anche se talvolta noi abbiamo il vizio di confondere il nuovo con il già visto, di dare a cose vecchie parole nuove. Ad esempio nel giro di pochi anni l’Italia, che appariva culturalmente fondata da archetipi della cultura latina e da principi cristiani(con qualche tocco di laicismo qui e là), oggi sembra apparentemente diventata la patria del relativismo culturale. Ma in realtà ciò che a prima vista sembra relativismo culturale- a mio avviso- non è altro che un binomio indissolubile di antico permissivismo e di solito menefreghismo, che da secoli dominano incontrastati nella nostra penisola. Ora cercherò di tratteggiare questi comportamenti collettivi, inserendoli nel contesto sociale, economico e culturale di questi anni. Facendo ciò non voglio offendere l’italianità. A tal proposito abbondano già i preconcetti e gli stereotipi degli stranieri. Ci vedono ancora come la patria degli spaghetti, della pizza, dei mandolini e della mafia. Un tempo forse eravamo davvero così. Forse certi pregiudizi erano dovuti alla nostra emigrazione massiccia. Le cose sono cambiate in questi anni. Se un tempo italiani semianalfabeti emigravano in America o in Germania in cerca di fortuna, oggi esiste invece la fuga dei cervelli: ricercatori scientifici, che espatriano perché non si sentono valorizzati da noi. Gli italiani poi se ne infischiano altamente di difendere la loro nazione. L’italiano a mio avviso fa bene a non essere patriottico o sciovinista. Però un minimo di orgoglio nazionale in più ogni tanto non guasterebbe. Invece prova sollievo ogni volta che parla male dell’Italia. Io ora voglio solo riflettere ironicamente(o forse amaramente ?) sugli italiani e sull’Italia attuale. Può darsi che commetta molti errori, ma il compito non è facile. D’altra parte l’Italia non è solo quella disegnata sulle cartine geografiche, non è solo fatta di arte e di luoghi dell’anima, ma è anche una matassa senza bandolo di modi di essere e di modi di vivere. L’Italia attuale è come un disegno di Escher, dove le realtà socio-economiche e culturali più svariate si intrecciano e si sovrappongono. E’ anche il paese tragicomico per eccellenza, dove regnano sovrani paradossi e contraddizioni di ogni sorta. Dopo secoli di dominazioni straniere D’Azeglio dichiarò: “L’Italia è fatta, restano da fare gli italiani”. Ci si potrebbe chiedere paradossalmente che senso abbia parlare degli italiani, quando l’Italia è sempre più divisa tra settentrionali e meridionali. Esistono infatti molte persone del Nord, che a causa dei loro pregiudizi non vorrebbero farsi operare da un medico meridionale o non vorrebbero come insegnante dei loro figli un uomo del Sud. Gli italiani sono divisi. L’odio persiste, ma la questione meridionale resta e il federalismo è ancora lettera morta, così sia meridionali che settentrionali sono entrambi scontenti. Nel frattempo la rete ferroviaria al Sud è quasi uguale a quella del secolo scorso ed anche al Nord sono in molti a lamentarsi del mancato ammodernamento delle strade e della carenza delle infrastrutture. Non è più l’epoca dei guelfi e dei ghibellini, però gli italiani non si sono ancora amalgamati a dovere. Si pensi anche ai regionalismi e ai campanilismi, che talvolta creano anche problemi di ordine pubblico in occasione di partite di calcio. Anche se la televisione è stata determinante per l’unificazione linguistica del nostro paese, sono molte le persone che parlano con famigliari ed amici il dialetto e lo preferiscono alla nostra lingua nazionale neolatina così musicale. Ma in fondo l’unità di Italia da un punto di vista storico è recente. Per secoli l’Italia è stata frantumata in comuni e signorie nel medioevo e successivamente in statarelli. Gli ultimi a dominarla prima dell’unità sono stati i francesi, gli spagnoli, gli austriaci. E’ stata devastata e saccheggiata. Ci si ricordi a tal proposito alla immane confisca delle opere d’arte dovuta a Napoleone. Forse il problema oggi non è più nemmeno sapere se sono stati “fatti” o meno gli italiani, piuttosto viene da chiedersi se domani ci saranno ancora gli italiani, dato che le culle sono vuote o quasi e la crescita demografica è prossima allo zero, nonostante la densità della popolazione rimanga elevata in tutta la penisola. Viene inoltre da chiedersi anche se la qualità della vita degli italiani coincida con il benessere economico, oppure se la qualità della vita sia data non solo dal reddito, ma anche dal potere d’acquisto, dal tasso di microcriminalità nel proprio quartiere, dai servizi sanitari, dalla tutela dell’ambiente, dallo stare bene al lavoro, dalla vivibilità del proprio paese. Superficialmente potremmo ritenere che gli italiani vivono serenamente in un clima di permissivismo ed edonismo. In realtà il clima di permissivismo e di edonismo esiste, ma gli italiani non vivono serenamente. Se consideriamo le centinaia di migliaia di italiani insonni, ansiosi, depressi, stressati ci possiamo subito rendere effettivamente conto che gli italiani non versano in buone condizioni di salute, oppure che non possiedono più gli anticorpi delle generazioni precedenti per superare gli ostacoli e le avversità della vita quotidiana. Gli italiani sono insicuri e per questo assumono tranquillanti, pagano profumatamente agenzie di vigilanza, aziende di porte, casseforti e di impianti di allarmi. Si stava quindi meglio quando si stava peggio ? Alcuni rimpiangono la civiltà contadina. Pasolini denunciò la scomparsa delle lucciole. E’ facile rimpiangere la poesia e la magia della civiltà contadina: gli odori autentici e i sapori genuini di un tempo, le veglie, la comunità, l’armonia con la natura, i venditori di castagnaccio e di caldarroste. Ma qualcuno rimpiange forse il latifondismo del sud ? Qualcuno rimpiange forse le cene esclusivamente a polenta ? Qualcuno rimpiange forse i vasi da notte in quest’epoca di grandi comodità( di forni a microonde, di aria condizionata, di idromassaggi) ? Ci ricordiamo davvero come era la vita quando non c’era l’insulina, il cortisone e la penicillina ?
