Un tempo la parola mi pacificava col mondo. Mi conciliava. Un’ossessione sarebbe già qualcosa. Sarebbe già una ragione paradossale. Tutto cade nell’indistinto. Forse la questione cruciale è che tutto cade nell’indistinto. L’intera metafisica occidentale cade nell’indistinto. Ciò che resta è solo il feticismo delle immagini e microcosmi disturbati da continui rumori di fondo. Ciò che resta è solo un coito, in cui perdersi e abbandonarsi. L’intera società è diventata un coito. Tutto il resto non conta. L’essere non si può più riscoprire. Il senso dell’essere è sempre più nascosto e senza di questo non si possono comprendere nemmeno gli enti. Tutto è coito. Il valore di un uomo prescinde dalla fortuna di avere femmine, che gli procurino orgasmi. La fantasia non è più praticata. Un tempo un corpo erano mille corpi se si variavano le posizioni. Un tempo un volto erano mille volti se mutavano di volta in volta le prospettive e le angolazioni. L’orgasmo è un dovere. Gli amanti sono solitudini, che si incontrano per il coito, per l’orgasmo. I preliminari e le perversioni sono strumenti per accrescere e prolungare l’orgasmo. Il resto è uno spazio riempitivo. E’ una nota ai margini di una pagina vuota. Il resto è noia, attesa spasmodica, curiosità morbosa, dolore, inquietudine. Il resto è vano esercizio di metafore e metonimie. Gli avverbi di luogo e di tempo non hanno più alcun significato. Qui ed ora non ha più alcun senso. Bisognerebbe dire piuttosto: in ogni luogo ed in ogni momento, ma equivarrebbe a dire che ogni posto e ogni frangente sono interscambiabili. Niente è più pensiero, perché già tutto è stato pensato. Dietro lo specchio c’è un altro specchio. Dietro ad un doppio c’è un altro doppio. Ad libitum. Dietro apparenti razionalità si celano le solite dinamiche. Il linguaggio non è mai neutro. Io sono costretto ad utilizzare un linguaggio preesistente. Il vostro linguaggio. Il linguaggio dei vostri avi e dei vostri padri. Il vostro linguaggio sul limitare del nulla.