DOCUMENTI SOLOFRANI
Il battiloro solofrano nel XVI secolo
Il documento attesta la presenza a Solofra di battiloro napoletani, che per lavorare avevano bisogno del permesso della Regia Curia essendo questa arte una privativa della città di Napoli.
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1527, aprile 11
Il "magistro" Marco de lo Signo, "battioro et argento" napoletano, stipula con Sebastiano Bonocore, anch’esso "battioro et argento" napoletano, un contratto di lavoro per espletare l’arte del battiloro a Solofra dopo aver ricevuto il permesso dalla Regia Curia.
Sebastiano Bonocore dichiara di aver ricevuto da Marco de lo Signo 40 ducati per "mettere, compilare et esplicare l’arte battendi argento in detta terra di Solofra per la fiera di Salerno di Settembre ad lucrando" e promette di dare al de lo Signo il lucro sul capitale, la pensione sulla bottega e quella ad un "famulo seu lavorante". Il Bonocore riceve dal de lo Signo "4 martelli de l’arte" e cioè "uno da saldare uno da insertare due da accapare e un altro puntolo da forgiare, fanno la somma di 5 martelli, una collonna marmorea de palmi tre eidem larga, due paia di tenaglie e tutti gli altri stigli che bisognano per detta arte che promette di restituire col capitale più il guadagno o danno. Stabiliscono che tali attrezzi possono essere usati anche da Luiso de Lando.
(ASA B6522, f. 54)
Il documento descrive la bottega di battiloro di Hieromino Maffei ed è importante per gli attrezzi descritti che dicono che accanto a questa arte c’era anche quella dell’orificeria e che il Maffei aveva un signo proprio da appore sui manufatti.
1553, marzo 23.
Inventario dei beni di Hieronimo Maffei e fratelli Vincenzo e Leonardo siti al Casale Toro Soprano e confinante con i beni di Fabrizio e Francesco Maffei in riferimento all’ultimo testamento rogato dal notaio Francesco Giliberti. Del documento qui si riporta solo la parte riguardante gli attrezzi della bottega di battiloro.
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[...] tre martella de ferro da forgiare
(martelli per modellare il metallo uscito dalla forgia) e sette martella ad balestra più piccoli (martelli col fusto piegato da usare su un piano di legno con bordi ai lati su cui si ponevano gli oggetti da martellare), e 4 altri martella de la bancha (martelli per piccole martellature da farsi sul banco), e 2 piccoli da incastrare (martelli per operare incastri nel metallo morbido) , e tre pezzi de ferro per detta sua arte, e tre bisconne (tavole piallate di noce o sorbo alte circa due palmi su cui porre gli attrezzi o operare alcuni lavori) una per ondinette (stampi per modellare il metallo ad onde), e un tastetto (recipiente di materiale refrattario per la fusione dei metalli), due paletti grandi (incudine allungata e stretta usata per ripianare dall’interno un oggetto d’oro o d’argento, in genere strumento da incisione), un paro di forfraj (forbici) grandi, uno paro di tenaglie da tirare, un paro di piastre da yettare argento, un compasso di un palmo, una mazzola (martelletto di legno), dui palettelli piccoli, una trafila (piastra di acciaio con fori di vario diametro ordinatamente disposti attraverso i quali si fanno passare fili di oro o argento per ridurli di diametro), doe paia de tenaglie per lo foro, uno canale, uno paro de tenagliole ad pizo, tre limiti, una petra de oglio (pietra contenente silicio usata come abrasivo, si usava con olio per affilare oro incastonato in assi di legno), uno trapano, uno serrachio per 38 ceselli (strumenti formati da un’asta quadrangolare con testa a taglio piano mentre l’estremità opposta muta a seconda l’ufficio di tagliare, schiacciare, forare, rialzare), altri ferrezoli intro una grumpa seu belanza de ligno, uno personello (tegamino) de fonder pece e uno pede de calece de rame, e vicale a pede de calice puro de rame, e uno cristo con la madona de creta de uno palmo, diece limitelle, e uno nappo pieno de ceselli, uno squarzo piccolo, una rasperella piccola, uno paro de forfaj per tagliar argento, uno paro de tenaglie da tenere, una petra alias tronco, tre cortelluzzi da rader, uno inbroneturo (strumento per la brunitura dei metalli o per pareggiare, spianare, lisciare, lustrare. Si bruniva a freddo la doratura dei fogli) de azaro, duj inbroneturi de petre , tre para de bilanzole piccole con li pisi, uno bracero, uno spasto piccolo (oggetto per liberare o ripulire dalle impurità e pastoie o pastoie, bulino per incidere), otto bolini, un altro ad pasto pure piccolo, sette stampe de pater nostri (palline forate al centro lisce o rigate) , tre cannelle de tagliar pater nostri, una trafila piccola quale sono intro uno cassone de l’arte de orefice, intro un’altra cassa sono otto modelli de creta per firmar con designo de croce consistenteno in fugnar alias prospettano ad croce, uno paro de tenaglie da tagliar, una starclichia, dui paternostelli de argento de filo, tre granate, sei perne grossi quanto cogliandro comoni, uno chisto de argento piccolo per cola, tre miraglie piccole de argento, uno consepper (insieme) de anelle cioè una anniola, una plasma de rubino due facinti, uno rubino e una tonchinella, in detta camera sono due pare de mantaci uno ad mano l’altra per la forgia (apparecchio per arroventare l’oro e l’argento prima e durante la lavorazione mediante riscaldamento provocato dalla combustione di carbone mantenuto vivo dall’aria emessa da un mantice manovrato a mano), e una corona de rame una corta, e un altra corona più grande due caldaruli piccoli e una caldara grande e una persora, due inputi, una grattacaso, uno montarello de brunze. In detta casa alo cellaro c’è una petra de marmore alias uno quarto, una botte, uno carrato e uno colonno per batter argento quale dice havero in qua; cioè uno paro de mantari vecchi e tre martelle de batter argento, doe para de anelli, uno tastetto per forgiare, una paragone, tre petre de anelli quali sono doe per lo Vincenzo e per lo Leonardo con lo stesso Hieronimo consistono in una agatte, una armosista e una torchina de vite, uno palo de ferro".(ASA, B 6528 II, a. 1553, f. 100v)
1580, giugno 18. (ff. 107-108r). (ASA, Notaio Gio Santo Garzillo, B6554).
Conventio tra Gioe Tommaso, affidatario dal mgn doganiere e credenziere della città di salerno della gabella dell’auripello per tre anni, e Imperio de Giliberto che promette fi far fare 100 pelli di oropelle bastarde e 3000 de cunzo a sue spese e di portarle alla fiera mentre il Ciccarello ne prende carlini 20 e il guadagno sarà diviso a metà e Imperio sia franco de la gabella se si vendono tutte mentre quelle che restano il Ciccarello le prenderà per sé e avrà tempo un mese a metà del prezzo o le lascia al Giliberto il quale avrà un mese per pagarle. Dette pelli non possono essere vendute né a Solofra né fuori. G: Oratio de Giliberto. T: mgn G, Cosma Morena, G. Battista de Troisi, G. Vittorio Vigilante.
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