AUTO, VACANZE, GRIFFE, TELEVISIONI E PIZZERIE:
L’unica cosa certa è che l’italiano vive sempre al di sopra delle sue possibilità economiche. Anche in momenti di recessione certi pseudo-bisogni devono essere soddisfatti. Gli italiani sono un popolo di consumisti, anche se in questi ultimi anni si sono impoveriti. Secondo gli esperti non esiste più il ceto medio. Esiste piuttosto una classe di massa più allargata e più povera rispetto al ceto medio di una volta. La scomparsa del ceto medio non è solo un fatto puramente ideologico, dovuto alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Non è dovuta esclusivamente alla mancanza di codici e di simboli, in cui questa classe sociale un tempo si identificava. Saranno quindi contenti quegli intellettuali, che trovavano la loro ragion d'essere nell'antiborghesismo. La scomparsa del ceto medio è stata determinata dalla crisi produttiva, in cui versa questo Paese da diversi anni. La scomparsa della borghesia è dovuta anche alla globalizzazione ed alle aziende non interessa minimanente che sia scomparsa una piccola fetta di consumatori medio borghesi a livello nazionale, perchè questi saranno ampiamente rimpiazzati dai consumatori degli altri mercati stranieri. I giovani, nonostante spesso siano laureati, trovano lavori part-time e lavori precari. I commercianti non navigano in acque tranquille. Diversi di loro non riescono a pagare l'affitto, mandano indietro le ricevute, non riescono a pagare i contributi per la pensione. Ma Anche nei momenti di crisi più nera l’italiano viene assalito dalla voglia irrefrenabile di consumismo. Spendere fino a sperperare i propri soldi non è più un peccato come ai tempi di Dante, che i prodighi che “burlavano” li metteva all’inferno. Oggi consumare è un imperativo. Sono aumentate a dismisura le persone, che soffrono di shopping compulsivo. Oggi nella nostra nazione niente è più attuale del motto di Sardanapalo: “mangiamo, beviamo, godiamo”. Sicuramente una delle passioni degli italiani è la macchina. Piuttosto l’italiano vive in una stamberga, ma deve avere una macchina di lusso con tanto di accessori, anche a costo di fare un mutuo, che neanche i pronipoti riusciranno ad estinguere. Altro aspetto rilevante è la vacanza. Sempre più italiani non fanno la vacanza di un mese nella solita località turistica in Italia. Sarebbe scontato, poi è sempre più raro trovare un mare pulito, in cui non proliferino alghe e meduse. Intendiamoci: qualche giorno sulle coste italiche lo passano ancora oggi, ma non traggano in inganno le code nelle autostrade, che sono costituite nella stragrande maggioranza dei casi da pendolari. Apparentemente il popolo italiano è diviso in due: chi può permettersi le vacanze d’Agosto e chi no. Però non è detto che chi non fa le vacanze ad Agosto non le abbia già fatte nel corso dell’anno. Coloro che non fanno le vacanze ad Agosto se ne vergognano. Fanno la spesa per una settimana, chiudono serrande e finestre e si arroccano in casa, cercando di non fare troppo rumore per non farsi sentire dai vicini. Poi c’è l’altra metà, che fa le vacanze e che non bada a spese. Sempre più italiani non fanno più la villeggiatura, ma si rivolgono all’agenzia di viaggi per fare una vacanza all’estero, spesso esotica. Si è disposti a chiedere prestiti per frequentare un villaggio turistico con animatori che fanno cabaret e spettacolini. Anche coloro che nel boom economico si sono fatti la seconda casa al mare non fanno eccezione. Per avere qualcosa da raccontare ai vicini, ai colleghi, agli amici e ai parenti oramai bisogna farsi la settimana bianca e i viaggi all’estero, altrimenti si potrebbe rimanere a corto di argomenti e non si potrebbe stupire con disavventure mozzafiato il prossimo. Tondelli aveva argutamente osservato questi riti di massa e aveva concluso che la vacanza in questa nostra società contiene un elemento carnevalesco. Lontani da occhi indiscreti gli italiani in questo breve periodo possono sovvertire le regole della quotidianità. Possono inebriarsi, confondere il giorno con la notte, concedersi avventure da una botta e via, etc etc. Naturalmente con l’avanzare dell’età cambia anche il tipo di vacanza. I pensionati possono anche andare in gita con il prete, recarsi alle terme, passare dei giorni in un agriturismo. Gli anziani più sportivi, naturalmente dopo aver passato una serie di analisi mediche, possono fare del cicloturismo. Grazie ai progressi della medicina gli italiani sono più longevi. Ma non è solo questa la ragione. La società italiana in questi ultimi anni è stata caratterizzata da un salutismo, che non si era mai visto prima. Sempre più giungono agli ottanta in ottime condizioni. Sono molti gli ottantenni, che guidano ancora la macchina. Questa diffusione su scala nazionale di ottantenni è un fenomeno, che non ha precedenti. E’ quindi difficile prevedere che tipi di consumatori saranno. Rappresentano una notevole incognita per le grandi industrie. Alcuni spenderanno nel Viagra, altri nei libri presentati alle università della terza età, altri ancora spenderanno parte della loro pensione per recarsi a Lourdes. In alcuni ottuagenari prevarrà la rincorsa all’elisir dell’eterna giovinezza, in altri la paura della morte e di conseguenza la spiritualità. Altra voce di costo consistente del bilancio della famiglia italica sono i vestiti firmati. E’ paradossale che così tante persone siano disposte a pagare cifre esose questi abiti, quando invece per indossarli bisognerebbe farsi pagare da queste aziende, dato che ogni volta che li portiamo indosso gli facciamo pubblicità. Ma in fondo una volta queste aziende pagavano per la pubblicità, ora invece sono i consumatori che pagano follemente queste aziende per poter fare loro pubblicità. Il mercato non è mai saturo ed è sempre più folle. Non vende più prodotti, ma falsi bisogni, loghi e simboli. Il povero consumatore si adegua. Chiaramente sempre più persone comprano con i saldi. Il 35% del fatturato delle attività commerciali si registra durante il periodo dei saldi. Gli italiani non spendono in beni di lungo consumo. Preferiscono l’illusorio, il passeggero, il superfluo. Di cucine e di mobili italiani di qualità se ne vendono sempre meno. Decenni fa esisteva la tradizione della dote. Due giovani si sposavano e insieme alle rispettive famiglie di origine andavano al mobilificio ad acquistare. Le famiglie erano disposte a spendere per regalare ai figli mobili, che durassero nel tempo. Attualmente invece le coppiette vanno da sole a comprare mobili Ikea, che poi monteranno nella loro abitazione nel fine settimana. Sono più economici e il loro componibile, permette a tutti di montare e smontare i mobili a proprio piacimento. Il fatto che poi siano più di plastica che di legno passa in secondo piano. A livello consumistico siamo ormai una colonia dell’America. Alcuni potranno obiettare questa affermazione e sostenere che siamo una colonia dell’America fin dai tempi del piano Marshall e dell’insediamento delle basi Nato nel nostro territorio. Ma prima molti italiani avevano il senso critico per condannare le americanate, oggi i più accettano passivamente mode e miti americani. Purtroppo l’industria culturale americana non ha esportato solo grandi film e beat generation, ma anche tanta paccottiglia. Come se non bastasse gli italiani di oggi sono più indifesi culturalmente e per citare Manzoni in questi tempi il buon senso è stato sostituito dal senso comune. Scompaiono di anno in anno- senza che nessuno se ne accorga- usi, costumi e tradizioni nostrane. Forse l’unico baluardo rimasto è la sagra di paese, occasione allo stesso tempo di ritrovo, rifocillamento e divertimento. Se negli anni’60 erano pochi privilegiati a possedere una televisione, oggi sono molti gli italiani che hanno una televisione con tanto di videoregistratore nella propria camera. E’ passato il tempo, in cui c’era una sola televisione in salotto e genitori e figli si contendevano il telecomando. Sempre più italiani hanno