HOME       LINKS       ARTICOLI        RACCONTI         LE VOSTRE FOTO       ATTREZZATURE      TECNICHE DI PESCA

METEO      SCHEDE SUI PESCI    FORUM    ITINERARI NEL SALENTO     CERCA NEL SITO      E-MAIL E CONTATTI

RACCONTI

GLI INSEGNAMENTI DEL MAESTRO (Gennaio 2002)

Erano già trascorsi due giorni dall’alba del nuovo anno e più di venti dall’ultima immersione, dall’ultimo incontro con la regina della scogliera, troppa era la lontananza da quell’elemento che è per me naturale così come lo è l’aria che respiro. La crisi di astinenza cominciava a farsi sentire. Il mio stato d’animo era in preda ad una duplice passione: l’esigenza di bagnarmi di nuovo e la voglia di fare una pescata almeno discreta che potesse così considerarsi di buon auspicio per l’anno che era appena cominciato.

Contatto così il fido amico, si discute brevemente sul fatto che era ormai mattina inoltrata, ma io insisto perché a mio avviso la giornata potrebbe regalare soddisfazioni.

Purtroppo il maestro era di turno e non poteva prendere parte al raduno. Prima di recarsi in ufficio mi chiama in disparte e mi benedice:

"Che la saggezza e tutta la mia esperienza oggi siano con te"  mi sussurra, appoggiandomi una mano sulla spalla, ed aggiunge :

"ricorda che in acqua prima del fucile bisogna usare la testa".

Faccio un inchino in segno di ringraziamento e sottomissione e mi licenzio.

Con il Quinta l’ appuntamento è stato fissato al parco Azzurro dove lo trovo già ad attendermi, 45 minuti di viaggio e siamo sul posto. Qui incontriamo Dante, il barista, anch’egli buon pescatore. Dopo gli auguri di rito per il nuovo anno gli chiedo come era stato il mare in quei giorni e se lui era uscito. All’inizio un po’ imbarazzato ( come se avesse qualcosa da nascondere ) risponde vagamente, ma poi riesco a cavargli da bocca che era uscito proprio il giorno prima e che aveva fatto buon bottino. Gli faccio i miei più sinceri complimenti, e penso che questo è un segnale di buona fortuna. Usciamo e ne parlo con il Quinta; tra la fretta della vestizione gli raccomando di essere in acqua quanto più silenzioso possibile e di prestare la massima attenzione ad ogni movimento, di scrutare le ombre..., diamine il barista aveva dovuto pur lasciare qualche bell’esemplare anche a noi!

Tutti speranzosi dopo la inevitabile traversata ci avviciniamo al punto preciso di pesca, ma mi bastano poche apnee per rendermi subito conto che il mare non è dei migliori. La sabbia in sospensione riduce di moltissimo la visibilità lasciandoci appena quelle poche di decine di centimetri che comunque ci consentono di non abbandonare il campo ma costringendomi a pescare con il fucile SL 40 attrezzato con fiocina.

Visito diverse tane tutte vuote, sicuramente il barista non aveva pescato in quelle condizioni.  Il mio pensiero è però rivolto a quella tana che il 18 dicembre mi aveva regalato quella gran soddisfazione. Ne vado alla ricerca ma non riesco a trovarla. Allora mi avvicino al Quinta, che nel frattempo aveva optato per una pesca con un arbalete di dimensioni ridottissime ma da lui modificato con estrema maestria, un vero cannone. Mi fa segno che non aveva visto niente e quando gli chiedo se ricordasse la posizione della tana mi dice che probabilmente era qualche decina di metri più avanti. Io invece avevo l’impressione che si trovava in quella zona e infatti si trovava proprio sotto le mie pinne, una capriola e  giunto quasi al termine della mia apnea la localizzo. Riemergo senza visitarla e chiamo il Quinta per dirgli che l’ ho trovata,  gli prometto che se ci fosse sta qualche spigoletta sotto avrei lasciato il colpo a lui, che non aveva avuto ancora la fortuna di fare l’incontro con una reginetta. Prima però avrei voluto assicurarmi di persona di quello che c’era. Nuova capriola affacciandomi però non all’entrata principale, ma da una feritoia secondaria che dava sull’interno. Stranamente la tana, invece che essere buia o di  color sabbia come era l’acqua quel giorno, appare di color argenteo, mi ritrovavo in effetti con gli occhi sopra un “codone”  di un esemplare enorme, più grande ancora di quello di Dicembre.

In quel momento mi appare in visione il maestro che mi ripete i suo insegnamenti e che mi ribadisce le sue parole:

"Che la saggezza e tutta la mia esperienza oggi siano con te", "ricorda che in acqua prima del fucile bisogna usare la testa".

Faccio il cuore duro, resisto alla tentazione di un inutile colpo in coda pensando all’enorme dispiacere che avrei dato al maestro nel caso in cui avessi fallito lo sparo.

"Usa la testa" mi ripetevo, "ma come?".

