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L'economia della Valle : fino al 1800
Circa la situazione economica della Valle e dei suoi paesi nei primi due secoli della dominazione veneta, la fonte di informazione più attendibile è la relazione che nel 1596 il Capitano di Bergamo Giovanni Da Lezze volle redigere per il Senato della Repubblica Veneta, a conclusione di una lunga e accurata visita da lui compiuta a tutto il territorio bergamasco.
Il Da Lezze, prima di presentarci nelle loro caratteristiche peculiari le singole contrade, ci propone in un'introduzione di natura generale la particolare situazione della Valle.
E così veniamo a sapere che la Val Taleggio aveva una popolazione complessiva di 1500 " anime", suddivise in 263 "fuochi" (famiglie). " Utili 320, il resto vecchi, donne et putti ".
Per quanto riguarda l'economia della Valle, il Da Lezze riconosce che tutta la regione è circondata da aspre montagne, " et se hanno qualche legno è difficilissimo a levarlo ".
Il patrimonio bovino è costituito da cinquecento capi di bestiame, quello ovino da duecento, quello equino da cento capi tra " cavallini et mullini ".
" Qui non si raccoglie grani di alcuna sorte ma la maggior parte di questa gente va per il mondo, per l'Italia, per il più a Roma et a Venetia industriandosi con merci, hostarie, arte de calderari et d'altre professioni quali non ritornano alla Patria se non ogni due o tre anni, fermandosi per sei mesi.. Quelli che restano al paese sono povere persone, attendono a bestiami che il più ricco può havere venticinque vacche le quali s'invernano al Piano del Milanese".
li fatto che la maggior parte degli uomini fosse costretta ad emigrare, è significativo. I più si dirigevano a Roma o a Venezia.
L'Oratorio di Salzana, per fare un esempio, conta calici e finissimi arredi offerti dalla colonia dei Taleggini residenti in Roma nei secoli XVI e XVII.
Per quanto riguarda le singole comunità, il Da Lezze riporta le seguenti contrade: Peghera sotto la cura di S. Giacomo, Olda: " vi è una capella di S.to Pietro con un Capellano salariato "; Sottochiesa: sotto la cura di S. Giov. Battista"; " Castello Picino, Sto Ambrosio cura sallariata con ducati 50"; " Frag S. to Lorenzo capella con legati per messe; Retaggio, Stavei, Prerghei, Cacorviglio, Grasso.
Tutte le soprascritte terre sono divise sotto sei squadre et sotto le cure sopranominate et Diocese di Milano, officiandosi all'Ambrosiana".
Oltre a dieci mulini in funzione lungo i vari corsi d'acqua, nella relazione si accenna a tagli annuali di " borre " di " grossezza inestimabile ": "... et non si possono quelle condur per altra strada che per la fiumara detta la Taietta et perciò con licentia dei SS.ri Rettori di Bergamo sono per l'ordinario compre da Bergamaschi necessitando così quel sito che possono esser ognuno intorno 12.000".
Il legname ha costituito, dunque, nei secoli passati una vera ricchezza per l'economia della Valle.
Il legname (borelli) veniva tagliato e lasciato sul luogo per due o tre mesi, infine trascinato sulle rive dell'Enna.
In primavera, quando il torrente si ingrossava per lo scioglimento delle nevi, i tronchi venivano immersi in acqua. Il legname veniva avviato alle segherie della pianura.
I tronchi da fuoco venivano usati come combustibile negli opifici della pianura.
Abbastanza vaga risulta, nella relazione del Da Lezze, l'ubicazione dei molini: 2 erano situati in " Val Asnina", 7 lungo il torrente " Valsasena " che "principia dal monte nominato il Suerzo "; 1 molino, " torchio da oglio et una pesta ", lungo il corso dell'Enna che " nasce dalli monti di Martirone Milanese ".
