La politica non soffre di una crisi profonda: è sempre stata l’arte del compromesso. Società civile: scarso senso dello stato e mancanza di dovere civico. Ma l’indifferenza, l’apatia, il menefreghismo della società civile talvolta possono essere legittimamente considerate dei meccanismi di difesa nei confronti di questo mondo, colmo di aberrazioni. Le nuove generazioni ? Divorzio. Aborto. Femminismo. Post-femminismo. Diritti civili. Ma la libertà a priori delle nuove generazioni non è vera libertà come quella delle generazioni precedenti, che hanno dovuto conquistare quei diritti e quelle libertà. La libertà delle nuove generazioni è illusoria. Ci sono giovani che farebbero carte false per un passaggio televisivo. E' questa la libertà ?
Tutti di corsa ? E’ un mondo in cui domina l’attivismo e la frenesia. Ma la fretta è cattiva consigliera: ecco allora l’approssimazione, la superficialità e la vacuità emergere nei pensieri. Dialogare con se stessi è sempre più difficile. I soldi ? Ormai non conta il denaro, ma gli status symbols, che permettono di ostentare una ricchezza, che nella maggioranza dei casi non c’è. Per giungere al benessere o soltanto agli status symbols molti sono disposti alle peggiori meschinità, al servilismo, alla doppiezza, all’inganno.
Non c’è niente da fare.
Non ho niente a cui pensare.
Il rapporto con le donne è inconsistente.
Un vecchio avventore di un bar
mi diceva che le donne vogliono sempre
soldi, belle macchine, fisici palestrati
e cazzi neri.
Il sistema mi ha fottuto
o mi sono lasciato fottere dal sistema.
Gli intellettualismi e i sottili distinguo
francamente li lascio ad altri.
Io sono un rifiuto. Sono una merda.
Oggi tiro a campare,
ma sono un nuovo povero
e tra qualche anno forse
farò la fame.
Siamo qui e ora nel magma del collasso,
in sottofondo il brusio delle ruote sull’asfalto.
Io non so niente di te, né tu di me.
Non parliamo di tarli e radici.
Le attese per le tue labbra, le pause
delle tue giunture già mi bastano.
Ma tu credi. Credi pure.
Credi pure a idoli, santi, geni e miti.
Io non credo a niente.
Non vedi ? Non senti ?
Siamo all’estrema propaggine dell’incomunicabilità,
ma non disperiamoci- lo sappiamo bene
che nel deserto possono crescere steli
dai crani e dalle carcasse.
Lo so. Lo sai bene.
Ci vorrebbero gli sguardi di altri occhi
per poterti innamorare,
per poterti rapire l’animo
e popolarlo di slanci ed ebbrezze.
Ci vorrebbero altre mani
Per poterti indicare l’invisibile nel visibile,
l’irreale nel reale.
Ci vorrebbe l’eco di un’altra voce
per sussurrarti desideri inconfessabili;
altre parole per conciliare nella tua mente
quel che fino ad allora ritenevi inconciliabile.
Io sono niente, sono un confuso passato
che si amalgama a questo insensato presente;
sono uno tra i tanti, così mediocre col mio mezzo parlare,
che si fa abbindolare dai mutamenti dei paesaggi
e dallo scorrere delle stagioni.
Io sono niente. Chiedilo a tutti. Chiedilo alla gente.
Chiedilo ai benpensanti e a chi non pensa.
Chiedilo alle luci delle case e ai lampioni delle strade.
Chiedilo ai rami e alle stelle.
Non sono niente.
Apri la porta e richiudila e in un attimo
sarò di nuovo nell’oscurità.
Ed è inutile parlare d'amore,
non c'è niente da dirsi,
nessun gioco a cui giocare assieme,
niente da inventare.
Sono solo un perdente con lo sguardo assente,
ti lascio tutte le ragioni,
sai che cosa me ne frega ? Assolutamente niente.
