ALTO RENO TOSCANO: http://groups.msn.com/ALTORENOTOSCANO

 

QUESTIONARIO SUL DIALETTO DI PIANACCIO

Alcune osservazioni preliminari…

 

Data ricognizione: 18 luglio 2005
informatori: Pro Loco di Pianaccio
Pianaccio (755 metri sul livello del mare) è una frazione del Comune di Lizzano in Belvedere posta nell'Alta Valle del Silla

 Dagli elementi rintracciati (e da un successivo chiarimento con il signor Fabio Franci della Pro Loco di Pianaccio) emerge con chiarezza come il dialetto sia assai simile a quello di Lizzano, pertanto le numerose “o aperte” (ò) che potete leggere sotto sono in realtà delle “o chiuse” (ó). Con risultato fógo e non fògo. Analogamente le "è" devono essere lette "é" (cioè vanno lette come delle "e chiuse") come in lizzanese.

Una importante differenza rispetto al lizzanese è tuttavia presente nella formulazione delle frasi negative in quanto a Pianaccio risulta assente il briòa

Piuttosto interessante nel campo lessicale il termine Surgàggna che sembrerebbe un incrocio con sorca rugaggna. Questo termine infatti (sia pure imparentato) appare chiaramente distinto da tópa rugàgna generalmente attestato per il restante territorio lizzanese.

Per il resto pare di individuare alcuni datti caratteristici dei dialetti della zona altorenana (nonché di zone come Castiglion dei Pepoli, Fiumalbo, parte di Abetone, Pievepelago, etc.) compresa tra Pavana Pistoiese, Badi, Stagno, Granaglione. Lizzano… Con questi dialetti è condiviso un'altro tratto non emiliano e cioè l'assenza del cosiddetto soggetto espletivo o fittizio (la frase "arriva suo padre" è resa con "L'arrìva sò padre" mentre il bolognese introduce il soggetto fittizio "ai" con il segunte risultato "ai arîva tô pèder").

___________________________________________________________

Lenizione

La prima, più evidente, caratteristica del dialetto di Pianaccio è la presenza della cosiddetta "lenzione", ovvero la sonorizzazione di - s - intervocalica e delle consonanti intervocaliche occlusive con esito p > v, t > d, k > g (es: dido anziché dito, figo, anziché fico, etc.).
E' importante osservare come questa caratteristica del dialetto di Pianaccio risulti in perfetta consonanza con le parlate settentrionali italiane e, più in generale, con tutte le lingue della cosiddetta Romània Occidentale (francese, franco - provenzale, occitano, catalano, spagnolo e portoghese).


Degeminazione consonantica

Questo accadimento linguistico, detto anche "scempiamento consonantico", può considerarsi un episodio della lenizione, trattandosi di quel ben noto fenomeno per cui tutti i dialetti settentrionali tendono a ridurre a consonanti brevi (o semplici) le consonanti occlusive che nei dialetti toscani sono rafforzate (es: becco, cappa) o allungate (es: bello). Per cui a fronte dell'italiano gallina avremo il locale "galina". La degeminazione consonantica, per influsso della confinante Toscana, tuttavia viene applicata solo in parte per cui, diversamente da quanto avviene dal Settentrione, le consonanti doppie cadono solo nel caso in cui la parola abbia più di due sillabe con la doppia consonante che precede la vocale accentata (per cui avremo "gallo" al posto di una pronuncia più 'emiliana' del tipo "galo" (bolognese 'gal')).


Degeminazione vocalica

In perfetta opposizione alla degeminazione consonantica il dialetto di Pianaccio, come tutti i dialetti dell'Alto Reno (porrettano incluso), non presenta il fenomeno delle vocali lunghe che in bolognese, al contrario, assurge all'importante ruolo di carattere distintivo delle parole (cfr. in bolognese "raggn" (regno) e "raagn" (ragno)). Queste caratteristica del dialetto di Pianaccio è propriamente dei dialetti centromeridionali della penisola italiana (toscano compreso).


