IL CAMMINO DI SANTIAGOCOMPOSTELAmaurobronzato@tin.it
Il cammino di Santiago è un pellegrinaggio di circa 750km che parte da Saint Jean Pied de Port, al confine tra Francia e Spagna. È un percorso che abbraccia diversi tipi di paesaggio, dalla Meseta della Castiglia ai pascoli della Galizia, ognuno col proprio fascino e le proprie difficoltà. Può essere vissuto come cammino religioso, ma anche come viaggio personale e interiore, mettendo alla prova gambe, piedi e soprattutto la forza di volontà, senza la quale forse non è possibile arrivare alla meta. Ho svolto il cammino con un’amica dal 10 di luglio al 4 di agosto, partendo però da Pamplona per paura di non avere abbastanza tempo. In realtà, tornando indietro, tirando un po’so che avrei potuto macinare anche quei trenta chilometri restanti, ma quando non si sa cosa ci aspetta ci si organizza come meglio si crede. Queste le tappe: 10 luglio: partenza alle 12.00 da Venezia per Barcellona. C’è poi un treno che viaggiando di notte arriva direttamente a Pamplona. Se è possibile, è meglio prenotare anche il treno soprattutto durante la festa di San Firmino che cade in questi giorni. Il treno arriva in città alle cinque del mattino circa, orario perfetto dato che la corsa dei tori è alle otto. Appena fuori dalla città c’è l’Università della Navarra dove è possibile avere il sello, ossia il timbro sulla Credencial, fondamentale se si vuole dimostrare di aver compiuto il cammino. Bellissimo il rifugio poco fuori città dei Cavalieri di Malta. 11 luglio: Pamplona-Uterga, 17 km, ma si può arrivare a Puente la Reina, dopo altri sette, cittadina molto bella. A Uterga c’è un rifugio privato, si dorme bene per 10€ e per altri 10 si mangia bene. Per arrivare a Uterga si valica il Passo del Perdon, a circa 800 metri di altitudine, molto bello in mezzo alla natura e ai mulini a vento, ma se piove può essere un problema. 12 luglio: Uterga-Cirauqui 15 km. Dopo Puente la Reina non ci sono rifugi, anche se nella mia guida erano segnati. A Cirauqui c’è un rifugio parrocchiale a offerta libera e uno privato a 7€. Per 9€ rimangia bene. Una segnalazione: lungo il cammino si può sempre comprare nei vari minimarket, ma si può approfittare del menù del pellegrino ora, perché più ci si avvicina a Santiago peggio si mangia. 13 luglio: Cirauqui-Villamayor 23 km. Se c’è bel tempo fa veramente caldo, quindi bisogna sempre riempire le bottiglie ad ogni fontana. Ce n’è una ad Azqueta, 2 km prima di Villamayor, e sono 2 km brutti se si ha sete. Pausa d’obbligo anche al Monastero di Irache con la fonte del vino messa a disposizione del pellegrino. A Villamayor c’è un rifugio privato e uno parrocchiale a offerta libera. Per 8€ si cena. Il rifugio parrocchiale ha solo dei materassi stesi a terra, ma l’ambiente è molto accogliente. Attenzione solo all’acqua calda, che non c’è se arrivate tardi. Altra segnalazione: anche se ancora non c’è un afflusso smodato di pellegrini, il consiglio è di arrivare al rifugio non più tardi delle cinque del pomeriggio per avere la sicurezza di trovare posto. Per questo è anche consigliabile non fermarsi sempre nelle città e dormire quindi nelle tappe intermedie dove c’è di certo meno affluenza. 14 luglio: Villamayor-Viana 30 km. Da Villamayor a Los Arcos il percorso è facile ma sono 12 km di nulla assoluto, quindi è consigliabile farli nel primo mattino. Attenzione agli ultimi 10 km da Torres del Rio a Viana perché non c’è un filo d’acqua e la città compare molto presto agli occhi del pellegrino, ma sembra non avvicinarsi mai. Psicologicamente è durissima, soprattutto se fa molto caldo. Viana è bella, vale la pena fermarsi. C’è un rifugio privato e uno parrocchiale a offerta libera. Non c’è acqua calda e uno posto decente per stendere i vestiti, quindi ci si deve adattare. 