LA LIBERTA’ DEI GRANDI: RACCONTO BREVE
Erano stanchi di stare in quella piazza, circondata dai palazzi. Erano stanchi della solita vecchietta che ogni volta chiamava i carabinieri per schiamazzi notturni.
Così avevano preso quel sentiero sterrato, poi erano passati tra le spighe di grano e tra i fusti dei girasoli. Erano arrivati all’argine. Lo avevano salito, dal terrapieno avevano guardato se là c’era qualcuno e lo avevano sceso di corsa. Avevano passato di corsa la golena. Avevano oltrepassato anche i canneti e si erano fermati sulla riva del fiume. Le acque erano torbide ed in nessun punto rispecchiavano il colore del cielo. Dovevano stare attenti a come si muovevano. Un passo falso tra tutta quella melma li avrebbe fatti scivolare nel fiume. Dovevano stare attenti, perché la corrente dell’Arno era pericolosa: qualche decennio prima la gente faceva il bagno nel fiume e diverse persone erano annegate per colpa dei mulinelli d’acqua. Giorgio lanciò un sasso, che rimbalzò per tre volte sullo specchio d’acqua prima di inabissarsi. Andrea cercò nelle tasche i fiammiferi rubati di nascosto al padre. Filippo estrasse dal taschino le sigarette e le offrì a tutti. Poi Andrea fece accendere. Si misero a parlare.
“Tra poco svilupperemo anche noi e diventeremo grandi.”
“Certo, ci toccherà metterci i pantaloni lunghi anche d’Estate.”
“staremo meno comodi, ma andremo in centro a guardare le ragazze.”
“Come se fosse facile conquistarne una.”
“tu ci provi con cento, poi una alla fine la trovi. E’ matematico.”
“ma devi trovare non una qualsiasi, ma una che ti piace. Altrimenti che ti ci metti a fare ?”
“mica devi cercare la donna della tua vita. Mica ti devi sposare. Devi farti solo esperienza.”
“Esatto. L’importante è perdere la verginità, poi aumenta la sicurezza e tutto viene più facile.”
“Ho sentito dire che c’è gente, che non piace alle donne e resta vergine a vita.”
“Se sei pessimista parti col piede sbagliato…….”
“A me basterebbe solo baciare alla francese per ora. Mi accontenterei di quello.”
“Non preoccupatevi. Tra poco saremo grandi. Mio padre dice che questa è la migliore età, perché non abbiamo preoccupazioni.”
“Ci voleva tuo padre per dire questo. Tutti gli adulti dicono le stesse identiche cose…….il mutuo, il capo che li tratta male sul lavoro, le rate della macchina da pagare, mantenere i figli…….”
“Noi siamo più liberi.”
“No, noi dobbiamo ancora raggiungerla la libertà. La libertà è non essere né troppo piccoli, né troppo grandi.”
“La libertà è avere sedici, diciassette, diciotto anni ed avere una macchina ed anche una ragazza che ci sta.”
“Tu Filippo dove la porteresti ?”
“Affari miei.”
“Ma poi ce lo racconteresti cosa hai fatto con lei e cosa non hai fatto ?”
“Così se poi lei lo viene a sapere non ci faccio più niente.”
“La libertà però finisce subito. Ora siamo troppo piccoli per la libertà. Poi trascorreremo qualche anno in piena libertà ed alla fine ci ritroveremo grandi e forse stufi della libertà.”
“Perché secondo te ci si può stancare della libertà ?”
“Forse ad averne avuta troppa e a non averne fatto di nulla può darsi”.
Chi contava le stelle, perdeva il conto e ricominciava; chi guardava il riflesso di luci di caseggiati lontani nell’acqua; chi tossiva per colpa della sigaretta; chi cercava di fare cerchi di fumo, ma non riusciva nell’impresa; chi cercava un punto qualsiasi sull’altra sponda: un punto su cui fissare lo sguardo, altrimenti perso nell’oscurità.