Prevenzione valanghe |
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L’argomento riferito al pericolo valanghe coinvolge un gran numero di appassionati in cerca di libertà nella più incontaminata natura invernale e contrariamente a ciò che più comunemente si pensa, in questo scenario non sono legati solo gli sci alpinisti, storicamente i frequentatori più assidui della montagna innevata, ma anche gli escursionisti che frequentano le montagne d’inverno, gli alpinisti in generale, gli amanti delle discese fuori pista con snowbard ed ancora gli escursionisti che hanno ritrovato in soffitta le vecchie racchette da neve (cispe). Anche queste attività sono interessate al pericolo valanghe. Anchei messaggi multimediali che ogni giorno vengono trasmessi dai più disparati strumenti di comunicazioni non dicono tutto; spesso presentano immagini straordinarie esaltando gli aspetti ludici a discapito della sicurezza. Condensare in poche righe cosa è meglio fare per evitare il pericolo valanghe non è cosa facile ed un problema così grande non può essere risolto attraverso una scarna sinteticità. È però necessario essere molto chiari; il terroristico allarme generale non giova mai a nessuno, ma è indispensabile che tutti sappiano che ogni anno sulle Alpi sono decine le vittime che rimangono sepolte sotto la coltre di neve senza possibilità di essere salvate. L’autosoccorso, effettuato dal gruppo stesso, è l’unica possibilità che, ancora oggi, viene ritenuta la più valida… la sola valida! Le statistiche internazionali parlano chiaro. Le probabilità di sopravivenza, nel caso di seppellimento totale, in assenza di traumi importanti, è elevato entro 15 minuti (con il 92% di possibilità di ritrovamento in vita) e cala drasticamente dai 15 ai 35 minuti (solo il 30% di possibilità di ritrovamento in vita).la principale causa di morte è l’asfissia, che supera in 50% dei casi nel seppellimento totale, da cui deriva l’importanza di proteggere le vie respir5atorie durante la fase di travolgimento. I tempi di ritrovamento restano il problema maggiore ed il recupero di travolti, ancora in vita, si riferisce solo a particolari situazioni, soprattutto relative alle possibilità di avere uno spazio davanti alla bocca. La cosiddetta “sacca d’aria” o “air pocket”. Purtroppo va drasticamente precisato che quando arriva la squadra del Soccorso Alpino, anche con il cane da valanga, il più delle volte è già tardi! Raramente le squadre del Soccorso Alpino riescono a raggiungere il uogo dell’incidente entro i tempi ragionevoli (anche con l’elicottero) e la ricerca operata dall’Unità Cinofila da Valanga è quella che consente tempi più rapidi di ritrovamento dei sepolti, che raramente sono in vita. Per un idoneo autosoccorso sono assolutamente necessari alcuni strumenti quali l’ARVA, la Pala da Valanga e la sonda, dispositivi indispensabili. Potrebbe sembrare paradossale, ma senza uno solo di questi strumenti sarebbe come andare in bicicletta senza le ruote. È paradossale perché, in sostanza, chi vuole andare in montagna ci va come ci crede, nella più assoluta libertà, ma se la sicurezza deve essere ritenuta prioritaria, questi comportamenti sono d’obbligo. La presente analisi è indispensabile per ricordare che questo tipo di eventi, spesso tragici, richiedono operazioni di soccorso tra le più pericolose per chi le attua. Queste osservazioni potrebbero essere sufficienti per far riflettere chi fa della coltre nevosa la sua più sfrenata passione, senza pensare alle conseguenze che ne potrebbero derivare. È un dato inconfutabile: pochi conoscono l’esistenza dell’ARVA, letteralmente l’acronimo proveniente dalla Francia e significa “Appareil Recherce Victimes Avalanches” (apparecchio ricerca travolti in valanga). Pochi sanno che l’evoluzione continua di questi strumenti ha portato ad un perfezionamento tale che è quasi impossibile fallire una ricerca. Ma l’ARVA va conosciuto, ancor meglio degli sci e delle pelli di foca. L’ARVA, da solo, non è sufficiente, oltre alla necessità di una continua esercitazione deve essere abbinato ad una sonda, possibilmente di veloce montaggio, una sonda che consenta di stabilire, con precisione una volta individuato con l’ARVA il sepolto, profondità di seppellimento e di valutare lo strato d i neve da liberare. Per questo motivo serve, anche in questo caso, molto addestramento e la capacità di riconoscere ciò che va a toccare la sonda. Le prove d isensibilità servono appunto a individuare la differenza tra uno scarpone, uno sci, uno zaino, un