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L’intuizione che la scrittura possa indicare tendenze e comportamenti personali è molto antica (II sec. D.C.). La ricerca di principi interpretativi generali che potesse far diventare scienza una disciplina basata su intuizioni isolate e interpretazioni empiriche, ha coinvolto molti studiosi e appassionati quali filosofi, scrittori, psicologi, medici, formatori, ecc. L'’Abate J.H. Michon fu il primo ad utilizzare il termine “Grafologia”. Sua è la frase “L’arte di conoscere l’uomo attraverso la scrittura”. Ha raccolto e catalogato dati, trovato delle costanti pur nella variabilità della scrittura per poter attribuire un significato al segno. Tutto questo però anche se perfezionato da altri ricercatori (Crepieux-Jamin – Francia, Klages – Germania, Pulver – Svizzera e Moretti – Italia), non ha fornito un fondamento scientifico per mancanza di leggi interpretative universalmente valide come punto di riferimento al quale aggiungere i rilievi psicologici per un’analisi d’insieme. Sulla base delle intuizioni del Moretti e gli studi sull’applicazione della sua Grafologia, Marco Marchesan ha tradotto la Grafologia in Psicologia della Scrittura elaborando un Sistema di interpretazione della dinamica grafica. Ne ha scoperto le leggi esplicative, ha messo in relazione i segni riscontrabili in ogni scrittura, valutando con precisione quasi scientifica l’incidenza e l’intensità di ognuno. Dato che la scrittura, dopo l’apprendimento (7-8 anni), segue un tracciato quasi del tutto automatizzato, le leggi devono essere ricercate nell’ambito inconscio, non in quello razionale-conscio.
Differenze tra grafologia e psicologia della scrittura 1Grafologia e psicologia della scrittura si differenziano in base a quattro caratteristiche principali.
1. La grafologia non fa riferimento a un sistema grafico preciso; manca infatti di un coordinamento sistematico che permetta un'interpretazione esatta e si limita a raccogliere le osservazioni in modo empirico e frammentario, anche se, a volte, si vale di intuizioni acute e precise.La psicologia della scrittura, invece, si basa su un sistema grafico, in cui sono codificate organicamente tutte le particolarità grafiche corrispondenti, ciascuna, a precise caratteristiche personali. 2. La grafologia non ha un riferimento psicologico univoco; i grafologi hanno ovviato a tale mancanza seguendo ora l'uno, ora l'altro indirizzo di psicologia sperimentale o di psicoanalisi. La psicologia della scrittura utilizza un "sistema psichico", che spiega il meccanismo attraverso il quale un segno grafico proietta una tendenza psichica. Questo sistema rende possibile la descrizione dettagliata od oggettiva della psiche nella sua struttura e nel suo dinamismo. 3. La grafologia manca di leggi sistematiche: alcuni grafologi hanno tentato di formulare delle leggi, che però sono risultate delle semplici e ovvie enunciazioni. La psicologia della scrittura ha formulato una serie di leggi sull'espressività del segno grafico; queste leggi, accertate attraverso verifiche sperimentali, svelano il meccanismo in base al quale le caratteristiche della personalità si riflettono simbolicamente nella scrittura. 4. La grafologia non si è sempre interessata dei fondamenti fisiopsicologici. La psicologia della scrittura ha indagato, in modo approfondito, il rapporto tra scrittura, sistema nervoso e psiche.
Fondamenti fisiopsicologici della scrittura 1La psicologia della scrittura ha studiato e analizzato il meccanismo attraverso il quale la scrittura si realizza, partendo dal fatto psicologico, che è il pensiero, per giungere al fatto motorio, che è il tracciato grafico. Nella scrittura vanno considerati due elementi: il contenuto, vale a dire i pensieri, i concetti, le idee in essa espressi e la forma, l'aspetto del segno grafico, che varia da persona a persona. Quando si impara a scrivere, gli sforzi e l'attenzione sono concentrati sulla riproduzione, il più possibile fedele, del modello calligrafico; man mano, però, che si conquista sicurezza e scioltezza nel tracciare i segni, l'interesse si sposta dalla forma al contenuto. L'atto dello scrivere diventa, quindi, un movimento automatico e spontaneo, realizzandosi fuori del controllo cosciente e volontario. La scrittura si va progressivamente personalizzando: e questo processo dipende dalla "forza difformatrice" o "flusso di energia" che agisce nella personalità e che, innestandosi sugli automatismi, produce la non conformità al modello calligrafico appreso.
