Nello specchio controllo il mio occhio destro.
Oggi la sua lucentezza è particolare.
Il fatto che sia verde e l’altro marrone sconcerta chi non mi conosce. Io sono abituato.
Ma oggi lo guardo meravigliato (o è lui a guardare me?): mi sembra più radioso.
Inquadro il naso, controllo le narici.
Mi lustro le sopracciglia quando, poi, vedo un punto nero lì nell’angolo della fronte.
Fa capolino tra i capelli.
Inutile cercare di nasconderlo, ostentarlo con indifferenza? Fondotinta?
No, spremiamolo.
Fischietto, mi avvicino furtivo per prenderlo di sorpresa.
E' distratto.
NO! L’occhio lo ha avvertito! Scappa tremolante, prima con incertezza, poi sempre più sicuro.
E’ qui tra i capelli, potrei anche lasciarlo stare: chi lo vedrebbe? Ma ha messo in discussione la mia autorità.
Non posso lasciar correre.
Prendo le pinzette. Farò un lavoro di precisione.
Dannazione! Capisce le mie intenzioni e tenta di anticiparmi.
Ora si è nascosto dietro l’orecchio. Si crede furbo.
E’ nervoso. Lo sento fremere dalla paura. Arrivo calmo, con polso sicuro lo spremo prima che se ne renda conto.
Lo azzero.
Gusto la vittoria. Sono sempre io il capo.
Continuo l’esplorazione, sono contento anche perché non è rimasta nessuna cicatrice visibile, in fondo è stata quasi una fortuna.
Ad un tratto una risata fragorosa irrompe nella mia testa.
E’ lui, l’occhio, mi sta deridendo. Questo è troppo, l’ho sopportato abbastanza! Non ne posso più!
La follia ha il sopravvento.
Prendo le forbici sul lavandino, con un movimento delicato ma deciso miro alla pupilla.
Ho messo tutta la mia forza in questo colpo.
Forse non avrò un’altra possibilità. ZACK! Via l’orecchio. Provo un dolore assurdo e cado a terra frastornato privo d’equilibrio.
Com’è possibile? Sto perdendo le mie forze e l’occhio sta prendendo energia. La mano e il braccio sono sotto il suo controllo.
Calma e freddezza, sono in ogni caso in vantaggio.
Cerco di capire in quanti siamo rimasti, chi posso comandare ancora?
Su chi posso contare veramente?
Le gambe pare rispondano bene. L’altro braccio pure. Si, sono ancora in vantaggio.
Buio.
Non vedo più.
Accidenti al mio occhio sinistro, si è lasciato controllare.
Che posso fare?
Percepisco un leggero fischio. Assoluto silenzio.
NO! NO! Adesso sono anche sordo: sono completamente isolato.
Così come faccio a difendermi?
Sento il mio corpo ribollire in preda ad una crisi quasi epilettica.
La dentatura si accanisce contro la lingua per impedirgli di urlare.
E’ quasi un inseguimento. Questa scena potrebbe sembrare addirittura divertente ad un'occasionale spettatore.
Improvvisamente il mio braccio viene preso dall’altro con violenza. Ma allora LUI vede bene!
Presagisco l’inutilità del mio arto rotto. Una fiammata di dolore m’investe,
è sproporzionata alla sensazione che dovrei provare. E’ entrato nel sistema nervoso. Forse è la fine.
Mi rimangono le gambe e qualche organo interno.
Sono spacciato.
Sento la sconfitta farsi più vicina.
Devo annientare il loro capo: l’occhio verde. Ho solo un vantaggio su di lui. Non sa dove sono.
Non sa “chi” sono. Vuole prendere il mio posto, non dovrebbe causare altri danni al corpo. Sarebbe controproducente.
Sta studiando la situazione. Deve essere molto fiero di sé.
Lo ucciderò.
Sento pungermi la testa. Credo sia la forbice.
Sta portando un attacco cervello.
Me lo aspettavo.
Con un colpo vigoroso pratica un’incisione sulla fronte. I colpi continuano.
M’investono nuove ondate di dolore amplificate dal sistema nervoso alterato.Vorrei davvero urlare fino a spaccarmi la gola.
Rabbrividisco al pensiero del suono del mio cranio che si sta rompendo.
Poi tutto smette.
Ha finito l’operazione? Sento sangue caldo che cola lentamente su tutta la mia testa.
Un formicolio, quasi un solletico, vicino al naso.
Ora sul sopracciglio.
Si sta movendo.
Vuole entrarmi in testa!
Il dolore che provo mi fa capire che sta penetrando lentamente nel varco che si è aperto.
Si è incastonato nella fronte.
Deve essere raggiante. Pulsa di gioia.
Sta sprofondando nel cervello. Ecco il tentacolo del nervo oculare che s'infiltra viscidamente.
Avverto meglio la sua presenza, la sua perfidia.
La sua stupidità.
Mi ha sottovalutato.
Con un colpo di forbice lo colpisco nel centro. Lo spappolo.
Il dolore mi ha fatto da guida.
La battaglia è finita.
Gli è stato fatale non sapere contro chi stesse combattendo.
Idiota, voleva annientarmi.
Ha allentato per un attimo il suo potere sul braccio per concentrarsi sull’assoggettamento del cervello. Credeva fossi io.
In quell’istante ho rivolto tutta la mia forza sul braccio lasciato incustodito.Ho vinto.
Finalmente posso dormire. Ho davvero bisogno di riposo.
Tu-Tump, Tu-Tump…Tu-Tump…