15 luglio: Viana-Ventosa 27 km circa. Si passa per Logrono, che è una vera e propria città, meglio munirsi di frutta e acqua perché poi c’è molta poca vita. Ventosa è un paesino piccolissimo con un bel rifugio a 6€ con acqua calda. Vale la pena. 16 luglio: Ventosa-S. Domingo de la Calzada 31km. Attenzione perché prima di arrivare a S. Domingo la strada è poco frequentata e sempre sotto il sole. La cittadina finale è però molto bella, ci sono due rifugi, uno vicino all’altro e comunque le vie sono sempre segnalate. Poco distante ci sono anche una lavatrice e una asciugatrice a gettoni, anche se comunque nei rifugi c’è sempre la possibilità di lavare a mano e stendere i vestiti. Ci sono diversi ristoranti, fuori sono esposti i menu del pellegrino. Attenzione, i piedi cominciano a fare male e le vesciche devono essere curate. 17 luglio: S. Domingo-Belorado 23 km. Anche in questa tappa si è fuori dal mondo, gli ultimi 5 km sono su strada sterrata che fiancheggia la statale, non è molto bello. Belorado è un paese abbastanza grande, ci sono due rifugi, uno parrocchiale con offerta libera e uno più avanti a 250 metri più bello e con lavatrice. Dormire nei rifugi parrocchiali ha comunque più forte il senso della comunità e della condivisione, soprattutto quando nei rifugi, come in questo appunto, c’è a disposizione la cucina. 18 luglio: Belorado-Atapuerca 30 km. Alcune guide mettono come tappa per fermarsi San Juan de Ortega, ma se si ha ancora del tempo è meglio procedere verso Ages o appunto Atapuerca, dato che a San Juan non c’è acqua calda e c’è solo un bar, nulla di più. Per arrivare a San Juan si deve superare l’Alto de La Pedraja, ma non è un dislivello eccessivo, si arriva a 1000/1100 metri di altitudine, è solo un po’ fangoso se piove. Ad Atapuerca c’è solo un rifugio, attenzione perché si riempie facilmente. 3 km dopo c’è Olmos de Atapuerca con un rifugio a 6€, c’è la cucina, ma non c’è la possibilità di comprare cibo, per cui ci si deve attrezzare prima, altrimenti si può corrompere un ciclista che vada a fare la spesa, come abbiamo fatto noi. 19 luglio: Atapuerca-Burgos 20 km. Se si parte da Olmos bisogna stare attenti a non perdersi, come è successo a noi. Se si parte molto presto la mattina non è facile trovare la strada giusta. Comunque Burgos è una città segnalata e vale la pena fermarsi, bisogna solo sopportare il passaggio di tutta la periferia e quindi tanto asfalto. Ci sono due rifugi grandi, quello più bello è alla fine della città a 3€. È diverso rispetto ai rifugi trovati prima, molto più intimi. Qui i letti a castello sono tutti ammassati. Non c’è possibilità di cenare se non ci si attrezza personalmente. Meglio arrivare nel primissimo pomeriggio e alle sei di sera, se ci si prenota per tempo, c’è a disposizione dei pellegrini un trenino gratuito per fare il giro della città. Un servizio valido è anche quello degli infermieri che alla sera arrivano al rifugio per controllare vesciche e altri disturbi ai piedi che cominciano a farsi sentire in modo vistoso. 20 luglio: Burgos-Hontanas 29 km. Comincia la Meseta, meglio non esagerare nei chilometri, soprattutto se fa tanto caldo. Ci sono tratti di nulla assoluto soprattutto prima di arrivare a Hontanas, che si vede solo all’ultimo momento, quindi non si deve disperare. Qui ci sono due rifugi a 5€. Per mangiare c’è il ristorante o passa il camioncino degli alimentari nel primo pomeriggio. C’è anche la piscina a 2.50€, meglio approfittare. 21 luglio: Hontanas-Fromista 35km. È dura, non per la difficoltà della strada, ma perché le piante dei piedi cominciano a dolere sempre e bisogna tenersi il male per tutto il giorno. L’arrivo alla prima tappa, Castrojeriz è semplice, poi inizia la salita. A metà percorso si incontra anche la Confraternita italiana di San Jacopo, è bello fermarsi a dormire anche lì. Prima di Fromista c’è Boadilla del Camino, è dura perché il sole picchia e il paesino non si avvicina mai. Ma all’arrivo c’è una stupenda fontana. A Fromista c’è il rifugio Municipale a 2.50€, bello, pulito e con la possibilità di usare la lavatrice per 3€. 