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ALTO RENO TOSCANO (http://groups.msn.com/ALTORENOTOSCANO) "ogni nostra azione si trasmette sugli altri secondo il suo valore di bene e di male, passa da una generazione all'altra in un movimento perpetuo" (Antonio Gramsci)

VAJONT

SONO PASSATI 40 ANNI DALLA TRAGEDIA DEL VAJONT. VOGLIAMO RICORDARLA IN QUESTA PAGINA E VOGLIAMO DARE UN MONITO... LEGGETE LE PAGINE DI QUESTO SITO DEDICATE ALLA DIGA DI TREPPIO E ALLA DIGA DI CASTROLA, LEGGETE L'ATTO AUTORIZZATIVO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE SU CASTROLA E RIFLETTETE!

8/10/03

dal sito http://www.vajont.net/

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1909 vittime.

Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi.

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.

La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1909 vittime.

Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi.

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.

La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1909 vittime.

Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi.

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.

La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.

MARCO PAOLINI E IL VAJONT

Questa è la storia di una tragedia sintetizzata da Marco Paolini
in questo modo: un sasso cade in un bicchiere pieno d'acqua e
l'acqua bagna la tovaglia. Solo che il sasso è una frana di
800 mila metri cubi di materiale, una delle due ondate che si
formano misura 250 metri nel punto più alto e 150 nel punto
più basso, il bicchiere è una diga 725 metri e la tovaglia
è la vallata prospiciente la valle del Vajont formata da
Longarone e le sue frazioni (2000 morti).

E' una brutta storia di stupidità umana, di interessi, di insabbiature,
di espropri di terreni e case a contadini e montanari, di geologi
ignorati ecc. ecc.
E' soprattutto la storia di due paesini: Erto e Casso abbarbicati
sul monte Salta (uno dei due monti su cui poggia tuttora la diga).
Paesi di montanari, di contadini, paesi prima divisi da rivalità
politiche poi accomunati dagli espropri e dalla tragedia del Vajont.
Paesi miracolosamente salvati dalle ondate ma quasi
estinti dalla diaspora seguita alla tragedia.

Qualcuno a questo punto dirà ma che c'entrano le lingue
locali con la tragedia del Vajont?

C'entra perchè, se i vari geometri e ingegneri della SAGE
(l'azienda elettrica che ha costruito la diga) avessero dato
retta alla saggezza dei montanari invece di ignorarla la
diga non l'avrebbero mai costruita.

Mi spiego meglio, la diga poggia sui monti Salta e Toc e
chiude la stretta valle che portava il nome del torrente
Vajont.
Monte Salta: vuol dire monte che trema
Monte Toc: in veneto (e anche in lombardo) Toc vuol dire
pezzo. Nel vicino Friuli la parola patoc vuol dire marcio.
In sostanza si tratta di un monte "malato".
Vajont: in ladino vuol dire va giù.

"...La toponomastica locale rivela antiche saggezze dei primi
abitanti insediatisi nella valle, conoscitori di terreni e di rocce,
assai più esperti degli "esperti" venuti dopo..."
dal libro "Sulla pelle viva" di Tina Merlin (scrittrice e giornalista
de l'Unità)

"... E così l'idioma: non è soltanto una lingua da usare per
non farsi capire, al contrario. Le cose contenute nelle parole sono
piene di tracce, di sostanza, di materia. Raccontarle è un modo di
toccarle: non è che resuscitano, ma ti vengono addosso, e a un certo
punto può darsi che chi ti vede e ti ascolta in teatro senta che tu
non sei soltanto uno come quelli, anonimo..." da
Quaderno del Vajont di Marco Paolini (attore)

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