il satellite. La tv generalista lascia molto a desiderare. La Rai, che dovrebbe fare servizio pubblico, in realtà imita i palinsesti delle televisioni commerciali. Il risultato è che la Rai fa più varietà ed intrattenimento che informazione e cultura. Le inchieste giornalistiche di un tempo sono appannaggio di pochi programmi e di pochi giornalisti televisivi. Tutto ciò per fare più audience ed essere più appetibile per le aziende, che vogliono fare pubblicità in prima serata. La qualità è stata messa da parte per far impennare gli indici di ascolto. Altro problema irrisolto è la lottizzazione della Rai. Accade ancora oggi. Come se non bastasse in questi ultimi anni si sono avvicendati governi di centro-sinistra e di centro-destra e così lo sperpero di denaro pubblico alla Rai è aumentato. Infatti quando dei partiti politici vanno al governo, mettono subito i propri uomini all’interno della Rai. Però nessuno viene mai licenziato. Gli uomini messi in Rai dai precedenti governi restano. Non fanno trasmissioni televisive, hanno uno stipendio ai minimi, però restano. Non vi fate impietosire: pur avendo gli stipendi ai minimi sono ottimi stipendi. E naturalmente noi paghiamo il canone. La maggioranza degli italiani è teledipendente ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sostanzialmente esistono due tipi di teledipendenti. Ci sono le casalinghe, che ascoltano per ore la televisione senza vederla mentre fanno le faccende di casa. L’altra categoria invece è fatta di teledipendenti, che fanno ossessivamente zapping e saltano continuamente da un canale all’altro, ogni volta che c’è la pubblicità. Il fatto è che una volta spenta la televisione se incontrano qualcuno non sono capaci esattamente di dire esattamente come è finito il film o quali ospiti c’erano nella trasmissione, che avevano iniziato a vedere. Il risultato concreto di questa teledipendenza è che i vip sono considerati degli idoli, dei miti viventi. Il vip fa un giretto per le vie del centro, firma autografi e trova subito diverse ragazze disposte a concedersi. Il vip non paga al ristorante, gli basta farsi ritrarre in una foto, che il gestore potrà affiggere nel locale. Il vip va in tribuna e non paga allo stadio. Il vip non paga l’ingresso nel locale notturno, ma sempre più spesso è il proprietario, che paga il personaggio famoso per una serata nella sua discoteca. Per essere vip basta fare qualche passaggio televisivo e poi frequentare i vippai, ovvero i luoghi di ritrovo per personaggi noti al grande pubblico. Non importa più come un tempo avere del talento o una preparazione specifica in qualche ambito. Basta partecipare ad un reality ad esempio. Ma i vip di oggi sono davvero very important person ? I giornali di gossip non fanno altro che occuparsi di veline, calciatori, vincitori di reality. Ma forse non è questo uno stratagemma da parte dei poteri forti di distrarre gli italiani dai problemi seri, che affliggono la nostra nazione ? Sappiamo tutto sugli amori di soubrette e showgirl, ma ancora oggi la classe politica non è sufficientemente trasparente. Cosa accada in certe stanze dei bottoni è ancora un mistero per gli italiani. Gli italiani si adeguano e non perdono occasione per assurgere anche loro alla notorietà, seppure per qualche giorno o qualche mese. Sono sempre più gli italiani, che vanno nelle trasmissioni televisive a raccontare i propri problemi personali. Pur di apparire sono disposti a fare delle litigate davanti alle telecamere. Sono disposti a diventare casi umani per milioni di telespettatori. Molte ragazze sono disposte a passare di letto in letto per far parte del mondo dello spettacolo, anche se spesso restano invischiate nelle perdizioni del sottobosco. Il popolo italiano è diventato esibizionista e voyeurista allo stesso tempo. A tutto ciò non si sottrae nemmeno la magistratura, che è complice del cosiddetto circo mediatico-giudiziario. Si fa un gran parlare di privacy, ma la legge in vigore ci tutela per le questioni inessenziali ed irrilevanti. Per quanto riguarda i vip spesso il diritto di cronaca si trasforma in vero e proprio abuso di cronaca, in sputtanamento colossale per fatti penalmente non rilevanti. Ma anche il comune cittadino se riceve un avviso di garanzia può ritrovarsi condannato prima dai giornalisti che dai magistrati. Sempre a proposito di riservatezza esiste di fatto in questo paese la privacy se una coppia viene spiata a propria insaputa da una webcam nascosta in una camera d’albergo e se i loro amplessi vengono pubblicati in certi siti internet e visti da migliaia di navigatori ? Esiste la privacy se una persona va nei bagni di una stazione per un bisogno impellente e viene ripresa da una webcam nascosta ? Questi siti vengono forse oscurati dal garante della privacy ? Altro rito intramontabile degli italiani è quello di recarsi con tutta la famiglia al seguito in pizzeria. Se date un’occhiata, mentre siete a giro con la macchina, vedrete che le pizzerie sono sempre piene e pullulano sempre di famigliole, coppiette, comitive di giovani. Ogni scusa è buona per andare in pizzeria. Qualche anno fa mangiare la pizza era più economico che ordinare antipasto, primo e secondo al ristorante. Oggi le pizzerie costano quanto i ristoranti, anche se spesso la pizza non è delle migliori, il servizio è scadente, il cosiddetto vino della casa fa schifo. Molti ristoranti per non fallire si sono messi a fare anche pizzeria. Nel nostro paese si improvvisa tutto. Ma nonostante ciò gli italiani continuano ad andare in pizzeria. D’altronde viene da chiedersi: perché risparmiare ? Nell’Italia contadina venivano i messi i soldi nel materasso, perché tanto non si svalutavano. Al momento gli italiani non sono più contadini, ma lavorano nelle industrie o nel terziario, però le banche non danno più i tassi di interesse di un tempo, bot e cct non rendono più come negli anni’80, è passata la moda di investire in borsa, perché gli italiani oggi sanno come mai i risparmiatori in borsa vengono chiamati “parco buoi”. Per il resto poi….gli italiani si sono disaffezionati alla politica. C’è chi sostiene che gli italiani hanno smesso di interessarsi di politica con Tangentopoli. Allora l’opinione pubblica si è divisa: chi è rimasto scandalizzato dal grado di corruzione dei partiti politici, chi invece non ha digerito l’ingerenza delle toghe nella politica. Ma non è solo questo. In passato ne hanno viste di tutte i colori. Hanno visto in quel secolo diabolico che è stato il ‘900 la miseria delle due guerre mondiali e l’orrore dell’olocausto, gli equilibri precari della guerra fredda, ogni forma di terrorismo e sul finire le pulizie etniche. Hanno visto la creatività del’68 e del’77 divenire violenza organizzata. Hanno visto le brigate rosse, manovrate dall’alto e infiltrate alla base, colpire servitori dello stato. Hanno visto le stragi impunite, in tempi in cui solo la pressione occulta esercitata dagli americani poteva scongiurare il pericolo di un golpe stile sud-americano. Hanno visto e vedono tuttora una politica, fatta di amici degli amici, di eterni riciclati(perché ricattabili), di yesmen, di intellettuali radical-chic, di portaborse cinici. Hanno visto che i soldi dei contribuenti finivano perlopiù in grandi opere incompiute(vere cattedrali nel deserto), autoblu, enti statali e parastatali totalmente inefficienti. Hanno visto politica ed edilizia andare a braccetto, fino a realizzare l’osmosi. Hanno visto l’abusivismo edilizio nelle regioni del sud che distruggeva il paesaggio e giunte comunali del Nord compiacenti che elargivano i permessi agli imprenditori per distruggere il paesaggio. La forma era diversa. Il risultato era lo stesso. La cementificazione ha devastato intere zone della penisola. Era il 1957 quando Italo Calvino descrisse la speculazione edilizia. Ancora oggi quel libro è attuale. Ma già Salvemini nel suo libro “Il ministro della malavita” aveva definito così la logica degli amministratori in Italia: “più soldi, più potere; più