Diego Armando Maradona
"Credo che nessuno come Diego Maradona sia la rappresentazione del
calcio, nel bene e nel male. Maradona è stato la massima espressione
moderna di questo gioco e nello stesso tempo l'eroe e la vittima di
tutte le esagerazioni e le assurdità di un movimento che non è solo
sport e industria dello spettacolo, ma anche una macchina di potere
economico e politico che tutto trita, anche i suoi artisti più grandi,
i suoi figli prediletti".
Presentazione
Con queste parole, all'indomani della condanna di Diego
a 14 mesi con la condizionale per possesso e cessione di cocaina,
Gianni Minà presentava il libro Te diegum [Leonardo Editore,
Milano], nel quale sono riportate le testimonianze di un convegno
tenutosi a Castel dell'Ovo l'11 maggio 1991 e al quale
parteciparono scrittori, giornalisti, giuristi, psicologi,
antropologi, sociologi, medici, docenti universitari: tutti accomunati
da una sconfinata ammirazione per Maradona, ma anche dalla profonda
convinzione che
attraverso la sua parabola napoletana fosse possibile "leggere i
sogni di un'intera città, e capirne alcuni tratti fondamentali".
Della dipendenza, o perlomeno dell'attrazione, che in un certo senso
ha posto fine alla sua straordinaria carriera, Maradona non si è mai
totalmente liberato. E a più riprese le sue condizioni hanno destato in
questi anni e destano tuttora
ansia e preoccupazione in chi, come me, ha imparato ad amarlo non solo
per le perle calcistiche che ha saputo regalare a tutti i tifosi di
calcio, ma anche e forse soprattutto per l'assoluta sincerità, scevra
di remore e timori, che ha sempre manifestato in un mondo in cui
l'arte della diplomazia linguistica (o della finzione, per dirla
più crudamente) vige sovrana... Ecco: Maradona è stato spesso
condannato dagli immancabili moralisti per aver fallito nella qualità
non richiesta di costituire un modello per i giovani; si è puntato
su una sua debolezza, anziché sul suo valore. Ma lui stesso
ha chiarito il senso di questa osservazione narrando
all'amico Minà: "Pensa che quando sono stato arrestato qualcuno che
conta mi ha detto: 'E adesso che dirà mio figlio?'. Non gli fregava
niente del Maradona in crisi, dell'uomo prostrato, in difficoltà,
distrutto, bisognoso di aiuto; era preoccupato dell'idolo infranto,
del giocattolo che s'era rotto. E non gli passava nemmeno per la testa
che l'esempio per suo figlio doveva essere lui, non un giocatore di
football". Io credo che in queste parole ci sia una lezione di
saggezza e di intelligenza per tutti i pedanti e i sofisti della
morale: i piccoli e petulanti, noiosi e incompetenti usurpatori dei
La Rochefoucauld, dei Vauvenargues, degli Chamfort...
Questo sito nasce come dimostrazione di simpatia e di stima per un uomo che ha pagato
sulla propria pelle le sue scelte. E, al tempo stesso, come omaggio
a colui che mi permetto di definire il più grande calciatore di tutti
i tempi. All'annosa ed inutile questione se, prima di lui, non vi
siano Pelè o Di Stefano o Sivori o non so chi altri, a me basta
contrapporre le parole semplicissime e incontestabili di Karl Popper:
"Per vedere la verità ci sono stati dati gli occhi, e per riflettervi
ci è stata data la luce naturale della ragione". Ebbene, gli occhi
rendono manifesta, e la ragione doverosamente riconosce, la grandezza
assoluta, incomparabile, insuperata e insuperabile di Diego Armando Maradona.