E questa non è autocommiserazione,
è solo che sono troppo vecchio per cercare parole nuove.
Ci vorrebbe un poeta e io invece sono stato
solo un buffone per gli amici di ieri
e oggi sono solo un ubriacone per i baristi.
E tu ti concedi ad altri e non a me;
ad altri amanti che ti rendono schiava;
ti amano, ma odiano la donna;
amano la donna, ma ti odiano;
ed in questo alternarsi di odio e amore,
tu ossimoro vivente,
incarni le mille contraddizioni dell’erotismo;
sono altri i tuoi amanti, che non giungono a se stessi,
ma comunque approdano alle fibre del tuo essere
e ti snaturano e violano i segreti del tuo ventre
tra una carezza e uno spasimo,
mentre in quegli attimi si contrae il tuo mondo
di ragazza che pensa di essere donna.
Di frammenti eterogenei è costituito il mondo. Frammenti eterogenei, che si contraggono e si espandono; alcuni si moltiplicano; altri si dileguano, si dissolvono, finiscono nel non essere oppure altrove. Mille altrove, mille dimensioni possibili. Di frammenti caleidoscopici è fatto il mondo.
Se è vero come scrisse Seneca
che moriamo a poco a poco ogni giorno,
la vita e tu, morte, siete intrecciate
in modo indissolubile.
Ma tu morte, a differenza della vita,
te ne stai in disparte, ti presenti solo
per rapirci definitivamente dalla vita.
Morte, tu sei muta !!!
Non puoi dirmi quante volte
mi sei girata attorno,
quante volte mi hai sfiorato.
Non puoi dirmi a quanti passi ora sei da me.
Ma quel giorno saremo nel niente.
Saremo senza passato, nè presente, nè futuro:
liberati dalle categorie di spazio e tempo.
Ci incasseranno in una bara.
Il nostro odore sarà l'odore della morte.
Coloro che verranno solo per presenza
se ne staranno distratti alla messa
nelle ultime file a chiaccherare sottovoce.
Quando il cuore e il cervello saranno morti,
quando abbandoneremo il corpo, la vita e il mondo
ce ne andremo e lo lasceremo lì
con le sue osterie, i suoi uffici, le sue fabbriche
le sue piazze, le sue strade e le sue case,
le sue beghine e le sue puttane.
Lasceremo lì i baci degli amanti,
le carezze ai cani, i sentimenti pii
e i desideri inconfessabili.
Quando verrà la morte
a sigillare il mio respiro,
quando i miei nervi diverranno radici
lascerò come testamento agli ubriachi
le mie parole.
Tra quanto non sappiamo.....
sarà inaspettata o meno la fine ?
E poi saremo nel niente.
Di noi non rimarrà niente.
Tutti i nostri anni e i nostri istanti
di gioia, di noia e di dolore,
il poco amore e il molto disamore saranno niente.
Tutte le cose che avremmo potuto fare
e non abbiamo fatto….
tutte le cose che avremmo voluto fare
e non ci hanno lasciato fare….nel niente.
Chissà se ci sarà un attimo per fare pubblica ammenda
del tempo sprecato ?
Non rimarrà traccia.
La nostra intera esistenza
cadrà nell'oblio.
Non abbiamo fatto cose memorabili.
Solo versicoli, ma la poesia vera
non è un semplice andare a capo.
Resteremo solo nella memoria
delle persone a noi vicine.
Quando anche queste saranno morte,
di noi non resterà davvero niente,
del resto come la maggioranza
di coloro che sono passati su questa terra.
Andremo avanti e indietro nel vuoto ?
Saremo materia inanimata o ci distaccheremo ?
L’indefinito sarà il nostro palcoscenico ?
L'ignoto si tramuterà in infinito ?
Nell'attimo del trapasso
saremo niente o poco più.
Avremo la forma del vento,
il peso di un raggio di sole.
