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Racconto:
“Un
anno che si chiude in bellezza”
23
Dicembre 2002
Il
2002 è stato un anno cominciato bene e conclusosi ancora meglio, un
anno intenso, ricco di emozioni: il Quinta, le immersioni sul relitto, i
fondali più impegnativi, le ricciole, le cernie, le corvine,
l’amicizia col finanziere, la mailing list di Pescasub, tutte cose che
hanno alimentato ancora di più la nostra passione e arricchito le
nostre conoscenze, ma soprattutto le spigole, quelle grandi e di
cui oggi ne vado fiero ( e chi non lo sarebbe! ).
L’unione
fa la forza! E la forza dà coraggio, quello che serve quando si fanno
delle scelte che non vengono approvate da chi ci sta intorno. Insieme,
io e il Quinta, avevamo all’inizio dell’anno fatto la scelta di
cambiare il nostro metodo di pesca apportando di volta in volta piccole
ma significative novità: si passava dall’uso dell’oleopneumatico
all’arbalete, dalle pinne a pala corta a quelle a pale lunghe, l’uso
del solo cavetto invece che il retino. Il fine ultimo di tutto ciò era
di passare dalla pesca in tana a quella più nobile e impegnativa
all’agguato e all’aspetto!
Era
ovvio che tali scelte non potevano essere subito accettate dal maestro
che orgoglioso del suo glorioso passato era poco incline alle novità.
Del resto ognuno ha le sue abitudini…
Ma
noi eravamo andati dritti per la nostra strada seguendo i suoi ottimi
consigli, ma facendo spesso anche di testa nostra… E i risultati non
tardavano a venire. Dapprima lentamente e poi sempre con maggiore
frequenza ( e mole ).
Quanti
traguardi raggiunti insieme in questi dodici mesi di intensa attività
subacquea…
Quante
volte avevamo vissuto insieme l’emozione dell’alba, quanti pomeriggi
trascorsi insieme in acqua, quante volte avevamo osservato, col vetro
della maschera per metà immerso nell’acqua e per metà fuori, il
disco rosso del sole che lento e inesorabile
scendeva sullo specchio del mare quasi come se volesse ricordarci
che era giunta per noi l’ora della ritirata.
Ricordo
i primi freddi dell’inverno e in particolare una giornata di autentico
gelo in cui ci recammo a pesca col la nuova Fiat Multipla del Quinta,
all’uscita dall’acqua ci spogliammo in macchina con il motore acceso
e il condizionatore al massimo della temperatura, sento ancora il
brivido dietro la schiena…
Poi
sono venute le pescate primaverili, la prima spigola per il Quinta e poi
quelle estive, in cui le nuove tecniche apprese cominciavano a dare i
primi piccoli frutti.
Ma
l’autunno è stato una vera soddisfazione…
A
volte mi chiedo cosa sarei oggi senza il mio fido amico!
Un
amico di quelli veri!
Quando
sono in acqua con lui mi sembra di rivivere la mia infanzia, quando mio
padre si recava a pesca con i suoi 3 - 4 amici.
Già
allora lo seguivo.
Ero
piccolo ma già mi alzavo presto al mattino per pescare con lui.
Dopo
chilometri di strada giungevamo sul posto che ancora il sole era basso
all’orizzonte. In un baleno caricavamo la piccola barchetta in cui il
maestro ebbe la grande idea di mettere un sacco a pelo per farmi
riposare ancora un paio d’ore finché “ l’acqua non si riscaldava
”.
Pochi
minuti di navigazione e giunti sul posto tutti
si immergevano mentre io mi concedevo ancora qualche ora di
sonno. Al risveglio cominciavo a tormentare mio padre finché non mi
accordava il permesso di fargli compagnia…
Era
uno spettacolo poterlo seguire come una remora appresso ad uno squalo.
Lo
vedevo dall’alto quando si immergeva e si infilava sotto quelle tane
con una abilità che ancora oggi stento ad imitare…
Una
vera scuola…
Ne
studiavo tutti i movimenti. Lui d’altra parte si preoccupava
pochissimo di me, al contrario di un genitore apprensivo, fidandosi
della sua buona disciplina.
Quando
mi trovavo lontano da lui e avvertivo lo sparo correvo subito nei
paraggi, per “imparare la tana”.
Ricordo
che del gruppo lui era il migliore, e tutti gli chiedevano consiglio.
Era il più bravo perché era il più tecnico, quello che faceva le cose
ragionandoci e non lasciando mai nulla al caso. Ogni battuta di pesca lo
coronava come il più forte ma loro ammettevano che era solo il “più
fortunato” della comitiva.
C’era
allora l’usanza che gli “sconfitti”
offrissero a fine pescata il caffè al “vincitore” e lui non
ebbe mai da offrirne agli altri…
Oggi
invece a farci compagnia c’è il Quinta.
