GÜNTER GRASS  - Dieci poesie*

Selezionate e tradotte da Peter Patti - Con la preziosa collaborazione di Wolfgang Pruscha

                        "Quest'uomo è un rompiscatole, è un pescecane nello stagno delle sardine,
                        è un solitario selvaggio nella nostra letteratura addomesticata..."

                                           
(Lo scrittore
Hans Magnus Enzensberger su Günter Grass)

 

Günter Grass è nato a Danzica nel 1927. Oggi vive a Lubecca, nel nord della Germania. Esordì nel 1956 con la raccolta di poesie Die Vorzüge der Windhühner (‘I pregi dei galli a vento’), cui fece seguito il romanzo che lo rese celebre in tutto il mondo: ‘Il tamburo di latta’. Nonostante sia conosciuto soprattutto come romanziere (splendido il suo ‘Anni di cani’, che per impegno anche quantitativo è pari a ‘Il tamburo di latta’), non ha mai smesso di scrivere versi. Gran parte delle sue opere sono apparse in Italia presso Feltrinelli ed Einaudi.

*) I testi in lingua originale sono ricopiati dal volume Gesammelte Gedichte (‘Tutte le poesie’), edito dalla Luchterhand (piccola casa editrice cui Günter Grass è rimasto fedele fino a quando essa non è stata fagocitata da un grosso consorzio editoriale).

(1) da: Gleisdreieck
SONNTAGSJÄGER

Schnepfen gehen sie schießen,
tragen in farblosen Tüten
Inhalt,
in Tüten verständlich,
und langsam fettet er durch.

Mürrisch, so heißt der Hund
und hört nicht darauf.
Warum nun die Schnepfe,
die sie getroffen in ihren Inhalt,
auch mürrisch und fettet auch durch?

Farblos mürrisch die Schnepfe.
Mürrisch der Hund, der so heißt
und hört nicht darauf. -
Mürrisch rufen sie mürrisch.
Schnepfen gingen sie schießen.

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(2) da: Ausgefragt
DEKADENZ

Obgleich frische Eier Aspirin enthalten,
haben die Hähne Kopfschmerzen,
treten aber trotzdem;
wie nervös die Küken im Frühjahr ausschlüpfen.

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(3) da: Gleisdreieck
KIRSCHEN

Wenn die Liebe auf Stelzen
über die Kieswege stochert
und in die Bäume reicht,
möchte auch ich gerne Kirschen
in Kirschen als Kirschen erkennen,

nicht mehr mit Armen zu kurz,
mit Leitern, denen es immer
an einer Sprosse mangelt,
von Fallobst leben, Kompott.

Süß und süßer, fast schwarz;
Ämseln träumen so rot -
wer küßt hier wen,
wenn die Liebe
auf Stelzen in Bäume reicht.

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(4) da: Die Vorzüge der Windhühner
STREIT

Vier Vögel stritten.
Als kein Blatt mehr am Baum war
kam Venus, verkleidet als Bleistift,
und hat den Herbst,
einen bald darauf fälligen Wechsel,
mit schöner Schrift unterschrieben.

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(5) da: Gleisdreieck
GLÜCK

Ein leerer Autobus
stürzt durch die ausgesternte Nacht.
Vielleicht singt sein Chaffeur
und ist glücklich dabei.

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(6) da: Gleisdreieck
STAPELLAUF

Wenn es die Möwe verlangt,
werde ich ein Schiff bauen,
werde beim Stapellauf
glücklich sein,
ein blendendes Hemd tragen,
vielleicht auch Sekt weinen
oder Schmierseifen absondern,
ohne die es nicht geht.

Wer wird die Rede halten?
Wer kann vom Blatt lesen ohne zu erblinden?
Der Präsident?
Auf welchen Namen soll ich dich taufen?
Soll ich deinen Untergang ANNA nennen
oder COLUMBUS?

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(7) da: Gleisdreieck
DER DICHTER

Böse,
wie nur eine Sütterlinschrift böse sein kann,
verbreitet er sich auf liniertem Papier.
Alle Kinder können ihn lesen
und laufen davon
und erzählen es den Kaninchen,
und die Kaninchen sterben, sterben aus -
für wen noch Tinte, wenn es keine Kaninchen mehr gibt!

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(8) da: Gleisdreieck
NORMANDIE

Die Bunker am Strand
können ihren Beton nicht loswerden.
Manchmal kommt ein halbtoter General
und streichelt Schießscharten.
Oder es wohnen Touristen
fur fünf verquälte Minuten -
Wind, Sand, Papier und Urin:
Immer ist Invasion.

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(9) da: Gleisdreieck
PÜNKTLICH

Eine Etage tiefer
schlägt eine junge Frau
jede halbe Stunde
ihr Kind.
Deshalb
habe ich meine Uhr verkauft
und verlasse mich ganz
auf die strenge Hand
unter mir,
die gezählten Zigaretten
neben mir;
meine Zeit ist geregelt.

