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Vittorio Baccelli è nato a Lucca nel 1941, ha conseguito una laurea in lettere presso l'Università degli Studi di Pisa, libera laurea in Scienze Umane e Sociali presso la Città studio di Urbino, Master in Scienze biomediche con la Pacific Western University di Los Angeles.
Artista fin dagli anni 60, è poeta, scrittore e collagista.
E' stato il direttore del mitico giornale underground “FUCK” e successivamente de “La rivolta degli straccioni”.
Ha partecipato a rassegne multimediali e di mail art in tutto il mondo, è l'ideatore dei progetti “millennium” e “luther blissett experience”. Ha pubblicato diversi libri, vinto numerosi premi letterari ed è presente in moltissimi siti web. I suoi racconti, le sue poesie, le sue considerazioni le potrete trovare nel SUO SITO PERSONALE.

1)Da che cosa scaturisce l'ispirazione a scrivere racconti e poesie ?

L’ispirazione nasce dagli input con i quali la realtà contemporanea mi bombarda incessantemente. Oltre al mio vissuto – le pulsioni, i ricordi, i desideri – c’è lo svolgersi della storia contemporanea, globale, filtrata attraverso i vari mass media, ci sono poi le letture, i film, i programmi televisivi, il navigare in internet, le conquiste della scienza, l’evolversi e l’involversi delle arti… Tutto questo turbina nella mia mente, s’intreccia e si confonde, spesso si travisa e voilà ecco l’impulso a scrivere che s’organizza con tutti gli input raccolti, che stimola la mia creatività, che distorce il quotidiano. Così appunto su vecchie agende le tracce che poi trascrivo sui miei due PC. Più o meno è così che nascono i miei affluenti.

2)Di solito io divido gli artisti in due categorie: coloro che scrivono per il loro narcisismo e coloro che invece scrivono per scaricare le proprie nevrosi. Lei a quale categoria pensa di appartenere ?

Non credo d’appartenere a nessuna delle due categorie anche se queste hanno sicuramente una piccola influenza sul mio lavoro. Per me lo scrivere – come il leggere – è una pulsione naturale, una soddisfazione intima, un desiderio di comunicare e trasmettere agli altri ciò che penso, ciò che creo, le mie fantasie, le mie contraddizioni. Ma soprattutto questo è un gioco personale, un piacere privato che mi prende nello svolgersi delle trame e, se il lettore riesce a provare il mio stesso piacere, mi sento felice, realizzato. I miei testi inoltre non sono mai conclusi, anche dopo la pubblicazione li ritocco, li amplio, li modifico: ogni lavoro è in progress e resta in attesa d’una nuova ri-pubblicazione. “Il testo, un pre-testo dell’Artista ad esporsi”.

3) La maggioranza degli adolescenti tiene un diario come strumento di introspezione. Ritengo che anche un artista scriva in fondo per mettere ordine al suo mondo e conoscersi meglio. Per lei è mai stato così ? Ricerca ancora la sua identità nelle sue opere oppure ormai è totalmente sicuro della sua identità ?

Il problema dell’identità è comune alla letteratura come alla psicologia. Quante identità diverse convivono in noi? Quante realtà ci circondano? I personaggi dei miei racconti hanno un’identità propria anche se sicuramente attingono alla mia identità o a una delle mie. Può l’identità d’un personaggio influenzare quella del suo scrittore? Sicuramente sì. Il personaggio Sherlock Holmes disturbava fortemente Arthur Conan Doyle. Stephen King s’è creato spesso problemi coi suoi alter ego. Hugo Pratt amava, invidiava Corto Maltese. Il problema dell’identità sfocia in quello dell’alter ego e pure Borges in compagnia di tantissimi autori l’hanno affrontato, mai risolto del tutto. Comunque l’introspezione talvolta emerge dalle mie trame, così come certe situazioni sviluppate nero su bianco hanno contribuito a farmi meglio comprendere certe mie azioni e m’hanno offerto un certo stile nel confrontarmi col mondo. Credo in definitiva che nessuno sia sicuro fino in fondo della propria identità, così come credo che nessuno sia sicuro fino in fondo della totale concretezza delle realtà nelle quali costantemente scorriamo nel corso della nostra esistenza.Fin troppo spesso, quasi sempre (almeno nei miei racconti) le identità si deformano così come le realtà, in un gioco d’orologi molli alla Dalì.