Saremo sull'orlo del silenzio.
Forse vedremo tutta la nostra vita,
come in un film in un attimo.
Potremmo dire a nostro discapito
che siamo stati laici,
che abbiamo avuto più punti interrogativi
che certezze assolute,che non abbiamo giustificato
i nostri errori in nome della fede.
Quanto tempo ancora e poi
conta più nell'esistenza la durata o l'intensità ?
L'inferno. Il dibattito è ancora aperto.
La paura dell'inferno fa le fortune
di ogni religione. Nuovi teologi
ci dicono che l'inferno è vuoto o non esiste.
Le esperienze pre-mortem per gli scienziati
non sono attendibili.
Gli animali vivono incoscienti.
Provano solo dolore fisico.
Non sanno di dover morire.
Invece anche l'uomo più semplice
è un groviglio di metafisica e di religione.
Esiste Dio ? Io ironicamente ti risposi:
"se esiste, ci scruta indifferente
e distrattamente come noi facciamo
con la vita degli insetti".
Il morire. La morte.
Il cammino verso la morte
è inarrestabile.
La morte ci attende inesorabile.
Ciò che è inorganico non muore.
Non è vera morte quella del fiume
che muore nel mare
o quella del sole al tramonto.
A noi invece tocca morire. Crepare.
L’ultimo appuntamento:
né quando, né dove, né come.
E poi saremo nel niente.
Nel niente o forse in qualcosa
o in qualcuno di più grande,
se non ci ripudierà,
ma se Dio è dappertutto
allora è anche all’inferno…..
e se Dio è tutto allora
è anche l’inferno….
e se è vero che Dio abbraccia tutto,
dall’alto della sua infinita misericordia,
allora abbraccerà anche
il nostro inferno.
Le fontane, le strade, le piazze,
la gente che va di fretta, i tavolini
dei bar, i loggiati, le vetrine
ed io che cercavo i tuoi occhi,
ed io che aspettavo chissà cosa la sera,
ed io che cercavo soltanto una
che la pensasse come me.
Oltre le sagome e i profili,
oltre la nebbia e i tetti,
oltre gli occhi dei gatti,
oltre palazzi disumani,
oltre aforismi privi di ogni logica
il volto di una nuova stagione.
Io sono alla periferia
di tutto, perfino
alla periferia del mio io
e non ho bisogno di niente
ed ho bisogno di tutto.
Io che sono un pò naif
e non credo nell'elite,
tu con i tuoi falsi maghi,
i tuoi guru ed i tuoi tabù.
Io sono in un amore
un amore una notte,
una notte d’Inverno
di più di dieci anni fa.
Una ragazza, quella ragazza….
che farà mai ora ? Quali mani
intrecciano le sue ? Quanti destini
hanno incrociato i suoi seni ?
Io sono nel pettegolezzo
di chi troppo si annoia.
Io sono nella malinconia
di chi ha perduto la gioventù.
Io sono nell’odio cortese e sottointeso
di chi sorride vigliacco
ed ebete agli assassini.
Io sono nell’amore
di chi non fa all’amore.
Il cielo è una distesa immensa. Spazi smarginati. Non esistono spazi territoriali. Non ha confini, nè frontiere. Il cielo. Gli uccelli nel cielo non lottano per difendere il loro territorio. Lo fanno solo gli animali a terra, spesso con le loro aggressioni ritualizzate. Lo fa l'uomo con il sangue.