Succede che, nonostante il tentativo di riprodurre in modo preciso, come è stato insegnato, il modello di scrittura interiorizzato, la mano traccia segni sempre diversi per forma e dimensione, proprio perché il movimento grafico è influenzato dall'inconscio, indipendentemente dalla consapevolezza dello scrivente.
La scientificità dell'interpretazione grafica attraverso le leggi 1Le leggi che stanno a base della psicologia della scrittura permettono (secondo la teoria di M. Marchesan) di capire in che modo, attraverso il moto scrivente automatizzato, l'inconscio ha l'opportunità e l'occasione di esprimere inclinazioni, impulsi e tendenze. Le leggi che stanno a base della psicologia della scrittura calligrafico, deviazione che avviene sotto la spinta coattiva delle tendenze consce e inconsce. Le leggi danno la chiave per l'interpretazione del simbolo grafico. Le leggi sono quaranta: le prime quattro, dette "leggi dell'inconscio", spiegano il carattere automatico-mimico della scrittura e, quindi, la sua possibilità di rappresentare simbolicamente il modo di sentire, di essere, di agire dell'individuo. Le altre trentasei, dette "leggi di articolazione", sono state ricavate dallo studio sui rapporti costanti tra segno grafico e tratto caratterologico. Concludendo diciamo che è possibile comprendere, attraverso le leggi, perché la scrittura, come il sogno, i miti e l'arte, diventa un'espressione simbolica spontanea, in cui confluiscono le energie psichiche che possono manifestarsi nello stato di rilassamento naturale.
Simbolismo del segno grafico 1L'inconscio si esprime attraverso simboli. La carta, sulla quale tracciamo lettere e parole, rappresenta l'ambiente in cui ci si muove e si agisce. L'andamento del rigo verso destra indica il tipo di comportamento adottato nel procedere verso gli altri. La pressione esercitata sul foglio proietta la capacità di "premere" sugli altri e di imporsi all'ambiente. La grandezza delle lettere simboleggia il senso dell'Io, l'autovalutazione e la considerazione che si ha di se stessi. Gli spazi riflettono le capacità critiche, il giudizio, il valore e la considerazione attribuiti agli altri: nelle linee discendenti viene simboleggiata la volontà, in quelle ascendenti il sentimento e l'emotività, in quelle orizzontali l'intelligenza. Nella zona superiore della scrittura vengono proiettate la fàntasia, le aspirazioni, l'idealità, la coscienza morale, le istanze culturali, sociali e religiose; nella zona centrale della scrittura vengono proiettati la coscienza, l'intelligenza, il pensiero razionale, gli interessi, l'equilibrio, i meccanismi di difesa; nella zona inferiore vengono proiettati la fisicità, la materialità, le pulsioni, gli istinti, la sessualità. Il movimento verso destra simboleggia l'attività, l'intraprendenza, lo spirito di lotta e di conquista, la tensione verso il futuro, l'estroversione; quello verso sinistra, la passività, il passato, l'introversione, lo spirito di conservazione, il timore del nuovo. Gli occhielli (parte di lettere che racchiudono un'area, come: "a-o-d-g-q") rappresentano l'equilibrio, le capacità di razionalizzazione e di autodominio. La chiarezza delle lettere è indice di chiarezza di idee, di coscienza, di correttezza nell'azione. L'andatura (sciolta, veloce, rigida, morbida, regolare, sicura o impacciata) simboleggia i vari atteggiamenti di aggressività, di difesa, di adattamento, di conformismo, di disponibilità, di ribellione. Bisogna tenere presente che il segno grafico interessa la personalità e riguarda gli aspetti intellettivi, sentimentali e volitivi.
1 L. Lazzaroni, Corso di grafologia, De Vecchi Editore, Milano 1985
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Ligorio Aggiornato il: 07/12/2006 |