Senza che la regina si accorgesse della mia presenza, riemergo.

Il cuore mi arriva in gola, tanta è grande l’emozione che mi batte forte forte, ma so che devo controllare l’emozione perché al momento dello sparo devo essere lucido.

Dico al Quinta di prestare massima attenzione ai futuri movimenti.

"Non mi dire che hai visto un’altra balena ?"  mi chiede incredulo.

Faccio un cenno di assenso col capo, mentre ripenso al modo di non perdere la preda. Noto che lui stava pescando ancora col suo arbaletino e dopo una mia richiesta, lui, con grande nobiltà, me lo porge.

"Questo è un altro buon segno", penso, "la volta scorsa il fucile che aveva scoccato il colpo pure era passato tra le mani di questo splendido amico. Giuro che se mi va bene anche oggi non vado più a pescare senza invitarlo!".

Mentre Francesco, nell’intento di non fare rumore, cerca quasi di smaterializzarsi, cosa che gli riesce sempre molto bene, visto che non è mai risultato di impaccio, effettuo una nuova capriola. Stessa tecnica di avvicinamento, mi affaccio con la massima discrezione, con l’arma già puntata, evitando con i miei movimenti  perfino di spostare l’acqua che mi circonda. Dalla feritoia non si riesce a vedere completamente l’interno della tanta, ma noto che la coda non è più lì.

Penso di averla persa, passano pochi istanti nei quali mentre osservo immobile l’anfratto cerco di capire se ho commesso qualche errore. All’improvviso vedo una testa enorme che attraversa quella feritoia venendo dalla mia destra e spostandosi verso sinistra. La regina non era scappata! Stava solo gironzolando nella sua tana! Avere la fortuna di osservare questo pesce nel suo ambiente naturale, senza che lui si accorge della tua presenza è una vera poesia. E’ fiero ed orgoglioso, sembra non temere nessuno, dà l’idea di avere un’alta considerazione di se. E’ raro vederlo intanato, ma quando ciò accade diventa il padrone assoluto della tana. Non perdo l’attimo favorevole e senza che lui si accorge scocco il colpo. L’asta sparisce all’interno della tana, non so quale sia l’esito del tiro...

...sono sicuro di averla colpita, ma potrei averla persa nel caso in cui l’aletta non si fosse  aperta a dovere.

Mi avvalgo della sagola per ritirare indietro l’asta, la sento vibrare, segno che denuncia la presenza dell’animale ferito.

Appena posso infilo tutto il mio braccio in tana cercando le branchie della regina. La stringo, cerco di estrarne il corpo, ma l’apertura sembra non essere abbastanza ampia per il passaggio insieme del braccio e della spigola ancora infilata sull’asta. Fortunatamente senza lasciare la presa, con l’altra mano, riesco ad accostare la spigola all’asta e ad estrarla. E’ in esemplare di oltre 2.5 Kg.

Il colpo era stato perfetto, appena dietro la testa all’altezza della linea laterale, l’aletta si era aperta. L’animale oppone una fiera resistenza, ma ormai solo un errore da principiante potrebbe portarmela via.

"Ci deve essere un fluido magico nella mani del Quinta", penso, "ogni volta che mi porge l’arma riesco a non fallire il colpo!".

Nel frattempo lui , che aveva osservato tutta la scena, esplode di gioia, provocando un vero e proprio maremoto. Dal suo boccaglio escono delle urla di gioia e delle parole incomprensibili. La gioia della cattura è così accresciuta dal fatto che questo ragazzo fa di una mia vittoria una sua vittoria. Continuando a stringerla nella branchie mi tolgo il boccaglio da bocca per baciare la regina proprio sulla bocca e invito il mio compagno a fare altrettanto, in fondo era stato anche un po’ merito suo.

Mentre lui mi strattona, porgo la massima attenzione nell’assicurarla al carniere che porto in vita.

Ancora una volta lo spirito del maestro si era incarnato in me.

Dopo lo scambio dei complimenti di rito riprendiamo la pesca, ma ormai eravamo già paghi dello splendido bottino. Si aggiunge al carniere un’altra spigola di taglia.

In macchina, sulla via del ritorno, non facciamo altro che parlare della cattura e siamo così assorti dall’emozione e così presi dal chiacchierare  che sbagliamo perfino strada. Ma non dimentico di invitare il fido amico e la sua dolce metà a cena, né di telefonare all’ufficio del maestro per dirgli:

"Papà ! L’ho catturata!".

"Già so tutto" mi risponde lui, "in quei momenti io ero con te".

                               Michele Citarella  

        http://digilander.libero.it/micita

  INVIA RACCONTO 

 

 

HOME       LINKS       ARTICOLI        RACCONTI        LE VOSTRE FOTO       ATTREZZATURE       TECNICHE DI PESCA

METEO     SCHEDE SUI PESCI    FORUM     ITINERARI NEL SALENTO     CERCA NEL SITO      E-MAIL E CONTATTI

Linee guida, privacy e proprietà del sito

1