Il primo intervento alla schiena non diede esito positivo. JFK rischiò di morire e gli venne, perfino, somministrata l’estrema unzione. Il secondo intervento, invece, avvenuto nel Febbraio del 55, diede i risultati sperati e Jack iniziò una lunga convalescenza.
Fu in quel periodo che scrisse il libro “Profiles in Courage” che gli fece ottenere il Premio Pulitzer due anni dopo.
“Profiles in Courage” è un saggio dedicato a otto esponenti politici americani che dimostrarono coraggio sostenendo tesi impopolari presso il proprio elettorato.
La stampa, in particolar modo il giornalista Drew Pearson, fu subito avversa nei confronti dell’opera di Kennedy, arrivando a sostenere che il vero autore del libro fosse Theodore Sorensen.
La reazione di John non tardò ad arrivare. Cominciò a raccogliere prove oggettive della paternità del saggio e minacciò di portare Pearson in tribunale. Ma la polemica si spense abbastanza velocemente, senza dover far ricorso ai giudici.

Nel Maggio 1955, ripresosi quasi completamente dall’intervento, ritornò in Senato ed affrontò con grande energia ogni progetto politico all’ordine del giorno.
Alle accuse fatte da esponenti del suo stesso partito di non essere un “vero liberale”, Kennedy rispose, provocatoriamente, di non esserlo affatto. Di fatto, però, in più di un'occasione, si comportò da liberale, battendosi soprattutto per i diritti civili.
A Jackson non ebbe alcun problema a sostenere pienamente la decisione presa dalla Corte Suprema nel 1954, circa l’abolizione della segregazione razziale nelle scuole pubbliche.

Nel 56 si batté, praticamente da solo, per non far approvare il disegno di legge del Senatore Democratico conservatore Karl Mundt, il cui obiettivo era modificare in senso proporzionale il sistema maggioritario. Ci riuscì! Qualche anno dopo, durante la corsa per la Presidenza, avrebbe goduto in prima persona dei vantaggi del vecchio sistema elettorale, sconfiggendo Nixon per pochi voti.

Nel 57 John entrò a far parte della potente commissione “Relazioni Estere", impegnandosi sia in tema di programmi militari, che in aiuti economici a favore delle aree sottosviluppate.
Criticò energicamente il Dipartimento di Stato, reo di nominare come Ambasciatori, uomini la cui esperienza nel mondo politico si limitava soltanto a finanziare le campagne elettorali.
In tema di politica estera, Jack arrivò a polemizzare, perfino, con il segretario di stato John Foster Dulles, circa la questione nord-africana.
La polemica riguardava, in particolar modo, il conflitto in Algeria, colonia francese, fra gli indipendentisti e il governo di Parigi.
Kennedy chiese a gran voce che il congresso degli Stati Uniti autorizzasse il Presidente e il segretario di stato ad appoggiare, attraverso l'ONU e i paesi africani confinanti, una soluzione che potesse riconoscere l'indipendenza dell'Algeria.
La sua presa di posizione piacque alle minoranze etniche americane e alla stampa, molto meno a Dulles e agli ambienti politici francesi.

Nei due anni seguenti dedicò gran parte del tempo e delle energie alla Commissione Lavoro, ma, nonostante il disegno di Legge Landrum-Griffin, incorporasse alcune sue proposte di riforma, non si ritenne mai soddisfatto del risultato finale.

Jack fu rieletto Senatore, ancora una volta, nel 1958, ma il suo obiettivo, ormai, era la Casa Bianca.


                                        
1