Il rovescio. Rovesciare i bulbi oculari. Trafiggere la retina da cui osservi il mondo. Riflettersi allo specchio per dimenticarsi e disgregarsi. Tu dimena pure le tue natiche. L'altro giorno. La pioggia nelle mani. La pioggia che inumidisce gli occhi. Ritrovare l'immaginario sulle scale. Romanzi moderni sotto al cuscino. Nelle fessure della mente cantilene e nenie. Umori altalenanti. Rimanere incantati dal delirio recidivo. Ossessione ribelle. I dannati e gli eletti. Un'Italia una e trina. Al Nord imperversa un cattolicesimo con forti venature di calvinismo d'accatto. Nel nord è stato importato il valore che ha il lavoro nella società calvinista. Max Weber. L'etica protestante. Il lavoro, il denaro, il successo, la salvezza. Al centro il catto-comuniscmo consumismo. Al sud il fatalismo, pienamente giustificato, visto che in alcune regioni le organizzazioni criminali fanno quel che vogliono.....preferisco non dire di solito che non ho niente da dire....il rovescio.
Un tempo un’aura magica sembrava circondare gli oggetti e le persone.
No. Non può esistere l’idillio. Non può esistere l’happy end. Non c’è più nessun enigma da svelare e non gliene frega niente a nessuno se Dio è un deus ex machina o un deus absconditus. Ti imbatti così disiorentato nella frammentazione e nella molteplicità della realtà. Il mondo è divenuto indecifrabile. Già da tempo. Dissonanze. Sentimenti fuggevoli, equilibri instabili, luoghi comuni, figure tipizzate. L’artista che cerca di raccontare storie è ridicolo. L’artista che cerca di provocare lo shock, non provoca alcunché. Siamo ridotti a un coagulo di sensazioni, un vortice di nonsense. Non ci resta che sublimare. Sublimare fino al punto di non poterne più. Il vitalismo di un tempo aveva delle punte tragicomiche. Ci vorrebbero gioia, movimento, cromatismo, musica. Abbiamo le ossessioni di una società sclerotizzata e sterile. I vincoli sociali sono solo una messinscena. Solo ipocrisia, indifferenza, cinismo. Il matrimonio non è un pilastro della società, ma solo un doppio inganno. Bisogna togliere il belletto. Nei rapporti tra uomo e donna c’è incomunicabilità e fisicità. L’anarchia delle pulsioni erotiche su tutto e su tutti. L’eros è avvelenato. Non ci resta che uno sguardo smaliziato. Nonsense. Giustapposizione di emozioni e impeti distruttivi. Autoestraniazione. Nessuna dicotomia tra individuo è massa. L’individuo è massa. La massa è individuo.
Giravano le pale del ventilatore, giravano. Era Estate. Secoli di attimi fa. Niente di più. Niente altro. Un'Estate di stupri. Molti. Tutti finiti in cronaca nazionale. Ascolto spesso Rino Gaetano. Rino Gaetano va ascoltato. La sua voce inconfondibile, i suoi testi ironici, dissacranti. Ma sapeva anche parlare d'amore. Rino Gaetano.
E' l'immediatezza. Quell'attimo. Catturi un'istantanea. Pietrifichi nella memoria una scena. Come quel bel paio di gambe snelle all'imbrunire che attraversano il cortile. Come quegli uccelli immobili sui fili della luce. Il sibilo del vento tra i canneti lungo il fiume. L'ampio respiro del fiume nel tuo respiro. Segni che divengono simboli. L'esilio dei pesci. Le ali di farfalla irretite e trapunte dai nostri sguardi disincantati e cinici. E se fosse un dettaglio apparentemente insignificante ad essere importante ? Un ciottolo levigato lungo la riva. Qualche granello di sabbia nelle