QUESTIONARIO SUL DIALETTO DI PIANACCIO
Alcune osservazioni
preliminari…
Dagli elementi rintracciati (e da un successivo chiarimento con il signor Fabio Franci della Pro Loco di Pianaccio) emerge con chiarezza come il dialetto sia assai simile a quello di Lizzano, pertanto le numerose “o aperte” (ò) che potete leggere sotto sono in realtà delle “o chiuse” (ó). Con risultato fógo e non fògo. Analogamente le "è" devono essere lette "é" (cioè vanno lette come delle "e chiuse") come in lizzanese.
Una importante differenza rispetto al lizzanese è tuttavia presente nella formulazione delle frasi negative in quanto a Pianaccio risulta assente il briòa
Piuttosto interessante nel campo lessicale il termine Surgàggna che sembrerebbe un incrocio con sorca rugaggna. Questo termine infatti (sia pure imparentato) appare chiaramente distinto da tópa rugàgna” generalmente attestato per il restante territorio lizzanese.
Per il resto pare di individuare alcuni datti caratteristici dei dialetti della zona altorenana (nonché di zone come Castiglion dei Pepoli, Fiumalbo, parte di Abetone, Pievepelago, etc.) compresa tra Pavana Pistoiese, Badi, Stagno, Granaglione. Lizzano… Con questi dialetti è condiviso un'altro tratto non emiliano e cioè l'assenza del cosiddetto soggetto espletivo o fittizio (la frase "arriva suo padre" è resa con "L'arrìva sò padre" mentre il bolognese introduce il soggetto fittizio "ai" con il segunte risultato "ai arîva tô pèder").
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Lenizione
La prima, più evidente, caratteristica del dialetto di Pianaccio è la presenza
della cosiddetta "lenzione", ovvero la
sonorizzazione di - s - intervocalica e delle consonanti intervocaliche
occlusive con esito p > v, t > d, k > g (es:
dido anziché dito, figo,
anziché fico, etc.).
E' importante osservare come questa caratteristica del dialetto di Pianaccio risulti in perfetta consonanza con le parlate settentrionali
italiane e, più in generale, con tutte le lingue della cosiddetta Romània Occidentale (francese, franco - provenzale,
occitano, catalano, spagnolo e portoghese).
Degeminazione consonantica
Questo accadimento linguistico, detto anche "scempiamento
consonantico", può considerarsi un episodio della lenizione,
trattandosi di quel ben noto fenomeno per cui tutti i dialetti settentrionali
tendono a ridurre a consonanti brevi (o semplici) le consonanti occlusive che
nei dialetti toscani sono rafforzate (es: becco,
cappa) o allungate (es: bello). Per cui a fronte dell'italiano gallina avremo il locale "galina". La degeminazione
consonantica, per influsso della confinante Toscana, tuttavia viene applicata solo in parte per cui, diversamente da
quanto avviene dal Settentrione, le consonanti doppie cadono solo nel caso in
cui la parola abbia più di due sillabe con la doppia consonante che precede la
vocale accentata (per cui avremo "gallo" al posto di una pronuncia più 'emiliana' del tipo
"galo" (bolognese 'gal')).
Degeminazione vocalica
In perfetta opposizione alla degeminazione consonantica
il dialetto di Pianaccio, come tutti i dialetti dell'Alto Reno (porrettano incluso), non presenta il fenomeno delle vocali
lunghe che in bolognese, al contrario, assurge all'importante ruolo di
carattere distintivo delle parole (cfr. in bolognese "raggn"
(regno) e "raagn" (ragno)). Queste caratteristica del dialetto di Pianaccio è
propriamente dei dialetti centromeridionali della
penisola italiana (toscano compreso).