potere, più soldi”. I politici italiani si fanno prima di tutto i propri interessi personali. I lauti stipendi di onorevoli, senatori, sindaci, assessori, consiglieri in altri paesi verrebbero considerati delle prebende, ma gli italiani non se ne lamentano, perché se si presentasse l’occasione farebbero lo stesso e poi è meglio essere accomodanti e servili con i potenti, che potrebbero raccomandarli per un ambito posto fisso in comune, in provincia, in regione o nello stato. L’italiano quindi tollera tranquillamente ogni forma di baronia e cerca sempre di approfittare della logica clientelare, vigente nel paese. La corruzione della classe politica non scandalizza più, perché i politici sono totalmente rappresentativi della società civile. Lo ha imparato recentemente a proprie spese la comunità europea, truffata dagli agricoltori italiani, che ricevevano fondi per frutta e verdura mai prodotta. Anche i sessantottini che volevano al potere l’immaginazione si sono adeguati alle regole vigenti. Niente di nuovo: in Italia secondo un vecchio adagio si nasce incendiari e si muore pompieri. Molti di loro hanno fatto carriera in politica, in televisione, nei giornali. Sono molti coloro che cercavano la rivoluzione ed hanno trovato l’agiatezza, come ebbe a scrivere in un suo aforisma Longanesi. Sono diventati una lobby potente. Hanno chiaramente rinnegato tutti i valori in cui credevano in gioventù. Comunque in Italia a nessuno è consentito parlare male del’68. Si rischia di essere sommersi da polemiche al vetriolo e invettive. Questi sessantottini, che spesso da giovani hanno fiancheggiato la lotta armata, ritengono che la loro generazione abbia fatto cose memorabili. Non sono molti quelli come Gaber a riconoscere che la loro generazione ha perso. Altra caratteristica dell’italiano è il cosiddetto girellismo: l’italiano va sempre in soccorso del vincitore. Il problema di oggi è capire chi sia veramente il vincitore, visto e considerato che dopo le elezioni tutti dicono di avere vinto e nessuna forza politica mai riconosce la sconfitta. Tutti i giorni gli italiani si imbattono nei lacci e laccioli della burocrazia, nel labirinto delle leggi, ma sanno perfettamente che i politici non snelliranno certe procedure, né si metteranno di buona lena a eliminare delle leggi, piuttosto che farne di nuove continuamente. In Italia –come fa dire Tomasi di Lampedusa a Tancredi nel “Gattopardo”- per far rimanere che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. Di conseguenza i politici continueranno a fare nuove leggi, ma lo scenario rimarrà pressoché immutato. D’altro canto una burocrazia arzigogolata e un ammasso informe di leggi sono un toccasana per politici ed avvocati. E poi non dimentichiamoci che al parlamento e al senato la lobby degli avvocati è influente. Iniziare una causa costa circa mille euro, ma gli italiani sono diventati molto più litigiosi di un tempo o quantomeno ricorrono molto più di prima alle vie legali. I cancellieri sono sommersi di fascicoli riguardanti cause civili tra vicini. I tempi sono lunghissimi: alla lentezza del diritto romano-germanico rispetto alla common law inglese ed americana bisogna infatti aggiungere le lungaggini specificatamente italiche. Molti italiani si sono accorti che la politica istituzionale serve solo da facciata. Il vero potere risiede nei clan extra-istituzionali, che sarebbe meglio definire come metaistituzionali, in quanto riescono a fare da regia occulta in ogni fatto e misfatto della cosa pubblica, a governare le relazioni tra stato italiano e Vaticano, tra stato italiano e Usa, tra stato e grande industria, tra stato ed antistato. Non penso assolutamente di fare della dietrologia, affermando che nella nostra penisola esiste un unico stato e diversi stati nello stato. Poi se da noi esiste la cultura del sospetto, qualcuno deve pur averla alimentata con le proprie azioni. Lo stesso Giulio Andreotti ha sentenziato che in Italia a pensare male si fa peccato, ma ci si indovina sempre. Alla maggioranza silenziosa non gliene importa più nulla dei problemi italiani e nemmeno dei problemi planetari, come la sovrappopolazione, la desertificazione del pianeta, l’aumento della temperatura in tutto il globo terrestre, la fame nel mondo, l’epidemia dell’aids nei paesi in via di sviluppo. L’importante è tirare a campare. L’italiano cerca di godersi il più possibile questo benessere, di anno in anno sempre più risicato. Il bicchiere dell’italiano è a metà. Se considera i paesi del secondo e del terzo mondo lo può considerare mezzo pieno, se invece considera gli stati uniti e i paesi dell’Europa del Nord può tranquillamente ritenerlo mezzo vuoto. Tutto ciò che non tocca direttamente gli italiani è come se non esistesse. Gli italiani si sono ritirati a vita privata. Coltivano tranquillamente il proprio orticello. Hanno tratto dalla recente storia italiana la morale del Candido di Voltaire. Forse non è per mancanza di responsabilità, né per egocentrismo.Gli italiani oggi pensano solo e soltanto alla famiglia. Tutti d’altronde “tengono famiglia” nella nostra penisola. La famiglia è l’istituzione più importante di tutte qui da noi. La famiglia dà al singolo aiuto, sostegno emotivo, supporto economico e psicologico, consolazione e motivazioni. E poi non c’è più tempo per le grandi questioni. Tutti oggi vanno di fretta. Hanno mille cose da fare ed anche quando non hanno cose da fare fingono di avere qualche impegno, perché in quest’epoca così “efficientista” non si può restare con le mani in mano. Certi pensionati addirittura ritornano sul luogo di lavoro e con la scusa di salutare i colleghi, si rimettono a lavorare. Sempre più italiani vivono per il lavoro e non lavorano più per vivere. Il lavoro diviene riempitivo. Colma i vuoti. Il lavoro è croce e delizia. Anche quando è snervante, stressante fino all’inverosimile, l’uomo moderno si identifica fondamentalmente col proprio lavoro. Dimmi cosa fai e ti dirò chi sei, dunque. Il lavoro dà i soldi. Il lavoro fornisce uno status socio-economico. Un tempo pochi mestieri davano un certo prestigio sociale. Oggi tutti. Basta cambiargli nome. La donna di servizio diventa colf. Lo spazzino diventa operatore ecologico. Il vero problema è che molti dovrebbero leggere “L’arte dell’ozio” di H.Hesse e trarne insegnamento e giovamento. E comunque il futuro del pianeta è un problema che dovranno risolvere i posteri. Se sarà troppo tardi per loro, sicuramente è troppo presto per gli italiani di oggi. Per il momento si sono allontanati dalle gravi questioni, che assillano l’umanità, forse spinti dall’amara constatazione che potenti e potentati, pupi e pupari dell’Italia e del mondo preferiscono garantire il benessere a breve termine della società occidentale, nonostante che ciò vada a discapito del futuro della terra e delle generazioni successive. Gli italiani di conseguenza non discutono più come un tempo. Anni fa si poteva trovare gruppetti di persone, che discutevano animatamente in Piazza Maggiore a Bologna oppure davanti al Duomo di Milano. Discutevano di tutto: di politica, di calcio, di usi e costumi italici, di come andava il mondo. Gli italiani di oggi non hanno più il gusto della discussione in piazza. I dialoghi sui massimi sistemi non li fanno più in famiglia, figuriamoci con amici e conoscenti. Gli italiani di oggi sanno che queste discussioni accese non portano a niente e possono essere sconvenienti, possono incrinare delle amicizie, possono attirare l’antipatia di coloro che la pensano diversamente. Bisogna a tal proposito ricordarci infatti che se gli italiani non hanno più la passione politica di un tempo, sono sempre divisi in fazioni. Non ci si ammazza più come un tempo. E’ passata l’epoca delle spranghe, delle molotov e delle p38, dello spontaneismo armato e del militarismo. Ma ancora oggi c’è una certa distanza tra chi è di sinistra e chi è di destra. Non scordiamoci che questo è il paese di Don Cammillo e di Peppone. Qualsiasi cosa decenni fa era