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Diario di Viaggio
IL MIO SOL LEVANTE
Piccolo diario di
viaggio... 23 ottobre 1999, la mia avventura inizia qui...
Erano anni che sognavo e
pianificavo questa avventura e dopo la laurea ho potuto finalmente
vedere di persona tutto cio' che mi aveva sempre
affascinata e che rappresentava la mia occasione di aprire gli occhi
su realta' inesplorate...All'aeroporto di Osaka c'era tutta la
famiglia Nishinaka ad aspettarmi e il solo tragitto da li'
alla loro casa e' stato un'esperienza incredibile, era tutto
diverso, magico, anche le cose piu' stupide e banali erano per me
motivo di entusiasmo. Ero arrivata in un altro mondo.
La mia amica Chiharu, che mi ha ospitata nella sua bellissima
casa ad Osaka per i primi quindici giorni, e' stata davvero incredibile e la sua
famiglia l'apoteosi della gentilezza e dell'ospitalita': non ne avevo mai vista tanta.
Ogni giorno organizzavano per me itinerari turistici diversi come anche sempre
nuove degustazioni culinarie. Mi hanno fatto conoscere tante persone interessanti
e mi hanno fatto integrare nel loro mondo (cosa assai difficile in Giappone)
offrendomi ospitalita' anche in altri punti del paese. Se ho vissuto il Giappone
in maniera completa nonostante sia stata li' pochi mesi lo devo principalmente a
loro. Grazie! (^_^)
Osaka, 24 ottobre 1999. Sono in Giappone! Ho desiderato che arrivasse
questo momento per cosi' tanto tempo e ora non riesco a realizzare il fatto che sia
davvero arrivato. La distesa di montagne che vedevo dal finestrino dell'aereo sembrava
irreale...Sono qui! Al mio arrivo sono stata subito colta dallo stupore nel vedere
spazi cosi' vasti. L'aeroporto non finiva mai. Chiharu e i suoi genitori sono
venuti a prendermi e con la macchina ci siamo diretti ad Osaka dove abitano.
Inutile dire che tutto cio' che ho visto per la strada, dagli alberi ai
cartelli pubblicitari, abbia destato la mia piu' profonda attenzione,
la mia meraviglia e la sensazione di trovarmi proprio in un altro mondo!
Ero eccitatissima e tuttora lo sono. In macchina, sentendo il vento tra
i capelli che immaginavo muoversi come in un manga della migliore tradizione
giapponese, mi sono sentita felice come mai prima. Ci siamo addentrati per
le strette viuzze di Osaka e questi scorci caratteristici che mille volte
avevo immaginato mi hanno stregata, qui e' tutto magico. Mi rendo conto
che la passione per questo paese mi porti a provare sensazioni ed emozioni
che altri non proverebbero, ma per me tutto ha assunto un aspetto mistico
e travolgente. Arrivata a casa ho conosciuto i nonni della mia amica che
sono davvero simpatici. Sono tutti gentilissimi con me e mi trattano con
estremo riguardo. Credo che la proverbiale ospitalita' dei giapponesi trovi
nella famiglia di Chiharu il suo massimo riscontro. La casa e' grandissima
e a mio parere anche molto bella. Mi hanno mostrato la mia stanza. Accidenti,
e' una sorta di grande suite super accessoriata. Alla faccia dei ridottissimi
spazi vitali in cui la maggior parte dei giapponesi e' solita vivere. Tra i
vari optionals, nella mia stanza dispongo di bagno, angolo cottura personale,
macchinetta professionale per il caffe', credenza con utensili, frigobar pieno
zeppo di una miriade di bevande differenti che mi hanno comprato perche non
conoscevano i miei gusti, salotto occidentale e saletta da pranzo, salotto
in stile giapponese con stampe originali e monili annessi, tv, vcr, stereo,
etc... Dopo aver consegnato tutti i regalini portati dall'Italia che in
Giappone sono un must, siamo scesi in cucina per la cena. Una distesa
variopinta di sushi differenti e altre cose nei tipici grandi contenitori. Impressionante. Ero incantata dalla bellezza delle composizioni
culinarie. Mangiarle sembrava peccato. Dopo cena abbiamo fatto delle fotografie
insieme ad altri invitati presenti la sera in un salotto in stile giapponese
davvero bello. Poi il fratellino di Chiharu ci ha deliziato con un concertino
nella sala del pianoforte. Prima di andare a letto, dopo la doccia mi e' toccato l'ofuro, il
tipico bagno rilassante nella mega vasca tradizionale di famiglia: magico.
