IL RASOIO DI OCCAM E LE DIRAMAZIONI DEL RIZOMA:


Ho la vaga impressione talvolta che alcuni vogliano far credere che la cultura sia un gioco di ellissi e di perifrasi soltanto. Talvolta mi sembra che ciò che deve essere ritenuto basilare viene sottaciuto. Ma forse se riduciamo tutto all’essenziale la vita gira attorno a quattro o cinque cose e basta. Il rimanente è superfluo. E’ mera vanità. Forse abbiamo bisogno del superfluo, perché è come uno specchio, che rimanda indietro lo sguardo pietrificante della medusa. Forse abbiamo bisogno del superfluo, perché è come un velo sottile che ci offusca la vista e non ci permette di vedere le nostre miserie, le nostre debolezze, i nostri desideri e le nostre angosce. Finisce così che ci perdiamo negli infiniti rivoli della nostra vita, nella moltitudine di diramazioni del rizoma. E perdiamo di vista l’essenziale. Ma in fondo cosa c’è di essenziale veramente ? Come sosteneva il Belli la morte sta nascosta negli orologi. E’ sufficiente un orologio per ricordarci la nostra fine. L’umanesimo allora può frapporsi tra l’idea della fine e la fine. La cultura può avere la funzione di consolare così come essere un passatempo in attesa della nostra dipartita. Ma è davvero tutto ciò che chiediamo alla nostra ragione e a noi stessi ? La cultura che mette tra parentesi le angosce umane è veramente tale ? Il problema è che anche quando la filosofia affronta le grandi problematiche dell’uomo sembra talvolta che le tratti analiticamente con fredde astrazioni. A mio avviso lo stoicismo e l’epicureismo sono solo delle pose o al massimo dei modi di atteggiarsi quando si gode di ottima salute. Purtroppo o per fortuna anche l’ateo più sdegnoso si rivolge a quell’entità suprema chiamata Dio, quando è in punto di morte e ciò non deve necessariamente giustificare in nessun modo gli orrori della chiesa in questi ultimi duemila anni di storia. Forse non abbiamo nemmeno bisogno di vasti campionari di parole, frasi e verbi. Forse la vita può essere espressa sostanzialmente con i soli verbi intransitivi: nascere, crescere, essere invecchiare, morire. Tutto il resto è complementare. Bisogna allora utilizzare il celebre rasoio di Occam e non moltiplicare gli enti ? Ma siamo poi così certi che nella molteplicità delle res cogitans e delle res extensa non si nasconda un'effettiva eterogeneità ? Il grande filosofo Cioran ci aveva già messo in guardia: non bisogna togliere assolutamente il belletto alla letteratura. Come a dire che in migliaia di anni le questioni metafisiche sono sempre quelle. Cambiano le epoche, le civiltà, i costumi, le poetiche e gli stili degli artisti, ma l’uomo rimane lo stesso. Forse in fondo all’uomo e alla sua ragione c’è solo il nulla. Forse il perno della cultura occidentale è il niente soltanto.... oppure quel Dio cristiano.








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