consentita per non far vincere l’avversario politico. Questo era il paese in cui Guareschi per la campagna elettorale coniò lo slogan “in cabina Dio ti vede, Stalin no”. Perfino la memoria non è condivisa. Anche riguardo a certi eventi cruciali della storia della nostra nazione gli italiani sono divisi, come ad esempio il periodo dal 1945 al 1946(in cui secondo Pansa ci furono circa 20000 morti per mano dei partigiani comunisti) e le foibe in Friuli Venezia Giulia. Forse gli eventi sono ancora troppo recenti. C’è ancora troppa faziosità da una parte e il tentativo dall’altra di strumentalizzare certi fatti per fini propagandistici. Che cosa sia avvenuto realmente in quei frangenti non lo sappiamo. Ma l’Italia è il paese dei misteri. Non ci dimentichiamo che ancora oggi esiste il segreto di stato sulla repressione del brigantaggio da parte dei piemontesi. Eppure a pensarci bene questa dicotomia destra-sinistra è assai retrograda. La tv è di destra e la piazza è di sinistra ? Gli intellettuali sono di sinistra e gli industriali di destra ? Più correttamente bisognerebbe ogni volta fare invece una distinzione tra chi è reazionario e chi è progressista, tra chi è populista e chi è elitario, tra chi è per la tradizione e chi è per la modernità, tra chi mette in primo piano la libertà e chi invece la giustizia. Non siamo più ai tempi delle due chiese. Comunque questa distinzione destra-sinistra permane e nonostante il fuoco dell’ideologia si sia spento, c’è ancora chi soffia sulle sue ceneri. Nel frattempo gli onorevoli di destra e di sinistra si scannano in televisione, ma poi in gran segreto sono dediti al solito consociativismo, ovverosia agli accordi sottobanco per farsi i propri interessi personali. Nemmeno al bar si discute più come un tempo. Anni fa i bar avevano avventori di tutte le età. Avevano una certa attrattiva per i giovani, perché si poteva trovare il flipper, il biliardo, il calcio balilla. Oggi nelle grandi città i clienti prendono un caffè, un cappuccino o una pasta e se ne vanno. Nei paesi ci sono ancora bar, che fungono da luoghi di ritrovo, ma al massimo riescono a raggranellare qualche gruppo di pensionati, che giocano a carte. I ragazzi vanno nelle sale giochi o nei pub. I pensionati parlano di solito di calcio……. di moviole, di ingiustizie arbitrali, di sudditanze psicologiche degli arbitri, di calcio mercato, di giocatori viziati, delle prodezze balistiche del fantasista della propria squadra del cuore. Altra caratteristica degli italiani è quella di non leggere. Rispetto agli altri paesi europei sono relativamente pochi i connazionali che leggono un quotidiano tutti i giorni. Per quanto riguarda i giornalisti la loro libertà di stampa è un diritto costituzionale garantito solo in teoria. Non devono mai scontentare il loro editorie e meno che mai intralciare i suoi interessi. Della cosiddetta editoria pura di qualche decennio fa non rimane traccia. I lettori sono considerati ormai target da sedurre con nuovi gadget. Rispetto agli altri paesi europei sono relativamente pochi coloro che si recano in libreria e poi leggono il libro acquistato. Per gli italiani il libro non è uno strumento di conoscenza, ma un oggetto ornamentale, che può fare arredamento nella propria casa e fornire un certo prestigio culturale al proprietario dell’abitazione. Per questo sono davvero pochi gli scrittori italiani, che riescono a vendere più di quindicimila copie. La maggioranza di chi scrive un libro è costretto a pagare un contributo, vista la crisi in cui versa l’editoria. Scrittori ,amati dalla critica, sono spesso costretti a fare un altro lavoro. Nonostante l’aumento di diplomati e di laureati sono ancora scarsi i lettori. Una maggiore istruzione non ha coinciso con un aumento incisivo delle letture private. Nonostante una maggior livello di istruzione le librerie rischiano il fallimento ed invece i cartomanti e sedicenti sensitivi riescono a guadagnare cifre astronomiche. E’ un paese dalle mille contraddizioni l’Italia. Molti sono cattolici e credono contemporaneamente nell’astrologia. La stragrande maggioranza di coloro che leggono un quotidiano, leggono l’oroscopo. Gli italiani sono superstiziosi e creduloni, anche se non lo danno a vedere. Piuttosto che affidarsi allo psicologo, all’andrologo, al sindacalista preferiscono recarsi dal cartomante, che li dovrebbe illuminare d’immenso riguardo ai problemi di coppia, alle disfunzioni sessuali, ai problemi di lavoro. In Italia esistono criminalità organizzata, familismo amorale, corporazioni e consorterie di ogni tipo, funzionari corruttibili, contribuenti il cui maggior sfizio è evadere totalmente le tasse, truffatori professionisti, intellettuali prezzolati, ladri di opere d’arte, imprenditori che non depurano i liquami delle proprie fabbriche e scaricano nei fiumi, piromani che bruciano i boschi, lanciatori di sassi dai cavalcavia, figli cocainomani che uccidono i padri ……eppure il paese riesce ancora a stare in piedi grazie alla capacità di arrangiarsi, all’industriosità, alla creatività del popolo italico. Questo è anche il paese degli impiegati, che hanno il doppio e il triplo lavoro. Il turismo comunque ci aiuta molto. Gli inglesi, gli americani, i tedeschi, i giapponesi subiscono ancora il fascino delle basiliche, dei musei, dei monumenti, degli acquedotti romani, dei nuraghi, dei trulli, dei centri storici, dei nostri paesaggi, dei nostri campi di girasole, dei nostri vigneti, dei nostri uliveti, dei nostri aranceti, delle nostre spiagge assolate, dell’ondulazioni delle nostre colline, dell’imponenza delle nostre montagne, delle nostre pianure, dei calanchi dell’Appennino, della laguna di Venezia, del panorama delle Dolomiti, della costa amalfitana, del delta del Po. Probabilmente è anche il popolo italiano, che esercita un certo fascino sugli stranieri. Siamo così pittoreschi, così “gesticolatori”, così mattacchioni, così cordiali, così espansivi, così estroversi, così disorganizzati. Ritengo che dopo aver visto il caos che regna in Italia, ritornino nei loro paesi più contenti.
I BAMBINI:
Gli italiani fanno sempre meno figli. La nuova generazione è una generazione di figli unici. Il tasso di natalità diminuisce ogni anno. L’età in cui gli sposini diventano genitori si alza continuamente. Allo stesso tempo però i pochi bambini vengono viziati e stracoccolati. La casa viene completamente riempita dei giocattoli più stupidi. Sono bambini informatizzati all’ennesima potenza. Molti pargoli oggi hanno un computer a casa su cui smanettare. Giocano alla playstation per ore, rimpinzandosi di merendine e cioccolate. I bambini trascorrono più ore da soli davanti alla televisione che con i componenti della propria famiglia. Ricevono senza alcun filtro dosi ingenti di violenza. Tutto ciò può renderli in futuro adulti anaffettivi e disumani. Per quanto riguarda il presente invece il problema è quello dell’emulazione. Sempre più bambini imitano con i compagni di giochi certi colpi dei lottatori di wrestling. Un rischio minore, ma pur sempre presente, è che considerino i luoghi comuni del talk-show delle verità inoppugnabili. Per festeggiare i compleanni i genitori non baderanno a spese. Per la comunione e la cresima parenti e amici regaleranno loro centinaia di oggetti, di cui il bambino non saprà mai che farsene. I bambini italiani nella maggior parte dei casi non capiscono assolutamente il senso di questi sacramenti. Forse per capirlo bisognerebbe avere l’età della ragione. Ma dopo estenuanti ore di catechismo alla fine vengono ricompensati con giornate memorabili, in cui loro sono unicamente al centro dell’attenzione, vanno a mangiare al ristorante e ricevono tanti doni. Anche i figli degli atei, degli agnostici e degli anticlericali più accaniti vengono mandati al catechismo. Nel nostro Paese tutti i bambini devono venir battezzati e ricevere tutti i sacramenti. I bambini che non vanno al catechismo possono essere subito discriminati e sentirsi diversi. “Non possiamo non dirci