scarpe. Un anonimo pulviscolo. Un raggio di sole deflesso dalle persiane. Una goccia. Nemmeno una goccia di rugiada. Una goccia nella grondaia. Una misera goccia di acqua piovana. Pioggia acida. Trucioli scaturiti dal lavoro dell'artigiano. Un petalo. Un sepalo. Un acino. Un chicco. Forse uno stame. Tu mettiti pure nella posizione del Loto e leggi pure Siddharta e gli scritti del Dalai Lama, ma non sarai mai un orientale. Per altre culture la meditazione trascendentale. Noi solo epifonie ed epifanie e riflessioni senza meta. Trasmigrazione delle anime e trasfigurazione della realtà. Non vedi ? Non ti accorgi ? Tutto si basa su armonie prestabilite. La natura ha le sue algebre e le sue alchimie. I suoi principi e le sue geometrie. La tradizione non so cosa sia. Solo qualche diagramma sbiadito nella mente mia. Ma rifuggo quando posso lo schematismo. Dopo scene poco edificanti come quelle viste negli stadi state facendo troppa retorica. Ho come il presagio che....il presentimento che.....le avvisaglie già c'erano state.....dopo il '77, la contestazione in piazza a Luciano Lama, studenti e manifestanti morti, poliziotti morti, morti da una parte e dall'altra......dopo tutto ciò i politici decisero di incanalare tutta la violenza giovanile negli stadi, pensando di poterla controllare meglio.......forse perchè al tempo non avrebbero mai pensato che si potesse ammazzare per una partita, ma solo per la politica. E così le leggi per gli ultrà furono blande. Lo stadio diventò una zona franca. Ma con il passare degli anni non si accorsero delle infiltrazioni dell'estremismo di destra e di sinistra......o perlomeno non fecero niente......non si accorsero che le nuove generazioni di ultrà odiavano la polizia....non si accorsero che c'era un problema di una certa gravità, che non riuscivano a fronteggiare adeguatamente: il disagio giovanile. Ed adesso possono prendere tutte le precauzioni del caso per scongiurare la violenza negli stadi, ma il problema del disagio sociale resta. Ci vorrebbero modi sani per sublimare quella violenza. Ma quali alternative ?
Amelia Rosselli. Perse il senno e la memoria dopo la morte di Rocco Scotellaro. Nella fase acuta del delirio credette di essere perseguitata politcamente come il padre e lo zio, assassinati dai sicari di Mussolini. Aveva con sè il mito del mondo contadino e tutto, tutto il dolore del mondo. Inutile dilungarsi sulla sua scomparsa: sarebbe la cronaca di un suicidio annunciato, già messo in conto fin dalla giovinezza, perchè nessuna scorza può resistere a tutto il dolore del mondo. Era come se dal cuore di una pietra ti lasciasse intravedere un universo di luci. La sua poesia è difficile, ma grande e pura. Scriveva in italiano, francese e inglese: il suo talento era immane. Con i suoi lapsus ed i suoi cortocircuiti verbali ti porta rapidamente e violentemente nelle regioni più oscure e più profonde del linguaggio. Le sue ossessioni e la sua musicalità ti entrano, ti entrano dentro e non c'è modo di scacciarle, ti aprono spiragli verso terre inesplorate. I giovani degli anni settanta la imitavano, ma la sua voce ed il suo stile erano unici. Io la leggo e la rileggo e nel sentire la voce interiore di questa donna minuta ed appartata, schiva e riservata mi scopro un bambino impertinente, che si muove a carponi sul terreno impervio della parola.