Vocali a fine parola
Un'altra caratteristica addebitabile al sistema linguistico della Toscana è la
presenza del vocalismo a fine parola di "e" e di "o" che,
al contrario, i dialetti settentrionali tendono sistematicamente ad eliminare (es: il locale "lu ò e"
rispetto al bolognese "luus"). Nel caso,
tuttavia, del dialetto locale questo fenomeno viene a cadere quando la
"e" e la "o" finali sono precedute da -n (per cui avremo da un lato "luvo",
ma dall'altro "fruston", "pirin", etc.). E' da rilevare come la -n a fine parola
verrà pronunciata con un suono fortemente nasale
coerentemente con quanto avviene nel lizzanese e
negli altri dialetti altorenani
Dileguo delle vocali
Attribuibile, invece, al sistema dialettale Nord - Italiano è la tendenza
complessiva alla scomparsa delle vocali che precedono o seguono, nella parola,
la vocale accentata (es: mlón).
Sviluppo dei nessi latini cl e gl
Nel dialetto di Pianaccio, come negli altri dialetti altorenani
(porrettano escluso), nei vernacoli toscani ed in
italiano, i nessi latini cl e gl vengono sviluppati
attraverso il meccanismo di palatizzazione di
"l", dando così al nesso la caratteristica forma "chi" o
"ghi". Nei dialetti settentrionali, al
contrario, i nessi si conservano inalterati (ad esempio nel friulano) oppure
spingono la palatizzazione ben oltre le condizioni
toscane, estendendosi anche alla prima consonante: al posto, ad esempio, del pianaccese "Cuchiàro
(cucchiaio)" avremo, così, il
bolognese "oc' (occhio)". La pronuncia di "ch" appare tuttavia particolare. Il risultato all'orecchio risulta simile a
una "tr" nella pronuncia di un calabrese o
di un siciliano (e che, giustamente, viene reso con "ct").
Raddoppio di m intervocalico
Nel dialetto locale molto spesso la m intervocalica viene raddoppiata, dando
luogo a forme del tipo "aldàmme" (letame),
"famme", "lumme".
Questo fenomeno è comune sia all'area settentrionale che all'area lucchese - pistoiese. A questo evento
linguistico si accompagna sempre anche quello della dissimilazione della
geminata -mm- e il dialetto di Pianaccio non fa eccezione (Cocómbra che ha
riscontro ad esempio in parole come il pavanese e il pistoiese cambera, oppure il pavanese cocómbaro):
"A questo si aggiunge l’altro fenomeno (anche questo ora scomparso nelle
nuove generazioni) che colpisce le parole proparossitone come "càmera" detta "càmbera"
, "sémola" detta "sembola",
"prezzémolo" detto "prezzembolo",
"Làmole" pronunziato "Lambore", " Gombito"
per "gomito", "Cendere" per
"cenere" "Rombice e Rombiciaio" per "romice
e romiciaio" tutt'ora
riscontrato nell'area più marginale della Garfagnana.
È un fenomeno di dissimilazione della geminata MM in
MB attraverso il passaggio CAMERA < CAMMERA > CAMBERA, ecc. e rappresenta
la fase iniziale dell’eliminazione dei proparossitoni ereditati dal Latino in
area soggetta ad influssi gallici; in effetti è uno di quegli strumenti di cui
si sono serviti il Provenzale ed il Francese, ed i dialetti da loro
influenzati, per l'eliminazione del ritmo proparossitono (CAMERA > chambre
in Francia; LAMULA > Lambro attraverso la fase Làmboro nell’ Italia settentrionale ecc.)" (G. JORI, “Il
linguaggio della montagna pistoiese”).
Prostesi vocalica
Si tratta di un fenomeno di recupero vocalico, presente in tutti i dialetti di
matrice gallo - italica (emiliano, lombardo, piemontese, ligure), che consente
di rendere meno difficile la pronuncia di certe parole che hanno subito la
scomparsa della vocale della sillaba iniziale (es: aldamme anziché ldamme per
letame).
Fricativa prepalatale sonora
Si tratta di un suono molto particolare, ed affine alla "j" del
francese "jardin", che compare quando ce,
ci, ge, gi non iniziali vengono
mutati in sibilanti. Avremo così "paje"
anziché pace e "bajio" anziché
"bacio" (che in questo caso è stato reso con la lettera ò).