22 luglio: Fromista-Carrion de los Condes 20km. Tappa facile che spesso si affianca alla strada principale. A Carrion c’è il rifugio Municipale a 4€ con lavatrice, ma di rifugi ce ne sono quattro 23 luglio: Carrion de los Condes-Sahagun 42km. Ci si può fermare anche molto prima, ma ogni tanto provare le proprie forze dà coraggio per andare avanti. Il punto difficile sono i 17km dopo Carrion da fare nel nulla e che sono vivamente sconsigliati nel pomeriggio. Volendo c’è anche il taxi, ma non bisogna mollare. A Sahagun c’è un grande rifugio per 4€, non è pulitissimo essendo grande e affollato. A questo punto del cammino le città non sono più viste come luoghi turistici da visitare, ma come possibilità per trovare un letto per distendersi. Dicono comunque che Sahagun sia bella… 24 luglio: Sahagun-El Burgo Ranero 18km. Tappa facile e quasi obbligata. Infatti quella successiva costringe una fermata a Leon e dopo El Burgo prima di trovare un rifugio passano 13km. A El Burgo c’è un bel rifugio a offerta libera con acqua calda, lavatrice e cucina. 25 luglio: El Burgo Ranero-Leon 37km. Tappa molto noiosa, a fianco della strada. Meglio partire all’alba quando è ancora buio, tanto non c’è nulla da vedere. La periferia di Leon è difficile da superare, lunga e trafficata. Attenzione ai segnali del cammino perché in centro città non sono facili da trovare. C’è un rifugio non lontano dall’entrata della città ed è segnalato, ma non è molto bello. Un altro è in centro, vicino alla Basilica di San Isidoro, è un collegio gestito dalle suore, offerta libera, con acqua calda, lavatrice e asciugatrice. Attenzione: da qui il flusso di pellegrini (anche quelli poco camminatori) si fa sempre più intenso e a poco a poco diventa sempre più una corsa trovare posto per dormire. 26 luglio: Leon-Hospital de Orbigo 35km. Le tappe cominciano a farsi sempre più dure, mai sotto i 30km, la meta diventa sempre più vicina e la forza di volontà deve cominciare a farsi sentire. I piedi fanno ancora tanto male, ma ormai non ci si bada più. È difficile uscire da Leon, non ci sono molti segnali, ma di solito si segue la massa di pellegrini che si vedono per le strade. Dopo ancora asfalto si esce dalla civiltà, si trova lo sterrato. Gli ultimi chilometri sono su brutto sterrato a sassi grandi, ma è tutto pianeggiante, anche noioso. A Hospital de Orbigo c’è un rifugio parrocchiale, il peggiore finora trovato, ma ci si adatta a tutto. 3€, acqua calda con un po’ di fortuna. 27 luglio: Hospital-Rabanal del Camino 38km. Come tappa intermedia c’è Astorga, una bella città, per il resto il cammino è sempre su sterrato, spesso accanto alla strada asfaltata. In effetti, le tappe prima e dopo Leon sono noiose soprattutto per chi sta macinando chilometri da ormai più di due settimane. A Rabanal ci sono quattro rifugi, non c’è problema per trovare posto. C’è un piccolo alimentari, ma anche un ristorante. L’albergue municipale costa 3€, è carino, con letti a castello e materassi a terra. 28 luglio: Rabanal-Ponferrada 32km. La scenografia comincia a cambiare, si sale alla Cruz de Hierro fino a 1500 metri d’altitudine circa. Siamo nel clima di montagna, se piove fa freddo anche d’estate. Non sono comunque sentieri difficili, anzi è una piacevole camminata, piedi ormai insensibili a qualunque cosa. A Ponferrada ci sono diversi albergue, attenzione perché ora la gente è veramente tanta. Il rifugio parrocchiale è a offerta libera, è bello, con possibilità di usare la secadora (l’asciugatrice). Poco distante si può mangiare. È bello da visitare il castello, tutta zona dedicata ai Templari. 29 luglio: Ponferrada-Trabadelo 34km. Ci si può fermare anche a Villafranca del Bierzo, è un bel centro. I chilometri sono macinati senza nemmeno pensarci e questa è una tappa piuttosto semplice. Meglio però dormire in centri poco “commerciali” come appunto a Trabadelo o a Pereje per trovare posto a dormire. L’albergue non è il massimo e costa 6€, ma la doccia è calda e il letti sono comodi. Per mangiare c’è un Market e il rifugio ha la cucina (senza gas). 