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Storia di Tabi

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Storia di Tabi
Don't believe the gurus


Argomenti collaterali:


"Fear of the Bit" di R. Cook - trad. italiana

Gnu e cavalli: la libera circolazione della conoscenza

Una lettera da J. Jackson: Ipotesi per una scala di "soundess"



Indice aggiornato da loc.py, 23.01.06
"Don't believe the gurus"

Tabi è arrivata una mattina di luglio di tanti anni fa.
Non avevo mai posseduto un cavallo; era solo un sogno coltivato fin da bambina e sempre rimandato. Ora si stava avverando in parte perchè, per motivi di lavoro, era in comproprietà con una ragazza molto giovane e - ai nostri occhi di neofiti - molto esperta  e con più tempo a disposizione.
Tabi era magra, con un pelo opaco e il suo aspetto non si avvicinava nemmeno lontanamente alla foto che apre questo sito.
Adesso era con noi e le cose non potevano che migliorare.
Non la tenevamo presso un maneggio, ma presso un privato che diceva di saperla lunga sui cavalli e ne possedeva altri.

Ben presto la comproprietà è rivelata una cattiva idea, per cui alla prima occasione ne ho acquistato "l'altra metà".
tabi e luisaSono iniziate le passeggiate, le lunghe soste nei prati, lei a brucare e io a guardarmela sperando che presto il suo costato si rimpolpasse e soprattutto che la sua mente dimenticasse il passato che si percepiva dai suoi occhi, dal suo aspetto e dalle sue paure. Purtroppo, nonostante ogni giorno andassi a trovarla e la facessi muovere,  le sue condizioni erano stazionarie ed anzi la sua magrezza aumentava e la sua pancia diventava più gonfia. Poi è arrivata la prima colica, con la solita trafila (visita veterinaria, antidolorifici, movimento e superamento in qualche modo della crisi). Il veterinario ci ha che la cavalla mangiava troppo poco. I rapporti con chi la ospirava venivano incrinati dai primi dubbi. Ci diceva che se la cavalla avesse mangiato di più, sarebbe morta di coliche più gravi. Che era "avida" ("infatti" mangiava tutto, lettiera in truciolo compresa). I nostri dubbi e la nostra sfiducia crescevano: alla fine ci siamo decisi ad affrontare una spesa maggiore e a portarla in un maneggio tradizionale. Continuavamo a non sapere niente dei cavalli (eravamo nella fase in cui si crede ciecamente agli "esperti", fase che sarebbe continuata ancora molto al lungo) ma non ci piaceva come stavano andando le cose.

Approdata in un maneggio normale, curata da uno stalliere che univa la competenza per i cavalli a un vero amore per tutti gli animali, Tabi ha iniziato a mettere su pelo e carne. Ma c'era sempre quel problema di quell'addome troppo grosso. Una sera, una colica tremenda, nuova visita veterenaria (fatta da un veterinario diverso) e responso: non solo la cavalla era in colica, una colica grave, probabilmente mortale senza un intervento chirurgico; era anche incinta di vari mesi. Ecco perchè i proprietari precedenti se n'erano sbarazzati a poco prezzo; perchè aveva tanta fame, e dimagriva, e aveva la "pancia gonfia".  Altro che "cavalla avida". Era una cavalla incinta, verosimilmente dopo una monta accidentale, e era stata gravemente denutrita. La gravità della colica non lasciava molte speranze per la prosecuzione della gravidanza. Occorreva caricarla in trailer e avviarsi a una clinica veterinaria, dove sarebbe stata probabilmente operata - con esito incertissimo - e dove la gravidanza avrebbe avuto termine.