Non ci resta che articolare l'inimmaginabile. Gridi ancestrali alternati da sussurri beoti. Presunti sussurri d'amore. Di quel che chiamano comunemente amore. In profondità. Labbra screpolate. Ombre fuggiasche. L'odore del mio corpo che si mischia al profumo della mia città. Essere nel vento. Non essere più. Arbitrarietà delle contingenze. Invocare il cielo. Evocare il tuo volto. Chi nell'amnesia di una sera ? Chi nell'afasia e nel balbettio di un incontro ? Sentire il paesaggio. Capovolgere la realtà. Quell'edificio di preti tenuto in piedi dalla malta e dalla calcina. Nelle mie pupille un panorama fragile nei dettagli e compatto globalmente. Nuovi percorsi. Nuove significazioni. Nuovi codici. Non delimitare più niente. Sono attratto dall'infinitamente piccolo. Una capocchia di fiammifero. Una capocchia di spillo sono già oggetti pantagruelici. Non credo alla coerenza in questo divenire continuo, in questo mondo eracliteo. Essere nel vento. Essere ancora. Di strato in strato. Strato dell'essere. Nuda interiorità. Di grado in grado della coscienza. Umori e stati mentali che si intrecciano.Tra tutta quell'orgia di colori un vocio innocente. Bambini che giocano tra le statue. Mutare le convenzioni. Ciò che scintilla e ciò che scivola. Una girandola di sensazioni a buon mercato. Il lunapark della mente. Ipotesi appese a un filo. Dicerie. Nuovi giri di vite per un'attesa palingenesi. Mulinelli di polvere. All'angolo della strada un manifesto strappato. Filamento di senso. Un attimo prima era denso. Sentimento del tempo. Il senso del discorso appeso a un filo. Un filo reciso. Il senso si è perso. Per sempre. L'armonia col mondo si è rotta da tempo. Essere ancora.Bizzarre associazioni mentali e bizantinismi della mente. Tu occulta pure il lato oscuro della mia verità umana. Feriscimi. Impalami. Sventrami. Sbudellami. Annientami. UccidImi o fammi uccidere. Non sono niente. Nemmeno la parvenza di un desiderio. Forse solo qualche labile traccia nella memoria del passato, di ciò che è stato. Quel gatto è davvero grosso, è davvero grasso. E' di nessuno, perciò è anche di tutti. Prende da mangiare da diversi condomini e da diversi commercianti. Dall'ottico come dal farmacista. Dal figlio del medico e dall'avvocato. Vorrei essere come quel gatto. Invece di prendere cibo, vorrei prendere quel che comunemente chiamano amore dalle donne. Qualche sospiro. Qualche ansito nell'andito di un palazzo. Camminare all'imbrunire in una via di campagna.
"21 grammi" di Alejandro González Iñárritu. Storie drammatiche, che si intrecciano. La precarietà dell'esistenza. La morte. 21 grammi è il peso dell'anima. Alcuni ricercatori infatti hanno pesato persone morenti ed hanno trovato che da morte pesano 21 grammi in meno. L'anima, questo soffio vitale, questo alito divino peserebbe quindi 21 grammi. E' una mania del nostro Occidente quella di quantificare ogni qualità e di non dare qualità alla quantità. Dobbiamo quantificare assolutamente tutto. Matematizzare e quantificare tutto obbligatoriamente, perchè questi sono i dettami imposti dalla scienza, dalla tecnica, dalla medicina e noi abbiamo una fiducia illimitata in queste discipline. Nonostante gli enormi progressi fatti si continua a morire. Di conseguenza resta inalterato il mistero, l'enigma sul senso dell'esistenza. Per riuscire a convivere adeguatamente con l'idea della finitezza umana dovremmo ascoltare di più la nostra parte folle. Dovremmo ascoltare gli artisti, i filosofi, gli umanisti. Perfino i matti, i disadattati. E' solo integrando questa nostra parte folle, che nella maggioranza dei casi inibiamo totalmente, con la nostra parte razionale che potremmo dirci esseri veramente compiuti.
Le feste. Le feste hanno perso la loro vera anima e il loro vero significato. Il Natale è la festa dei commercianti. Il panettone ha avuto la meglio sulla nascita di Cristo, così come la colomba e le uova al cioccolato hanno avuto la meglio sulla resurrezione del Messia. Per il commercio non si fanno altro che inventare nuove feste. La cosa più inquietante è che alcune feste mettono in risalto le contraddizioni intrinseche di questa nostra società. Così a Natale tutti vanno in chiesa per poi trasgredire molti comandamenti appena una settimana dopo, ovvero la notte di S.Silvestro. Lo stesso dicasi per la festa, che riguarda queste coppie moderne, sempre più scoppiate e in crisi. A San Valentino tutti romantici. Appena un mese dopo per l’8 Marzo sempre più donne vanno nei locali con le amiche a gustarsi gli spogliarellisti. Sarà la voglia di trasgredire per una sera, saranno due bicchieri di troppo bevuti ed ecco che si ritrovano davanti ad altre estranee a fare sesso con uno spogliarellista. Le feste. Sembrano
esserci per mettere in luce le contraddizioni.