arto o la testa. Ma non è finta! Avere l’ARVA e la sonda e non avere la pala significherebbe nuovamente essere di fronte ad un grosso problema. Durante alcuni seminari tecnici internazionali si è tentato di stabilire i tempi di spalamento di un metro cubo di neve e si è giunti ad un allarmante classifica che così si riassume: - circa 10/15 minuti con la pala; - circa 25/30 minuti con una tavola da snowboard; - circa 60 minuti e più con la punta di uno sci tradizionale o una racchetta da neve; - circa 2 ore e 1/2 con le mani guantate; - circa 3/4 ore con le mani senza guanti. SE poi consideriamo che non tutte le nevi sono di identica consistenza e che le condizioni ambientali e termiche potrebbero essere estreme, si comprende come questi tempi si possano ampliare a dismisura vanificando ogni sforzo. Da queste innegabili considerazioni appare chiaro come sia indispensabile possedere questi attrezzi e la giusta conoscenza del oro utilizzo per mettere in campo il solo, efficace, “Autosoccorso”. Ma ancora non è sufficiente (ed è meglio che sia così); la tecnologia da sola non risolve tutto. L’arva, la sonda e la pala non sono il lascipassare contro il pericolo valanghe. Esistono ovviamente altre soluzioni tecnologiche in continua evoluzione, ma il costo di questi nuovi materiali non è ancora abbastanza basso per prevedere una distribuzione di massa. La valanga deve essere evitata ad ogni costo e per fare ciò e necessario conoscere accuratamente la montagna: conoscerla prima della partenza. La gita deve essere preparata in ogni minimo particolare. Tutto deve essere pianificato prima di partire. Ogni cosa va valutata ad ogni passo. Il pendio dove scorrono gi sci deve essere costantemente “verificato”; il suolo deve essere “ascoltato”… questo fa parte di un momento da vivere… e fa parte del gioco… Occorre saper riconoscere gli scricchiolii, i rumore sordo del “woumm” del manto nevoso. Dobbiamo costantemente essere consapevoli della forza e della superiorità della montagna. Solo così riusciremo a goderne le meraviglie e la montagna sarà parte della nostra vita. Queste considerazioni ci devono invitare a coscienziose analisi personali, devono farci inoltre capire che, al di là della tecnologia, la conoscenza del terreno su cui camminiamo e scivoliamo non può essere scollegata dalla cultura della montagna. La frensia della vita del terzo millennio non consente un sereno rapporto con la montagna. Questo modo di avvicinarsi ad essa è controproducente. Qualche indicazione su cosa fare a casa - controllare che l’ARVA abbia le batterie in carica; - controllare che la sonda da autosoccorso funzioni correttamente e che la pala sia in ordine - ascoltare attentamente le indicazioni del bollettino nivo-meteorologico relativo alla zona ove si vuol fare la gita; - se la gita proposta è in altra nazione, prendere nota di quali sono i numeri telefonici di riferimento per allertare i soccorsi; - scegliere la gita adeguata alle condizioni meteo-climatiche e nivologiche, anche e soprattutto in base alla preparazione psicofisica di chi è nel gruppo. In montagna prima di partire - provvedere, prima dell’inizio della gita, ad indossare correttamente l’arva acceso sotto la giacca a vento o sotto la maglia (portare l’arva spemto e chioso nello zaino equivale a lasciarlo a casa…); - controllare (da parte di tutti i componenti del gruppo) prima della partenza della gita, secondo le indicazioni del costruttore, il funzionamento in ricezione e trasmissione di ogni apparato. - controllare che gli sci (o la tavola o le racchette da neve)siano scollegati dagli scarponi (niente cinturini salva sci) e che i bastoncini siano impugnati fuori dai laccioli; - non pensare m,ai che un pala e una sonda per gruppo sia sufficiente… una pala una sonda e cinque arva, per cinque soggetti, è come avere cinque biciclette di cui una sola con le ruote. Senza ruote è impossibile muoversi… meglio tornare! Se il soggetto che rimane sepolto è quello che ha la pala e la sonda, il resto del gruppo che fa? - è opportuno ricordare sempre che la neve è fredda… molto fredda! Sciare in maglietta è eventualmente possibile solo su grandi pianori. Durante la salita di pendii ci si deve coprire, si devono indossare i guanti… bisogna sempre prevedere il peggio1 altri più sprovveduti, possono staccare una valanga e farla cadere su di voi. Se si venisse sepolti, sopportare il “freddo-bagnato” della neve sulla pelle è la cosa peggiore che si possa immaginare. Durante la gita - durante il percorso è importante