Vocali a fine parola

Un'altra caratteristica addebitabile al sistema linguistico della Toscana è la presenza del vocalismo a fine parola di "e" e di "o" che, al contrario, i dialetti settentrionali tendono sistematicamente ad eliminare (es: il locale "lu
ò e" rispetto al bolognese "luus"). Nel caso, tuttavia, del dialetto locale questo fenomeno viene a cadere quando la "e" e la "o" finali sono precedute da -n (per cui avremo da un lato "luvo", ma dall'altro "fruston", "pirin", etc.). E' da rilevare come la -n a fine parola verrà pronunciata con un suono fortemente nasale coerentemente con quanto avviene nel lizzanese e negli altri dialetti altorenani


Dileguo delle vocali


Attribuibile, invece, al sistema dialettale Nord - Italiano è la tendenza complessiva alla scomparsa delle vocali che precedono o seguono, nella parola, la vocale accentata (es: mlón).



 Sviluppo dei nessi latini cl e gl

Nel dialetto di Pianaccio, come negli altri dialetti altorenani (porrettano escluso), nei vernacoli toscani ed in italiano, i nessi latini cl e gl vengono sviluppati attraverso il meccanismo di palatizzazione di "l", dando così al nesso la caratteristica forma "chi" o "ghi". Nei dialetti settentrionali, al contrario, i nessi si conservano inalterati (ad esempio nel friulano) oppure spingono la palatizzazione ben oltre le condizioni toscane, estendendosi anche alla prima consonante: al posto, ad esempio, del pianaccese "Cuchiàro (cucchiaio)" avremo, così, il bolognese "oc' (occhio)". La pronuncia di "ch" appare tuttavia particolare. Il risultato all'orecchio risulta simile a una "tr" nella pronuncia di un calabrese o di un siciliano (e che, giustamente, viene reso con "ct").


Raddoppio di m intervocalico

Nel dialetto locale molto spesso la m intervocalica viene raddoppiata, dando luogo a forme del tipo "aldàmme" (letame), "famme", "lumme". Questo fenomeno è comune sia all'area settentrionale che all'area lucchese - pistoiese.  A questo evento linguistico si accompagna sempre anche quello della dissimilazione della geminata -mm- e il dialetto di Pianaccio non fa eccezione (
Cocómbra che ha riscontro  ad esempio in parole come il pavanese e il pistoiese cambera, oppure il pavanese cocómbaro):

"A questo si aggiunge l’altro fenomeno (anche questo ora scomparso nelle nuove generazioni) che colpisce le parole proparossitone come "càmera" detta "càmbera" , "sémola" detta "sembola", "prezzémolo" detto "prezzembolo", "Làmole" pronunziato "Lambore", " Gombito" per "gomito", "Cendere" per "cenere" "Rombice e Rombiciaio" per "romice e romiciaio" tutt'ora riscontrato nell'area più marginale della Garfagnana. È un fenomeno di dissimilazione della geminata MM in MB attraverso il passaggio CAMERA < CAMMERA > CAMBERA, ecc. e rappresenta la fase iniziale dell’eliminazione dei proparossitoni ereditati dal Latino in area soggetta ad influssi gallici; in effetti è uno di quegli strumenti di cui si sono serviti il Provenzale ed il Francese, ed i dialetti da loro influenzati, per l'eliminazione del ritmo proparossitono (CAMERA > chambre in Francia; LAMULA > Lambro attraverso la fase Làmboro nell’ Italia settentrionale ecc.)" (G. JORI, “Il linguaggio della montagna pistoiese”).


Prostesi vocalica

Si tratta di un fenomeno di recupero vocalico, presente in tutti i dialetti di matrice gallo - italica (emiliano, lombardo, piemontese, ligure), che consente di rendere meno difficile la pronuncia di certe parole che hanno subito la scomparsa della vocale della sillaba iniziale (es: aldamme anziché ldamme per letame).

Fricativa prepalatale sonora


Si tratta di un suono molto particolare, ed affine alla "j" del francese "jardin", che compare quando ce, ci, ge, gi non iniziali vengono mutati in sibilanti. Avremo così "paje" anziché pace e "bajio" anziché "bacio" (che in questo caso è stato reso con la lettera
ò).
Questo suono, ampiamente diffuso in Alto Reno da Lizzano a Stagno, da Pavana a Lagacci, da Biagioni a Lustrola, da Treppio a Badi  è presente anche a Pianaccio.

