Nel 1951 lo stesso gruppo di persone che realizzò l'ENIAC sviluppò l'UNIVAC I, il primo elaboratore elettronico digitale ad essere prodotto su larga scala.

Con l'UNIVAC I ha origine la prima generazione dei calcolatori, caratterizzata, a livello hardware, dall'utilizzo delle valvole.

Gli elaboratori valvolari erano soggetti a surriscaldamenti, che implicavano la necessità di impianti di condizionamento; inoltre, la loro affidabilità era notevolmente bassa, la loro capacità di memoria assai limitata, e la loro velocità di calcolo era quantificabile nell'ordine dei 2 millisecondi per una moltiplicazione.

Intorno al 1959, con l'utilizzo dei transistori al posto delle valvole, nasce la seconda generazione degli elaboratori.

La tecnologia del transistore permetteva una maggiore economia nella realizzazione delle macchine, una buona affidabilità, minori consumi energetici, minore dissipazione di calore; inoltre, date le ridotte dimensioni del transistore rispetto alla valvola, la densità circuitale poteva essere aumentata, e ciò determinava una riduzione delle dimensioni del calcolatore.

I calcolatori più usati della seconda generazione furono:

- l'IBM 1620, progettato per applicazioni di tipo scientifico;

- l'IBM 1401, adatto per utilizzi in campo gestionale;

- l'IBM 7094, per applicazioni scientifiche e gestionali;

- il CDC 1604, utilizzato in ambito scientifico;

- il CDC 3600, dedicato ad applicazioni scientifiche;

- l'RCA 501, impiegato per scopi gestionali;

- l'UNIVAC 1108, usato in campo scientifico e gestionale.

Il problema principale degli elaboratori della seconda generazione era rappresentato dal fatto che i programmi scritti per essere eseguiti da piccoli calcolatori non potevano essere implementati su quelli più grandi, anche se costruiti dalla stessa casa produttrice.

Con la terza generazione di elaboratori, nel 1966, si impose il concetto di famiglia di calcolatori: ogni calcolatore veniva realizzato in più modelli caratterizzati da differenti potenze di calcolo; a differenza della seconda generazione di elaboratori, nella terza i programmi sviluppati per l'elaboratore piccolo potevano essere eseguiti su uno qualsiasi di quelli più potenti (compatibilità verso l'alto).

Un'altra caratteristica distintiva della terza generazione dei computer era l'integrazione nella loro architettura di circuiti miniaturizzati e circuiti integrati (il primo circuito integrato venne realizzato da Jack Kilby, della Texas Instruments, nel 1958).

I calcolatori della terza generazione, in virtù dell'utilizzo dei circuiti integrati, risultavano più piccoli, affidabili ed economici rispetto a quelli della seconda, e, a parità di potenza di calcolo, consumavano meno energia.

La quarta generazione di calcolatori ebbe inizio con la nascita del microprocessore: una unità centrale di elaborazione completa realizzata su un unico circuito integrato.

Il primo microprocessore fu l'Intel 4004, una CPU a 4 bit che comparve sul mercato nel 1971.

I tempi erano ormai maturi per l'avvento dei personal computer.


5. Riferimenti.

[1] AA. VV., Enciclopedia generale di Informatica, Gruppo Editoriale Jackson, Milano, 1989.


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