Se il numero complessivo dei molini funzionanti nel territorio può apparire a prima vista eccessivo, non dobbiamo dimenticare che a quel tempo, pur essendo i raccolti scarsamente remunerativi, erano coltivati il frumento, il miglio, l'avena, la segale e, nella seconda metà del Seicento, anche il granoturco.
I molini erano da grano, con abitazione incorporata, forniti di una conduttura d'acqua, o sariola, che li faceva funzionare.
Sulla Mappa del comune censuario di Taleggio del 1845 e nel catasto dei terreni e fabbricati del comune stesso (1852), risultano accatastati i seguenti molini:
N. di mappa 410 (molino da grano ad acqua, con casa)
N. di mappa 851 (molino da grano e pila da orzo ad acqua, con casa)
N. di mappa 1232 (molino da grano ad acqua, con casa)
N. di mappa 1837 (molino da grano ad acqua, con casa)
N. di mappa 3639 (molino da grano con pila da orzo ad acqua, con casa).
I primi due a Sottochiesa, uno a nord e l'altro a sud del ponte fra Sottochiesa e Olda; il terzo al Ponte Senesi, lungo la vecchia mulattiera fra Peghera e Olda.
Il quarto in Valle Sfrino era collegato con una strada comunale a Prato e Peghera; l'ultimo in località Bragolegia, lungo il solco della Valle Asinina.
Dal "Catasto dei terreni e fabbricati del comune censuario di Vedeseta", 5 aprile 1864, e dalla mappa dello stesso Comune rettificata nell'anno 1856 risultano accatastati i seguenti moliní da grano ad acqua, con casa :
N. di mappa 99
N. di mappa 143
N. di mappa 243
N. di mappa 248
I primi due fra Vedeseta e Olda, gli altri sotto la Lavina, registrati anche il n. 243 come "Molino del Bezza" e il 248 come "Molino del Merlotto".
Veniamo ad esaminare ora la situazione economica dagli ultimi anni della dominazione veneta all'inizio della Restaurazione.
Nel 1807 Taleggio ha 1600 abitanti, Vedeseta 480.
Nel 1815 la popolazione di Taleggio era salita a 2.008 abitanti.
Si registra una lieve crescita della popolazione nel quinquennio 1771-75 rispetto al quinquennio 1766-1771; una significativa diminuzione della popolazione nel quinquennio 1780-84,in particolare per Sottochiesa e Pizzino.
Nel periodo 1785-89 e nei primi anni del secolo XIX la popolazione è in lieve ascesa, mentre cala debolmente durante il periodo della Restaurazione.
Il Maironi da Ponte scrive che nel 1820 la valle, oltre che di latticini, era ricca di legname: il legname ha costituito, infatti, nei secoli passati una vera ricchezza per l'economia di Taleggio.
Esso veniva tagliato e lasciato sul luogo per due o tre mesi. Infine trascinato sulle rive del torrente Enna. In primavera, quando il fiume si ingrossava per lo scioglimento delle nevi, i tronchi venivano immersi in acqua.
Durante la discesa condotta da esperti operai, si controllava che i tronchi non recassero danno agli stabili situati lungo le rive dei fiumi.
Il legname era avviato alle segherie della pianura (Cassano, Canonica, Treviglio).
Le principali piante tagliate erano: faggio, carpine, noce, castagno, rovere, nocciolo, betulla.
I tronchi da fuoco venivano usati come combustibile nelle nascenti industrie, negli opifici, setifici della pianura bergamasca.
L'attività mineraria e l'industria metallurgica di trasformazione sono quasi assenti per le limitate risorse del sottosuolo:calcite, gesso,effusioni dì siderite. Diffusa è invece l'industria tessile (telai da tela) per la lavorazione del lino, coltivato e trattato in zona.
Nel complesso l'economia della Val Taleggio, nel periodo esaminato, è impostata secondo criteri di autosufficienza: produrre quanto basta per garantire anzitutto il fabbisogno della popolazione residente.
Tra l'Ottocento e il Novecento assume un ruolo sempre più importante la lavorazione del taleggio e del gorgonzola che, a mezzo di spalloni, venivano portati in Valsassina e di là, i migliori, spediti anche all'estero.