Tendenza alla non dittongazione


A differenza di quanto avviene nel sistema linguistico toscano la e breve latina non passa al dittongo "", ma si risolve in una e semplice chiusa "é" per cui, ad esempio, l'italiano "mièle" viene reso con "méle".
Analoga tendenza alla non dittongazione la troviamo per la "uo" che viene resa o chiusa (es: fógo in luogo dell'italiano fuoco e del pistoiese "foho" (con o aperta)).


"i" semiconsonantica in luogo di "gli"

Concordemente alle forme settentrionali al posto del nesso toscano "gli" nel dialetto locale si trova una i semiconsonantica semplice (voJo anziché voglio)



Esito del latino -arium

 il dialetto locale sviluppa la forma -aro (tipica dei dialetti emiliani) anziché la forma -aio (propria del toscano)


Mancato sviluppo della c e g in z


Un'altra importante caratteristica fonetica del dialetto parlato a Pianaccio da addebitarsi ai dialetti di tipo toscano è il mancato sviluppo di c e g nella forma settentrionale z (es: il locale "giógo" rispetto al felsineo "zuugh").


Raddoppio sintattico

Per raddoppio sintattico o fonosintattico si intende quel particolare evento linguistico per cui, ad esempio, un toscano pronuncia la frase "vieni a casa" nella forma "vieni a ccasa". La parlata locale in concordanza coi dialetti nord - italiani non presenta il raddoppio fonosintattico.


Metafonia

Per metafonia, o metafonesi, s'intende l'alterazione del timbro di una vocale interna di una parola, volta a renderla meno distante o, addirittura, a identificarla con quello della vocale finale. Di tutti i dialetti della penisola italiana (settentrionali e meridionali senza eccezione) solo quelli toscani ne risultano privi. Il dialetto di Pianaccio s'iscrive, per questo importante elemento linguistico al tempo stesso fonetico e morfologico, tra i dialetti toscani.


Plurale maschile

Nel dialetto locale i plurali maschili vengono resi con -i a fine parola (es: baggioli). Tale caratteristica è discordante dai dialetti settentrionali (che usano a tale scopo la forma -s a fine parola, ovvero la metafonia) ma è perfettamente concordante con il sistema linguistico della cosiddetta Romània Orientale (toscano, dialetti centro-meridionali, romeno, dalmata, parlate istro - rumene, megleno - rumene, arumene).


Pronominalizzazione obbligatoria del soggetto

Al posto delle forme toscane io, tu, egli il dialetto locale introduce le forme obbligatorie mi, ti a cui affianca la particella "a" (che è tipica del bolognese)

La negazione

 Il dialetto di Pianaccio si comporta come un dialetto di tipo toscano, dato che la negazione appare priva di ridondanza (a n al so).


Partecipio passato

I partecipi passati dei verbi, invece, vengono trattati secondo il modello emiliano e subiscono la cosiddetta "apocope" (o troncamento a fine parola) così da avere "avù" e "partì" in luogo di "avuto" e "partito".
Simile troncamento lo troviamo pure nelle parole in "ato/a", "eto/a", "ito/a" (es:
Fruòà e non Fruòàda).


Lessico

Un cenno particolare, infine, merita il lessico locale pieno di una  particolarismi, toscanismi (fruston ad esempio è voce toscana), emilianismi (aldamme), arcaismi e  relitti linguistici provenienti da una antichissima europa mediterranea e primitiva (ad esempio il relitto ligure anario "góòe").


Posizione del dialetto di Pianaccio all'interno dei dialetti dell'Alto Reno


Il dialetto di Pianaccio pare inquadrarsi tra i dialetti tipici dell'Alto Reno e, quindi, parente del pavanese, del lustrolese, del badese, del treppiese, del sambucano, del lagaccese, etc. Tuttavia, rispetto a tutti questi dialetti, pare mostrare una più spiccata tendenze emiliana, specialmente nel campo della fonetica.  Il dialetto di Pianaccio, per quanto pare comprendere, appare fortemente imparentato con il lizzanese.

 

 

1.