valutare ogni singolo pendio che si attraversa ed in caso di sospetto, eseguire un test di stabilità de lamento nevoso; - in caso si esito positivo del test (distacco su una minima sollecitazione) ricordare che grandi alpinisti, ancora viventi, ripetono che “è meglio una amara rinuncia ad una dolorosa ritirata”… con una valanga non si scherza: se va male, raramente si torna vivi! In caso di travolgimento - se ci trovasse in condizioni di travolgimento, mantenere la calma, per quanto possibile, e cercare di aprire immediatamente gli attacchi (soprattutto chi è vincolato ad attrezzi che occupano una grande superficie e che possono produrre un “effetto ancora” come sci, bastoncini, snowboard, racchette da neve); - lo zaino che indossate andrà vincolato saldamente alla vita, a protezione del dorso; le teorie che dicevano di abbandonarlo in caso di travolgimento, sono superate. La zaino, se ben legato in vita, protegge da urti durante il travolgimento e dal freddo durante il seppellimento. Inoltre il travolto può venir espulso dalla valanga e, senza il contenuto del suo zaino non potrebbe prestare soccorso ai compagni e rimarrebbe a sua volta senza attrezzatura ed equipaggiamento; - il tentativo è quello di galleggiare in superficie, anche se in certe condizioni di neve (es. valanga a lastroni) è tutt’altro che semplice contrastare lo spostamento e le forze liberate da una valanga in movimento; - a valanga ferma, se si è ancora in superficie e coscienti, occorre valutare le proprie condizioni fisiche, controllare il funzionamento corretto dell’arva, verificare se si ha ancora tutta l’attrezzatura e controllare se i compagni di gita sono stati travolti o sono ancora in superficie. Dopo la caduta della valanga - verificare se nella sua parte superiore, quella del distacco della valanga, ci sono ancora ipotetici pericoli di distacco! Se così non fosse, ma occorre esserne certi, si potrà commutare l’arva in ricezione ed iniziare la ricerca dei compagni di gita scomparsi; - è indispensabile procedere all’immediata ricerca dei travolti… ogni secondo perso è un secondo in meno che avremo a disposizione per identificare la posizione del travolto, per individuare con la sonda la sua profondità di seppellimento e per spalare la neve che lo ricopre; - contemporaneamente occorre effettuare la ricerca “vista-udito”, verificando palmo a palmo il campo della valanga - nella bonifica vista e udito va posta molta attenzione: bisogna verificare tutta la superficie, riscontrando ogni anomalia. Ogni attrezzatura od ogni cosa ritrovata in superficie dovrà essere riposizionata sullo stesso punto in modo visibile. Emergesse soltanto un dito… quella potrebbe essere la salvezza del vostro compagno ed in questo senso è opportuno ricordare che il 58% dei travolti da valanga non rimane completamente sepolto! - anche i rumori o le grida di aiuto da sotto la coltre di neve 8esperienze internazionali sono confortanti in questo senso) sono importantissimi. Questo motivo da solo basterebbe perché la ricerca viste e udito sia intrapresa con la massima celerità e accuratezza con l’arva in ricezione; - solo dopo la ricerca vista udito e arva si potrà procedere ad allertare i soccorsi; Per chi è presente ma non è coinvolto dalla valanga - al distacco, osservare e memorizzare il punto di travolgimento ed il punto di scomparsa; tali punti in base alla direzione di flusso della vanga, ci indicheranno le zone di ricerca primaria; - quando il movimento della vanga è ultimato, tenuto conto del punto di distacco, del punto di scomparsa, una volta osservata la possibilità di intervenire in sicurezza sul campo della valanga, ci si dirigerà verso l’area di maggior probabilità di seppellimento e si provvederà, come detto in precedenza, alla ricerca “arva – vista – udito” ; - durante ogni ricerca, ogni attrezzo o capo di abbigliamento emergente dovrà essere controllato, sondato nella zona circostante, e in caso negativo dovrà essere lasciato in loco segnalandolo visibilmente; - in caso di ritrovamento di arti emergenti provvedere immediatamente alla spalatura della coltre nevosa cercando di raggiungere al più presto la testa. È assolutamente importante verificare l’esistenza della sacca d’aria davanti alle vie respiratorie. Se la bocca e il naso fossero ostruiti devono essere immediatamente liberati; - è assolutamente importante che la spalatura della neve inizi a valle del travolto per evitare un pericoloso e deleterio effetto”cratere” (ovvero la neve che, dopo spalata ritorna nel