LA FINE DELLA MIR
Dai primi progetti la stazione spaziale orbitante Mir sarebbe
dovuta rimanere in orbita per un periodo di 5 anni.
Le modifiche dello scenario nazionale russo, come spinte a livello scientifico internazionale , hanno però fatto in modo di prolungare l'esistenza di questa navetta per un totale di oltre 15 anni.
Della possibilità di porre fine alla vita della Mir se ne è
parlato molto nel corso degli anni, in particolar modo una serie di incidenti
occorsi durante delle missioni sul complesso orbitante hanno più volte fatto
pensare di poterla abbandonare e lasciarla al suo destino, ma le pressioni
scientifiche hanno permesso di rattoppare eventuali mancanze della stazione,
almeno in attesa della messa in orbita della nuova stazione ISS.
C'era addirittura chi pensava di poter convertire la stazione in
un albergo di lusso per ricconi ... sì, proprio così, una volta portati in
orbita i primi moduli della ISS le ricerche scientifiche avrebbero potuto
abbandonare la Mir che poteva essere convertita in una particolare residenza
estiva per persone facoltose, purtroppo, o per fortuna questo strano progetto
non ebbe seguito.
La parola fine per la Mir fu definitivamente scritta i primi del
2001 quando lo stesso direttore dell'agenzia spaziale russa , Yuri Koptiev,
dichiarò che lo stato dei sistemi di bordo poteva collassare da un momento
all'altro.
Tale decisione fu presa con rammarico da molte persone,
specialmente nel paese natale della Mir, ed alcuni asserivano che si trattava
di un gioco di potere al fine di portare il controllo spaziale sotto la
leadership esclusivamente USA; qualunque sia la verità l'effettivo stato di
efficienza della stazione era veramente pietoso e gli astronauti più di una
volta nell'ultimo periodo di vita del complesso hanno dovuto stare in
condizioni di pura sopravvivenza.
Proprio per evitare ulteriori incidenti, che avrebbero potuto
avere conseguenze catastrofiche per l'equipaggio, come per evitare un rientro
incontrollato della stazione in caso di avarie una navicella Progress-M si andò
ad agganciare alla stazione il 27 gennaio del 2001; il suo compito era quello
di andare ad imprimere gradualmente una spinta verso gli strati più bassi
dell'atmosfera che avrebbero lentamente frenato la velocità del complesso
orbitale e ne avrebbe provocato rapidamente una degradazione dell'orbita.
Il carburante a bordo ( 2670 Kg ) ha permesso l'abbassamento
dell'orbita alla cifra finale di soli 80 Km.
Una volta catturata dal campo gravitazionale terrestre la Mir ha proseguito
la corsa folle verso la zona prefissata per la caduta che è avvenuta il 23
Marzo 2001 alle 6:43 80 km sopra il
cielo del sud Pacifico ad una longitudine ovest di 175 gradi ed una latitudine
est di 25 ( gli orari qui riportati sono , eccetto specifiche , riferiti al
fuso orario italiano ).
Per preparare la discesa della Mir sul pianeta l’opera di
pianificazione fu preparata fin dai primi giorni del 2001 ed il periodo di
avvicinamento all’atmosfera, che all’inizio fu molto lento, con l’avvicinarsi
della fatidica ora x divenne sempre più rapido.
Seguiamo qui sotto gli avvicinamenti progressivi alla terra negli
ultimi giorni di vita della navicella , rispettivi all’ora e la data
l’altitudine approssimativa della Mir:
10:40 ora
italiana 9 Marzo 2001 258 - 246 km
13:30 ora
italiana 10 Marzo 2001
256 - 244 km
13:21 ora
italiana 11 Marzo 2001
253 -242 km
11:42 ora
italiana 12 Marzo 2001
251 - 240 km
11:31 ora
italiana 13 Marzo 2001 248 - 239 km
06:52 ora
italiana 14 Marzo 2001
246 - 237 km
12:57 ora
italiana 15 Marzo 2001
242 - 234 km
12:23 ora
italiana 16 Marzo 2001
240 - 232 km
13:39 ora
italiana 17 Marzo 2001 237 - 230 km
13:24 ora
italiana 18 Marzo 2001
234 - 227 km
13:08 ora
italiana 19 Marzo 2001
230 - 224 km
13:02 ora
italiana 20 Marzo 2001
226 - 221 km
12:47 ora
italiana 21 Marzo 2001 222 - 216 km
00:57 ora
italiana 22 Marzo 2001
220 - 217 km
12:13 ora
italiana 22 Marzo 2001
218 - 216 km
18:08 ora
italiana 22 Marzo 2001
214 - 213 km
Gli ultimi
ritocchi alla rotta per giungere alla zona d'impatto finale furono fissati il
giorno antecedente l’impatto.
La prima spinta
finale impressa dalla Progress-M è iniziata alle 1:33 del 23 Marzo ed è durata
21 minuti permettendo di abbassare l'orbita fino a toccare i 190 Km d'altezza.
Una seconda spinta fu impressa alle 3:02 per 23 minuti portando la Mir dai 190
Km a soli 160. I motori della Progress si sono accesi per l'ultima volta alle
6:07 quando la Mir si trovava sopra i cieli Libici ed hanno continuato a
bruciare lanciando la Mir sempre più in basso per i successivi 22 minuti fino a
quando il complesso orbitante si trovava sopra la Mongolia.
A questo punto
l'altitudine raggiunta toccava gli 80 Km: ormai il rientro era inevitabile ed
avvenne 34 minuti più tardi alle 7:00 ( 9:00 ora di Mosca ).
Durante il
passaggio nell'atmosfera la Mir è andata letteralmente ridotta in fumo; questo
fatto è stato causato dall'enorme calore che si è generato a causa dell'attrito
fra la navicella che viaggiava a poco meno di 25000 Km/h e l'aria: gli
scienziati hanno stimato che le calorie sprigionate da questo fenomeno
tribologico sono state ben 900 miliardi, tuttavia non sufficienti a consumare totalmente la stazione. Nella
realtà circa il 95 % del complesso è andato distrutto attraverso l'atmosfera
mentre 6 tonnellate di materiale ( per lo più delle leghe di titanio ) hanno
resistito al forte calore e sono cadute nell'Oceano Pacifico; si stima che
alcuni frammenti potessero raggiungere i 600 Kg di peso ed avere le dimensioni
di una piccola utilitaria.