Questo suono, ampiamente diffuso in Alto Reno da Lizzano
a Stagno, da Pavana a Lagacci, da Biagioni
a Lustrola, da Treppio a
Badi è presente anche a Pianaccio.
Tendenza alla non dittongazione
A differenza di quanto avviene nel sistema linguistico toscano la e breve
latina non passa al dittongo "iè", ma si
risolve in una e semplice chiusa "é" per cui,
ad esempio, l'italiano "mièle" viene reso con "méle".
Analoga tendenza alla non dittongazione la troviamo
per la "uo" che viene resa o chiusa (es: fógo in luogo dell'italiano
fuoco e del pistoiese "foho"
(con o aperta)).
"i" semiconsonantica in luogo di "gli"
Concordemente alle forme settentrionali al posto del nesso toscano
"gli" nel dialetto locale si trova una i semiconsonantica semplice (voJo anziché voglio)
Esito del latino -arium
il dialetto locale sviluppa la forma
-aro (tipica dei dialetti emiliani) anziché la forma -aio
(propria del toscano)
Mancato sviluppo della c e g in z
Un'altra importante caratteristica fonetica del dialetto parlato a Pianaccio da
addebitarsi ai dialetti di tipo toscano è il mancato sviluppo di c e g nella
forma settentrionale z (es: il locale "giógo" rispetto
al felsineo "zuugh").
Raddoppio sintattico
Per raddoppio sintattico o fonosintattico si intende
quel particolare evento linguistico per cui, ad esempio, un toscano pronuncia
la frase "vieni a casa" nella forma "vieni a ccasa".
La parlata locale in concordanza coi dialetti nord -
italiani non presenta il raddoppio fonosintattico.
Metafonia
Per metafonia, o metafonesi, s'intende l'alterazione
del timbro di una vocale interna di una parola, volta a renderla meno distante
o, addirittura, a identificarla con quello della vocale finale. Di tutti i
dialetti della penisola italiana (settentrionali e meridionali senza eccezione)
solo quelli toscani ne risultano privi. Il dialetto di
Pianaccio s'iscrive, per questo importante elemento
linguistico al tempo stesso fonetico e morfologico, tra i dialetti toscani.
Plurale maschile
Nel dialetto locale i plurali maschili vengono resi con -i a fine parola (es: baggioli). Tale
caratteristica è discordante dai dialetti settentrionali (che usano a tale
scopo la forma -s a fine parola, ovvero la metafonia) ma è perfettamente
concordante con il sistema linguistico della cosiddetta Romània
Orientale (toscano, dialetti centro-meridionali, romeno, dalmata, parlate istro - rumene, megleno - rumene,
arumene).
Pronominalizzazione obbligatoria del
soggetto
Al posto delle forme toscane io, tu, egli il dialetto locale introduce le forme
obbligatorie mi, ti a cui affianca la particella
"a" (che è tipica del bolognese)
La negazione
Il
dialetto di Pianaccio si comporta come un dialetto di tipo toscano, dato che la
negazione appare priva di ridondanza (a n al so).
Partecipio passato
I partecipi passati dei verbi, invece, vengono
trattati secondo il modello emiliano e subiscono la cosiddetta
"apocope" (o troncamento a fine parola) così da avere "avù" e "partì" in luogo di "avuto"
e "partito".
Simile troncamento lo troviamo pure nelle parole in "ato/a",
"eto/a", "ito/a"
(es: Fruòà e
non Fruòàda).
Lessico
Un cenno particolare, infine, merita il lessico locale pieno di una particolarismi, toscanismi (fruston ad esempio è voce toscana), emilianismi
(aldamme), arcaismi e relitti linguistici
provenienti da una antichissima europa mediterranea e
primitiva (ad esempio il relitto ligure anario "góòe").