Ieri sera io e mio padre siamo andati a cena fuori. Visto che ci piace mangiare il pesce andiamo sempre sul tratto di costa più vicino a noi(Livorno-Tirrenia-Marina di Pisa). La scelta era se recarsi in una trattoria livornese a mangiare il cacciucco oppure il fritto di pesce da qualche altra parte. Decidiamo di non entrare in Livorno, perchè c'è troppo caos. Scansiamo il centro di Livorno, andiamo verso Tirrenia. Ci imbattiamo in una pizzeria ristorante. Davanti c'è un obelisco. Ma ci siamo già stati. In macchina parliamo della crisi del governo. D'Alema ha commesso un errore politico ad enfatizzare il voto di fiducia sulla politica estera. L'errore l'ha commesso anche la maggioranza, che prima del voto non ha fatto un'adeguata verifica. Poi parliamo dei senatori a vita. Quindi ci chiediamo quale tipo di governo sarà il prossimo: Prodi bis, governo tecnico, governo istituzionale oppure le elezioni anticipate ? No. Le elezioni anticipate non le vuole nessuno. Guardo fuori dal finestrino il degrado di Tirrenia. Edifici fatiscenti. Vegetazione incolta. Tratti di strada non illuminati. Il mare è calmo. Il cielo è stellato. E' una serata mite. Ma ritorniamo al ristorante. Il problema principale, quando andiamo fuori a cena, è che vogliamo sempre trovare un ristorante con un ottimo rapporto qualità/prezzo e allo stesso tempo non affollato. Abbiamo constatato col tempo che queste due caratteristiche sono inconciliabili. Il primo ristorante a cui ci fermiamo potrebbe andare bene, leggendo il menù che c'è fuori. Però ci sono delle comitive e a tutti i tavolini ci sono delle rose. E' un ristorante frequentato esclusivamente da coppie e comitive, per cui lo scartiamo subito. Ci fermiamo ad un altro ristorante e notiamo che c'è poco spazio tra un tavolino e l'altro. Troppo attaccati, per cui scartiamo anche quello. Andiamo a vedere un ristorante nominato, ma guardo fuori i prezzi e a mio avviso è troppo caro, non ho voglia di spendere certe cifre, per cui lo scarto. Decidiamo quindi di andare in una pizzeria-ristorante. Mangiamo delle fettuccine ai frutti di mare come primo. Poi come secondo io scelgo un fritto di totani e mio padre un fritto di paranza. Nel ristorante ci siamo noi, una famigliola ed una coppia di turisti stranieri. Mangio il primo e vado fuori a fumarmi una cicca. Mangio il secondo e vado fuori a fumarmi una cicca. Mentre sto fumando vedo fermarsi una macchina di lusso. In macchina ci sono due tipi. Ne scende uno. E' un ragazzo. Il guidatore rimane lì con la macchina accesa. Il tipo ha un mazzo di rose in mano. Si avvia verso l'entrata del ristorante. Mi chiede se voglio una rosa. Gli rispondo che sono a cena con mio padre. Allora entra nel ristorante. Dopo un minuto esce fuori dal ristorante, non c'era nessuna coppietta, per cui se ne vanno subito a finire il giro dei ristoranti. Ho scoperto perciò che non esiste solo il racket sulla droga, sulla prostituzione, sui lavavetri e sull'elemosina,
sul caro estinto, ma anche quello sulle rose. Non racket delle rose, ma racket sulle rose. Se ci pensate bene l'espressione è più forte.