Lui
si sente parte della famiglia e come tale noi lo consideriamo…e si sa
…con un fratello in acqua non c’è competizione.
Quest’anno
solo per una serie di favorevoli circostanze è stato il mio anno. Ma
quando sarà l’anno suo la mia sarà una gioia doppia.
Le
prede catturate quest’anno non mi erano mai capitate, e per questo
sono felice, ma lui è
stato capace ogni volta di decuplicare quella
gioia perché io avvertivo in quei momenti la sua felicità.
Quando
ad Aprile catturai una grande spigola lui non era con me e mi
mancò…
Stamattina
facevo la mia ultima pescata per quest’anno.
Accompagnati
da Giacinto ci recavamo nel posto preferito dal maestro, onorati,
inutile a dirlo, dalla presenza del Quinta.
Le
condizioni meteo non erano delle migliori con un mare che pompava una
forte risacca e il cielo
nuvoloso con fine pioggia a tratti.
Il
maestro decideva perciò di “arrangiare” lo spaghetto per la vigilia
di Natale dandosi alla raccolta delle vongole, lasciandoci campo libero.
L’acqua
era molto limpida, come raramente capita in quel posto.
Inizialmente
avevamo deciso di non immergerci al fine di conservare le nostre energie
per un occasione migliore, magari nel pomeriggio in un altro posto.
Accompagnato
il maestro sul posto delle vongole, facevo però notare al Quinta come
in giornate del genere era alto il rischio di un "cappottone" ma c’era
anche qualche remota possibilità di un incontro di rilievo.
Dopo
qualche minuto di tentennamento decidevo di pescare.
Con
un gesto ormai divenuto rituale e scaramantico spettava al Quinta di
toccare per ultimo il fucile prima di passarmelo. E così era stato
anche stamattina.
Appurate
che quantunque le condizioni non fossero proprio ideali ma comunque
buone per visitare tante tane che solo raramente sono visibili lo
invitavo a seguirmi.
Ancora
una volta mi trovavo in acqua col Quinta, il mio migliore amico, così
come a Dicembre dello scorso anno, così come
a Gennaio, così come a Novembre…
Sempre
con lui, ancora con lui…
Visitavo
invano diverse tane perché la giornata non era delle migliori. Tutte
vuote e non poteva essere altrimenti con la forte risacca.
Decidevo
di tornare indietro per cambiare posto e nel ripercorrere a ritroso il
tragitto, onde non visitare le stesse tane, mi allargavo sugli scogli
che danno sulla sabbia.
Sotto
uno di questi noto adagiata una splendida spigola
che stimavo sui 3.5 Kg.
I
riflessi delle sue squame per il colore dell’acqua la facevano
assumere una colorazione blu-trasparente.
Mangiava
col la testa rivolta verso la scogliera e io risalendo dal fondo ero
entrato nella tana guardandola da dietro. Non aveva per nulla avvertito
la mia presenza. Il fucile era già in posizione e il dito si contraeva
sul grilletto per sferrare il colpo quando di istinto mi bloccavo. Non
potevo spararla con una fiocina a 5 punte che non avrebbe garantito nei
confronti della sua violenta reazione e per giunta non avrei da quella
posizione nemmeno potuto colpirla in testa.
“Meglio
rischiare di perderla che restare come uno sciocco e vederla liberarsi
dalla
fiocina
per andare a morire chissà dove”, dicevo tra me e me .
Risalivo
e con cura segnavo la tana, col minimo dei movimenti tiravo a me la boa
di segnalazione dalla quale estraevo l’arbalete armato con tahitiana a
singola aletta. Caricavo alla prima tacca (tanto non serviva un colpo
potente) viste le ridottissime distanza.
Con
freddezza scendevo di nuovo, giunto sul fondo aggiravo la tana per
cercarne la testa, la trovavo e facevo partire il colpo che centrava il
corpo della spigola nella posizione desiderata. L’ esecuzione era
stata perfetta e portata a termine con estrema eleganza.
L’asta
trapassando il corpo finiva all’altro capo della tana dove mi
precipitavo per assicurarmi dell’apertura dell’aletta.
La prendevo in mano e lasciavo finire in sagola la regina che
tentava l’ultima fuga partendo come una saetta e trascinando fuori
dalla tana il fucile. Mi avvalevo dell’asta e del monofilo per
recuperare spigola e fucile.
Che
esemplare!
Il
mio primo gesto una volta abbrancata la spigola era quello di tirarla
fuori dall’acqua per mostrarla al Quinta che pescava a pochi metri da
me. In un baleno si precipitava dalle mie parti per godersi quello
splendido momento…
Giungevamo
poco dopo dal maestro che aveva raccolto un quantitativo di vongole
sufficiente per lo spaghetto e così il menù della vigilia era
assicurato.
Michele
Citarella
http://digilander.libero.it/micita
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