PICCOLA PROVOCAZIONE SULLA LIBERALIZZAZIONE DELLE DROGHE:

Il fenomeno della droga è antico. Gli sciamani ad esempio usavano le droghe per entrare in contatto con gli dei e per percepire un nuovo mondo. Più recentemente artisti come Baudelaire, Artaud, Burroughs, A.Huxley hanno utilizzato le droghe per scardinare le porte della percezione. Nel periodo della controcultura T. Leary ed altri furono accaniti sostenitori dell'uso di Lsd e crearono una sorta di filosofia psichedelica. Ma oggi l'uso di droga non è più ricerca di conoscenza e un modo per espandere la coscienza per pochi iniziati, ma una piaga sociale dilagante e suicida per molti. Ricordo a proposito solo la rete capillare di distribuzione delle droghe, grazie a cui anche gli adolescenti possono trovare ogni tipo di dose ad ogni angolo di strada. Sociologi, psicologi, psichiatri, filosofi, medici si sono interrogati su questo aumento di diffusione delle droghe nella nostra società post-industriale apparentemente evoluta. Probabilmente questa crescita del consumo dipende da una miscela esplosiva di varie componenti, tra cui un maggior senso di insicurezza e di inadeguatezza dovuto alla crisi della famiglia, delle istituzioni e dei valori. I consumatori di droga aumentano ogni anno nel mondo. Rispetto al passato non sono aumentati solo i tossicodipendenti, ma anche i consumatori occasionali. Questo aumento di consumo è stato documentato da ricerche, che hanno analizzato l'acqua delle fogne(dato che molta droga viene eliminata dallo scarico del water) e individuato delle tracce di cocaina in gran parte delle banconote circolanti. Attualmente giovani e non si rifugiano in paradisi artificiali non solo per disagio esistenziale come un tempo, ma anche per pura evasione. Per combattere e vincere il problema della droga bisogna a mio avviso prevenire, liberalizzare e curare. Prevenire significa rendere noti gli effetti deleteri e i danni che le droghe causano negli organismi umani. Significa fare delle campagne pubblicitarie efficaci, che sensibilizzino l'opinione pubblica. Gli educatori dovrebbero insegnare concetti come tossicità, tolleranza fisica, assuefazione e dipendenza fisica. Inoltre i politici dovrebbero mettere da parte ogni ipocrisia e liberalizzare le droghe. Coloro che sono contrari sostengono che lo stato non può essere spacciatore, però ad esempio sappiamo che in America già diversi decenni fa il proibizionismo dell’alcol ha fallito, perché la proibizione di un prodotto non fa altro che aumentare il desiderio e il fascino trasgressivo della cosa stessa. Questo non vuol dire che lo Stato non debba tutelare la salute dei cittadini, ma significa tener presente del senso di responsabilità personale di chi vuole assumere sostanze, che alterano la coscienza. Per liberalizzazione delle droghe intendo la messa in atto di una politica liberale, che permetta la somministrazione controllata.
Secondo me il concetto di dose personale su cui discutono tutti i politici in fondo non è altro che la ricerca infruttuosa di un compromesso tra proibizionisti ed antiproibizionisti. Liberalizzare le droghe vorrebbe dire far calare il numero dei tossicodipendenti, come ci ricorda il prof. Umberto Veronesi. In Svizzera i centri preposti non somministrano eroina soltanto, ma erogano anche il servizio di terapia e di supporto psicologico. Liberalizzare significherebbe togliere soldi e lavoro alle mafie, rendere più accessibili i costi delle sostanze stupefacenti e ridurre quindi tutte le azioni criminali in cui incorrono i tossicodipendenti per procurarsi le droghe. Una maggiore tolleranza quindi farebbe diminuire drasticamente la microcriminalità. Legalizzare le droghe vorrebbe dire anche ridurre i rischi, far diminuire il numero di morti per overdose, perché non esisterebbero partite di droga tagliata male ed i tossicodipendenti potrebbero essere costantemente monitorati da personale competente. Molti invece pensano che affrontare il problema della droga in questo modo sia sinonimo di arrendevolezza nei confronti del fenomeno. Potremmo prendere esempio dalla Olanda e dalla Svizzera, ma purtroppo mi viene a mente la favola delle api di Mandeville. In fondo se non ci fossero più i vizi privati non ci sarebbero nemmeno più le pubbliche virtù. Se non ci fossero più tossicodipendenti cosa farebbero spacciatori, poliziotti, persone che lavorano nelle comunità di recupero e assistenti sociali ? Non tutti, ma molti di loro rimarrebbero disoccupati. La droga dà lavoro sia a chi la spaccia, sia a chi la combatte. Ma visto che i tossicodipendenti danno il lavoro a molti che siano trattati più umanamente e meno stigmatizzati socialmente !!!!! A mio avviso infatti esistono ancora oggi stereotipi e pregiudizi riguardo ai tossicodipendenti. Invece non esiste una tipologia precisa del cosumatore di eroina, nè di quello di cocaina, nè di nessun altra sostanza. Allo stesso modo non si può tracciare un profilo di personalità della persona che fa uso di sostanze. I motivi per cui una persona si droga possono essere svariati: da un gruppo di pari "sbagliato", ad una sorta di sperimentazione, a dei problemi familiari, ad un edonismo autodistruttivo. La tossicodipendenza è un problema complesso, in cui non esiste un modello lineare di causa ed effetto. Esiste un'ampia gamma di fattori, da quelli psicologici a quelli micro e macrosociali, che portano alla tossicodipendenza. E forse per tutti questi pregiudizi si è persa di volta in volta(con il succedersi dei vari governi), al di là di tutte le lodevoli dichiarazioni di intenti e di tutte le consulte di esperti male utilizzate, la dignità del tossicodipendente. Non è un caso che in Italia i vari governi abbiano speso molto di più per la repressione del fenomeno che per la prevenzione.








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