Intorno tutto era buio. Sentiva solo il proprio respiro e il ticchettare del suo orologio.
Erano ancora le 16:45. Quanto ci voleva ancora?
Tutti erano immobili, facevano solo un lento brusio.
Erano bravissimi quei ragazzi. Come potevano resistere così a lungo?
E con quel caldo poi.
Era madido, la camicia gli aderiva al torace.
Il salotto visto così, con tutte le tapparelle abbassate, aveva un’aria insolita, innaturale.
Sentì un’auto entrare nel viale allora John si alzò e disse a bassa voce:
- Mi raccomando sta arrivando, state pronti.–
Si aprì la porta, era
Kate. Tornava da una lunga giornata di lavoro ed era molto stanca.
- Ma che succede? John sei impazzito?! Hai lasciato tutto chiuso con tutto questo caldo!-
- Oh! Cara, sei tu? - le disse abbracciaandola.
- Sorpresa signora Windstorm, sorpresa! - le urlavano, saltando fuori da tutte le parti, i bambini del vicinato.
- Ma caro, cosa stiamo festeggiando? –
Gli si avvicinò, lo prese per un braccio e, sorridendo per cercare di nascondere la sua irritazione, gli ripose la domanda:
- Caro, cosa stiamo festeggiando? -
La guardò stupito, per un attimo rimase in silenzio.
- Stai scherzando...no, tu te ne sei scoordata! Cielo Kate! Ma come hai potuto? Oggi è il compleanno di
Chris!-
- Chris? - ripeté, ma subito si portò la mano alla bocca, quasi spaventata da quello che aveva appena detto.
- Certo, per nostro figlio Chris... -
Lo fissò impaurita, poi corse in bagno piangendo. John si sforzò per restare calmo,
- Falso allarme. Tornate ai vostri posti, vi dirò io quando uscire. -
Kate si guardò allo specchio, le lacrime stavano sciogliendo lentamente il suo trucco.
I capelli, normalmente sempre in ordine, avevano perso la loro armonia.
Non riusciva a ricomporsi, a smettere di piangere. Suo marito era impazzito. Definitivamente.
Le poche speranze che aveva avuto di riuscire a condurre una vita normale si erano dissolte.
Cosa ne sarebbe stato di lui? E di lei? Cosa avrebbe fatto? Era ancora così giovane!
Bussò alla porta. - Cosa hai? Stai bene? - disse con un tono dolce. - Kate, vieni di là con noi
...-
Dal bagno si sentì un pianto trattenuto a stento. Kate era ancora in lacrime.
- John, hai organizzato un’altra festa per Chris... ma Chris è… oh Dio! - poi urlando - ma
Chris,Chris è morto, MORTO! – Restò un attimo in silenzio, poi continuò parlando tra i singhiozzi.
- Devi fartene una ragione, non è stata colpa tua, né mia… - riprese fiato - ma Chris è morto. Morto e basta. La vita continua e deve continuare anche per te! -
- Cara, tu non ti senti bene… vuoi che chiami un medico? Forse hai un’altra ricaduta… ti sei ricordata di prendere le pillole? Il dottore l’aveva detto che sarebbe potuto accadere di nuovo,
ma io non potevo credere che tu, tu… - La porta si aprì di scatto, erano faccia a faccia ed entrambi sconvolti.
- Tu pensi che io… IO! - disse urlando tra le lacrime - …sia pazza? Il dottore? Le pillole?
No caro
John, sei tu che…- Fu interrotta da un baccano infernale che veniva dal soggiorno.  I bambini erano tornati a correre e saltare. Stavano gridavano:
- Sorpresa Chris, sorpresa! Tanti augurii, tanti auguri! -
Kate guardò il marito che cercava d’abbracciarla.
- Su cara, non fare così, vedrai che tutto passerà. Il dottore saprà aiutarti…-
- Non sono pazza, non io… tu…- lo indicava con l’indice - Chris è …mio dio, morto da due anni ormai. Sei tu che non lo accetti, non lo hai mai accettato - ormai stava urlando, cercò di calmarsi
-… io sto bene… anche oggi sono andata a trovarlo al cimitero. Dovresti venirci anche tu… forse ti farebbe bene, ricominceresti a vivere. Non come fai ora…- John restò calmo e accondiscendente.
- Ma se sono pazzo - usò un tono quasi di sfida - chi è arrivato di là allora? - ed increspò le labbra in un leggero sorriso.
Andarono in soggiorno insieme, ma lì trovarono solo i bambini che giocavano. - Non avete mica viso Chris, vero? - lo disse cercando di sembrare normale, si era anche lavata il viso per non fare vedere di aver pianto.
- Si, signora Windstorm, è salito al piano di sopra. – Impallidì.
Insistette per andare sola.
Salite le scale, provò a chiamarlo.
- Sono qui. - rispose una voce che veniva da dietro una porta, quella della camera di
Chris.
Era rimasta chiusa da quando suo figlio era morto. Questo pensò Kate mentre apriva la porta.
La stanza era in penombra, la persiana chiusa filtrava dei raggi di sole che illuminavano
alcuni giocattoli inanimati in un angolo.
Seduto sul letto c’era un bambino.
-
Chris? - - Sono io…-
- Paul?! Cosa ci fai nella camera di tuo cugino Chris? - urlò irritata.
Il bambino restò un attimo in silenzio, poi cominciò a piangere.
- Rispondimi! -
- Zia sai… lo zio John era così triste che io…ecco, io gli ho fatto credere d’essere
Chris,
gli ho detto che ero tornato da voi per rimanere insieme per sempre – disse il bambino fra le lacrime
- e … e lui mi ha creduto subito, mi ha detto di venire qui dopo la scuola, mi voleva fare una sorpresa.
Non volevo farti arrabbiare zia, ma lui era così triste e io… io…-
- Ora basta! Lo sapevi che lo zio sta male, non dovevi prenderti gioco di lui.
Così peggiori solo la situazione! -
Poi lo guardò piangere sommessamente, cercò di calmarsi, si avvicinò e gli passò una mano
fra i soffici capelli a
caschetto.
- So quanto bene vuoi allo zio e quanto ne volevi a Chris, ma lui è morto e non tornerà più. Mai più. Lo zio questo deve accettarlo, altrimenti non guarirà mai.- si fermò un attimo a riflettere - Comunque ormai è fatta, torniamo giù, dai, c’è una festa da onorare - e
guardandolo negli occhi
- per oggi tu sarai il nostro
Chris! - Lo prese per mano.
Chris scese dal letto, si asciugò le lacrime su una manica e con un gran sorriso seguì la sua povera madre
malata.