cristiani” scriveva Benedetto Croce. Niente di nuovo sotto il sole. Vi ricordate quando la chiesa scomunicava chi era comunista ? Vi ricordate quante crisi di coscienza in tanti comunisti di allora, che se fossero stati veramente marxisti avrebbero dovuto infischiarsene delle decisioni prese dalla chiesa ? Tutti gli italiani, indipendentemente che siano credenti o meno, vogliono ricevere tutti i sacramenti, sposarsi in chiesa ed avere il funerale in chiesa. Se ciò non avviene è una sorta di disonore per la famiglia. Gli italiani hanno perso il senso del sacro di un tempo per via della secolarizzazione attuale, ma sono sempre migliaia le persone, che si accalcano per vedere le Madonne che lacrimano. I bambini italici nel frattempo non giocano più in strada. Altre generazioni di bambini giocavano in strada. E’ aumentato esponenzialmente il traffico. Sono aumentati i pericoli. I genitori soffrono della psicosi del pedofilo. Gli adulti sono meno permissivi e se qualcuno si ritrova un vetro rotto di una casa per una pallonata probabilmente chiede i danni economici e morali ai genitori dei pargoli. I genitori sono diventati tutti iperprotettivi. Regalare il cellulare al proprio figlio è ormai un modo per controllarlo. Tutti i bambini oggi sono facilmente reperibili. Sembra passato un secolo da quando si telefonava a gettoni. Non esplorano più la campagna. Non fanno più capannini. Non vanno più a rubare negli orti dei pensionati. Sono ormai tutti precisini e perfettini. In compenso però vanno a scuola anche il pomeriggio e in certe parrocchie devono andare al catechismo accompagnati dai genitori o dai nonni. Inoltre fin dalla tenera età li mandano a studiare piano, a fare danza, calcio o tennis. L’80% dei bambini italiani gioca in una squadra di calcio. I padri italiani non sognano che il loro pargolo diventi un chirurgo o un professionista, ma che diventi un campione di calcio. Per molti genitori è più importante che il loro figlio sia un goleador della squadra del rione piuttosto che abbia buoni voti scolastici. Se il figlio diventasse un campione strapagato tutta la famiglia potrebbe vivere di rendita. Ma le pregiudiziali dei genitori- ahimè- si scontrano con la dura e cruda realtà: solo pochi prescelti riusciranno ad entrare nelle giovanili di una squadra di serie A. Il resto sarà costretto ad appendere le scarpe al chiodo oppure a finire la propria carriera calcistica tra le risse degli amatori in ingloriosi campetti di periferia. Ma in fondo Winston Churchill aveva detto in tempi non sospetti: “ gli italiani perdono le guerre come se fossero delle partite di calcio, e le partite di calcio come se fossero delle guerre”. Tutti i sani principi morali che gli vengono inculcati a scuola e al catechismo sfiorano lo strato epidermico e si involano chissà dove. Restano nelle loro menti vergini i messaggi dei persuasori occulti della pubblicità, i telequiz, le sparatorie delle mille squadre omicidi, gli squartamenti nei film dell’orrore, gli imbonitori delle piccole reti private(che promuovono di tutto: dalle diete dimagranti alle pentole a pressione, dai tappeti ai quadri), le immagini pornografiche trovate navigando in internet. I bambini di oggi rispetto a quelli di un tempo sono molto più curati. Se hanno un accenno di scoliosi vengono subito mandati a fare ginnastica correttiva. Ma nonostante ciò aumentano tra le giovani leve i casi di obesità. Non tutti possiedono un metabolismo, che riesce a smaltire le merendine e i cibi iperproteici e ipercalorici. Non tutti inoltre fanno un’adeguata attività fisica. Ma d’altronde l’obesità è uno degli aspetti caratterizzanti delle società del benessere. Fin dalla tenera età i bambini vogliono andare a mangiare nei fast-food e i genitori naturalmente acconsentono, perché al mondo d’oggi i genitori che dicono troppi no passano per essere pessimi genitori. Così passando davanti ad una paninoteca non si vedono solo adolescenti, che trangugiano in fretta gli hamburger, ma anche intere famigliole, dedite a fare la fila per ordinare menù dai nomi bizzarri e improponibili e poi a ingozzarsi, stando attenti a non macchiarsi i vestiti con la maionese o il ketchup con cui riempiono quei panini. Ma l’ambiente dei Mac-Donald è accogliente ed accattivante per i bambini. In alcuni casi ci sono anche i palloncini. I giovani e le giovani, che lavorano con contratto a tempo determinato e spesso vessati dai loro superiori, li puoi chiamare per nome, perché tutti hanno il cartellino su cui è scritto come si chiamano. E poi le strutture sono moderne e colorate !!! Mica come certe scuole e certi ristoranti dall’aspetto così serioso ed austero !!!! Fin dalla tenera età i bambini vengono abituati a mangiare cibi surgelati e precotti. Questi non sono solo i più pubblicizzati, ma anche i più economici e i più semplici da mettere in tavola. I genitori non hanno più il tempo, né la voglia di cucinare cibi genuini, di far mangiare slow food i loro figli. E in molti casi anche se avessero tempo a disposizione non sanno più cucinare. Le donne di oggi hanno messo al primo posto la carriera e si sono scordate l’arte della cucina casalinga, non sanno più essere massaie come le loro madri. Nonostante ciò i bambini ingrassano e allora fin dai primissimi anni vengono messi a dieta.
GLI ADOLESCENTI:
Sono finite le tribù degli anni’80. Sono scomparsi dalla scena i dark, i punk, i paninari, i metallari, i sorcini. La cosa che spicca, osservando gli adolescenti di oggi, è che sono sms-dipendenti. Probabilmente per loro il suono più familiare è il trillo del cellulare. Per non essere emarginati dal gruppo di coetanei a 14 anni devono avere il motorino, a 16 anni il motore, a 18 la macchina. Il mancato acquisto di un lettore di cd o di un dvd possono scatenare drammi anche nelle migliori famiglie. Cazzo, figa, merda e bestemmie varie sono i loro intercalari. Per i genitori parlano un idioma incomprensibile, infarcito di anglicismi, neologismi e soprattutto tanti “cioè”, “non so”, “capito ?”. Sono cresciuti in altezza. Sono sempre più i ragazzi, che raggiungono il metro e ottantacinque o addirittura il metro e novanta. Sono molte le ragazze a raggiungere il metro e settantacinque. Sviluppano anche precocemente. Soprattutto le ragazze. Ci sono certe ragazze, che a tredici anni sembrano maggiorenni. Forse è il bombardamento erotico e pornografico della società odierna, che agisce da agente catalizzatore sulla attività ormonale. Sarà pure di una banalità sconcertante, ma spesso madri totalmente rifatte e figlie sviluppate precocemente sembrano essere al primo colpo d’occhio due sorelle. Raramente i genitori vengono considerati dei modelli di riferimento. Alcuni figli li considerano come degli estranei. Non esiste più lo scontro generazionale di un tempo, perché i padri oggi non sono affatto autoritari, bensì lassisti. Nella fase dell’adolescenza spesso i figli provano un sentimento di indifferenza nei confronti dei genitori. I genitori sanno ben poco dei figli. Possono essere a conoscenza dei voti scolastici, ma non sapere niente se i figli passano tutta la notte allucinati in un rave party o meno. I genitori non hanno più il coraggio di interloquire con i figli e poi il tempo per parlare è davvero poco. Solo durante il pranzo e la cena potrebbero parlare, ma nel 90% dei casi anche in cucina è presente la televisione e tutti oramai devono ascoltare il telegiornale. Dopocena ognuno si ritira nella sua stanza a vedere un programma o un film. Gli adolescenti non scrivono più lettere all’amata, ma le inviano mille messaggini. Forme di approccio consolidate e sedimentate negli anni come fischiare alle ragazze sono scomparse. Oggi la ragazza non è più una preda, ma è predatrice. Una quindicenne di oggi è disposta a qualsiasi cosa per soffiare un bel ragazzo alle rivali. Quando devono fare una ricerca per la scuola invece di recarsi in biblioteca si connettono ad internet e fanno una ricerca su google senza tener presente né l’autorevolezza della fonte