Super Audio CD

di gabri2k2




1. Generalità.

Il formato Super Audio CD (SACD), sviluppato congiuntamente da Philips e Sony, consente di ottenere una fedeltà sonora maggiore rispetto a quella presentata dagli usuali CD grazie all'implementazione della tecnologia DSD (Direct Digital Stream), che permette di riprodurre con elevata precisione la forma d'onda della sorgente originale.

Con una frequenza di campionamento elevata (pari a 2,8224 MHz,  64 volte quella di una comune registrazione CD), il SACD è caratterizzato da una risposta in frequenza che raggiunge i 100 kHz (circa 5 volte maggiore rispetto a quella di un CD) e da un intervallo di dinamica di 120 dB (per un CD tale intervallo risulta di 96 dB); tutto ciò garantisce l'ascolto di un suono "puro e naturale".

La registrazione può essere effettuata in modalità stereo (2 canali) e multi-canale (fino a 6 canali DSD distinti che trasportano ciascuno un segnale audio discreto ad alta risoluzione).


2. Il supporto SACD.

Il supporto fisico SACD può essere realizzato a "singolo strato" (un solo strato HD, High Density), a "doppio strato" (due strati HD sovrapposti) e in forma "ibrida" (uno strato HD ed uno strato CD sovrapposti); esaminiamo in dettaglio la configurazione ibrida.

Nel SACD ibrido i due strati (detti anche layer) sovrapposti sono così caratterizzati: quello superiore è dedicato alla registrazione in formato CD, quello inferiore alla registrazione in alta densità (HD); i due strati, dello spessore di 0,05 µm, sono separati da un substrato di 0,6 mm; di pari spessore è il substrato sottostante il layer HD, mentre lo strato protettivo (al di sopra del layer CD) presenta uno spessore di 10 µm.

La stratificazione del supporto ibrido impone che il materiale col quale si realizza il layer HD sia trasparente per il fascio LASER da 780 nm (utilizzato per la lettura delle tracce CD), che viene riflesso totalmente dal layer CD; lo strato HD è invece completamente riflettente per il LASER da 650 nm (lunghezza d'onda sfruttata anche dai lettori DVD).


3. La codifica DSD.

Alla fine degli anni '70 Sony e Philips studiarono e realizzarono il sistema di codifica del suono noto come PCM (Pulse Code Modulation) per l'impiego nei processi di trasformazione del suono in forma digitale.

Dai primi dispositivi CD audio a 14 bit ai più recenti modelli a 24 bit sono trascorsi due decenni durante i quali il PCM ha svolto egregiamente la sua funzione; ma lo stato attuale della tecnologia ha consentito (e imposto) di compiere un ulteriore passo in avanti.

Il limite principale del PCM è rappresentato dalla gestione del segnale in ingresso: questo viene filtrato in modo tale che le frequenze uguali o superiori al valore della metà della frequenza di campionamento vengano rifiutate (considerando la frequenza di campionamento di 44,1 kHz, sarà rifiutata la banda tra 22,05 e 44,1 kHz); inoltre i filtri di decimazione (o di sotto-campionamento) multi-stadio, usati in fase di registrazione) e quelli di interpolazione (o di sovra-campionamento) multi-stadio, utilizzati in fase di lettura aggiungono rumore al segnale.

La metodologia DSD consiste nell'acquisizione del segnale analogico e della sua conversione in forma digitale tramite un processo di modulazione detto "delta-sigma" che fornisce un "segnale ad 1 bit"; mentre i sistemi PCM effettuano una decimazione di tale segnale, i dispositivi DSD lo registrano direttamente; inoltre gli elevati rapporti segnale/rumore fanno sì che il rumore si trovi al di fuori della banda udibile; tutto questo garantisce una notevole pulizia del segnale, e quindi una maggiore fedeltà dell'audio registrato in rapporto alla sorgente originale.


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