4) Goethe scrisse: "quando si hanno delle cose da dire si dicono in prosa, è quando non si ha nulla da dire che si scrivono poesie". Però anche Goethe scriveva delle poesie. Lei che ne pensa di questa affermazione ? E' solo un paradosso ?

Goethe scrisse anche:”Comunicare è natura:accogliere ciò che comunicano gli altri, così come è dato è cultura. Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la propria immagine. Noi abbiamo il compito serissimo, inderogabile e ogni giorno rinnovatesi di far concordare nel modo più diretto e calzante possibile la parola con ciò che sentiamo, vediamo, pensiamo, sperimentiamo, immaginiamo, ragioniamo”. Privilegio comunque scrivere racconti, ma talvolta anche se più raramente, dei versi mi frullano insistenti nella mente. Devo allora liberarmene, è una necessità fisiologica. Nascono allora i miei poemi, che non appartengono alla categoria di semplice linearità , ma risultano complessi. Nei miei versi si fondono e si comprimono varie linee d’idee, di pulsioni, di desideri e sicuramente al letture risulta non facile seguire il bandolo della matassa anche perché si trova davanti a molteplici capi che si divergono e s’intrecciano. È l’intreccio che interrompe il filo coerente delle parole e ne diverge per poi ricercare assonanze anomale, incongrue. A mio avviso la poetica ha una funzione unica anche nell’evoluzione del linguaggio. E la nostra lingua (e le altre) hanno una gran necessità d’evolversi, recuperando ma non facendosi sommergere dai linguaggi emergenti, slang, stranierismi di maniera, mode effimere, contaminazioni informatiche e scientifiche. Ritornando alla domanda solo nella sua assonanza, ho in preparazione un fanta-libro anche autobiografico dal titolo “La Profezia di Goethe”.

5)Da una parte abbiamo editoria a pagamento, grandi case editrici che non leggono i manoscritti, concorsi letterari in cui contano più le conoscenze che il talento. Dall’altra parte internet, che ha dato modo a tanti aspiranti poeti di esprimersi. Non ritiene che internet sia tutto sommato uno strumento democratico ?

