NUMERO 5 ANNO II

martedì, 30 settembre 03

 

 

 

 

     

 

TERZA PAGINA

Il libro del mese:

LA METAMORFOSI – Di Franz Kafka

"La metamorfosi" è forse il racconto più conosciuto di Kfka. Narra la storia di un modesto impiegato, Gregor Samsa, che un giorno si sveglia e si accorge di essersi tramutato in un immondo insetto bitorzoluto, un vero scarafaggio-umano ripugnante e abietto.
La sua mutazione è irreversibile. Dopo questa sua metamorfosi Gregor comincia ad essere trascurato dalla sua famiglia, soprattutto dal padre, con cui ha vari contrasti. Può vedere la madre solo di sfuggita, nascosto sotto ad un lenzuolo. L'unica che manifesta un minimo interesse per Gregor è Rita, sua sorella, che si reca tutti i giorni nella sua stanza, per potargli da mangiare e per pulire. Quando poi riesce a trovare un lavoro perde progressivamente ogni interesse per il fratello. A causa della metamorfosi di Gregor, la famiglia Samsa comincia a trovarsi in difficoltà economiche, poiché lui era l'unico che lavorava. Il padre è costretto a trovare un lavoro come usciere di banca per mantenere la famiglia e Gregor cominciò a diventare un peso per i vari membri della famiglia, tanto che il padre pensa seriamente di sbarazzarsene. La vicenda si conclude tragicamente per Gregor, che muore e viene gettato nella spazzatura dalla domestica, e positivamente per la famiglia, che si risolleva economicamente e dimentica totalmente il nome di Gregor. In questa bellissima opera confluiscono due delle tematiche più care al grande narratore: da un lato l'alienazione e la spersonalizzazione che la società impone ai suoi membri, e che porta ad estremi di tecno-burocrazia insostenibili per l'individuo, tematica peraltro eccellentemente espressa soprattutto ne "Il processo"; dall'altro lato si evince il rapporto problematico padre-figlio, in cui il genitore assume un ruolo sia di una rigida e severa autorità, sia di dominio e monopolio schiacciante e asfissiante sull'estro, la libertà e l'intraprendeza filiare. Ecco quindi giungere per il figlio la resa dei conti, che si concretizza in quella che viene chiamata nemesi kafkiana: il figlio, ormai soggiogato, ed anche per questo ripugnante a sé stesso, ecco che si trasmuta in un insetto, viscido, spregevole, avvilito. E, ciononostante, irriducibile pare ancora il contrasto e lo scontro figlio-padre-famiglia, arrivando alla sua risoluzione unicamente con l'annientamento totale e l'annichilazione tanto delle
aspirazioni quanto dell'ego.
Questo strepitoso racconto di Kafka è uno dei più citati dai contemporanei, soprattutto a riguardo della spersonalizzazione dell'individuo, causata da contingenze intrinseche al modo di rapportarci con gli altri e con la società intera. Ma questo volume va oltre, e diviene emblema dell'introversione, della sensibilità frustrata, dedl'incertezza dell'ego che infine viene ad essere soggiogato da un condizionamento esterno, una imposizione extrapersonale dai caratteri forti e imperiosi.


L’AUTORE


Franz Kafka nacque a Praga nel 1883 da una famiglia ebrea piuttosto benestante e morì a Kirling, vicino Vienna, nel 1924, in una clinica per malati di tubercolosi.
Nel 1906 conseguì una laurea in legge ed iniziò a lavorare in una società di assicurazione. Alcuni anni dopo fece pubblicare a Praga la sua prime raccolta di racconti intitolata Meditazioni. Affetto dalla tubercolosi, negli anni compresi fra il 1910 e il 1920, soggiornò in varie località di cura, come, ad esempio, Merano, Riva del Garda e Kirling. Proprio durante questo periodo Kafka compose le sue opere più importanti, ma che non volle mai pubblicare. La pubblicazione di questi racconti avvenne postuma, grazie all'amico Max Brod, che, tuttavia, non rispettò le ultime volontà dell'autore (Kafka, nel suo testamento, aveva ordinato di distruggere tutti i manoscritti). Dai suoi racconti, come, ad esempio, La lettera al padre, pubblicato nel 1919 emerge il difficile rapporto con il padre; in altri, come Il processo o Il castello, emerge il tema dell'assurdo.

(Eleonora)

 

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