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Intervista a Diliberto
«Abbiamo intercettato il voto operaio»
Manuela Palermi
Roma, 28 maggio 2002
Una campagna elettorale durissima, quella di Diliberto, faticosa, senza soste. Dice di aver macinato più chilometri negli ultimi trenta giorni che negli ultimi tre anni. E la stanchezza gli si vede sul viso, anche se, man mano che analizza i dati che gli porta Sergio Laudati, il compagno che ogni volta riesce a far miracoli e ad anticipare prestigiosi sondaggisti, gli occhi gli brillano dalla contentezza.
E' andata bene, segretario? E' andata bene. E prima di ogni cosa voglio esprimere il mio ringraziamento sincero a tutte le compagne e a tutti i compagni. L'ho visto con i miei occhi, hanno lavorato in situazioni spesso disperate, senza risorse, in pochi. Ma i risultati sono arrivati e per il nostro partito sono risultati molto importanti. A livello nazionale abbiamo raggiunto il 2,5%, cioè lo 0,8% in più rispetto alle elezioni politiche di un anno fa. E' la prima volta che aumentiamo dalle elezioni europee, cioè dalla nascita del partito. E voglio aggiungere che aumentiamo in termini assoluti, cioè come numero di voti. Siamo l'unico partito - ripeto, l'unico - che cresce. E' un dato importantissimo. Vedi, spesso ci fermiamo alle percentuali e invece bisogna abituarsi a guardare sempre il numero dei voti. Il Pdci ne ha 63.000 contro i 62.000 delle politiche di un anno fa. Tutti gli altri partiti sono scesi ed anche di molto. I Ds aumentano in percentuale, ma passano da 420mila a 411mila. Non parliamo di Forza Italia: da un milione di voti scende a 540mila.
Come giudichi il dato generale del centrosinistra? Con grande soddisfazione. L'analisi che facemmo prima del voto, cioè di una ripresa favorita dalla rinascita dei movimenti, era giusta e va sottolineato. Il centrosinistra va avanti e si riprende, dopo un periodo di coma, perché c'è stato il movimento giovanile, i ragazzi no global, c'è stato il pacifismo, ci sono stati i girotondi, il Palavobis. E soprattutto c'è stata la grande, straordinaria mobilitazione sociale, prima della sola Cgil, poi di Cgil, Cisl e Uil. All'interno del centrosinistra va bene la sinistra. I Ds aumentano del 2%, Rifondazione dello 0,8%, come noi. Al contrario la Margherita registra un arretramento pesante del 4,4%. In termini percentuali rispetto alla forza complessiva dei partiti, il nostro è quello che va avanti di più: guadagnamo quasi il 50% dei voti percentuali e siamo il primo tra i partiti minori.
Si discusse molto in Direzione sulla scelta se andare o no da soli alle elezioni. Tu eri particolarmente convinto della scelta di andare con nostre liste, con il nostro simbolo. E' una scelta che rifaresti? E che è successo dove si è fatto un accordo con altri partiti? Certo che la rifarei. La scelta di andare alle elezioni da soli, con il nostro simbolo, in tutte le dieci provincie, era giusta ed è stata premiata. Mentre dove abbiamo sperimentato liste "bicicletta" o "triciclo" non abbiamo ottenuto un buon risultato. E' andata male laddove ci siamo alleati con Di Pietro. L'elettorato non vi si è riconosciuto. Banalmente, ma con una buona dose di verità, va detto che l'elettorato di Di Pietro è sostanzialmente conservatore mentre il nostro è, in tutta evidenza, comunista. Ma non è andata bene neanche laddove ci siamo alleati con i Verdi. Perché evidentemente chi è comunista, chi dà fiducia ai comunisti, vuole votare comunista tout court. Si tratta di culture - la nostra, quella di Di Pietro, quella dei Verdi - difficilmente conciliabili. Naturalmente con eccezioni. Con i Verdi va male a Cuneo e meglio in altri posti. La verità che ci consegna questo voto è che noi avanziamo in maniera significativa laddove ci presentiamo con il nostro simbolo.
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