Nel 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nonostante siano passati decenni, ancora oggi molti paesi nel mondo violano i diritti umani più elementari e compiono crimini contro l’umanità. Ricordo il conflitto etnico nel Darfur(nel sud del Sudan), l’indipendenza negata al Tibet dalla Cina, la guerra per i diamanti e l’oro del Congo, i bambini soldato in Sierra Leone, la guerra tra governo nepalese e maoisti, la guerriglia tra vari gruppi etnico-religiosi in Nigeria, le forze armate algerine che uccidono civili inermi, i contrasti tra gruppi di estrema sinistra e governo in Colombia. Ma questi massacri civili e questi genocidi non hanno la visibilità che meriterebbero.
Spesso telegiornali e quotidiani ci propinano sempre le solite notizie di cronaca nazionale, quando non cadono nella frivolezza con servizi sugli usi e costumi italici o sul gossip, più o meno surreale. La parte iniziale di ogni telegiornale, quella che ogni telespettatore memorizza meglio, è dedicata sempre al teatrino della politica italiana. E se i nostri politici fanno ogni anno due mesi di ferie(tra metà Dicembre e metà Gennaio e poi ad Agosto), di certo non perdono neanche un giorno per apparire davanti ai giornalisti e parlare il loro politichese. Molti di loro quando parlano dei problemi del paese non fanno altro che sorridere, forse perché vogliono essere a tutti i costi telegenici, forse perché hanno letto ed interiorizzato Ruzzante, Rabelais e Montaigne. Così siamo costretti nostro malgrado a sorbirci i loro sorrisi più o meno forzati, i loro tatticismi, le loro dichiarazioni di intenti, anche se sappiamo che ognuno pensa al proprio “particolare” e alla propria poltrona. Le risse e le liti verbali tra deputati sono la testimonianza che non siamo ancora in una democrazia post-ideologica, ma poi tra sinistra e destra alla fin fine sottobanco ci sono molte più tacite intese, compromessi e complicità di quante si possa pensare. Nel frattempo a livello economico il paese è in crisi, a livello politico in questi anni è stato caratterizzato da un’instabilità dovuta anche alla frantumazione del vecchio centro in partiti minori, che potevano ricattare sempre e comunque la leadership. Per il resto sono passati gli anni, ma non è cambiato niente. Esistono come prima l’inflazione legislativa, il debito pubblico, le lungaggini burocratiche e i disservizi. Ed anche se in Italia sempre più persone riescono a fatica ad arrivare a fine mese, tutto sommato si riesce a sopravvivere. I problemi dell’Italia sono risolvibili, anche se non vanno sottovalutati e non sono risibili. Per usare una metafora di Wittgenstein l’Italia è come una mosca che non sa trovare la via per uscire da una bottiglia aperta. Ad indicare la via basterebbe un minimo di buonsenso da parte di chi governa, senza stare a scomodare la filosofia.
Ma ritorniamo al problema della violazione dei diritti civili nel mondo. I media censurano o non danno adeguato spazio a notizie, che potrebbero far intravedere realtà terribili e verità molto scomode. La controinformazione non ha allo stato attuale sufficiente potere per dare risalto a questi eventi e a queste situazioni. Allora dovremmo forse concludere che per noi italiani è più importante la lite tra due onorevoli dei due diversi schieramenti piuttosto che la morte di cento persone in una guerra civile di un paese africano ?
Forse queste omissioni, queste reticenze, questi silenzi da parte dei giornalisti nostrani sono frutto di qualcos’altro. Forse i loro editori li imbavagliano perché venga sottaciuta una verità molto scomoda: esistono aziende italiane che fanno fatturati esorbitanti vendendo le armi a paesi e gruppi politici, che violano costantemente i diritti umani. Non parlare di questi massacri significa non parlare neanche di chi li ha armati e di chi li arma.