Il taleggio appartiene alla categoria degli stracchini, formaggi di origine lombarda caratterizzati da pasta molle e forma generalmente quadrata. Anche se non esistono riferimenti storici precisi sembra che il nome Stracchino derivi dal termine dialettale stracch, vale a dire stanco, poiché questi formaggi erano prodotti a fine estate, nelle vallate alpine, con il latte proveniente da animali stanchi dopo il lungo viaggio di ritorno dai pascoli d'alta quota. La produzione del Taleggio, che inizialmente era di tipo stagionale, avviene oggi durante l'intero arco dell'anno e non solo in montagna, ove questo formaggio è nato, ma anche in numerose strutture artigianali o in grandi caseifici di pianura. Inconfondibile, comunque, è l' aroma del Taleggio ancora oggi prodotto nella terra di origine.
L'economia della Valle: oggi
La Valle Taleggio appare verde, ampia, poco urbanizzata, un luogo ridente che però deve fare i conti con uno sviluppo economico insufficiente, uno spopolamento aspro, in certi casi drammatico. Deve fare i conti con posti di lavoro ridotti al lumicino, con una lontananza dalle scuole resa persino più pericolosa dalla strada che collega la valle a San Giovanni Bianco, strada continuamente soggetta a frane.
Fino agli Anni Cinquanta, rispetto alla vicina Val Brembilla, la valle più sviluppata era la Val Taleggio che contava su un turismo per l'epoca ben avviato, su ampi pascoli che garantivano il mantenimento di mandrie e greggi. Di fatto, erano pochi gli abitanti costretti a emigrare.
E nel 1960 in Val Taleggio abbondavano i villeggianti, d'estate negli alberghi suonavano le orchestre e andò sempre meglio fino alla fine di quel decennio, poi cominciò il declino. Oggi la villeggiatura è limitata a un mesetto d'estate, gli abitanti rispetto al 1951 sono dimezzati, la nascita di un bimbo è un avvenimento. Una situazione allarmante, ma la gente della Valle Taleggio non ha alcuna intenzione di arrendersi: dipenderà molto dalla costruzione di un collegamento sicuro ed efficiente con San Giovanni Bianco.
Oltre mille e cinquecento seconde case e più di trecento posti letto ad uso turistico (comprese le strutture com-plementari) sono il patrimonio ricettivo della Val Taleggio e della vicina Val Brembilla, concentrato in realtà nella Val Taleggio e in particolare nel territorio del comune di Taleggio (850 case per vacanza e circa duecento posti letto alberghieri).
Sono circa 250mila le presenze turistiche stimate (come se più di duemila persone fossero presenti per novanta giorni l'anno) e rappresentano più del tre per cento delle presenze nell'intera provincia. Come per la gran parte di altre aree di villeggiatura, l'attività turistica e in particolare quella legata alle seconde case ha effetti positivi e consente la sopravvivenza economica di alcune realtà, senza però risultati eclatanti in termini occupazionali o di reddito.
Sono poche decine i posti di lavoro fisso collegati al turismo (alberghi, ristorazione, servizi alla persona): non vanno comunque sottovalutati i posti provvisoriamente offerti durante la stagione turistica (non considerati nei dati ufficiali sull'occupazione) e che rappresentano per molti residenti una significativa integrazione del reddito personale o familiare. Soprattutto per la Val Taleggio, il turismo (integrando magari la tradizionale villeggiatura con attività agrituristiche e di valorizzazione ambientale) resta comunque uno dei settori fondamentali per l'equilibrio economico locale.
In termini strettamente "rnonetari" la pur solida struttura occupazionale e produttiva non determina una situazione particolarmente florida. Anche i depositi bancari sono mediamente inferiori al resto della provincia.
La stessa ricchezza immobiliare, nonostante il peso ed il valore delle seconde case, è del quindici per cento inferiore alla media provinciale.
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