Questa è un'isola dalle innumerevoli attrattive: il mare con i suoi colori che vanno dal blu intenso al verde smeraldo, gli scogli, le numerose grotte, tra cui quella famosa del Bue Marino, le rocce a strapiombo che si alternano alle spiagge.
Nella zona nord-ovest è possibile ammirare La Canna un faraglione costituito da un getto di lava pietrificato, un obelisco naturale alto 85 metri e reso in alcune sue parti bianco dagli escrementi dei gabbiani.
Nei pressi della Grotta del Bue Marino, così denominata perché un tempo diede rifugioalla foca monaca, è visibile la Punta del Perciato: diverse cavità trasformate in archi dalla natura, frutto del lavoro dei venti e del mare.
Sull'isola vi sono tre piccoli gruppi di splendide casette immacolate: Filicudi Porto, Pecorini, e il villaggio di Valdichiesa, sull'altopiano di Rocca Ciauli (ciauli=cornacchie), dove è possibile ammirare un piccolo tempio dedicato a Santo Stefano che risale alla metà del 1600.

In quest'isola i primi uomini sbarcarono quasi 4000 anni fa, molto probabilmente popolazioni greche provenienti dall'Egeo, i quali si stabilirono in capanne ovali costruite con grossi ciottoli e ubicate in riva al mare.
A questa fetta di storia archeologica è stato dato il nome di Cultura di Capo Graziano a cui dal XIV secolo a.c. si sostituirà la cultura di Capo Milazzese (Panarea).
L'appellativo di Capo Graziano deriva dalla traduzione errata dal dialetto di "crapaziano", da "crapa/crapazza" ed è una piccola penisola collegata al resto dell'isola da una lingua di terra larga 500 metri.
Dopo aver abitato in questa penisola gli abitanti trovarono rifugio, tra il XVII e il XVI secolo a.c. sulla vicina Montagnola, sicuramente più difesa e poco accessibile. Chissà perché dopo aver vissuto quasi un secolo in pace in riva al mare dovettero trasferirsi più in alto, un mistero che potrebbe trovare la risposta in probabili attacchi di invasori o pirati.
Altro mistero riguarda la fine dell'uomo preistorico eoliano che avvenne nel 1250 a.c. improvvisamente non solo a Filicudi, ma anche a Salina Stromboli, Lipari e Panarea.
Improvvisamente i villaggi furono annientati così come rivelano gli
scavi, ma da chi o da cosa? Forse una forte scossa tellurica accompagnata da un maremoto, una grossa e violenta eruzione, che provocò un immane e generale incendio.
Si sa soltanto che la vita riprese,con l'arrivo di nuovi popoli, un secolo dopo.
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