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(10) da: Gleisdreieck
VOM HÖRENSAGEN

Mit meinem Ohr habe ich heute
viermal die Feuerwehr gehört.
Ich saß am Tisch mit meinem Ohr
und sagte:
Schon wieder die Feuerwehr.

Ich hätte auch sagen können:
Der große Tütenverbrauch.
Oder:
Die Schuhe müssen zum Schuster.
Oder:
Morgen ist Samstag.
Ich sagte aber:
Schon wieder die Feuerwehr;

doch wer mich richtig verstand,
weiß,
daß ich den Tütenverbrauch,
den Weg der Schuhe zum Schuster,
den Samstag meinte,
das Wochenende.


(1)

I CACCIATORI DELLA DOMENICA

Vanno a sparare alle beccacce,
il contenuto
lo portano dentro sacchetti scoloriti,
dentro sacchetti, si capisce,
e lento s’unge di grasso.

Musone, così si chiama il cane,
ma non risponde a tal nome.
Perché ora la beccaccia,
beccata nel suo contenuto,
è pure lei musona e tutta unta?

Scolorita musona la beccaccia.
Musone il cane, che si chiama così
ma non risponde a tal nome...
Musone! gridano musoni.
Sono andati a sparare alle beccacce.

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(2)
DECADENZA

Sebbene le uova fresche contengano aspirina,
i galli hanno mal di testa,
e scalciano tuttavia;
sono nervosi i pulcini che sgusciano in primavera.

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(3)
CILIEGIE

Quando l’amore sui trampoli
stuzzica i vialetti di ghiaia,
e fino agli alberi arriva,
vorrei tanto riconoscere anch’io
le ciliegie come ciliegie,

non più corto di braccia,
mediante scale cui sempre manca
qualche piolo, vivere di frutta
cascaticcia, frutta cotta.

Dolce e più dolce, quasi nera;
i merli fanno sogni così rossi...
Chi dà baci e a chi,
quando l’amore
sui trampoli fino agli alberi arriva?

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(4)
LITIGIO

Quattro uccelli litigarono.
Quando l’albero fu tutto spoglio,
venne Venere travestita da matita
e, in bella grafia,
appose la firma sull’Autunno,
cambiale in scadenza di turno.

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(5)
FELICITÀ

Un autobus vuoto
precipita nella notte ormai priva di stelle.
Chissà, forse sta cantando l’autista
ed è felice nel farlo.

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(6)
VARO

Se è questo che il gabbiano vuole,
costruirò una nave,
sarò felice
durante il varo,
porterò una camicia sgargiante,
piangerò sciampagna, forse,
o secernerò sapone molle,
senza cui nulla può andare.

Chi sarà a tenere il discorso?
Chi leggerà dal foglio di carta
senza diventar cieco?
Il Presidente?
Con quale nome ti dovrò battezzare?
Dovrò chiamare il tuo naufragio ANNA
oppure COLOMBO?

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(7)
IL POETA

Malvagio,
come malvagi sanno esserlo solo i caratteri Sütterlin,
si spaparazza su carta lineata.
Tutti i bambini stanno lì a leggerlo
e poi scappano via
e lo raccontano ai coniglietti
e i coniglietti muoiono, si estinguono...
Per chi dunque l’inchiostro, se non ci saranno più coniglietti?

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(8)
NORMANDIA

I bunker sulla spiaggia
non riescono a liberarsi del loro cemento.
A volte viene un generale mezzo morto
e ne accarezza le feritoie.
Oppure vengono a dimorarvi turisti
per un tormento di cinque minuti...
Vento, sabbia, carta e urina:
è ancora invasione.

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(9)
PUNTUALE

Al piano inferiore
una giovane madre
dà botte al suo bimbo
ogni mezz’ora.
Per questo
ho venduto il mio orologio
affidandomi completamente
alla mano severa
sotto di me,
con le sigarette contate
a me accanto;
è regolato, il tempo mio.

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(10)
PER SENTITO DIRE

Con il mio orecchio quest’oggi
ho sentito quattro volte i pompieri.
Stavo seduto al tavolo con il mio orecchio
e mi son detto:
Di nuovo i pompieri.

Avrei altresì potuto dire:
Lo sciupìo dei sacchetti di plastica.
Oppure:
Le scarpe necessitano di una riparatura.
Oppure:
Domani è sabato.
Invece ho detto:
Di nuovo i pompieri;

ma chi mi ha ben capito
sa
che io intendevo
lo sciupìo dei sacchetti,
le scarpe da portare a riparare,
e il sabato, il fine settimana.

 

                Ingeborg Bachmann

Musica: Alessandro Scarlatti (1659-1725)

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