APE

Ave

2.

ASINO

Somàrro

3.

BRUTTO

Brutto

4.

BUE

5.

BUONO

Bòn

6.

CALDARROSTA

Fruòà

7.

CASA

8.

CILIEGIE

Cilèòe

9.

CINGHIALE

Cignàle

10.

CUCCHIAIO

Cuctiàro

11.

FAME

Fàmme

12.

FICO

Figo

13.

CAMERA

Stànzia

14.

COCOMERO

Cocòmbra

15.

FORMAGGIO

Formàjio

16.

FUOCO

Fògo

17.

GIOCO

Giògo

18.

INSALATA

Insalàda

19.

LETAME

Aldàmme

20.

LUCE

Luòe

21.

LUCERTOLA

Luòèrta

22.

MAIALE

Porcèllo

23.

MELONE

Mlòn

24.

MIRTILLI

Bàggioli

25.

OGGI

Acòo

26.

ORBETTINO

Orbìn

27.

PANE

Pàn

28.

PIPISTRELLO

Pipistrèllo

29.

PULCINO

Pirìn

30.

RAMARRO

Luòertòn

31.

RICORDARE

Arcordàsne

32.

ROSPO

Bòtta

33.

SCOIATTOLO

òa

34.

SALAMANDRA

Salamàndra

35.

CAPANNA

Capànna

36.

TALPA

Surgàggna

37.

BOTTEGAIO

Botgàro

38.

FIGLIA

Fiòla

39.

MOGLIE

Mujère

40.

CANE

Càn

41.

UOVO

Ovo

42.

VINO

Vin

43.

AVUTO

Avù

44.

SENTITO

Sentù

45.

Cosa è un FRUSTON?

E' un biscione innocuo grigio

46.

Cosa è un CIACCIO?

E' una grande frittella di farina di castagne e acqua, cotta fra due stampi o fra le teglie (un telaio di ferro con piastre di sasso)

47.

Cosa è un NECCIO?

E' il ciaccio in dialetto toscano

48.

Cosa è una PATOLLA?

E' un ciaccio più grosso e più duro

49.

Tra NECCIO, CIACCIO E PATOLLA quale di questi termini non è in uso a Pianaccio?

Neccio

50.

Cosa è un BROCCIOLO?

E' un pesce

51.

Quale è la pronuncia di BROCCIOLO?

Brocciòlo

 

COME DIRESTE IN DIALETTO

Posso prenderlo?

Possiòo tòlo?

Sei andato a mangiare?

Etu andàa a magnàa?

Io ti racconto

Mi a t' l'arcònto

Il maiale mangia molto

El porcèllo el màggna parecchio

Non lo so

An lo

Io sono

Mi a sòon

Tu sei

Ti tèe

Egli è

Lu l'è

Noi siamo

Nualtri a sèen

Voi siete

Vualtri a òìdi

Essi sono

Lori jèen

Arriva suo padre

L'arriva sò padre

 

 


Sul dialetto di Pianaccio (e più in generale sui dialetti lizzanesi) vedi anche un recente professor Michele Loporcaro e altri (Università di Zurigo): http://www.pd.istc.cnr.it/AISV2005/presentations/Venerdi%20(02%20dicembre%202005)/foneticasegmentale/Loporcaro%20M.-etal.ppt


In questo studio, peraltro, viene riportato il vecchio giudizio del Malagoli (1930) secondo il quale:
"Per il vario grado di lunghezza delle consonanti, Lizzano tiene una via di mezzo fra la Toscana e l‘Emilia: la differenza tra la cns. breve e la lunga vi è ben sentita in postonia, quantunque il grado di forza dell‘una e dell‘altra cominci a essere qui minore che nella Toscana:si può dire che la cns. lunga lizzanese suona come una consonante e mezzo toscana.“

Mentre per Loporcaro: "La cns. lunga non suona come „una consonante e mezzo“, ma piuttosto come una doppia!
Il lizzanese rispetto all‘italo-romanzo settentrionale geminate conservate persino meglio che a Soglio ma: maggiore variazione allofonica della lunghezza vocalica
=> possibilità di una reinterpretazione come quantità vocalica".
1