La Baia dei Porci


L’amministrazione Eisenhower aveva lasciato in eredità al giovane Presidente parecchi temi spinosi in materia di politica estera: primo fra tutti Cuba.


Fra i numerosi progetti escogitati dalla CIA per far cadere il regime comunista di Fidel Castro, c’era quello di far sbarcare circa 1500 esuli cubani nella località Playa Giròn, conosciuta dagli occidentali come Baia dei Porci, mentre aerei in partenza dal Nicaragua avrebbero neutralizzato l’aviazione cubana.
Kennedy venne a conoscenza di tale progetto verso Novembre del 1960, prima del suo insediamento ufficiale alla Casa Bianca.
La CIA, per convincere un diffidente Kennedy, presentò un quadro fin troppo ottimistico: parlò di ottimo addestramento degli esuli ed era sicurissima di poter contare sull’appoggio della popolazione cubana.

Lo staff di Kennedy si spaccò in due sull’autorizzazione allo sbarco: Schlesinger si disse contrario all’operazione, mentre McNamara favorevole. John non condivideva l’idea dello sbarco, ma avrebbe preferito un’”infiltrazione” silenziosa.
Il dibattito continuò per giorni, fino a quando l’8 Aprile 1961 Kennedy prese la decisione: l’invasione, così come concepita dall’intelligence americana, avrebbe avuto luogo.

Il 10 Aprile i cubani furono trasferiti, per l’imbarco, dalla base in Guatemala a Puerto Cabezas, in Nicaragua.
La strategia, sulla carta, sembrava infallibile: otto aerei B26 avrebbero attaccato tre aeroporti dell’isola prima dello sbarco degli esuli cubani. Secondo gli esperti della CIA sarebbe stato un gioco da ragazzi annientare l’aviazione castrista composta da quindici B-26. Gli stessi esperti, però, non avevano considerato la presenza di ulteriori quattro aviogetti T-33. Un errore ancora più grossolano fu quello di dare per scontato la presenza in zona di guerriglieri pronti a dar manforte agli esuli.
La brigata degli esuli cubani sbarcò il 17 Aprile 1961 e coraggiosamente tenne testa alle forze castriste, infliggendo loro pesanti perdite.
Fidel Castro, dalla stazione radio dell'Avana, diede il seguente annuncio:

"Reparti di truppa, sbarcati per via mare e per via aerea, si accingono ad attaccare diversi punti del territorio nazionale nella parte meridionale della provincia di Las Villas, appoggiati da aerei e da navi da guerra.
I gloriosi soldati dell'esercito rivoluzionario e della polizia nazionale combattono contro il nemico in tutti i punti dove questo è sbarcato, per difendere la patria sacra e la rivoluzione contro un attacco di mercenari, organizzati dal governo imperialista degli Stati Uniti"

Nonostante la tenacia degli esuli, ben presto l’esercito di Castro ebbe il sopravvento.
La CIA e i capi di stato maggiore esortarono Kennedy a far entrare in azione i mezzi aerei e navali, contravvenendo all’impegno preso pubblicamente. Il Presidente, però, non volle cedere.
A Cuba, intanto, si verificò l’opposto di quanto previsto dai Servizi Segreti: la popolazione non insorse a favore degli Stati Uniti, ma sostenne, con manifestazioni e cortei, il regime Castrista.

L’unica lamentela di Kennedy, in quelle ore, fu nei confronti di Dulles, il direttore della CIA e si pentì apertamente di non averne affidato l’incarico al fratello Robert:
“Il posto di Bobby è alla CIA. E’ uno schifoso sistema per fare esperienza, ma in tutta questa storia una cosa l’ho imparata, che dovremmo occuparci della CIA: finora nessuno l’ha fatto”

Il compito più gravoso per il neo-Presidente, a quel punto, era chiedere pubblicamente scusa alla comunità cubana negli Stati Uniti per l’esito disastroso della missione.
Accettò di incontrare alla Casa Bianca una delegazione di esuli, capitanata dal Comandante Tazewell Shepard.
In quell’occasione Kennedy si disse profondamente amareggiato per il completo insuccesso dell’operazione militare e tentò, in parte, di giustificare l’operato del suo Governo.
John era sinceramente rattristato per la tragedia alla Baia dei Porci, ma gli esuli lasciarono la Casa Bianca con l’assoluta certezza di essere stati abbandonati dagli Stati Uniti.

Nonostante l’insoddisfazione dei cubani e il catastrofico inizio in tema di politica estera, paradossalmente, la popolarità di Kennedy aumentò e di fronte ai primi risultati del nuovo sondaggio commentò “Mi è favorevole l’82% della popolazione. Dicono che sia un limite mai raggiunto prima. Proprio come Eisenhower: peggio faccio, più popolare divento”.
JFK diede incarico al suo staff di creare una commissione per comprendere le ragioni del fallimento dello sbarco a Cuba: occorrevano drastici cambiamenti.




                                        
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