Cito a memoria Campana:
“Letteratura italiana
industria del cadavere
vo’ alla latrina e vomito (verità)
Si Salvi Chi Può”
Esiste l’editore a pagamento e nella stragrande maggioranza dei casi è da evitare. Esistono però anche in questo settore case editrici a pagamento che uniscono serietà a professionalità a prezzi contenuti. Con queste ci si può anche cimentare. Soprattutto se un autore vuole esprimere dei testi poetici che da noi purtroppo hanno un’utenza che definire limitata è un eufemismo. (Italia, popolo di poeti; ma nessuno li legge e spesso i poeti non rileggono neppure se stessi). Se poi qualcuno vuol presentare un testo contenente prosa e poesia assieme, l’utenza in questo caso è nulla, zero assoluto. Da qui la necessità di ricorrere a questa forma d’editoria. In due casi mi sono avvalso d’essa: “45 lezioni sul vuoto” (prosa e poesia) e “La rosa gialla” (poesia). Entrambi i testi sono stati pubblicati dalla Montedit di Melegnano con reciproca soddisfazione. Le grandi case editrici sono troppo legate a un’ottica mercantile e la loro utenza gradisce prodotti seriali, così prediligono i personaggi televisivi o dello sport agli autentici scrittori. E se questi personaggi proprio con la penna non ci sanno fare, che importa? Ci sono redazioni con scrittori, giornalisti, correttori di bozze, redattori, segretari d’edizione…ci pensano loro a confezionare il prodotto, tanto col personaggio che tira, tireranno pure le vendite. Perché dover rischiare con esordienti? È anche remunerativo editare autori stranieri già affermati e noti al grande pubblico, magari più con operazioni di gossip che letterarie. E così il lettore si disabitua alla lingua italiana poiché sono i traduttori e le traduzioni a dettar legge. E questo ultimo aspetto rischia di condizionare pure gli scrittori che stendono i loro lavori influenzati dalle forme letterarie non degli autori noti, ma dei loro traduttori. Altro mondo da evitare il più possibile è quello dei concorsi. In Italia sono migliaia e ci sono pure dei libri che raccolgono tutti (o quasi) i concorsi (Nicola Calabria Editore). Tutti questi concorsi (quasi tutti) prevedono una quota d’iscrizione, o una tassa di lettura,o di segreteria, o come diavolo vogliano chiamarla. Viene il dubbio che qualcuno con queste “tasse” ci si paghi le ferie o le rate della macchina, o ci mantenga la ganza… quasi mai ho partecipato a questi concorsi e se ho avuto dei riconoscimenti sono arrivati tramite segnalazioni delle case editrici o da selezioni in internet. E parliamo un po’ di internet, che rappresenta il bazar globale, ove è facile pubblicare, ma dove è anche facile esser sommersi dalle pubblicazioni altrui. È comunque sicuramente uno degli strumenti più democratici che siano mai esistiti. In internet si sommano verità a quasi-verità a menzogne assolute, capolavori e boiate pazzesche si miscelano nel caos e nella confusionalità creativa. Ma i naviganti leggono, scrutano, selezionano, scelgono e osservano. Questa è un’arena infida ma creativa, è una corrida all’ennesima potenza:è anche libertà e i tentativi d’imbrigliarla sono destinati sempre a fallire.Ma con internet se hai le carte in regola puoi emergere, puoi farti conoscere. E poi c’è un aspetto fondamentale e rivoluzionario per un autore: il contatto diretto e immediato coi propri lettori! Spesso rilascio in internet i miei lavori in prima stesura e sempre c’è il mio indirizzo di posta baccelli1@interfree.it Così i lettori mi scrivono, mi segnalano errori, incongruità, mi danno consigli, m’indicano sviluppi diversi d’una storia…insomma, in questo caso internet è davvero insostituibile. Dimenticavo: spesso ho usato nei miei scritti, anche se non in maniera canonica, gli incipit che vengono offerti agli autori. Non li ho quasi mai citati (anche perché mi dimentico sempre da dove l’ho tolti) e questa penso sia una delle mie scorrettezze, ma non credo molto ai © e lascio liberamente scaricare i miei lavori e se qualcuno vuol usarli per rielaborarli, a me la cosa fa piacere. Anche Valerio Evangelisti da a tutti la possibilità d’usare il suo Eymerich e i migliori racconti realizzati l’ha pubblicati sul suo sito.

6) Sempre più spesso oggi i romanzi vengono pensati come sceneggiature per una eventuale trasposizione cinematografica, oppure si avvicinano al giornalismo. Perché secondo lei il romanzo è in crisi ?

È vero. Siamo sommersi da romanzi pensati come sceneggiature cinematografiche e da lavori più giornalistici che letterari. C’è poi il problema già accennato delle troppe traduzioni esistenti. Il romanzo è in crisi? Qui voglio riandare al Gruppo63 e agli scritti di Eco di quel periodo sul romanzo e soprattutto a Manganelli in “Letteratura come menzogna”: il romanzo è una creazione borghese e la sua moda è destinata ad essere effimera. La vera letteratura è la letteratura fantastica, è la letteratura dei primordi:Upanisad, Bagavad Gita, Iliade, Odissea, Eneide, Vecchio Testamento, Corano, ecc. per giungere poi a Le mille e una notte, la Divina Commedia…Dunque un libro fantastico composto da un insieme di racconti o canti poetici assieme assemblati.Anche se poi Eco si è dato a romanzi malloppo, questa è la vera letteratura,la letteratura dei primordi, la letteratura fantastica, la letteratura che prediligo. Oggi vi sono vari filoni che fanno riferimento a questa letteratura dalla fantascienza alla fantasy, dall’horror al gotico, dalla sperimentale al pop… Tra gli autori che si sono cimentati in questo filone: Dick, Borges, Poe, Kafka,King e fortunatamente tanti altri.

7) Quali sono i libri che l’hanno più influenzato ?