buco); in questo senso è sufficiente valutare la profondità del sepolto con la sonda ed iniziare a spalare a valle dell’ipotetica profondità del puntale della sonda. - in caso di incoscienza, di assenza di respiro e attività circolatoria del travolto provvedere, se addestrati alla Rianimazione Cardi Circolatoria (RCP); - nel caso in cui non si riscontrassero segnali provenienti dall’arva del travolto sarà necessario allertare, in qualsiasi modo, il 118 che provvederà ad inviare sul posto il Soccorso Alpino; - nell’attesa dell’arrivo delle squadre sarà necessario continuare, instancabilmente, la ricerca nelle zone di accumulo, nelle eventuali curve della vanga, a valle di grossi massi, a valle di grandi alberi, sul fronte di accumulo della valanga. Come ridurre il rischio: “la regola del 3x3” di Werner Munter Il pericolo di valanghe non può essere valutato sulla base di un solo criterio; al contrario, ogni volta, si devono prendere in considerazione congiuntamente i fattori principali per l’analisi globale del rischio quali: - l’uomo - il manto nevoso - la meteorologia - il terreno in un ottica di valutazione globale, è basilare che ogni elemento sia considerato in rapporto agli altri fattori; in altri fattori; in altri termini, tutte le informazioni e tutte le osservazioni devono essere ponderate e messe in relazione tra loro. La valutazione del pericolo di valanghe in tre fasi, basata sulla abituale successione nel tempo riferita alla: - pianificazione dell’escursione a tavolino; - scelta dell’itinerario sul terreno; - valutazione del singolo pendio è già stata ampiamente sperimentata nella pratica. Formula del 3x3 non è altro che il riassunto mnemonico e razionalizzato de questo schema. I fattori principali da considerare insieme per un’analisi globale del rischio sono: a) uomo b) manto nevoso – meteorologia c) terreno. Entrando nel merito delle tre fasi si può meglio puntualizzare: 1. Regionale: Preparazione
della gita a tavolino: - Consultazione dei bollettini delle valanghe e meteorologici ( telefono, internet, etc.); - Analisi delle carte topografiche, descrizioni dell’itinerario, informazioni, preparazione dello schizzo di rotta, individuazione mete alternative; - Fattore umano: chi partecipa? 2. Zonale: Scelta dell’itinerario e dello sviluppo della traccia
sul terreno - Neve: seganali d’allarme, altezza critica della neve, accumuli recenti di neve ventata, cornici, condizioni nivologiche generali; - Tempo: visibilità, temperatura, vento, precipitazioni, grado di nebulosità, irraggiamento durante il giorno, scaccianeve; - Terreno: pendenza, esposizione, prossimità delle creste, rilievo, vegetazione, falesie; - Esiste sopra di me un’inclinazione che permetta il distacco spontaneo di valanghe a distanza che potrebbe mettermi in pericolo? Controllo continuo dei fattori variabili! 3. Locale: Valutazione della resistenza del manto nevoso su pendio ripido: - Inclinazione (è determinante la zona più ripida del pendio); - La neve fresca è con o senza coesione? ( test della pala); - Resistenza di base ( cuneo di slittamento); - Quali sono i limiti per il trasferimento dei risultati su pendii assimilabili per inclinazione, altitudine, esposizione, prossimità ai crinali, frequentazione del percorso? Occorre eventualmente prendere delle precauzioni per non sollecitare troppo il manto nevoso? L’applicazione corretta di questa procedura permette una riduzione del rischio del 60% già attraverso il primo filtro. L’applicazione del secondo filtro riduce ulteriormente di un 75% il rischio residuo derivante dalla prima fase riducendolo quindi al 10%. L’ulteriore applicazione del terzo filtro, che ha una probabilità di successo del 90%, permette infine di ricondurre il rischio residuo all’1% e pertanto a un valore più che accettabile per uno sport a rischio quale lo sci alpinismo. Valutazione della possibilità di distacco di una valanga da lastrone Tre sono le condizioni necessarie e sufficienti perché si realizzi il distacco di una valanga di lastroni: - coesione tra i cristalli di neve; - esistenza della pendenza critica (superiore a 30°); - bassa resistenza al taglio di base (instabilità del manto nevoso). Queste tre condizioni possono essere verifica mediante specifiche prove quali: - prova della pala (controlla la presenza di coesione tra i cristalli di neve); - Misura della pendenza con bastoncini (verifica l’esistenza della pendenza critica); - Prova del cuneo o del blocco di slittamento (indaga sulla presenza di instabilità del manto nevoso). |