Alcuni mesi fa
Krillix mise in linea, per gioco, il
link a due test che avrebbero dovuto indicare il “tasso di liberalismo” di ognuno.
Il grafico di entrambi riportava
due variabili: sul piano
economico e su quello “
politico” (mi sembra parlasse di “
diritti civili” ma l’espresisone non piace neanche un po’, quindi preferisco farlo rientrare nell’ambito generale del “politico”).
Il mio risultato – che ritengo abbastanza azzeccato – indicava un
forte liberalismo in economia e un forte conservatorismo in politica.
Al di là del risultato di un test, credo che si possa partire da lì per effettuare un discorso più ampio sul
cosa significhi essere di Centro Destra, oggi, in Italia.
Perché ci ritroviamo in una
Coalizione, la Casa delle Libertà, che ha un
perimetro molto ampio che parte dalla
Destra Sociale e arriva sino ai
Riformatori Liberali, con un futuro aperto ad Alternativa Sociale della Mussolini, al MIS di Rauti e alla DC di Rotondi.
Insomma
quello che personalmente ho sempre desiderato vedere in Italia: una grande alleanza di Centro Destra
che non escluda nessuno, nel
rispetto delle radici di ognuno e senza chiedere il “bollino blu” di provenienza controllata.
Sarà per questo che non mi sono mai definito in altro modo che “
di Destra”.
Non liberale, fascista, federalista, nazionalista, cattolico, sociale o radicale, ma
solo e soltanto di Destra, perché ritengo che le “
contaminazioni” da una destra ad un’altra siano all’ordine del giorno e che
coniugare le istanze di ciascuna destra porti tutto il movimento alla vittoria, perché ogni destra ha in se stessa elementi propulsivi e di ricchezza tali da avvantaggiare tutte le altre.
Ma questo sono discorsi teorici, veniamo al pratico.
Suppongo che siamo tutti d’accordo sul fatto che, pur con tutti i suoi difetti e i suoi limiti, la
democrazia rappresentativa sia il sistema politico ancora oggi …
peggiore, a parte tutti gli altri.
Quindi sappiamo che in una democrazia rappresentativa governa – cioè imprime il suo marchio alle leggi ed alla società – chi ha la
maggioranza.
Uno può avere le idee più belle di questo mondo ma
se non ha i voti … ciccia !
Penso che siamo anche tutti d’accordo sulla necessità di avere
meno stato nella nostra vita e nelle nostre tasche.
Questo significa una
revisione globale della tassazione ed una accentuata spinta alla privatizzazione di quel che è ancora in mano allo stato.
Siamo anche sostanzialmente d’accordo, credo, che
la miglior forma di governo sia quella che è più vicina ai cittadini, quindi un sistema federale che sia incardinato in uno stato unitario nel rispetto della nostra Storia Nazionale.
Siamo anche, credo, tutti o in gran parte d’accordo nell’affrontare con decisione la questione dell’
immigrazione e il ruolo in e dell’
europa.
Siamo anche tutti o in gran parte d’accordo nel ritenere
l’intervento statale sussidiario rispetto al privato, ma tale comunque da garantire un livello minimo nei servizi essenziali, in primis la sanità.
E altrettanto potremmo dire per l’
istruzione.
Così come riteniamo
lo Stato debba essere terzo nei rapporti economici, possiamo ritenere che il ruolo di arbitro debba svolgersi nel legiferare e fornire ai competitors sul mercato norme chiare per regolare i loro rapporti e una giustizia veloce ed imparziale per dirimere le controversie.
Ma lo Stato deve avere anche gli
strumenti per sanzionare chi mette in pericolo l’incolumità, la sicurezza e il benessere dei propri cittadini, così Forze di Polizia preparate, ben pagate e sostenute politicamente e Forze Armate in grado di intervenire, in un mondo globalizzato, ovunque siano in pericolo gli interessi nazionali.
E si potrebbe continuare elencando altrettanti aspetti di una società che vorremmo vedere realizzata nella nostra Italia.
Questo il quadro che mi appare di un Centro Destra che penso possa essere sempre più unito sugli obiettivi, con qualche distinzione sulle strategie e opinioni anche diverse (pluraliste) sulle tattiche da seguire per conseguire gli obiettivi.
Obiettivi che, indiscutibilmente, ci dicono che
siamo distinti e distanti da una sinistra che non sa ancora “cosa farà da grande” (se mai riuscirà a raggiungere una maturità che non ha ancora ottenuto in oltre 100 anni).
Poi, certo, ci sono le specifiche – spesso artefatte – differenziazioni su singoli temi, come è naturale che sia e come è naturale che vengano affrontati con serenità e senza minare il progetto generale.
Come ancora una volta giustamente ha osservato Silvio Berlusconi,
il nemico è al di fuori della Casa delle Libertà, all’esterno del perimetro che ho identificato nella “grande Destra” in cui hanno
piena e paritaria dignità tutte le Destre, qualunque sia il percorso passato, senza necessità di esami e patentini.
Vediamo infatti come la strategia della sinistra somigli (forse inconsapevolmente) a quella che i Romani sintetizzarono nel “
divide et impera”.
Vanno a sibilare ai “
fascisti”: siete nati da una costola del socialismo … “
eravate meglio da fascisti”.
Poi richiamano i “l
iberali” alla comune
religione antifascista e al
vecchio, mefitico arco costituzionale.
Quindi insinuano nei
leghisti che no, con quegli statalisti, romanocentrici non si può governare.
Altro giro, altro sibilo, ai
missini,
contro i leghisti che vogliono dividere l’Italia e ai missini meridionali, che i leghisti sono financo razzisti, perché vogliono depredare il Sud.
Ai
radicali, che
il Centro Destra è asservito alla Chiesa, mentre coi
cattolici fanno dire al segretario del loro maggior partito di essere sempre stato un buon cattolico.
Tutto questo perché
a sinistra non c’è alcun afflato ideale, ma
solo un comitato d’affari composto da funzionarietti di partito e boiardi di stato uniti da un interesse comune: continuare a fruire dei benefits che la politica concede anche a chi non ha una sua storia professionale.
L’essere
pro o contro la pena di morte, pro o contro l’amnistia o la grazia a taluni criminali, considerare l’omosessualità una malattia o una cosa normale, non sono un programma di governo.
Sono
legittime opinioni che hanno, le une e le altre, completo diritto di essere esposte, ascoltate, valutate e, nelle specifiche occasioni, accolte o respinte.