30 luglio: Trabadelo-Triacastela 39 km. Si passa finalmente in Galicia, che offre una scenografia sicuramente più varia e verde. Per arrivare a O Cebreiro si fa fatica tra salite montagnose e non è molto bello vedere all’arrivo i turisti freschi appena scesi dalla corriera…E’ un bel paese, forse troppo commerciale, ma vale la pena fermarsi, non troppo se si vuole arrivare per tempo a Triacastela. Il percorso, salvo qualche salita, è semplice. Da questo momento ogni 500 metri un ceppo indica la distanza da Santiago, un po’ angosciante per la verità…Se è una bella giornata il percorso è piacevole, ma diventa difficile trovare posto per dormire. A Triacastela c’è un rifugio a inizio paese, in più ce ne sono tre privati a 7€. Altre stanze si possono trovare per 10€. Alla peggio si dorme per terra sul prato, fuori dal primo rifugio. 31 luglio: Triacastela-Sarria 18 km. Qui si scoppia, mancano 110 km. A Sarria arrivano treni carichi di pellegrini, perché l’attestato del Cammino, la Compostela, viene dato a chi compie a piedi almeno gli ultimi 100km. Trovare da dormire è difficilissimo se si arriva nel pomeriggio. Comunque non ci sono solo albergue, ma con un po’ di fortuna ci sono anche bar che offrono qualche stanza, ce n’è uno al ceppo che indica 111,5km a Santiago. 1 agosto: Sarria-Ligonde 38km. Per pranzo ci si può fermare a Portomarin, è una bella città. Ci sono albergue lungo il percorso un po’ ovunque. A Ligonde c’è un rifugio-stalla a offerta libera per i pellegrini più “pellegrini” dove ci si deve adattare, ma ce n’è un altro appena fuori, nuovo e pulito a 6€. Poco lontano si può mangiare. Arrivati a questo punto fermarsi a comprare cibo e acqua al supermercato diventa secondario… 2 agosto: Ligonde-Arzua 38km. Dopo Arzua il rifugio più vicino è a 19km. Qui c’è un rifugio che apre alle 13.00 e che è già esaurito alle 13.15, perciò ci sono o gli alberghi veri e propri, o tre “ostelli” in cui i prezzi, se si contratta un po’, arrivano a 12/13€. Ma ormai Santiago è dietro l’angolo, ci si può permettere qualche lusso. Se si riesce ci si può fermare nella giornata a Melide per magiare il polpo, è una loro specialità. 3 agosto: Arzua-Santiago 40km. Ci si goda l’ultimo giorno. È dura da morire, non finisce più, se c’è il sole fa caldissimo, a Santiago si arriva zoppicando. Si passa la zona dell’aeroporto, poi il Monte Gozo e infine la periferia eterna della città. La parte bella di Santiago è ovviamente il centro storico e la Catterdrale. Per trovare da dormire non c’è alcun problema. Non solo c’è l’albergue principale, ma il centro è comunque pieno di persone che offrono stanze in piccoli Hotel. In alcune guide ci sono poi anche i numeri di telefono di alberghi carini e a poco prezzo, circa 20€. INFO UTILI La Credencial: esiste quella spagnola o francese che si può prendere se si parte da Sain Jean o da Roncisvalle. Per avere quella italiana si può telefonare o mandare una e-mail alla Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugina (tel. 075.5736381; Santiago@unipg.it). La inviano in pochi giorni gratuitamente. Scarpe: Ciabatte per doccia, sandali (io ho camminato praticamente solo con quelli anche con la pioggia), scarponcini o scarpe da ginnastica robuste se piove e c’è fango. C’è chi viaggia solo con scarpe da montagna, ma i piedi devono respirare il più possibile soprattutto quando arrivano le vesciche. Ricordarsi comunque che anche le scarpe hanno un peso e dopo 700km anche mezzo chilo si sente sulle spalle. Qualsiasi guida per il cammino è buona, si impara molto di più strada facendo e spesso si incontrano veterani del Cammino pronti a dare consigli. L’importante è avere bene l’idea dei chilometri. Durante il cammino ci sono diversi negozi che vendono guide, cerotti per i piedi, creme e comunque ci sono tante farmacie. Il massimo dell’offerta si ha a Sarria, ma ormai il vero pellegrino non sa che farsene… |
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