Sicuramente il racconto “La notte che uccidemmo Crome” di Gibson e “Miliardi di tappeti di capelli” di Eschbach. Ma anche il ciclo de “La torre nera” di King e tutti gli scritti di Borges. Riguardo alle tecniche di scrittura molto devo a Burroughs, sommo vate degli inferni danteschi contemporanei;parlo della sua tecnica del “cut up”, praticamente una trasposizione del collage in letteratura. Tra gli italiani ricordo con particolare affetto i racconti di Buzzati e City di Baricco. Sono comunque da sempre un avido lettore e devo riconoscere che ogni libro nasce su ciò che è stato scritto precedentemente, pertanto molto devo a tutte le buone letture che ho fatto, ma anche – e forse soprattutto – a tutte le cattive letture. Borges in Finzioni azzarda che esista uno scrittore totale che ha scritto tutti i libri esistenti e scriverà quelli futuri, contraddittoriamente in altri scritti afferma che anche nel peggior libro s’annidano delle verità e che non c’è ottimo libro che valga la pena di esser letto. Se dovessi parlare di musica direi che rimasi sconvolto quando Bill Haley e i suoi Comet, trasformando il bolgie-woogie crearono il rock ‘n roll o quando i Beatles portarono a somme vette la musica pop. Se dovessi parlare di pittura posso dire che restai colpito da una Periferia di Hartung. Se dovessi parlare di poesia le Tavole Parolibere di Marinetti scardinarono ogni mia passata costruzione poetica; anche i Canti Orfici di Campana da me inizialmente conosciuti nell’interpretazione di Carmelo Bene, contribuirono. E per la prosa? Sicuramente Il mondo nuovo di Huxley e Così disse Zarathustra di Nietzsche che furono due delle mie prime letture dopo un’infanzia precoce imbottita dai primi Topolino nerbiniani, dai Vittorioso e dai vecchi Corriere dei Piccoli e perché no? dal superuomo borghese che da noi allora si chiamò Nembo Kid.

8) Un tempo dirigeva una rivista underground. Oggi lei è molto popolare nei siti internet. La troviamo dovunque. Inoltre ha pubblicato diversi libri. Che effetto le fa tutta questa popolarità ?

C’è stata una escalation lenta ma costante della mia “popolarità”. Cominciai a scrivere da ragazzo su un giornale parrocchiale destinato agli adolescenti, poi sui fogli under del momento e sulle varie fanzine. Collaborai come addetto stampa a varie manifestazioni culturali anche a livello internazionale. La direzione di due testate underground ha sicuramente contribuito alla facile pubblicazione anche sulle altre riviste, prima under, poi di movimento e successivamente letterarie. Il mio primo libretto “La città sottile” per Stampa Alternativa di Baraghini fu forse il primo della fortunata serie “millelire”. Poi tutto è sempre stato facile,due pubblicazioni col Centro Documentazione di Pistoia, tre titoli con Prospettiva e varie selezioni per buone antologie, tra queste “racconti nella rete” per Newton &Compton. Un racconto fu selezionato nel 2000 dal gruppo editoriale Monti e finì come racconto della settimana sui quotidiani del gruppo (La Nazione, Il resto del carlino, Il giorno) accompagnato da un intervento critico altisonante di Marabini.Nello stesso anno il sito Alice nella pagina degli e-book m’affiancò come autore italiano affermato assieme alla Covito. Solo la grande editoria sembra non essersi ancora accorta della mia presenza, anche se le citazioni non mancano (Controcultura in Italia di Echaurren e Salaris, ed. Bollati Boringhieri, ecc.) devo comunque dire che non l’ho mai sollecitata anche perché la nicchia di lettori che occupo è, oserei dire, specializzata. E tutto sommato in questa nicchia mi trovo a mio agio.

9) Potrebbe darci una definizione di mail art, comprensibile anche a chi non ne sa niente ?

La mail art o arte postale nella quale sono attivo dalla fine degli anni 70 è un circuito, forse il primo vero network globale ove artisti e non-artisti scambiano per posta i loro lavori creativi interagendo tra loro. Cercate “mail art” con un qualsiasi motore di ricerca e avrete grosse sorprese e, anche indirizzi coi quali chiunque può entrare in circuito. Codificata da Ray Johnson nel 62 ha attirato schiere di neodadaisti, poeti visivi, performer…Solo con la mail art si possono gustare appieno le indisciplinate discipline interdisciplinari.

10) Come si entra nel circuito della mail art ?

Mandate un lavoro creativo qualsiasi al mio indirizzo postale C.P.132 – 55100 Lucca – e il gioco è fatto: la vostra posta entrerà in gioco!

11) Che cosa ha rappresentato per lei Patty Pravo ?

