|
TOPWATER |
|
La pesca topwater consiste nell’utilizzo di esche galleggianti che rimangono in superficie, o appena al di sotto del pelo dell’acqua (topwater-lures o surface-lures). Il grande numero di “fans” di tale pesca è dovuto non solo all’efficacia di tale tecnica, ma anche all’emozione che si prova quando un bass aspira letteralmente l’artificiale in un gorgo. Che dire poi se l’attacco avviene a vista? Le emozioni da cardiopalma sono garantite! Innanzitutto è opportuno utilizzare questa tecnica quando il metabolismo del bass è sufficientemente elevato. Tale tecnica rende molto bene, a mio parere, nella tarda primavera e alla fine dell’estate, quando la calura estiva è meno intensa e i bass meno accaldati e apatici. Durante il periodo di caldo più intenso e afoso è invece una tecnica efficace nelle prime ore del mattino e al tramonto. Per quanto concerne l’attrezzatura più idonea, alcuni Pro americani consigliano l’uso di una canna ad azione M, con un cimino più flessibile e morbido rispetto alle canne da worming e jigging: questo aiuta sia a impartire alle esche un movimento migliore, sia a facilitare una ferrata sicura, che non dovrà mai seguire immediatamente l’abboccata. Può venirci buona, quindi, una canna da baitcasting studiata per la pesca con i crankbait. Per lanciare esche particolarmente piccole e leggere, possiamo utilizzare un’attrezzatura da spinning con caratteristiche analoghe. Sempre in merito al giusto tempismo nella ferrata, la tecnica più efficace non è quella di contare, dal momento dell’abboccata, alcuni secondi prima di ferrare: la tecnica corretta consiste nel mettere in tensione il filo e, non appena si percepisce il peso del bass all’altra estremità della lenza, ferrare! Dopo il lancio e la caduta dell’esca in acqua, è sempre buona regola lasciare l’esca immobile finchè tutti i cerchi sull’acqua siano scomparsi: spesso l’abboccata avviene proprio in questi frangenti, senza aver ancora animato l’artificiale, quindi attenzione! Per quanto riguarda il tipo di recupero, questo dipende dal tipo di esca usata, ma deve essere veloce e continuo in caso di bass aggressivi, o qualora si vogliano esplorare grosse distese di acqua alla ricerca degli esemplari attivi. Un recupero lento, con pause frequenti e prolungate, è invece consigliabile per bass meno attivi, o quando si stia esplorando in modo meticoloso una porzione d’acqua di estensione limitata. Passando alle esche, rigorosamente galleggianti, sono costruite principalmente in plastica dura, o in balsa, mentre sempre più rare sono quelle in legno. Possiamo individuare le seguenti principali categorie di esche topwater. I Jerkbait di tipo galleggiante, aventi come capostipite il sempre valido Rapala Original, possono essere recuperati con strappetti e scatti intervallati da pause, in modo che l’esca ritorni sul pelo dell’acqua. I popper hanno un incavo in testa, in corrispondenza dell’anellino d’attacco del filo, che genera dei rumorosi “pop” e spruzzi d’acqua, quando viene impartito uno strappetto all’esca. Taluni affermano che esso imita un piccolo pesce preda che si sta nutrendo in superficie, altri un baby-bass che sta predando, altri ancora una rana o un altro animaletto che nuota sul pelo dell’acqua. Gli stick-bait o pencil-bait hanno una forma di sigaro o di matita, e hanno la peculiarità di sbandare a zig-zag quando vengono recuperati a strappetti (walking-the-dog), movimento che risulta spesso irresistibile per il bass. I propeller-baits montano una sola elichetta in coda, oppure una in testa e una seconda in coda. Queste elichette ruotano durante il recupero creando sciaquìo, rumore metallico e una scia di bolle dietro l’esca. Si trovano modelli con elichette particolarmente chiassose (tipo Woodchopper della Luhr-Jhensen) oppure meno rumorose (tipo Crazy-Shad della Cotton-Cordell). I prop-bait sono particolarmente efficaci in acque velate o quando la superficie dell’acqua è increspata dal vento. I Buzzbait sono simili agli spinnerbait, sono anti-incaglio e montano una o più eliche. Vanno recuperati senza pause per tenerli in superficie evitando che affondino. Vi sono poi altre esche non riconducibili alle categorie suddette. Ad es. il Crazy-Crawler della Heddon e il Jitterbug della Arbogast hanno un’azione simile, che consiste in un nuoto a galla rumoroso, che attrae il bass. Negli USA vengono utilizzati generalmente per il night-fishing, ma possono regalare catture anche con la luce. Una menzione a parte meritano le esche di superficie in gomma cava (hollow-body), come quelle prodotte da Mann’s, Snagproof e Southern-Lures (Scum Frog): uno o due ami rivolti verso l’alto sono posizionati radenti al corpo di gomma soffice, rendendo l’esca anti-incaglio, e vengono esposti quando il bass “addenta” l’esca, comprimendo il corpo dell’artificiale. Una ferrata opportunamente ritardata è ancor più necessaria, rispetto alle esche che montano due o più ancorette, per evitare ferrate a vuoto. Questi artificiali, che imitano principalmente rane o topolini, consentono di pescare tranquillamente sopra banchi di ninfee o erbai rigogliosi, ottimi rifugi estivi per i bass, e luoghi inesplorabili non solo con i normali topwater-lures ma con la maggior parte delle esche. Tali artificiali inoltre, grazie al corpo galleggiante in gomma cava, possono essere utilizzati a skipping, fatti “schizzare” sotto i rami, le frasche o i pontili, luoghi ideali per insidiare il bass. Da notare che esistono anche dei veri e propri Stick-bait anti-incaglio con corpo in gomma morbida (come il Ghost della Mann’s e il Walking-Bassrat della Southern-Lures), che non hanno nulla da invidiare ai cugini rigidi in quanto a facilità nell’ottenere il “walking-the-dog”. Per quel che riguarda la scelta delle colorazioni degli artificiali, vale la classica regola: nero e colori molto scuri sono da preferirsi in acque velate, mentre i colori naturali e semi-trasparenti sono ottimi in acque con elevata trasparenza. In bocca al bass e… preparatevi a emozioni da cardiopalma! |