Nell’immagine sopra una possibile sequenza della terribile
fine della Mir in discesa nell’atmosfera,
sotto la rotta degli ultimi istanti di vita della stazione

Il rientro
della stazione Mir ha provocato non pochi timori ai residenti delle zone vicine
al punto d'impatto; nella realtà il luogo dove la Mir doveva precipitare era
nel bel mezzo dell'Oceano, ma la preoccupazione di errori nella rotta finale
crearono non poca paura a molti abitanti delle coste ad est ed ovest del
Pacifico.
Questa tensione
non era del tutto ingiustificata se ricordiamo dei rientri precedenti, come
quello della stazione russa Salyut 7 del 1991 quando
dei detriti caddero sulle Ande cilene ( ... e si trattava di una stazione di 20
tonnellate, contro le quasi 130 della Mir ), per non contare la caduta dello
Skylab che causò una pioggia di frammenti sopra l'Australia durante la sua
caduta nel 1979.
Ciò nonostante
è andato tutto bene ed il punto di arrivo a terra della Mir è stato mancato si
soli '1500 Km' e la zona reale dell'impatto era situata nel bel mezzo del
Pacifico in un'area sicura,tale scarto
si poteva definire come accettabile visto la miriadi di variabili
incontrollabili che sono andate a governare le operazioni di rientro.
Dalle isole
Fiji i testimoni del rientro raccontano di aver visto uno spettacolo davvero
sorprendente offerto da alcuni frammenti di stazza notevole ( 5 o 6 i più
grandi ) che viaggiavano ad una velocità strabiliante lasciando scie infuocate
e provocando grandi boati supersonici..

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