né la correttezza delle informazioni reperite. Il rapporto tra i professori e gli allievi oggi è cambiato radicalmente. In alcuni casi gli insegnanti si fanno dare del tu dagli studenti. Nelle aule è il professore che deve farsi accettare e rispettare dagli studenti, che spesso sono più intenti a giocare col telefonino che ad ascoltare le lezioni. Un tempo i ragazzi si facevano gli scherzi tra di loro. Oggi non è infrequente che li facciano agli insegnanti, che per non avere contro tutta la classe devono sforzarsi di stare al gioco. Il bullismo nel frattempo ha raggiunto vertici impensabili rispetto agli anni precedenti. Non esiste più la solidarietà tra coetanei. Chi è diverso va discriminato, deriso, colpito, affossato. Negli anni’70 i ragazzi canalizzavano tutta la loro aggressività nella lotta politica. Oggi una parte considerevole va a fare l’ultrà allo stadio o a fare risse in discoteca. Gli adolescenti di oggi raramente hanno stima degli insegnanti, mentre venerano d.j, buttafuori, ragazze immagine, p.r e proprietari di discoteche. Ricordo che a 15 anni sono molti gli adolescenti, che vanno in discoteca. Sono molte le ragazze che si concedono a d.j e buttafuori. Sono molti i ragazzi, che ricercano spasmodicamente l’avventura con le cubiste, anche se questa spesso si rivelano scostanti, vanitose, irraggiungibili. In discoteca si ricerca lo sballo. Da questo punto di vista siamo uguali agli altri paesi industrializzati, i cui cittadini dal Lunedì al Venerdì vivono normalmente e il Sabato si concedono delle follie per evadere dalla monotonia. La discoteca è un divertimentificio, fondato su giochi di luci e di sguardi, su musica ad altissimo volume, su monosillabi incerti più che da veri dialoghi. Con tutto quel rumore assordante è un’impresa parlare. Spesso bisogna urlare nell’orecchio dell’interlocutore. Non tutti, ma diversi ragazzi assumono ectasy per ballare ore ed ore al ritmo insostenibile di quella musica elettronica. Le discoteche passano solo musica straniera. La musica pop e rock italiana non è minimamente contemplata. In discoteca le parole non hanno più alcun valore, perdono di qualsiasi significato. Conta solo l’aspetto fisico, che nelle nuove generazioni riveste un’importanza pantagruelica. Il grado di felicità di una adolescente oggigiorno dipende non dai suoi risultati scolastici, ma dalla sua avvenenza, dalla distanza estetica che la separa dalla top model. Se la ragazza fisicamente è distante dalle misure di chi sfila in passerella e non rientra nei canoni estetici imposti dai mass media e dalla moda rischia nel migliore dei casi un perenne stato depressivo. Le più sensibili rischiano l’anoressia e la bulimia. In televisione e nel mondo dello spettacolo infatti sono rare le donne sprovviste di bellezza, che hanno avuto successo. Per i maschi è leggermente diverso, anche se l’aspetto fisico per i ragazzi è molto più determinante che nelle generazioni passate per farsi amicizie e avere una vita sessuale soddisfacente. Un tempo era più importante la passione politica o saper suonare una chitarra. I telefonini oramai servono anche per riprendere gli atti di esibizionismo sessuale, talvolta avvenuti nelle aule scolastiche. La loro voglia di protagonismo li induce a mettere on line su youtube i vari filmati amatoriali. E’ pacifico affermare che quello che a loro sembra un gioco innocuo ed innocente è in realtà spesso una nuova forma di diffamazione aggravata nei confronti di certe loro amiche o compagne di scuola. Per i maschi invece essere ripresi dal telefonino, mentre fanno sesso con la fidanzatina, è solo e soltanto una nuova forma di gallismo. Se i ragazzi di un tempo a diciotto anni chiedevano la macchina, quelli di oggi oltre all’automobile chiedono sempre più frequentemente un ritocchino da un chirurgo estetico. Pochi anni fa solo le starlette dello show-biz, giunte ad una certa età, si rifacevano. Oggi il ritocchino si è diffuso a macchia d’olio anche tra coloro che non sono vip e che sono al di sotto degli anta. Non si vedono più giovani con i nasi aquilini e gli orecchi a sventola. I difetti estetici vengono eliminati da subito. L’identità sociale è determinata sempre più dal livello di gradevolezza estetica. Ma forse avrebbero bisogno nella maggioranza dei casi non del chirurgo estetico, ma di uno psicologo, che li aiutasse a comprendere pienamente le loro fragilità interiori e le loro incertezze. Infatti sono questi fattori, che spingono molti giovani ad essere conformisti, ad accettare pedissequamente mode e costumi imposti dall’alto. Inoltre sono sempre più i ragazzi, che tutto l’anno, fanno palestra. E se è vero che l’attività fisica non è disdicevole, è altrettanto vero che alcuni giovani diventano fanatici, si autoesaltano a vedere crescere a dismisura la loro muscolatura. Il problema è che alcuni ricorrono a sostanze dannose per la loro salute per farsi in breve tempo un fisico, che possa far colpo sulle ragazze. Un altro rischio è quello di trovarsi una generazione di Big Jim e di Barbie, che soffrono di narcisismo patologico e di infantilismo cronico. Se infatti un tempo i giovani discutevano anche troppo e alcuni di loro negli anni’70 dalle discussioni accese passarono alla lotta armata, è altrettanto vero che il rischio di questa generazione è quello di essere caratterizzata da pensieri frammentari, da dialoghi stentati, da strati di superficialità, da una parola sempre più depotenziata.
I GIOVANI E LE GIOVANI:
Un tempo le ragazze andavano all’università per trovare marito, per sposare quindi uno studente di buona famiglia, che diventasse dottore. Oggi le ragazze sono in continua competizione con gli uomini. Vogliono primeggiare, eccellere e ci riescono abbondantemente per quanto riguarda le votazioni agli esami. Risultano essere più concentrate e diligenti nello studio e più spigliate alle interrogazioni. Ma c’è da dire che la laurea non riveste più la stessa importanza di un tempo e non offre più le possibilità lavorative di qualche decennio fa. Un tempo l’università era elitaria e aveva il fine precipuo di sfornare la futura classe dirigente del paese. Oggi invece abbiamo un’università di massa rispetto a prima. Alcuni superficialmente sostengono che ci sono troppi laureati, ma indagini e studi concludono sempre che l’Italia rispetto agli altri paesi europei è indietro per quanto riguarda la percentuale di laureati nella società. In questi ultimi anni si è registrato un boom di iscrizioni nelle facoltà universitarie. Alcune ragazze addirittura diventano studentesse-squillo oppure si fanno pagare per esibirsi nude davanti ad una webcam, pur di continuare gli studi universitari. Il fatidico pezzo di carta comunque non basta più. Spesso occorrono master e specializzazioni per avere un curriculum adeguato per entrare in una grande azienda. Le facoltà universitarie si occupano poco e male di orientamento. Il terziario avanzato cerca giovani con competenze specifiche, che non riesce a trovare. Domanda e offerta di lavoro si incontrano raramente. Il tasso di disoccupazione è tra i più alti d’Europa. Soprattutto tra i giovani. Chi cerca lavoro deve stare molto attento alle inserzioni ingannevoli: società poco serie, che invece di offrire un lavoro, propongono corsi a pagamento, inutili tirocini per risolvere temporaneamente i problemi di personale dell’azienda, inconsistenti lavori a domicilio. L’economia è in crisi. Ci sono molti meno concorsi nello stato di un tempo. Il capitalismo di stato non sforna più i posti di lavoro di un tempo. Ma d’altronde il capitalismo delle grandi famiglie ha il demerito innegabile di non essere mai diventato economia sociale, pur avendo collettivizzato per decenni le perdite. Il ricco nordest- il Giappone d’Italia- ha più bisogno di manodopera che di neolaureati. Gli esperti ci dicono che i figli devono accettare di essere più poveri dei loro padri. I padri hanno potuto godere del boom economico. Certamente il miracolo economico non ha arricchito tutti, ma ha