Miracoli degli scuotimenti sul trailer, arrivati alla clinica la colica era finita, e la cavalla era prostrata, irriconoscibile per il sudore, il fango e il truciolo che aveva addosso per quanto si era agitata e rotolata nelle crisi, ma stava bene. Niente intervento; un paio di giorni di osservazione e poi di nuovo in maneggio. Volevamo una cavalla in comproprietà, e ci trovavamo con due cavalli (la madre e il prossimo puledro). E continuavamo a non sapere niente dei cavalli!

asia e tabiNutrita adeguatamente, mossa ogni giorno a mano, Tabi ha finalmente messo su peso e ha trascorso serenamente gli ultimi mesi di gravidanza, migliorando continuamente il suo aspetto,  e alla fine, una notte, è nata la bellissima Asia. Non abbiamo mai saputo chi fosse lo stallone, ma la cosa non ci interessa minimamente.

Per qualche giorno siamo stati incerti su cosa fare di Asia, una volta che fosse stata svezzata. Potevamo permetterci di tenerla? Poi la decisione. Non ci fidavamo più del mondo dei cavalli, l'avremmo tenuta ad ogni costo; e avremmo dato a Tabi quello che le era mancato.asia

Tabi adesso era bella come nella foto, ma non era per niente facile. Era nervosa, diffidente, aveva strane paure  e sotto la sella era imprevedibile e capacissima di riprendere il galoppo di sua iniziativa verso il maneggio, mettendoci alla prova in modo piuttosto serio (continuavamo a sapere poco o niente dei cavalli).  Il consiglio di un "esperto":  usare una imboccatura più severa, metterle la martingala per impedirle di sfuggire l'imboccatura alzarando la testa, usare il frustino e speroni ad ogni disobbedienza per farle sentire chi comanda.

Come un guerriero alla guerra parto in passeggiata; Tabi mette in atto tutte le sue difese; la vinco, ma fortunatamente mi è rimasta un po' di autocritica e mi domando cosa dovrò ancora metterle addosso, la prossima volta,  per stare tranquilla, in una interminabile "escalation". Così non va; non è questo che intendevo per stare assieme ad un cavallo: questa è prepotenza, non collaborazione; che piacere c'è nel fare delle cose in cui uno forse si diverte e l'altro soffre o gli viene annientata la volontà? E' a questo punto che nella nostra vita entra un istruttore che adotta il metodo della doma dolce, ossia l'uso del linguaggio dei cavalli, chiedendo la loro collaborazione senza causare dolore.

Seguo il corso, mi si aprono nuovi orizzonti: la mia cavalla anche se libera al pascolo, mi viene incontro, esce volentieri, ho buttato alle ortiche l'imboccatura severa e  la martingala e il frustino mi serve solo come indicazione e non più come punizione; in pratica non uso più il contatto in bocca con le redini, perchè Tabi mi legge nel pensiero. Purtroppo una ulteriore, grave colica ce la porta via prima che riuscissimo a sperimentare l'abbandono di ogni tipo di morso e  la sferratura, che ho adottato adesso con la nuova cavallina e con Asia. Il mio rimpianto è di non aver incontrato prima l'istruttore che ci avviato alla comunicazione naturale, anche se il mio amore per gli animali mi aveva fatto decidere per metodi alternativi rifiutando  le tecniche classiche, ma a mio rischio e con la disapprovazione degli istruttori tradizionali che mi guardavano con sufficienza, consolandosi con l'idea che comunque non gli avrei mai dato fastidio nel mondo dell'agonismo (e in questo avevano ragione, perchè io il mondo dell'agonismo equestre lo detesto e non lo praticherò mai).

Asia ormai è cresciuta, imprudentemente l'abbiamo addestrata da soli (e, anche stavolta, la fortuna ha aiutato gli audaci...), io vado fiera della mie scelte e ogni volta che esco con Asia o la mia nuova cavalla sento che siamo in sintonia e che una passeggiata, anche se si percorrono gli stessi sentieri, è un piacere per entrambi e ogni giorno è un'occasione di nuove esperienze ed emozioni.     

Ricordate quello che raccomanda Cindy Sullivan sul suo bellissimo sito Tribe Equus:  "Don't believe the gurus".

Luisa
                                 




 








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