Posizione del dialetto di Pianaccio all'interno dei dialetti dell'Alto Reno
Il dialetto di Pianaccio pare inquadrarsi tra i
dialetti tipici dell'Alto Reno e, quindi, parente del pavanese,
del lustrolese, del badese,
del treppiese, del sambucano,
del lagaccese, etc. Tuttavia, rispetto a tutti questi
dialetti, pare mostrare una più spiccata tendenze emiliana, specialmente nel
campo della fonetica. Il dialetto di
Pianaccio, per quanto pare comprendere, appare
fortemente imparentato con il lizzanese.
|
1. |
APE |
Ave |
|
2. |
ASINO |
Somàrro |
|
3. |
BRUTTO |
Brutto |
|
4. |
BUE |
Bò |
|
5. |
BUONO |
Bòn |
|
6. |
CALDARROSTA |
Fruòà |
|
7. |
CASA |
Cà |
|
8. |
CILIEGIE |
Cilèòe |
|
9. |
CINGHIALE |
Cignàle |
|
10. |
CUCCHIAIO |
Cuctiàro |
|
11. |
FAME |
Fàmme |
|
12. |
FICO |
Figo |
|
13. |
CAMERA |
Stànzia |
|
14. |
COCOMERO |
Cocòmbra |
|
15. |
FORMAGGIO |
Formàjio |
|
16. |
FUOCO |
Fògo |
|
17. |
GIOCO |
Giògo |
|
18. |
INSALATA |
Insalàda |
|
19. |
LETAME |
Aldàmme |
|
20. |
LUCE |
Luòe |
|
21. |
LUCERTOLA |
Luòèrta |
|
22. |
MAIALE |
Porcèllo |
|
23. |
MELONE |
Mlòn |
|
24. |
MIRTILLI |
Bàggioli |
|
25. |
OGGI |
Acòo |
|
26. |
ORBETTINO |
Orbìn |
|
27. |
PANE |
Pàn |
|
28. |
PIPISTRELLO |
Pipistrèllo |
|
29. |
PULCINO |
Pirìn |
|
30. |
RAMARRO |
Luòertòn |
|
31. |
RICORDARE |
Arcordàsne |
|
32. |
ROSPO |
Bòtta |
|
33. |
SCOIATTOLO |
Gòòa |
|
34. |
SALAMANDRA |
Salamàndra |
|
35. |
CAPANNA |
Capànna |
|
36. |
TALPA |
Surgàggna |
|
37. |
BOTTEGAIO |
Botgàro |
|
38. |
FIGLIA |
Fiòla |
|
39. |
MOGLIE |
Mujère |
|
40. |
CANE |
Càn |
|
41. |
UOVO |
Ovo |
|
42. |
VINO |
Vin |
|
43. |
AVUTO |
Avù |
|
44. |
SENTITO |
Sentù |
|
45. |
Cosa è un FRUSTON? |
E' un biscione innocuo grigio |
|
46. |
Cosa è un CIACCIO? |
E' una grande frittella di farina di castagne e
acqua, cotta fra due stampi o fra le teglie (un telaio di ferro con
piastre di sasso) |
|
47. |
Cosa è un NECCIO? |
E' il ciaccio in dialetto toscano |
|
48. |
Cosa è una PATOLLA? |
E' un ciaccio più grosso e più duro |
|
49. |
Tra NECCIO, CIACCIO E PATOLLA quale di questi termini non è in uso a
Pianaccio? |
Neccio |
|
50. |
Cosa è un BROCCIOLO? |
E' un pesce |
|
51. |
Quale è la pronuncia di BROCCIOLO? |
Brocciòlo |
COME DIRESTE IN DIALETTO
|
Posso prenderlo? |
Possiòo tòlo? |
|
Sei andato a mangiare? |
Etu andàa a magnàa? |
|
Io ti racconto |
Mi a t' l'arcònto |
|
Il maiale mangia molto |
El porcèllo el màggna parecchio |
|
Non lo so |
An lo sò |
|
Io sono |
Mi a sòon |
|
Tu sei |
Ti tèe |
|
Egli è |
Lu l'è |
|
Noi siamo |
Nualtri a sèen |
|
Voi siete |
Vualtri a òìdi |
|
Essi sono |
Lori jèen |
|
Arriva suo padre |
L'arriva sò padre |