migliorato le condizioni di vita di molti. Il boom ha compreso sia i disagi di molti meridionali trapianti al Nord che il benessere improvviso di piccoli imprenditori, provenienti da famiglie povere. A quell’epoca esistevano sia la mobilità territoriale che la mobilità sociale. Dal punto di vista economico nella seconda metà del novecento l’unico periodo nero è stata la crisi petrolifera del’73. Negli anni’80 e negli anni’90 quando i governi si trovavano di fronte all’anticamera di una crisi svalutavano la lira e l’economia riprendeva a girare, perché aumentavano di colpo le esportazioni. Però oggi che abbiamo l’euro questo gioco delle tre carte non possiamo più farlo. I figli oggi devono accettare la crisi economica. Molti giovani laureati piuttosto che avere un contratto a tempo indeterminato da operai preferiscono lavori di concetto part-time o con contratti a progetto. Ma talvolta la possibilità che questi lavori diventino stabili è remota, mentre più frequentemente si trovano in una situazione di precarietà lavorativa per anni ed anni. Ma che cosa sogna la maggioranza di questi giovani ? Esattamente ciò che sognavano i propri padri: un bel posto fisso, un impiego ben retribuito. Gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non sono più disposti a fare. Sono molte le badanti che vengono dall’Europa dell’Est o dalle Filippine. Sono sempre più gli immigrati, che raccolgono i pomodori o lavorano sottopagati e in nero nelle industrie. Non sappiamo come regolare i flussi di immigrati, come accoglierli, come fare in modo che molti di loro non diventino manovalanza della malavita, come espellere coloro che violano le leggi. I politici nostrani dovrebbero affrontare realisticamente questa problematica. Far entrare tutti indiscriminatamente e selvaggiamente è un’utopia, perché le nostre risorse sono limitate. Ritornando ai giovani… è ovvio che esistono delle differenze tra i giovani che vivono in città e quelli che vivono nei paesi, tra benestanti e non, tra i giovani che vivono nel nord e coloro che vivono nel centro e nel sud. Non va meglio a chi cerca di intraprendere le libere professioni. Prendere in affitto un ufficio per adibirlo a studio è un sacrificio economico che non tutti possono permettersi. Farsi una clientela è sempre più difficile, perché in certi casi l’offerta di professionisti è maggiore della domanda. In definitiva rispetto alle generazioni precedenti i giovani di oggi hanno goduto di un maggior diritto allo studio, ma tutto ciò è stato vanificato da un minor diritto all’occupazione. Per non trovarsi di fronte a una discrepanza netta tra scuola e mondo del lavoro i giovani di oggi devono scegliere tra una facoltà scientifica o un rapido ingresso nel mondo lavorativo. Intraprendere una facoltà umanistica nella maggioranza dei casi potrebbe condurli alla disoccupazione cronica. Esistono invece sempre più casi di giovani, che hanno abbandonato precocemente la scuola, e si sono realizzati dal punto di vista economico e lavorativo. Nel mondo del lavoro sono le stesse donne a diventare delle colleghe agguerrite di uomini sempre più in crisi di identità, che talvolta si rifugiano nelle Second Life della realtà virtuale. Dal punto di vista erotico e sentimentale un tempo c’erano gli sciupafemmine e “le sedotte e abbandonate”. Ma la pillola e il preservativo hanno ridotto enormemente i casi di gravidanza indesiderata. Le femministe di un tempo urlavano in piazza “il corpo è mio e me lo gestisco io”, ma non potevano concedersi a lungo la libertà sessuale perché molte di loro non avevano la stessa indipendenza economica delle ragazze di oggi e perché predominava allora nella mentalità comune un certo moralismo. Oggi le donne sono indipendenti economicamente e possono realmente gestire la propria sessualità come meglio credono. Non fa più scandalo niente. Sono eccezioni coloro che seguono ancora le regole della morale sessuale cattolica. Le ragazze di oggi quindi possono provare, usare e gettare i maschi come vogliono. Un tempo era lui, che dopo che lei gliela aveva data, la lasciava e raccontava tutto agli amici. Oggi si è ribaltato tutto. Sono le donne che lasciano e raccontano tutto, fin nei minimi dettagli, cali del desiderio compresi. E’ semplice capire quindi come siano in aumento tra gli uomini i casi di ansia di prestazione. Sono in aumento le coppie miste. Non solo tra i giovani, ma anche tra gli adulti. Sono aumentati a dismisura i matrimoni di italiani con donne dell’est e di italiane con africani. A me sembra francamente che ciò dipenda solo e soltanto dall’attrazione sessuale: gli italiani si lasciano abbindolare dall’avvenenza delle donne dell’est e le italiane dalla prestanza sessuale degli africani. Ma gli italiani che sposano le donne dell’est rischiano di essere scelti solo per interesse economico e per la cittadinanza italiana. Le italiane, che sposano africani, incorrono nel rischio di trovarsi un marito padrone e despota, perché deforma certi principi islamici. L’alcol è in voga tra gli adolescenti, mentre sono in aumento i giovani che si “si sballano” con un cocktail micidiale di alcol, cocaina, ectasy. La cocaina va per la maggiore. E’ ovvio quindi che non esiste più una netta demarcazione tra drogati e non drogati, come esisteva un tempo quando i tossicodipendenti si facevano quasi tutti di eroina ed erano facilmente riconoscibili. Nonostante chi guida in stato di coscienza alterata sia passibile di denuncia alle autorità giudiziarie sono molti i giovani che si mettono alla guida in queste condizioni. Il bisogno di discussione, la volontà di autonomia, la creatività scaturiti dal’77 non si sono più ripresentati. Si considerarono gli anni’80 come un periodo di riflusso a livello giovanile. Ma trent’anni di riflusso sono decisamente troppi. Questi ultimi trent’anni sono stati caratterizzati da una disgregazione giovanile. Non esiste in loro più nessun collante che li unisca, né nessun senso di appartenenza. Esistono gli individui, esistono i gruppi giovanili. Episodicamente i giovani possono scendere in piazza a protestare insieme. Ma il senso della collettività è andato perduto. Il collettivo, il movimento non esiste più. Molti trentenni e quarantenni restano in famiglia o ci ritornano, dopo tentativi fallimentari di convivenze e matrimoni. Ma d’altronde le separazioni ed i divorzi sono sempre in agguato. Gli americani ci prendono in giro per questo. Gli italiani sono tutti mammoni. Opinionisti televisivi, che vivono nel lusso più sfrenato, inveiscono contro questa generazione di perdigiorno, di mantenuti, di buoni a nulla, di uomini immaturi, che non riescono ancora a staccarsi dalla gonna della madre. Sembra di primo acchito che perdano completamente di vista il lato economico della faccenda. Sono relativamente pochi i giovani che hanno le possibilità economiche per andare a vivere da soli. Ma in realtà questi opinionisti non hanno assolutamente perso di vista il lato economico della faccenda. I poteri forti non vogliono che gli italiani risparmino, ma che consumino ossessivamente. Se i figli rimangono troppo in casa risparmiano, perché in fin dei conti l’unione fa la forza. I single devono uscire di casa per non frenare il mercato immobiliare, per fare la spesa da soli, etc. Se tutti rimanessero in casa fino a quaranta anni che fine farebbero gli agenti immobiliari, gli architetti, i dipendenti delle imprese edili ? Una quota consistente di acquirenti scomparirebbe. Bisogna invece che i giovani di oggi vadano a vivere fuori, prendano anche da soli in affitto un appartamento, si indebitino fino al collo per una casa, anche se magari alla terza settimana del mese hanno già finito tutti i soldi dello stipendio. Tutto ciò fa girare l’economia. Ed allora di cosa lamentarsi ? E’ giusto e sacrosanto che gli opinion maker indichino la via maestra ai giovani, che nascondano le necessità oggettive del mercato e propinino l’imperativo dell’indipendenza, la retorica della libertà dalla famiglia d’origine.