Ho conosciuto Patty al Piper e poi nella villa di Delia Scala in Versilia. Patty come Patty Smith, Pravo come le dantesche anime prave. Le rivoluzioni, quelle vere, sono di costume, quelle che cambiano le maniere di vita. Mary Quant con la minigonna, Bill Haley col rock’n roll e poi i Beatles e da noi chi se non Patty Pravo e Pannella? E prima ancora Marinetti?

12) Pensa che dopo l’11 Settembre le persone abbiano più bisogno di riflettere e di capire, oppure abbiamo già dimenticato tutto troppo in fretta ?

L’11 settembre ha modificato ogni modo di pensare e molto ancora dovrà mutare. Gli USA si sentivano sicuri e inattaccabili sul loro territorio. L’11 ha mutato radicalmente il loro senso di sicurezza. Le banche occidentali commerciavano tranquillamente col terrorismo, qualche centinaio di morti all’anno in attentati era un prezzo ragionevole. Oggi questo non può più accadere. Il dio unico è quello che ha ucciso tutti gli altri dei. Questo è il dio degli ebrei, dei cattolici e dei musulmani: è lo stesso identico dio. E in nome di questo dio si compiono i delitti più efferati. Se vogliamo parlare di libertà dobbiamo riscoprire l’ateismo e le religioni non violente come il buddhismo. Non bisogna dimenticare e c’è bisogno di riflettere; non si possono confondere le democrazie con gli stati totalitari e islamici. L’islam è la negazione d’ogni diritto civile, è il principale nemico delle donne, è l’antitesi del libero pensiero, è la cancellazione del libero arbitrio. Dice la Fallaci: non basta un libro e quattro moschee per creare una civiltà. La legge islamica, anche la più moderata è una barbarie medioevale. L’11 settembre deve affermare la pace nel mondo, ma coloro che si autodefiniscono pacifisti non sfilano contro il terrorismo, contro gli attentati sui bus, contro le decapitazioni. Sono solo antiamericani e antisraeliani, da noi in sedicesimo, antiberlusconiani. Sempre la Fallaci a suo tempo incompresa scriveva che i giovani dell’Armata Rossa morivano in Afganistan nella lotta al terrorismo per difendere la civiltà occidentale.Oggi ritengo che guerra preventiva e muro in Israele siano strumenti utili a conseguire la pace. Churchill scriveva: “I pacifisti sono coloro che danno ragione al coccodrillo per esser mangiati per ultimi” Se ai tempi della seconda guerra mondiale avessero prevalso le idee pacifiste, oggi l’Europa sarebbe nazista. Se in questi ultimi dieci anni i pacifisti avessero trionfato, i talebani guiderebbero l’Afganistan e Saddam sarebbe ancora il satrapo di Bagdad. Ecco perché penso che ci sia ancora molto da riflettere su quanto tutto sia cambiato dopo l’11 settembre. Inoltre nessuno ha mai seriamente riflettuto sui collegamenti tra Hitler e il Gran Muftì d’allora. Entrambi volevano lo stato islamico. Lo sapete che la prima intifada si svolse a Il Cairo e fu finanziata dai nazisti?Per questo io parlo di “nazislam”.

13) Quali sono gli aspetti originali del suo ultimo libro “Scaglie dorate” rispetto ai suoi libri precedenti?

Il mio ultimo libro “Scaglie Dorate” rappresenta un ulteriore salto di qualità nella pubblicazione dei miei racconti. In questa raccolta compaiono tutti i racconti che erano presenti nelle “Storie di fine millennio” che ha avuto tre edizioni per la Prospettiva ed è scaricabile gratuitamente in internet come e-book. I racconti sono stati qui accuratamente rivisti soprattutto da un punto di vista letterario. Tra questi “Le metasfere” vincitore del primo premio ALIAS, Melbourne 2001; “Troppo Tardi” racconto della settimana sui quotidiani del gruppo editoriale Monti; “Radici” tradotto in inglese per il catalogo della mostra multimediale CAOS, Milano 2002. A questi s’aggiungono “La strada” selezionato per varie antologie e primo premio Fantascienza e dintorni – 2004; “Sdot Or” anch’esso selezionato per varie antologie e secondo premio ALIAS, Melbourne 2002. Questo libro è uscito per l’editore Nicola Calabria ed è in preparazione presso lo stesso editore un’altra raccolta di racconti dal titolo “Quando il Cronodrome implose”.










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