Tokyo, 22 novembre 1999. Sola con i miei pensieri in questa stanza che
mi contiene appena. Sola a 15.000 chilometri da casa...Palesemente straniera...
Prima che mi decidessi a scrivere di questa citta'
e' trascorso un mese. Un mese in cui ho viaggiato e visto luoghi magici, in cui
ho conosciuto persone meravigliose. Mi sono trasferita a Tokyo. Vivo sola in
periferia perche' costa meno, ma vado in centro tutti i giorni. Quaranta minuti
di metropolitana per arrivare dal quartiere di Taito-ku dove vivo a quello di
Ebisu che si trova nel cuore di Tokyo, sempre che si possa affermare che questa
citta' abbia un centro. Si', in questo paese tutte le certezze si sfumano, anche
le piu' banali e le cose non sono mai come appaiono a prima vista. In tutto
cio' che vedi o che entra nella tua vita c'e' sempre una realta' nascosta che
presto o tardi scopri.
Tokyo, 1 Dicembre 1999. Sono seduta in un Cafe' francese ad Akasaka,
sorseggio qualcosa che ricorda lontanamente un caffe' e osservo il mondo da
queste vetrate. I palazzi sono scintillanti e quando scende la sera come adesso,
si accendono di mille luci sfavillanti. Qui la gente e' sempre molto seria;
entrano seri ed escono seri, come avessero tutto il peso del mondo sulle spalle.
Siedo qui da oltre due ore e ho persino avuto il tempo di fare un bell'origami
con la tovaglietta di carta del mio tavolino. E' una ninfa acquatica e rallegra
un po' la mia solitudine. In questo momento ascolto Mozart. Il "caffe'", se cosi'
posso definirlo, e' costato la bellezza di 7.000 lire italiane. E' il paese piu'
sicuro del mondo, ma ha i prezzi da anno solare 3040! Attendo pazientemente
le 18.45, ora in cui incontrero' Ayami. E' la prima volta che la vedo.
Mi porta in un particolare ristorantino giapponese che le piace per fare
una chiacchierata. Lei e' un'amica di mia zia e dirige la sezione giapponese di
una delle riviste patinate piu' conosciute. Questo posto ricrea un'atmosfera
squisitamente francese e, da quanto ho potuto constatare, i giapponesi amano
particolarmente sentirsi altrove pur rimanendo a casa loro. Io invece sono molto
felice di stare qui in questa citta', ma fuori faceva tanto freddo e sono entrata per
necessita'...Sono l'unica straniera o gaijin, come ci chiamano qua, e ai loro occhi
posso essere entrata per una qualche nostalgia del mondo a cui palesemente appartengo.
Tokyo, 25 dicembre 1999. Qui il Natale e il Capodanno vengono festeggiati
in maniera diversa dalla nostra...Per fare in fretta con le spiegazioni potrei dire
che basterebbe invertirli. Infatti, il primo lo si festeggia principalmente con il
fidanzato/a e ci sono Christmas Party un po' dappertutto, mentre il secondo
rigorosamente in famiglia con visita al tempio la mattina del 1 gennaio. Io ieri ho
festeggiato la vigilia in compagnia dell'influenza, della febbre e dei suoi amici
raffreddore e mal di gola. Ero tutta sola nella mia stanzetta con il mini alberello
di Natale portato dall'Italia. Sotto ci ho messo un regalo che mi sono fatta da sola
e un CD che mi e' stato regalato. Mi sono messa a piangere.
Tokyo, 27 dicembre 1999. Sono in un British Pub a Takadanobaba. In tutta
la sfiga che sto avendo da una settimana a questa parte devo comunque ammettere che
la bistecca ordinata e appena finita era davvero buona. Aggrappiamoci a questa
piccola cosa positiva avvolta dal nero che piu' nero non si puo', aggrappiamoci
alla bistecca! Sono circondata da una mandria di sfigati...Non che io faccia la
differenza, ma a giudicare dalle facce che vedo la sfiga non mi ha concesso
l'esclusiva. Tutti i tavoli sono pieni ed io siedo ad un tavolo dove conto
otto posti vuoti. Attorno a me il gelo. E' incredibile il livello di paura
che incuta in questi individui che dovrebbero discendere dai Samurai. Due
ragazze giapponesi si sono appena sedute al mio tavolo...Temerarie? Questa
esperienza a Tokyo si sta rivelando una lezione di vita per molti aspetti.
Sono abbandonata al mio destino e in questo momento un tizio brutto
come la fame con lo sguardo da sfigato perso mi ha appena guardato minando
la mia autostima. Ora provo a fare un po' di conversazione con queste indigene.
Diamo qualche chance di miglioramento al mio giapponese.
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