|
|
||
| V MMVIII | ||
|
||
|
Tempo fa, un mio conoscente di – ahimé – vecchia data mi raccontava il seguente episodio. In giovanissima età aveva sentito il nonno pronunciare la parola cujon (‘coglione’, in dialetto), e gli aveva chiesto: “Ce uelial dî?” (‘Che vuol dire?’); il nonno, colto dall’imbarazzo, aveva farfugliato: “Al ûl dî... un ch’al è a stâ in Cuje!” (‘Vuol dire... uno che abita a Coia!’, amena località sulle colline friulane). Quella dell’anziano signore era chiaramente una paretimologia, non dissimile da quella che vuole Cretini gli abitanti di Creta: è la sventura di nascere in luoghi dall’infelice nome, si rassegnino gli abitanti di Loano, Ficarazzi, Sesso, Ostia, Sacramento, e chi più ne ha più ne metta. Diverso è il caso di Sodoma, ma arcinoto, e dunque non occorre che mi dilunghi. Vorrei invece soffermarmi su Lesbo, che – a differenza di Sodoma – ancora esiste (a meno di piogge di fuoco nel prossimo futuro), ed ancora ospita il nutrito popolo dei... Lesbici (Λέσβιοι). Questi poveretti, leggo sul quotidiano greco più diffuso (Τα Νέα, 30.IV.2008, Μάχη για το όνομα της Λέσβου), si sono rivolti nientepopodimeno che al Tribunale di Atene, impetrando l’allontanamento del nome di Lesbo da qualsiasi suggestione di tribadismo. Saranno gli organi giudiziari a decidere se la parola lesbica si potrà ancora utilizzare con riferimento ad una donna omosessuale. Non riesco a non provare simpatia per questi intrepidi Lesbici, indomiti difensori del buon nome della propria isola – sulla quale tra l’altro sorge anche un paesello di nome Stipsi – ma a questo punto, per non far torto a nessuno, perché non perorare anche la causa dei Beoti e dei Mongoli? E soprattutto, perché non far osservare che, tra i Lesbici e le lesbiche, sono probabilmente queste ultime ad avere più grane a causa di quest’etichetta? Perché non considerare che in un mondo in cui le lesbiche non fossero mal giudicate, nemmeno i Lesbici sarebbero oggetto di scherno? Sono molto vicino al dramma dei Lesbici, ma temo che il Tribunale di Atene poco potrà, qualunque disposizione prenda. Dimenticano infatti, i birichini, un importante pilastro della sociolinguistica: a dispetto di leggi, diffide, divieti, chiavacci, lucchettini, catenacci, toppe, chiodi, spranghe e arpioni, la gente parla sempre e soltanto come le pare e piace. Certo, un Lesbico che non desiderasse essere accomunato al lesbismo potrebbe semplicemente presentarsi per Greco, chiudendo la questione; ma, dal canto mio, non vedo di buon occhio questa tattica, pericolosamente vicina al vergognarsi di ciò che si è. Tutt’al più, si può sempre abbandonare la parola Λέσβος, e chiamare l’isola con il suo nome turco, Midilli (adattamento del greco Μυτιλήνη, il ridente capoluogo lesbico): del resto, la Turchia dista solamente poche bracciate di nuoto, ed è patria di numerosissime Turche, le quali pure, a proposito di denominazioni, avrebbero qualche cosina da dire.
|
||
|
||
![]() |
||
| Ah, che panorama, dalle finestre di Drottningholm! | ||
|
||
|
Musica di Purcell (1959-1695), testo di chissà chi. |
||